Il Parco Regionale di Lama San Giorgio è l'unico nella Provincia di Bari dichiarato sin dal 1997 area protetta.Gran parte del territorio della Murgia barese nel quale l'oasi protetta insiste, è carsico ed è attraversato da lame, torrenti a carattere temporaneo, ai cui lati vi sono aree verdi che ospitano una vegetazione di inestimabile valenza.Le Lame San Giorgio e Giotta, in particolare, hanno un rilevo speciale per le importanti connotazioni naturalistiche e per il ruolo che hanno nel drenare le acque piovane che sversano nel mare Adriatico. L’interesse naturalistico delle due lame è rilevante anche per la presenza di specie animali e vegetali.
Tempo fa il leader di Sinistra Ecologia e Libertà, presidente della Regione Puglia, nonché, se gli resta tempo, commissario straordinario per l' emergenza ambientale di quella regione, emanò un' ordinanza che prevede lo sversamento dei reflui degli impianti di depurazione delle acque nella lama san Giorgio.
In altre parole Vendola autorizzò lo sversamento delle acque di scarico delle fogne di una decina di grandi comuni, tale da provocare danni ambientali per circa 50 Km.Ieri, a seguito di un ricorso presentato dai cittadini, il Tar ha annullato il provvedimento.Vicenda al minimo imbarazzante, di cui, neanche a dirlo non si trova traccia mediatica, se non sulla stampa pugliese. Delle due l'una: o Nichi Vendola, leader di un partito che ha il termine ecologia nella ragione sociale predica bene e razzola male oppure, come è uso fare in circostanze consimili che riguardano il suo operato di amministratore pubblico, scaricherà la responsabilità su altri, magari su tecnici infingardi che non l'hanno informato dello stato delle cose a proposito di un territorio che peraltro conosce benissimo, considerato che è nato e abita in uno dei comuni interessati.
Un fatto è certo: sarebbe appena il caso che, dopo la censura ricevuta dalla giustizia amministrativa su una questione così dirimente, Vendola lasciasse l'ufficio di commissario per l'emergenza ambientale nelle mani di qualcuno che, magari neppure predica, ma in compenso almeno razzola bene.
EP
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giovedì 20 ottobre 2011
RAZZOLARE BENE
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mercoledì 5 ottobre 2011
IL RITORNO DEL SUBCOMANDANTE
Sembrava che il
subcomandante Fausto Bertinotti si fosse rassegnato alla pensione.
Dopo la scoppola subita
da Sinistra Arcobaleno nelle elezioni del 2008, la conseguente
liquefazione di Rifonda dopo il congresso demenziale che ne seguì
(ben 5 mozioni!), la (ir)resistibile ascesa del suo pupillo, il
narratore Nichi Vendola, da lui stesso officiato alla successione
nella leadership di ciò che restava della bastonata sinistra
antagonista, il vecchio Fausto sembrava essersi rassegnato ad una
dignitosa uscita di scena.
Un giornale per pochi
intimi (Alternative per il socialismo), la presidenza della
Fondazione della Camera, qualche intervento a convegni ignorati dai
media, qualche rara intervista nella quale sembrava avere ripiegato
la bandiera dell'antagonismo rivoluzionario arrivando persino a
sostenere la necessità di aderire al socialismo europeo.
Non è così. Il vecchio
leone massimalista, deve averci pensato sopra, realizzando che il
discepolo prediletto ha in mente unicamente la propria
autopromozione, e dunque ha reindossato il cachemire ed è tornato a
suonare la carica, mollando Nichi e occupando nuovamente la scena,
con proposizioni perfettamente in linea con il profilo politico
interpretato mirabilmente negli anni in cui era corteggiato da un
centrosinistra bisognoso del suo consenso e dei suoi voti che lui
tenne costantemente sulla corda al punto di logorarlo e portarlo
dritto alla sconfitta.
Val la pena riportare
frammenti dell'incipit dell'ultimo editoriale che Bertinotti scritto
per il suo periodico:" La fase sembra caratterizzata da due
movimenti radicali, che vanno però in direzioni opposte: da un lato,
il processo politico istituzionale che accompagna acriticamente la
grande ristrutturazione capitalistica; dall’altra, i movimenti di
lotta e di mobilitazione che, esclusi da questa costruzione
neoautoritaria, la contestano e la rifiutano. A separare i due
movimenti c’è la costruzione di un recinto che riduce la politica
ad attività servile. La crisi diventa un’occasione e la rivolta
un’opportunità" (sic).
Altro che comizi d'amore,
narrazioni affabulanti, farcite di complesse costruzioni
politico-lessicali, tanto care al suo diseredato erede, ansioso,
grazie al tutt'altro che disinteressato supporto di settori
importanti del sistema mediatico capitalistico, di costruirsi una
credibilità riformista!
Il subcomandante Fausto
ha rimesso basco ed eskimo, rilanciando le parole d'ordine che sono
musica per le orecchie di chi, dentro Sel, nel composito arcipelago
della contestazione anticapitalistica di matrice
terzinternazionalista e nei movimenti di lotta e di contestazione
permanente, non si poteva rassegnare al progressivo anche se confuso
e stiracchiato percorso verso una scelta riformista che il
governatore della Puglia sembra volere indicare ai suoi devoti.
Il rinnovato protagonismo
del vecchio leone, anche se forse un po' spelacchiato ma con un
carisma pressoché intatto e che ancora fa breccia in ampi settori
di quel mondo, nell'immediato e nel futuro prossimo potrebbe
costituire per l'aspirante profeta del nuovo pensiero debole
postcomunista molto di più che un fastidio passeggero.
martedì 19 luglio 2011
10 PROPOSTE
Riccardo Nencini ha inviato una lettera aperta ai segretari dei partiti di opposizione
“Il preoccupante perdurare della crisi economica che colpisce l'Italia e il varo della manovra licenziata dal Parlamento la scorsa settimana, esigono che i partiti dell'opposizione si assegnino il compito della direzione istituzionale del Paese affrontando insieme, rapidamente e senza differimenti negli anni futuri, l'annoso tema dei costi della politica, indicando unitariamente soluzioni eque, chiare e strutturali”. Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI, in una lettera aperta inviata ai segretari dei partiti all’opposizione in Parlamento, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Mario Staderini.
