domenica 31 luglio 2011

PECCATORI

Rosy Bindi a una manifestazione
del Popolo viola
La Rosy, che Formica chiama abusivamante “la guardiana della rivoluzione” (avevano ben altro spessore, costoro), ne ha detta un’altra delle sue contro i socialisti. Dopo avere affermato che Berlusconi è il degno erede di Craxi, adesso la Bindi (che non è parente di Umberto, grande cantautore genovese degli anni sessanta) sostiene che il sen. Tedesco “è un peccatore, perchè è un ex socialista”. Intendiamoci, Tedesco non avrebbe peccato perchè è un ex, ma perchè era un socialista. Dunque per “Rosy, rosarum, rosis” l’etnia socialista è geneticamente composta di peccatori. Questa visione razzista, che fa risalire a una tradizione politica una sorta di peccato originale, è tipica dei regimi fascisti e nazisti. I socialisti come gli ebrei, dunque? E chiunque sia nato da quella razza è peccatore. Secondo la Rosy, cattolica, è poi chiaro che i peccatori debbano essere puniti e che meritino la condanna. Il solo peccato d’esser stati, o a maggior ragione d’essere ancor oggi, socialisti, vale la settima bolgia dantesca dell’Inferno. La Bindi è presidente del Pd. Questo è anche il parere del segretario Bersani? Perchè se è così non si capisce cosa ci debban fare i socialisti nell’alleanza di sinistra. Il Pd intende allearsi coi peccatori? La Bindi si scusi di fronte a tutti i socialisti che non sono mai stati raggiunti da alcun procedimento giudiziario al contrario di tanti esponenti del Pd. E anche con coloro che dopo un processo e una gogna giudizaria sono stati assolti. E Bersani dica cosa ne pensa dei nostri “peccati”. E lo dica con chiarezza, ora. Perchè di quelli del Pd e della stessa Bindi sono pieni anche oggi i giornali.
MAURO DEL BUE


venerdì 29 luglio 2011

LETTERA AI DIRETTORI

Ai direttori di Repubblica, Corriere della Sera, Sole 24Ore, La Stampa, Il Messaggero e Quotidiano Nazionale

Caro direttore,

una seconda (nuova?) tangentopoli sta spazzando l'Italia. Colpisce soprattutto i partiti più rappresentativi e pezzi dell'alta burocrazia statale a dimostrazione che i nodi mai sciolti negli anni '90 si sono ripresentati con immutata forza, che la politica ha rinunciato alla sua funzione di strumento regolatore e braccio responsabile nel governo di una nazione, che nella penisola non vi sono decisive differenze tra le parti in gioco quando si tratta di 'questione morale'. Con un paio di sottolineature. La prima. Senza volersi infilare il saio del Savonarola, radicali e socialisti, in questo decennio, sono rimasti lontani dal fuoco. Non ricordo un amministratore socialista condannato per aver approfittato della pubblica amministrazione. Eppure sono diverse centinaia gli amministratori iscritti al PSI nei comuni, nelle province e nelle regioni italiane. E non si tratta nemmeno di fortuna. Il passato, per noi, è stato maestro di vita, abbiamo cambiato i nostri rappresentanti locali, aperto a esperienze più giovani e cancellato le correnti quando non vi erano posizioni politiche antagonistiche. Il potere gestito è decisamente minore ma il cambiamento c'è stato comunque.

La seconda. Leggo, anche di recente, di partiti che adottano codici di comportamento per moralizzare la loro vita interna. Bene. Il mio PSI – con inizio nell'estate 2008 – pose due questioni alle forze presenti in parlamento. Ridurre al medesimo livello le indennità, oggi ingiustamente diversificate, di Consiglieri e Assessori Regionali (quota Umbria-Toscana, la più bassa: risparmio di 110/120 milioni di euro). Conferire il finanziamento pubblico solo ai partiti in regola con l'art. 49 della nostra Costituzione. Un sacco di applausi poi un catacombale silenzio sugli atti che si dovevano assumere.

