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venerdì 26 agosto 2011

UN PANTHEON SOLO COMUNISTA NON STA IN PIEDI

Pubblichiamo il testo della lettera che il segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini, ha inviato oggi al direttore di Repubblica in risposta alla lettera di Walter Veltroni apparsa oggi sul medesimo quotidiano
Caro Direttore,
non dubito che il richiamo alla necessità di praticare il riformismo evocata da Walter Veltroni, con tutto il coraggio necessario, nella sua lettera su Repubblica di oggi, sia la strada che la sinistra italiana debba percorrere.Tuttavia, occorre ricordare a Veltroni che chi, nella seconda metà del secolo scorso, si iscriveva al Pci lo faceva perché era o si sentiva comunista, pur con tutti i distinguo del caso.Chi, essendo di sinistra, comunista non era o non si sentiva, si iscriveva e militava nel Psi, almeno a partire dalla pubblicazione del rapporto Krusciov al XX congresso del Pcus e dalla rivoluzione ungherese del 1956.
Veltroni, ricordando il coraggio di Di Vittorio - costretto in quell'occasione a un'umiliante autocritica da Togliatti che del Pci era il leader- omette di ricordare che Giolitti, Ghirelli e tanti altri dirigenti e militanti si dimisero o furono cacciati dal Pci per iscriversi al Psi che da molti anni aveva scelto di stare dalla parte giusta.Inoltre Veltroni evita di ricordare che negli anni successivi Giorgio Napolitano -e con lui i “miglioristi”- rimasero nel Pci sparuta minoranza, vessati e criticati e dalla maggioranza del partito.
Non del tutto appagato, allo scopo di rilanciare e magari rinverdire le oblique anomalie politiche di Enrico Berlinguer e Achille Occhetto, egli si avventura in un excursus storico totalmente arbitrario, omettendo di citare e riconoscere il grande ruolo che svolsero i riformisti cattolici e laici -e in particolare i socialisti- nella modernizzazione della nostra Italia. Basti pensare alla legge sullo Statuto dei lavoratori voluta dal ministro socialista Giacomo Brodolini, che oggi costituisce la base da cui muovere per un profondo ripensamento delle norme che regolano il mondo del lavoro, e le riforme volute e promosse dal Psi nei successivi anni 70 e 80.
Quando parliamo di riformismo, un Pantheon solo comunista non sta in piedi.
Caro Direttore, questa potrebbe apparire come una polemica legata ad un tempo passato.
Cosi' non è: se alla base della discussione su come costruire il riformismo del futuro mancano la chiarezza e la corretta lettura dei processi che nel bene come nel male appartengono alla storia della nostra Italia, si rischia sin dall'inizio di smarrire il senso di una missione di cui si avverte l'assoluta necessità.
Siccome nemmeno oggi la sinistra riformista è rappresentata da un solo partito, quanti si ispirano a questo metodo per governare il futuro dell'Italia si diano appuntamento, il prossimo autunno, negli “Stati generali del riformismo italiano”.
Prima che sia troppo tardi.
Prima che la CGIL si faccia catturare dalla FIOM.
Prima che la sinistra non socialista né legata al Pd si faccia travolgere da forme di neomassimalismo.
Riccardo Nencini
Segretario Nazionale Psi

domenica 26 dicembre 2010

NOI, ITALIANI E SOCIALISTI

Inizio questo mio ultimo editoriale del 2010 dalle bugie che l’onorevole Rosy Bindi ha rovesciato sui socialisti durante il suo recente comizio a Ballarò.

Meritano poche parole, meriterebbero anzi il silenzio se fossero state pronunciate per strada da una signora di mezza età anziché in tv dal presidente del maggior partito di opposizione che, in nome del riformismo, si candida a diventare l’alternativa a Berlusconi. L’amara constatazione è che il sentimento antisocialista è ancora vivo in parte del centrosinistra e che, a distanza di quasi venti anni dalla mattanza politica di Tangentopoli, le mistificazioni sulla storia recente del PSI siano ancora nelle corde di tanti Bertoldo. Cominciamo intanto col dire che dei disastri degli ultimi diciotto anni, quelli della Seconda Repubblica, i socialisti non portano alcuna responsabilità; abbiamo pagato a carissimo prezzo la furia giacobina degli anni ‘90, continuiamo oggi a portarne i segni.
In tutta Europa il blocco progressista è organizzato attorno a forze di ispirazione socialista, che si alternano al governo con i conservatori; in Italia si è deciso di eliminare o di considerare residuale il riformismo socialista. Risultato: la peggiore destra d’Europa rischia di prevalere ancora, nonostante il suo ciclo stia giungendo al termine.
Il voto in Parlamento del 14 dicembre scorso ha sancito, nonostante la risicata vittoria numerica (e politica) di Berlusconi, il fallimento della “missione” nella quale milioni di italiani si erano riconosciuti. Il quadro è desolante: l’Italia è più divisa, più povera, con istituzioni più deboli, lontana dalla possibilità di agganciare la ripresa in tempi brevi.
Come si batte questa destra? Non con un nuovo “frontismo”, ma con una coalizione della sinistra riformista con le forze di centro strette attorno ad un progetto per l’Italia fondato sul lavoro, sulla sicurezza, sulla sobrietà, sul merito, lontano da ogni radicalismo e da ogni forma di giustizialismo.
Il centrosinistra, anziché lacerarsi con primarie fratricide per la leadership, deve definire un programma e un progetto di “ricostruzione nazionale” in grado di dare risposte concrete alla crisi del sistema politico e istituzionale, causa principale della crisi economica e sociale che sta travolgendo soprattutto il modo giovanile. Per quanto ci riguarda, proseguiremo nel dialogo con radicali ed ambientalisti per costruire iniziative comuni su questioni che stanno nel cuore degli italiani (dai costi della politica all’informazione) senza escludere un lavoro condiviso in alcune tra le città che andranno al voto in primavera.
Il 2010 è stato l’anno del congresso di Perugia, in cui si è delineata “la rivoluzione del buonsenso” ed in cui il PSI ha ritrovato se stesso. L’anno che verrà, Centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, sarà decisivo per le sorti del nostro Paese e noi, come socialisti e come italiani, vogliamo fare la nostra parte: con l’orgoglio, il senso di responsabilità e la cultura di governo che da sempre sono la cifra del nostro partito.

RICCARDO NENCINI
Avanti! della domenica n. 45 del 26/12/10