“Sottopongo alla vostra attenzione alcune misure che mi auguro possano trovare la vostra condivisione”- si legge nella nota di Nencini. “Conferimento dei rimborsi elettorali unicamente ai partiti, in regola con l'art. 49 della Costituzione, relativamente all'attuazione dei principi di democrazia interna; taglio delle indennità dei consiglieri regionali al livello più basso (come in Umbria e in Toscana); soppressione dei benefits non riconducibili alla mera attività istituzionale;
abbassamento delle indennità dei parlamentari mediante l'adeguamento alla media dei paesi europei; soppressione del Senato della Repubblica e costituzione del Senato delle Autonomie e delle Regioni con 100 componenti eletti e conseguente riduzione del numero dei Deputati; accorpamento dei comuni con meno di 3000 abitanti con l'attivazione delle unioni comunali e superamento delle Comunità Montane e delle Province con un disegno di riordino istituzionale del Paese; introduzione della norma che preveda l'elettorato attivo a 16 anni e quello passivo a 21; divieto dei doppi incarichi politico istituzionali; istituzione di norme di valutazione di merito e competenza per le nomine negli enti pubblici; adozione di leggi per rendere palesi le lobby e la loro attività”.
“E' necessario che queste proposte –prosegue Nencini - siano da voi recepite e fatte proprie dai gruppi dell'opposizione parlamentare e da tutti i gruppi nei consigli regionali”
“Desidero infine informarvi – si legge in conclusione nella lettera del Segretario - che domenica prossima, 24 luglio, in tutti i capoluoghi di regione, il Psi ha indetto una mobilitazione straordinaria per campagna di raccolta firme per le 4 petizioni popolari per cambiare l'Italia, una delle quali è legata al tema della trasparenza della politica”.
Il Testo integrale della lettera
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/LetteraCostiPolitica.pdf
La tabella allegata
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/tabellasinottica_emolumenti_2011.pdf
“Il preoccupante perdurare della crisi economica che colpisce l'Italia e il varo della manovra licenziata dal Parlamento la scorsa settimana, esigono che i partiti dell'opposizione si assegnino il compito della direzione istituzionale del Paese affrontando insieme, rapidamente e senza differimenti negli anni futuri, l'annoso tema dei costi della politica, indicando unitariamente soluzioni eque, chiare e strutturali”. Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI, in una lettera aperta inviata ai segretari dei partiti all’opposizione in Parlamento, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Mario Staderini.
“Sottopongo alla vostra attenzione alcune misure che mi auguro possano trovare la vostra condivisione”- si legge nella nota di Nencini. “Conferimento dei rimborsi elettorali unicamente ai partiti, in regola con l'art. 49 della Costituzione, relativamente all'attuazione dei principi di democrazia interna; taglio delle indennità dei consiglieri regionali al livello più basso (come in Umbria e in Toscana); soppressione dei benefits non riconducibili alla mera attività istituzionale;
abbassamento delle indennità dei parlamentari mediante l'adeguamento alla media dei paesi europei; soppressione del Senato della Repubblica e costituzione del Senato delle Autonomie e delle Regioni con 100 componenti eletti e conseguente riduzione del numero dei Deputati; accorpamento dei comuni con meno di 3000 abitanti con l'attivazione delle unioni comunali e superamento delle Comunità Montane e delle Province con un disegno di riordino istituzionale del Paese; introduzione della norma che preveda l'elettorato attivo a 16 anni e quello passivo a 21; divieto dei doppi incarichi politico istituzionali; istituzione di norme di valutazione di merito e competenza per le nomine negli enti pubblici; adozione di leggi per rendere palesi le lobby e la loro attività”.
“E' necessario che queste proposte –prosegue Nencini - siano da voi recepite e fatte proprie dai gruppi dell'opposizione parlamentare e da tutti i gruppi nei consigli regionali”
“Desidero infine informarvi – si legge in conclusione nella lettera del Segretario - che domenica prossima, 24 luglio, in tutti i capoluoghi di regione, il Psi ha indetto una mobilitazione straordinaria per campagna di raccolta firme per le 4 petizioni popolari per cambiare l'Italia, una delle quali è legata al tema della trasparenza della politica”.
Il Testo integrale della lettera
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/LetteraCostiPolitica.pdf
La tabella allegata
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/tabellasinottica_emolumenti_2011.pdf
sabato 16 luglio 2011
BENALTRISMO
Nichi Vendola, qualche giorno fa, in una delle sue frequenti, torrenziali esternazioni (o narrazioni), ospite dell'italo-thailandese Goffredo Bettini (un altro ex-post che, a suon di libri che nessuno legge e genialate strategiche, ha affossato la sinistra riformista, prima a Roma, poi a livello nazionale con il suo amichetto Walter), se ne è uscito con una stravagante teoria sull'uso del termine compagno, almanaccando con il ben noto aulico e incomprensibile lessico, sull' inadeguatezza (diciamo così) del termine relativamente alla sua lirica e onirica dimensione della sinistra. Pareva che la cosa passasse sotto silenzio e invece Repubblica, qualche giorno dopo, ha inserito nell' infinito e sfinente dibattito sulla nuova identità nel quale si esercita il pezzo di sinistra di provenienza comunista (come eravamo, chi siamo, dove andiamo), causa (non l'unica, certo) del grave ritardo culturale che segna le sorti del riformismo italiano, la notizia che dava conto delle affermazioni del logorroico Vendola, che, da quando occupa il proscenio mediatico dev'essersi convinto di avere acquisito titoli e competenze per porsi alla testa del campo progressista fino al punto di sparale grosse, nella vana speranza che le sue radici e la sua cultura terzinternazionalista, possano essere messe sotto il tappeto e/o rimosse.In casa Sel e sul web è scoppiato il finimondo e in soccorso del leader è corso il solito, fedelissimo Luca Telese, altro bell'esemplare di ex post, che gli ha offerto l'ennesima ospitata (si è perso il conto di quante volte Vendola è già stato attore protagonista della trasmissione) nel suo programma "In Onda" su La7, affinchè Nichi tentasse di rendere digeribile alla sua adorante ma smarrita tribù il concetto che, tuttavia, alla fine è rimasto contorto e banale, supportato da un fastidioso corredo a base di ipocrite omissioni non foss'altro perchè qualcuno in quella sede avrebbe almeno dovuto spiegare che il termine "compagno" appartiene alla cultura e al lessico socialista, in Italia e nel mondo e che soprattutto la storia della sinistra italiana non iniziò nè nel 1917 nè, meno che mai, nel 1921 con la nascita del Pci.L'unico che ci ha provato è stato il columnist del Corsera Pigi Battista, ospite in studio ma il suo argomento è stato rapidamente fatto cadere.
