lunedì 1 novembre 2010
domenica 31 ottobre 2010
NENCINI AI RADICALI: UNA CABINA DI REGIA RIFORMISTA E LIBERALE CHE ACCELERI LA CADUTA DI BERLUSCONI
Un caloroso e prolungato applauso ha salutato la delegazione del Psi presente oggi al IX Congresso di Radicali Italiani in corso di svolgimento a Chianciano Terme.
Nel suo intervento Riccardo Nencini ha osservato come "Politicamente il ciclo di Silvio Berlusconi è già finito, ma le sue dimissioni potrebbero anche arrivare non subito. Non sempre nella storia - ha sottolineato Nencini - la fine di un ciclo corrisponde necessariamente con la fine dei governi che lo rappresentano. Così accadde in Unione Sovietica, regime caduto parecchio tempo dopo che civilmente e politicamente era già morto". Il leader del Psi ha chiesto ai Radicali e alle altre forze laiche di "non lasciare solo al Pd, all'Udc e all'Idv il compito di accelerare la caduta del governo Berlusconi. Dobbiamo dar vita a una cabina di regia per la caduta di Berlusconi con animo liberale e riformista senza fidarci solo dei partiti maggiori. Anche noi dobbiamo partecipare alla gestione della situazione. Anche noi vogliamo fare il nostro dovere riunendo le nostre forze". Nencini ha poi toccato un tema molto caro ai Radicali vale a dire l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Ha proposto che il finanziamento pubblico venga corrisposto soltanto a quanti saranno in regola con l'articolo 49 della Costituzione "garantendo un'elezione democratica della loro leadership e la perfetta trasparenza del tesseramento". Il leader socialista ha infine proposto che le forze laiche e liberali si battano per reintrodurre la festività del 20 settembre per la ricorrenza dell'unità d'Italia: "Non possiamo lasciare in occasione del 150 anniversario dell'unità del nostro paese che la decisione venga presa da un comitato del ministero dei Beni Culturali.
Il segretario del Psi ha annunciato al congresso la propria iscrizione a Radicali Italiani a sostegno dell'iniziativa di Marco Pannella per la sospensione della pena capitale a Tarek Aziz e ad altri cinque condannati a morte in Iraq.