Noi, che lanciammo quelle proposte, ci siamo affidati alle campagne pubbliche per sostenerle. Da soli. Non sarà questa, direttore, una evoluzione della diversità della sinistra?
 
RICCARDO NENCINI

giovedì 28 luglio 2011

MINISTRO O MAGGIORDOMO?

Sarà istruttivo conoscere la reazione del neo ministro della giustizia alla richiesta del Governo di mettere la fiducia sul cosiddetto ‘processo lungo’.Il ministro dovrà anche spiegarcii motivi di una simile ingiustificata accelerazione della tempistica del provvedimento.

L’on. Nitto Palma che è stato magistrato non può ignorare gli effetti dirompenti di questa norma, potenzialmente capace di negare giustizia a decine di miglia di vittime di reati piccoli e grandi. Dalla sua reazione si capirà se è stato nominato un nuovo ministro o l’ennesimo maggiordomo a servizio del monarca.

RICCARDO NENCINI

LE ROSE DI OSLO

Un mare di rose alzate a Oslo in segno di orgoglio per una storia e per un’identità che un ”mostro” ha colpito a morte. Il segno di un partito che non molla, ma crede nei suoi valori e combatte per affermarli. La rosa socialista europea che ci accomuna, ma che purtroppo non accomuna altro che noi in Italia. Mi chiedo. Quell’effluvio di rose dopo una strage di giovani, così crudele e tragica, che significato ha? E poi mi domando anche: in Italia sarebbe successo (con la rosa o con qualsiasi altro simbolo)? Il significato è nelle parole stesse di Stoltenberg. Dopo il masssacro il premier norvegese ha ribadito la sua fiducia nella società aperta e non ha mancato di richiamare la sua fede negli ideali del suo partito e del suo governo. Ideali che hanno una storia e un minimo comun denominatore europeo. Il milione di giovani in piazza questo hanno testimoniato. Non ci sarà mai strage capace di farci cambiare le nostre idee di solidarietà, di libertà, di giustizia. Sarebbe avvenuto in Italia? Non credo. E non solo perchè le stragi (in Italia un episodio simile a quello di Oslo non si è mai per fortuna verificato, anche se le stragi sono state assai più numerose di quelle degli altri paesi europei) o anche un singolo episodio di violenza portano in genere i leader politici a inseguire gli umori della piazza, e questa è caratteristica solo italiana. Ogni volta che dobbiamo piangere una vittima italiana in una missione di pace vorremmo infatti richiamare in patria i nostri soldati. Ogni volta che assistiamo a un episodio di sangue vogliamo un colpevole pur che sia e magari chiediamo la pena di morte. Ogni volta che un presunto colpevole viene incarcerato assistiamo a stupide e grottesche resse di cittadini che vorrebbero la gogna. Lo stile di Oslo e quelle rose non c’entrano purtroppo con l’Italia, anche per un altro motivo. In Italia non si alza il simbolo di una storia perchè i partiti attuali sono tutti senza storia. Non si alza il simbolo di una identità perchè i partiti sono tutti senza identità. Possono alzare solo la loro impotenza a suscitare un minimo sentimento di appartenenza. Quale orgoglio per una storia e per una identità per partiti senza storia e senza identità? L’Italia è lontana dallo stile, ma anche dalle rose, di Oslo.

MAURO DEL BUE

lunedì 25 luglio 2011

TENEBROSO CINISMO

In un momento così tragico che richiedebbe un minimo senso di umanità, le parole di Vittorio Feltri nell'editoriale del Giornale di questa mattina, giungono assurde e fuoriluogo. Definire ragazzi terrorizzati  egoisti e usare come termine di paragone i comportamenti degli animali, immaginare poi stravaganti tecniche difensive e non spendere nemmeno una parola di umana pietà per il loro agghiacciante destino, certifica una sconcertante aridità intellettuale che propone Feltri come esempio (da non apprezzare) di tenebroso cinismo. Alla costernazione e l’orrore di una tale tragedia si aggiunge una sensazione di sdegno nei confronti di quello che ritengo un momento basso del giornalismo italiano.

RICCARDO NENCINI