Da poche ore è on line sul sito del Psi (con annesso evento su Facebook) un sondaggio che domanda come la pensino sul tema non solo i socialisti. Manterremo il sondaggio aperto fino alla vigilia dell'inizio della festa socialista di Bologna nella quale forniremo il dato definitivo, senza ovviamente avere la pretesa di affermarne alcuna scientificità. Tuttavia, scorrendo i primi commenti sulla pagina FB suscita qualche interesse l'affiorare qua e la dell'antico vizio-esercizio del "benaltrismo" a cui alcuni fanno ricorso, o per abitudine consolidata o per tentare, svicolando, di coprire il sole con una rete da pesca, sostenendo la tesi che " i problemi sono ben altri".
Certo, nessuno lo nega: se il vocabolo "compagno/a" mantenga intero il suo valore è questione non certo dirimente ma siccome, ciclicamente, qualche ex post la pone quasi fosse propedeutica al superamento delle ideologie e delle prassi del 900, da un lato non dovrebbe suscitare ironie o censure, dall' altro segnala ancora, l'imbarazzo dei pasdaran di uno che poco meno di tre anni fa concorse (perdendo) alla carica di segretario del Partito della rifondazione comunista e che oggi pretende, a suon di "coup de theatre" mediatici, di essere il campione della "nuova politica".
EP
PS. Per chi non avesse votato e intende farlo, ecco il link del sondaggio
http://www.partitosocialista.it/site/partecipa_sondaggio/432/sondaggio.aspx
Da poche ore è on line sul sito del Psi (con annesso evento su Facebook) un sondaggio che domanda come la pensino sul tema non solo i socialisti. Manterremo il sondaggio aperto fino alla vigilia dell'inizio della festa socialista di Bologna nella quale forniremo il dato definitivo, senza ovviamente avere la pretesa di affermarne alcuna scientificità. Tuttavia, scorrendo i primi commenti sulla pagina FB suscita qualche interesse l'affiorare qua e la dell'antico vizio-esercizio del "benaltrismo" a cui alcuni fanno ricorso, o per abitudine consolidata o per tentare, svicolando, di coprire il sole con una rete da pesca, sostenendo la tesi che " i problemi sono ben altri".
Certo, nessuno lo nega: se il vocabolo "compagno/a" mantenga intero il suo valore è questione non certo dirimente ma siccome, ciclicamente, qualche ex post la pone quasi fosse propedeutica al superamento delle ideologie e delle prassi del 900, da un lato non dovrebbe suscitare ironie o censure, dall' altro segnala ancora, l'imbarazzo dei pasdaran di uno che poco meno di tre anni fa concorse (perdendo) alla carica di segretario del Partito della rifondazione comunista e che oggi pretende, a suon di "coup de theatre" mediatici, di essere il campione della "nuova politica".
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PS. Per chi non avesse votato e intende farlo, ecco il link del sondaggio
http://www.partitosocialista.it/site/partecipa_sondaggio/432/sondaggio.aspx
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giovedì 14 luglio 2011
VENDOLA E LA STORIA
| Rovigo. La lapide posta a ricordo del sacrificio di Giacomo Matteotti, uno dei tanti "compagni" socialisti caduti per la libertà |
Sul sito www.partitosocialista.it, da oggi, è on line un sondaggio sulle affermazioni del presidente della Regione Puglia.
RICCARDO NENCINI
VOTA IL SONDAGGIO
http://www.partitosocialista.it/site/partecipa_sondaggio/432/sondaggio.aspx
domenica 26 giugno 2011
NEC TECUM NEC SINE VIVERE POSSUM
Era evidente una cosa. La fine di Berlusconi si sarebbe portata con sè anchE la fine di Di Pietro. I due sono stati legati indissolubilmente l'uno all'altro. Di Pietro è il genitore di Berlusconi. Senza la sua Mani pulite ci sarebbero stati ancora Craxi e Andreotti, magari con Martinazzoli, Tabacci, e La Malfa figlio. Ma certamente Berlusconi non sarebbe sceso in politica. Quel che Di Pietro ha distrutto Berlusconi ha tentato di ricostruire. In questi anni Di Pietro ha svolto il ruolo del Torquemada antiberlusconiano per eccellenza. Ma come, io distriggo e tu ricostruisci? E' tutto qui il conflittto. Così un uomo tradizionalmente di destra (della Dc andreottiana, lo ha ricordato anche recentemete l'uomo di Tangentopoli) ha ricoperto una funzione innaturalemente estremista che si è poi dilatata in molti campi, dalla Fiat, alla Libia, al nucleare, all'acqua pubblica. Ma adesso, si dev'essere chiesto opportunamente Di Pietro, adesso che Berlusconi appare sul viale del tramonto, io come faccio a sopravvivere? Catullianamente dev'essersi interrogato: "Nec tecum nec sine te vivere possum?". E ha cambiato linea. Battuto Berlusconi dove andiamo a finire con Vendola e Bindi? C'è bisogno di un forte centro nel centro-sinistra (oltre tutto senza Casini il centro non ci sarebbe neanche più) e voilà, eccco il nuvo Tonino che sembra uno di quelli appena usciti da un campo di rieducazione cambogiano. Dice esattamente il contrario di quel che aveva sostenuto prima. E ci sarebbe anche da dargli ragione, perchè le cose che dice oggi sono tutte giuste. Ma se poi rientra nel campo di rieducazione ed esce quello di prima?
MAURO DEL BUE
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lunedì 6 giugno 2011
LE "SCUSE" DI VENDOLA A PISAPIA
Con un magniloquente videomessaggio indirizzato a Giuliano Pisapia, dai toni immaginifici, pieno di aggettivi ed assonanze retoriche, Nichi Vendola ha cercato di rimediare alla gaffe fatta in Piazza Duomo a Milano, quando ha rubato la scena davanti alle migliaia di milanesi di ogni colore politico che non fosse l’azzurro ed il verde, i quali festeggiavano l’elezione di Giuliano Pisapia. Il Presidente della Regione Puglia si è “scusato” per essersi fatto cogliere dall’entusiasmo del momento, che lo ha indotto ad usare il termine “espugnato”, parlando di una Milano definita “fortino e bottino della destra”. E sin qui, va bene, e passi anche la ridondanza degli aggettivi, quando sarebbe bastato un eloquio più semplice e comprensibile, anche perché, e detto per inciso, il termine “espugnare” ricorda un po’ troppo da vicino quella “gioiosa macchina da guerra” che condusse il centrosinistra alla disfatta del 1994, Ma dal videomessaggio di Nichi Vendola non è arrivato alcun rammarico per l’aver utilizzato la festa milanese allo scopo di tentare di “intestarsi”, per dirla in politichese, la vittoria di Pisapia, vista come utile a rilanciare la partita delle primarie. Ed è questo il dato politico, riguardo al quale non è arrivata nessuna rettifica. Sarebbe stato opportuno ricordarsi e ricordare che la vittoria di Pisapia, nella quantità e nella qualità dei consensi ottenuti, è stata la vittoria di un’idea di Milano e della politica che non è patrimonio esclusivo di alcuna parte, e che si fonda in buona sostanza sulla capacità di unire e non su quella di marcare le differenze, ragionando e facendo ragionare con quelle sobrietà e stile che Pisapia ha saputo mostrare.
Presumere che le numerose elezioni di sindaci del centrosinistra al primo turno ed ai ballottaggi indichino, oltre al ripudio del berlusconismo ed alla volontà di voltare pagina, anche la vittoria di una particolare visione del centrosinistra, sarebbe come voler trascurare una parte dei dati della realtà ed esaltarne altri, per addomesticarla a sostegno della dimostrazione di un proprio teorema. Operazione questa, rischiosissima, nel momento in cui è evidente che la sconfitta del berlusconismo è tutt’altro che conseguita, e che questa richiede, più che la dimostrazione di teoremi, la capacità del centrosinistra di convincere una larga maggioranza del Paese di saperne meglio interpretare le aspirazioni e l’interesse comune.
GIM CASSANO
Presumere che le numerose elezioni di sindaci del centrosinistra al primo turno ed ai ballottaggi indichino, oltre al ripudio del berlusconismo ed alla volontà di voltare pagina, anche la vittoria di una particolare visione del centrosinistra, sarebbe come voler trascurare una parte dei dati della realtà ed esaltarne altri, per addomesticarla a sostegno della dimostrazione di un proprio teorema. Operazione questa, rischiosissima, nel momento in cui è evidente che la sconfitta del berlusconismo è tutt’altro che conseguita, e che questa richiede, più che la dimostrazione di teoremi, la capacità del centrosinistra di convincere una larga maggioranza del Paese di saperne meglio interpretare le aspirazioni e l’interesse comune.
GIM CASSANO
mercoledì 1 giugno 2011
LA STECCA
I tanti, troppi devoti di Nichi Vendola, siano post comunisti in cerca d'autore, sedicenti socialisti che da tempo hanno smarrito il senso della loro identità, esponenti del mondo dell'informazione che lo hanno eletto a demiurgo di una nuova sinistra tanto logorroica quanto inconcludente, per nulla riformista e ancor meno affidabile e che acclamano il Governatore di tutte le Puglie neanche fosse la Madonna Pellegrina, sono serviti e, se ancora ne sono capaci, potrebbero iniziare ad interrogarsi sulla loro acritica militanza.
Non appena è apparso evidente il grande successo di Pisapia, l'esuberante leader di Sel, con l' astuzia levantina che contraddistingue le sue calcolate alzate d'ingegno, nel malcelato intento di "mettere cappello" al successo di Pisapia, è piombato in Piazza Duomo a Milano e nel pieno della festa per la clamorosa vittoria, senza che nessuno a quanto pare lo avesse officiato, è saltato sul palco è si è lanciato in un tonitruante, retorico e confuso sermone in salsa cattocomunista suscitando, all'interno del csx non solo milanese, per usare un garbato eufemismo, molte perplessità, che Michele Brambilla su La Stampa riassume efficacemente:
http://www3.lastampa.it/focus/elezioni2011/articolo/lstp/405002/
Continua a restare senza risposta, anche alla luce di notizie che arrivano dalla sua regione, il quesito che molti si pongono: ma Vendola, anzichè abbandonarsi alle sue torrenziali narrazioni in giro per l'Italia, intervenire continuamente in alcuni (sempre gli stessi, peraltro) compiacenti talk show televisivi, non farebbe meglio ad occuparsi con maggiore attenzione e assiduità della sua Puglia, visto che ne è il Governatore?
L' evidente stecca che ha infilato a Milano e le reazioni che ha provocato dovrebbero indurlo a evitare in futuro sovraesposizioni che non giovano nè a lui, nè soprattutto al centrosinistra.
Come dicono a Milano: sperèm!
(Ma c'è da scommetterci: purtroppo per il csx e la Puglia, non sarà così)
EP
Non appena è apparso evidente il grande successo di Pisapia, l'esuberante leader di Sel, con l' astuzia levantina che contraddistingue le sue calcolate alzate d'ingegno, nel malcelato intento di "mettere cappello" al successo di Pisapia, è piombato in Piazza Duomo a Milano e nel pieno della festa per la clamorosa vittoria, senza che nessuno a quanto pare lo avesse officiato, è saltato sul palco è si è lanciato in un tonitruante, retorico e confuso sermone in salsa cattocomunista suscitando, all'interno del csx non solo milanese, per usare un garbato eufemismo, molte perplessità, che Michele Brambilla su La Stampa riassume efficacemente:
http://www3.lastampa.it/focus/elezioni2011/articolo/lstp/405002/
Continua a restare senza risposta, anche alla luce di notizie che arrivano dalla sua regione, il quesito che molti si pongono: ma Vendola, anzichè abbandonarsi alle sue torrenziali narrazioni in giro per l'Italia, intervenire continuamente in alcuni (sempre gli stessi, peraltro) compiacenti talk show televisivi, non farebbe meglio ad occuparsi con maggiore attenzione e assiduità della sua Puglia, visto che ne è il Governatore?
L' evidente stecca che ha infilato a Milano e le reazioni che ha provocato dovrebbero indurlo a evitare in futuro sovraesposizioni che non giovano nè a lui, nè soprattutto al centrosinistra.
Come dicono a Milano: sperèm!
(Ma c'è da scommetterci: purtroppo per il csx e la Puglia, non sarà così)
EP
sabato 28 maggio 2011
FAR FINTA DI NULLA
CPI (Casa Pound Italia) è un'organizzazione di estrema destra che ha come background ideologico un confuso e velleitario patchwork politico economico, costituito principalmente da agghiaccianti quanto improbabili riletture di pezzi di ideologia nazista, dal Manifesto di Verona della RSI e dalle bislacche teorie economiche del controverso poeta americano Ezra Pound, che fu tanto fondamentale nella storia della letteratura mondiale del 900, quanto entusiasta e sguaiato supporter di Mussolini e del fascismo, in particolare quello di Salò, militanza che i suoi connazionali, a guerra terminata, gli fecero pagare con efferatezza rinchiudendolo prima in un campo di prigonia in Toscana e poi per lunghi anni in un manicomio in patria.
Insomma, CPI è un soggetto politico che, per definizione, si colloca agli antipodi rispetto ai valori di cui Psi e Fgs sono eredi e testimoni.
E' dunque certamente legittimo dissentire dalla decisione di Luigi Iorio di partecipare a Foggia, la sua città, alla presentazione di un libro scritto da un esponente di un'organizzazione che si può definire border line.
Ciò che non è nè lecito, nè accettabile ma, al contrario, è inquietante è la indecente gazzarra, sono le aggressioni verbali, e le minacce di cui Luigi è stato fatto segno da chi si esercita nel superare con prassi e modalità da pre-anni di piombo, quegli stessi esponenti dell'ultradestra che dice di voler combattere.
Chi ha costretto Luigi a ricorrere alla protezione delle forze dell'ordine per esercitare serenamente il diritto di esprimere un'opinione, confrontandosi e confutando democraticamente il pensiero di chi si trova politicamente e culturalmente a una distanza siderale, ha fornito la cifra della propria velleitaria e criminale stupidità.
Occorre pure segnalare, a corredo e a seguito di questa brutta vicenda, il solito strabismo miope della maggioranza dei media e l'assordante silenzio degli esponenti del centrosinistra che hanno omesso di solidarizzare pubblicamente, come sarebbe stato doveroso fare, con il segretario nazionale della FGS.
Doveroso in particolare per Nichi Vendola, il quale forse perchè preso dall'elaborazione di altre narrazioni con cui affabulare le platee prone ai suoi bizantinismi non si è accorto che questi fatti sono avvenuti in una città della Regione di cui è Governatore.
O, peggio, è probabile che se ne sia accorto, che quantomeno ne sia stato informato ma ha preferito far finta di nulla.
EP
Insomma, CPI è un soggetto politico che, per definizione, si colloca agli antipodi rispetto ai valori di cui Psi e Fgs sono eredi e testimoni.
E' dunque certamente legittimo dissentire dalla decisione di Luigi Iorio di partecipare a Foggia, la sua città, alla presentazione di un libro scritto da un esponente di un'organizzazione che si può definire border line.
Ciò che non è nè lecito, nè accettabile ma, al contrario, è inquietante è la indecente gazzarra, sono le aggressioni verbali, e le minacce di cui Luigi è stato fatto segno da chi si esercita nel superare con prassi e modalità da pre-anni di piombo, quegli stessi esponenti dell'ultradestra che dice di voler combattere.
Chi ha costretto Luigi a ricorrere alla protezione delle forze dell'ordine per esercitare serenamente il diritto di esprimere un'opinione, confrontandosi e confutando democraticamente il pensiero di chi si trova politicamente e culturalmente a una distanza siderale, ha fornito la cifra della propria velleitaria e criminale stupidità.
Occorre pure segnalare, a corredo e a seguito di questa brutta vicenda, il solito strabismo miope della maggioranza dei media e l'assordante silenzio degli esponenti del centrosinistra che hanno omesso di solidarizzare pubblicamente, come sarebbe stato doveroso fare, con il segretario nazionale della FGS.
Doveroso in particolare per Nichi Vendola, il quale forse perchè preso dall'elaborazione di altre narrazioni con cui affabulare le platee prone ai suoi bizantinismi non si è accorto che questi fatti sono avvenuti in una città della Regione di cui è Governatore.
O, peggio, è probabile che se ne sia accorto, che quantomeno ne sia stato informato ma ha preferito far finta di nulla.
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lunedì 28 marzo 2011
CHELL' CA' NUN S' FA' NUN S' SAP
Qualche giorno fa il leader di SEL, a tempo perso Governatore della Puglia, "uom di multiforme ingegno", essendo evidentemente a corto di narrazioni oniriche da propalare ai suoi sognanti adepti, si è esibito al teatro Petruzzelli di Bari, vestendo i panni di Masaniello (sic!) in una piece teatrale in compagnia del Procuratore Giancarlo Caselli che, manco a dirlo, interpretava un magistato inquirente. L'indomani, svestiti i panni dell'attore e reindossati quelli del narratore, a Milano (in Puglia s'era già fermato per troppo tempo) si è lanciato in un'intemerata affermando che la Regione Lombardia è ormai in mano alla mafia e alla 'ndrangheta, suscitando le ire del Cardinal Formigoni che per tutta risposta, arrotando vieppiù la sua curiale erre, l' ha definito un miserabile.Ora, a parte il poco edificante scambio di epiteti tra i massimi esponenti di due grandi regioni d'Italia che ne è seguito e che, da solo, la dice lunga sulle qualità politiche di entrambi i contendenti, pare di capire che la bulimia presenzialista dell'epigono del capo dei lazzaroni abbia tracimato al punto che ormai sembra fuori controllo.Tanto è vero che oggi il Procuratore antimafia Piero Grasso, di solito poco loquace, (a differenza di molti suoi colleghi), che in materia ne saprà forse più di lui, ha sottolineato come "Non sta in cielo nè in terra dire che il nord Italia sia diventato mafioso".
Occorrerebbe che, tra i suoi tanti impegni mediatici, il capocomico che dovrebbe fare il Governatore della sua regione, anzichè recitare e (stra)parlare di cose che non conosce e non attengono al suo ufficio si occupasse magari della perdurante azione invasiva della criminalità organizzata indigena pugliese che chiamasi Sacra Corona Unita e che non sembra proprio aver preso un periodo di vacanza.
A Napoli, patria di Masaniello, si usa dire che: "chell' ca' nun s' fa' nun s' sap"
EP
Occorrerebbe che, tra i suoi tanti impegni mediatici, il capocomico che dovrebbe fare il Governatore della sua regione, anzichè recitare e (stra)parlare di cose che non conosce e non attengono al suo ufficio si occupasse magari della perdurante azione invasiva della criminalità organizzata indigena pugliese che chiamasi Sacra Corona Unita e che non sembra proprio aver preso un periodo di vacanza.
A Napoli, patria di Masaniello, si usa dire che: "chell' ca' nun s' fa' nun s' sap"
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giovedì 17 marzo 2011
VEXATA QUAESTIO
Se Nichi Vendola (che, c'è da crederci, prossimamente ci "narrerà", vivendo ormai stabilmente fuori dalla sua Puglia, che è il miglior Presidente di regione, per il solo fatto che ha scoperto di possedere il dono dell'ubiquità), ieri ha definito "ignobile" il talk-show di Bruno Vespa Porta a Porta perchè, a sentir lui " uccide il confronto e dunque non ci vado", Riccardo Nencini come dovrebbe definire, rimanendo in casa Rai, Ballarò e Annozero e i relativi autori e conduttori, considerato che mai, dicasi mai, gli hanno consentito, da che è stato eletto segretario del Psi (luglio 2008), di intervenire nelle loro trasmissioni, divenuti salotti esclusivi riservati ai pochi eletti graditi agli autoproclamati campioni e difensori del pluralismo dell'informazione?
EP
EP
sabato 26 febbraio 2011
SE BERTINOTTI E VENDOLA....
Non è senza soddisfazione che si deve commentare, da parte di un socialista italiano ed europeo, l’affermazione di Bertinotti a Livorno. Secondo l’ex presidente della Camera sono fallite sia l’alternativa di sinistra stile 2008, sia il progetto del Partito democratico. E dunque non resterebbe che accostarsi al socialismo europeo. Noi siamo sempre stati parte della famiglia socialista europea ma, è inutile negarlo, siamo anche stati da sempre socialisti italiani, cioè quella specie particolare di socialisti europei che ha saputo coniugare, con Craxi e poi, su scala europea, con Blair, il riformismo con il liberalismo. Dunque ancora piuttosto lontani da quell’idea di socialismo di Bertinotti, che dal Psi non a caso proviene, ma che poi lo lasciò in nome di un massimalismo sconfitto dalla storia. Conosco personalmente Bertinotti ed ho anche collaborato per due anni con lui nell’ufficio di presidenza della Camera e conosco anche la propensione dell’ex presidente al dialogo, la sua forte curiosità intellettuale, il suo atteggiamento sempre disponibile e mai settario. Scherzando gli dissi una volta “Ma tu in realtà sei un liberale di sinistra”. Il che contrastava certo con la sua identità politica. Un comportamento e un’identità che mi apparivano inconciliabili. Non mi stupirei dunque che Bertinotti arrivasse anche a sposare il socialismo liberale, dopo aver sposato prima il socialismo massimalista, poi il comunismo più o meno libertario, l’Unione de la gauche e adesso il socialismo europeo. E lo dico senza dietrologie. E non mi stupirei neppure che questa ammissione di Bertinotti, come è stato già scritto, preludesse ad analoga e anche più diretta e significativa adesione al socialismo europeo da parte di Vendola e del suo partito. Non so cosa farebbero a quel punto coloro che finora l’hanno osteggiata, nonostante noi del Psi avessimo sempre condizionato, ma invano, quella scelta alla nostra adesione al progetto politico di Sel. Certo rimarrebbero profonde divisioni in politica interna. Penso alla politica economica e industriale, al tema di Mirafiori. Penso a molti giudizi sulla magistratura italiana, penso ad alcuni affondi in tema di politica estera (ad esempio l’Afghanistan). Non si cancellerebbero le diverse impostazioni semplicemente con l’adesione a una cornice europea. Ma sarebbe anche assurdo considerare queste adesioni ininfluenti sulle nostre scelte. In fondo la nostra pervicace resistenza, la nostra insistenza, nonostante le condizioni così sfavorevoli, sul panorama politico italiano, dipendono soprattutto dall’adesione a una identità che nessuno in Italia finora rappresenta. Se anche altri la vogliono sposare non possiamo certo continuare a fare la vita da singoli, come se nulla fosse.
MAURO DEL BUE
MAURO DEL BUE
lunedì 21 febbraio 2011
LETTERA DI UN SOCIALISTA A NICHI VENDOLA
Cambiare la sinistra...caro Vendola, tu eri comunista, tu eri in Rifondazione comunista, tu eri in quella parte della sinistra di estrazione totalitaria, conservatrice, poco laica che ha impedito uno sviluppo con prospettive di governo,nel suo complesso alla sinistra italiana.
Tu provieni da quella scuola, spesso illiberale che ha difeso nel passato le invasioni di Ungheria e Cecoslovacchia.
Tu eri tra coloro i quali, durante le partite tra Italia e Urss si commuovevano si' ma ascoltando l'inno dell'Urss. Naturalmente è tutta acqua passata ma il nostro passato serve anche a definire chi siamo.
Con grande piacere noto il tuo avvicinarsi al socialismo ma allora, scusami, vale anche per te quello che ha scritto Di Lello a Bertinotti.
In questa marcia salutare di avvicinamento al socialismo non è che voi che (Bertinotti si' tu no) socialisti non siete mai stati potete scegliervi gli interlocutori oppure avere la scellerata arroganza, come hai tu, di porvi alla testa dei socialisti.
No caro mio, non funziona cosi'.
Il Partito socialista europeo,l'Internazionale socialista non sono entità astratte ma ben reali che, in Italia, hanno un referente ben preciso che si chiama Partito Socialista Italiano .
Superare le divisioni che lacerano la sinistra italiana, la scissione tra riformisti e massimalisti sarebbe veramente una bella cosa ma sono sbagliate le basi che tu poni.
Non puoi pretendere, dopo non averne azzeccata una storicamente, di porti come leader dei socialisti che forse, storicamente, politicamente di errori ne hanno fatti un po' meno, in ogni caso mai tali da richiedere, come nel vostro caso, la condanna della storia.
Sii un po' piu' umile e sarai il benvenuto e chissà, nelle dinamiche interne del Psi potresti pure trovare una posizione da leader (sinceramente non penso con il mio voto).
Vendola,ridimensionati un attimo: stai galleggiando su una nuvola che puo' dissolversi in un attimo.
Non pensare di essere il condottiero della nuova sinistra come la chiami tu perchè poi potresti avere un brutto risveglio.
GIOVANNIBATTISTA FERRARI
Tu provieni da quella scuola, spesso illiberale che ha difeso nel passato le invasioni di Ungheria e Cecoslovacchia.
Tu eri tra coloro i quali, durante le partite tra Italia e Urss si commuovevano si' ma ascoltando l'inno dell'Urss. Naturalmente è tutta acqua passata ma il nostro passato serve anche a definire chi siamo.
Con grande piacere noto il tuo avvicinarsi al socialismo ma allora, scusami, vale anche per te quello che ha scritto Di Lello a Bertinotti.
In questa marcia salutare di avvicinamento al socialismo non è che voi che (Bertinotti si' tu no) socialisti non siete mai stati potete scegliervi gli interlocutori oppure avere la scellerata arroganza, come hai tu, di porvi alla testa dei socialisti.
No caro mio, non funziona cosi'.
Il Partito socialista europeo,l'Internazionale socialista non sono entità astratte ma ben reali che, in Italia, hanno un referente ben preciso che si chiama Partito Socialista Italiano .
Superare le divisioni che lacerano la sinistra italiana, la scissione tra riformisti e massimalisti sarebbe veramente una bella cosa ma sono sbagliate le basi che tu poni.
Non puoi pretendere, dopo non averne azzeccata una storicamente, di porti come leader dei socialisti che forse, storicamente, politicamente di errori ne hanno fatti un po' meno, in ogni caso mai tali da richiedere, come nel vostro caso, la condanna della storia.
Sii un po' piu' umile e sarai il benvenuto e chissà, nelle dinamiche interne del Psi potresti pure trovare una posizione da leader (sinceramente non penso con il mio voto).
Vendola,ridimensionati un attimo: stai galleggiando su una nuvola che puo' dissolversi in un attimo.
Non pensare di essere il condottiero della nuova sinistra come la chiami tu perchè poi potresti avere un brutto risveglio.
GIOVANNIBATTISTA FERRARI
giovedì 13 gennaio 2011
BERLUSCONI/VENDOLA
C’è chi cavalca la tigre della protesta, come Vendola, e chi quella della deregulation, come Berlusconi.
Buttarla non in politica, che sarebbe legittimo e comprensibile, ma nel solito scontro viscerale tra comunismo e anticomunismo, è un danno per tutti, a cominciare dagli operai della Fiat. Comunque noi al posto della Fiom, avremmo firmato quell’accordo e ci saremmo risparmiati questo harakiri del sindacato e anche questa nuova gazzarra.
RICCARDO NENCINI
Buttarla non in politica, che sarebbe legittimo e comprensibile, ma nel solito scontro viscerale tra comunismo e anticomunismo, è un danno per tutti, a cominciare dagli operai della Fiat. Comunque noi al posto della Fiom, avremmo firmato quell’accordo e ci saremmo risparmiati questo harakiri del sindacato e anche questa nuova gazzarra.
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mercoledì 12 gennaio 2011
REFERENDUM
Noi, al contrario di una certa sinistra massimalista, Vendola compreso, tra una brutta vittoria e una bella sconfitta, preferiamo la prima e dunque, se il referendum otterrà la maggioranza dei sì, come ci auguriamo, restiamo dell’idea che l’accordo per Mirafiori andasse firmato anche dalla Fiom.
Questo non giustifica una certa pretesa del Lingotto e del suo amministratore delegato, di scaricare un po’ troppi pesi sulle spalle dei lavoratori che non possono essere gli unici a pagare i costi della globalizzazione, pena la perdita del lavoro. E non è neppure possibile che le relazioni industriali restino confinate in un ambito nazionale, se la fabbrica è globale, e neppure che si impedisca l’esercizio da parte della Fiom del suo diritto di rappresentanza sindacale. Per questo va cambiato lo Statuto dei lavoratori e per questo tutti insieme, opposizioni e governo, occorre convincere l’Unione europea ad affrontare il problema prima di finire, fabbrica per fabbrica, Paese per Paese, colonizzati dalla Cina.
RICCARDO NENCINI
Questo non giustifica una certa pretesa del Lingotto e del suo amministratore delegato, di scaricare un po’ troppi pesi sulle spalle dei lavoratori che non possono essere gli unici a pagare i costi della globalizzazione, pena la perdita del lavoro. E non è neppure possibile che le relazioni industriali restino confinate in un ambito nazionale, se la fabbrica è globale, e neppure che si impedisca l’esercizio da parte della Fiom del suo diritto di rappresentanza sindacale. Per questo va cambiato lo Statuto dei lavoratori e per questo tutti insieme, opposizioni e governo, occorre convincere l’Unione europea ad affrontare il problema prima di finire, fabbrica per fabbrica, Paese per Paese, colonizzati dalla Cina.
RICCARDO NENCINI
domenica 9 gennaio 2011
VENDOLA E LE PRIMARIE
Mi pare che si faccia fatica a vedere della sostanza socialista dietro gli slogan e l'affabulazione di Vendola, che in certi passaggi pare rivelare più una sensibilità berlusconiana per la fascinazione mediatica, che una tensione riformatrice autentica.
Quanto alle primarie, sono uno strumento, non un totem.
Uno strumento da adottare quando non c'è convergenza politica su una candidatura, ma superabile se l'elaborazione dei partiti perviene al risultato dell'individuazione del leader. Il partito è il vero e indispensabile mezzo per tradurre democraticamente, e quotidianamente, in azione politica la somma delle istanze della parte del paese che vi si riconosce.
Il ricorso alle primarie, in un certo senso, attesta la momentanea incapacità dei partiti di svolgere pienamente ed efficacemente il loro compito politico e costituzionale. Più che per l'adozione delle primarie sempre, in ogni caso e a ogni livello, lavorerei per rafforzare i partiti e la loro concezione più moderna, anche lavorando per dare attuazione al dettato costituzionale.
Il rapporto diretto leader/popolo che è implicito nelle primarie, dietro l'apparenza della massima espressione democratica, cela un deficit di democrazia, perchè tende a sostituire alla consultazione permanente e al controllo democratico realizzabili attraverso i partiti, la consultazione estemporanea mediante voto della base. Il risultato di tale pratica è che il leader di turno, forte della legittimazione derivante dal voto diretto, tende ad agire sciolto da ogni obbligo di verifica attuale della linea politica. Il "non parlare al manovratore" più tipicamente berlusconiano, insomma.
LORENZO CINQUEPALMI
Quanto alle primarie, sono uno strumento, non un totem.
Uno strumento da adottare quando non c'è convergenza politica su una candidatura, ma superabile se l'elaborazione dei partiti perviene al risultato dell'individuazione del leader. Il partito è il vero e indispensabile mezzo per tradurre democraticamente, e quotidianamente, in azione politica la somma delle istanze della parte del paese che vi si riconosce.
Il ricorso alle primarie, in un certo senso, attesta la momentanea incapacità dei partiti di svolgere pienamente ed efficacemente il loro compito politico e costituzionale. Più che per l'adozione delle primarie sempre, in ogni caso e a ogni livello, lavorerei per rafforzare i partiti e la loro concezione più moderna, anche lavorando per dare attuazione al dettato costituzionale.
Il rapporto diretto leader/popolo che è implicito nelle primarie, dietro l'apparenza della massima espressione democratica, cela un deficit di democrazia, perchè tende a sostituire alla consultazione permanente e al controllo democratico realizzabili attraverso i partiti, la consultazione estemporanea mediante voto della base. Il risultato di tale pratica è che il leader di turno, forte della legittimazione derivante dal voto diretto, tende ad agire sciolto da ogni obbligo di verifica attuale della linea politica. Il "non parlare al manovratore" più tipicamente berlusconiano, insomma.
LORENZO CINQUEPALMI
lunedì 3 gennaio 2011
AD IMPOSSIBILIA NEMO TENETUR
Le primarie sono un mito, per citare Arturo Parisi o non piuttosto un mantra che nasconde il vuoto pneumatico politico che accompagna il centrosinistra da almeno tre lustri?
Dopo averle esaltate come una sorta di ricetta catartica e salvifica, indispensabile a spazzar via le storture della partitocrazia per esaltare le virtù della cosiddetta "società civile", dopo avere crocifissi in immagine, alla stregua di eretici, i socialisti che, da soli, hanno non da oggi messo in guardia sull'uso improrio di uno strumento su cui gli stessi analisti americani nutrono più di un dubbio, accade che una parte importante dello schieramento e con essa autorevoli esponenti dell'intellighentia nostrana prendono atto che le primarie altro non solo che un mantra che se continua ad essere agitato rischia di procurare danni duraturi.
Non solo Giovanni Sartori che, in verità, sin da quando si cominciò a parlarne manifestò espliciti dubbi sulla loro applicabilità in un sistema come il nostro o Ilvo Diamanti al quale è toccato spiegare la freddezza dei 2/3 degli iscritti al Pd ma anche storici teorici e supporters di questa e altre nefandezze (come la dottrina della vocazione maggioritaria del PD), cominciano, sia pure con improbabili equilibrismi in stretto politichese (vero sen. Ceccanti?) a mutare opinione. Era ora.
Di Parisi, almeno sino ad oggi, si sono perse le tracce ma c'è da credere che rilancerà. Avrà sicuro compagno di cordata Nichi Vendola che si cimenterà in qualche affabulazione, in cui è secondo a nessuno, per tentare di spiegare la bontà del mito.
Tuttavia "ad impossibilia nemo tenetur"
EP
Dopo averle esaltate come una sorta di ricetta catartica e salvifica, indispensabile a spazzar via le storture della partitocrazia per esaltare le virtù della cosiddetta "società civile", dopo avere crocifissi in immagine, alla stregua di eretici, i socialisti che, da soli, hanno non da oggi messo in guardia sull'uso improrio di uno strumento su cui gli stessi analisti americani nutrono più di un dubbio, accade che una parte importante dello schieramento e con essa autorevoli esponenti dell'intellighentia nostrana prendono atto che le primarie altro non solo che un mantra che se continua ad essere agitato rischia di procurare danni duraturi.
Non solo Giovanni Sartori che, in verità, sin da quando si cominciò a parlarne manifestò espliciti dubbi sulla loro applicabilità in un sistema come il nostro o Ilvo Diamanti al quale è toccato spiegare la freddezza dei 2/3 degli iscritti al Pd ma anche storici teorici e supporters di questa e altre nefandezze (come la dottrina della vocazione maggioritaria del PD), cominciano, sia pure con improbabili equilibrismi in stretto politichese (vero sen. Ceccanti?) a mutare opinione. Era ora.
Di Parisi, almeno sino ad oggi, si sono perse le tracce ma c'è da credere che rilancerà. Avrà sicuro compagno di cordata Nichi Vendola che si cimenterà in qualche affabulazione, in cui è secondo a nessuno, per tentare di spiegare la bontà del mito.
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lunedì 20 dicembre 2010
VENDOLA
La pretesa dunque di imporsi con le primarie come possibile candidato dell’opposizione e per di più prima ancora di aver sottoscritto un programma e aver valutato la possibilità di un’alleanza con l’annunciato Polo della nazione, significa solo alimentare la confusione e concorrere attivamente a una riedizione dello schianto elettorale del 1994, quello della ‘gioiosa macchina da guerra’. Ogni partito può legittimamente decidere di usare le primarie al suo interno, ma non può certo imporle agli altri e tantomeno a un’intera coalizione.
RICCARDO NENCINI
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lunedì 29 novembre 2010
ZUFFE
Un giorno Vendola, uno Veltroni, un altro Chiamparino, tutti alla ricerca di una nuova ledership con l’unico risultato evidente di questo tormentone interminabile delle primarie, di dare vita a una zuffa quotidiana, inutile e distruttiva.
In attesa di archiviare al più presto le primarie all’italiana, un incidente politico nato per una repubblica senza partiti, alla Berlusconi, dovremmo ricordare che la candidatura alla premiership o nasce da un accordo di coalizione con forze esterne al centrosinistra, è potrebbe essere il caso di un asse strategico con l’Udc, oppure è necessariamente e semplicemente quella espressa dal partito più forte della coalizione, che è il Pd col suo segretario in carica.
RICCARDO NENCINI
In attesa di archiviare al più presto le primarie all’italiana, un incidente politico nato per una repubblica senza partiti, alla Berlusconi, dovremmo ricordare che la candidatura alla premiership o nasce da un accordo di coalizione con forze esterne al centrosinistra, è potrebbe essere il caso di un asse strategico con l’Udc, oppure è necessariamente e semplicemente quella espressa dal partito più forte della coalizione, che è il Pd col suo segretario in carica.
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lunedì 15 novembre 2010
NENCINI: CON PISAPIA CANDIDATO SARA' DIFFICILE BATTERE LA MORATTI
Ha vinto una personalità di sicuro prestigio, un vero garantista,espressione della sinistra radicale, anche se libertaria, e che come tale continua ad essere identificata. La stessa presenza a Milano di Nichi Vendola al suo fianco, ha accentuato questo profilo e invece l’esperienza ci insegna che la sinistra ha vinto a Milano quando ha proposto candidati figli della tradizione e della cultura riformista. Quanto avvenuto dimostra che queste primarie ‘all’italiana’ meriterebbero di essere archiviate al più presto o per lo meno di essere oggetto di una seria riflessione. Anche alla luce di un’affluenza molto modesta, costituita per lo più di militanti che non rappresentano affatto l’elettorato nel suo insieme, si rafforza infatti l'impressione di consultazioni che ormai servono a regolare i conti all'interno del centrosinistra e non a scegliere la candidatura migliore per un'alternativa vincente al centrodestra.
RICCARDO NENCINI
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