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sabato 16 luglio 2011

BENALTRISMO

Nichi Vendola, qualche giorno fa, in una delle sue frequenti, torrenziali esternazioni (o narrazioni), ospite dell'italo-thailandese Goffredo Bettini (un altro ex-post che, a suon di libri che nessuno legge e genialate strategiche, ha affossato la sinistra riformista, prima a Roma, poi a livello nazionale con il suo amichetto Walter), se ne è uscito con una stravagante teoria sull'uso del termine compagno, almanaccando con il ben noto aulico e incomprensibile lessico, sull' inadeguatezza (diciamo così) del termine relativamente alla sua lirica e onirica dimensione della sinistra. Pareva che la cosa passasse sotto silenzio e invece Repubblica, qualche giorno dopo, ha inserito nell' infinito e sfinente dibattito sulla nuova identità nel quale si esercita il pezzo di sinistra di provenienza comunista (come eravamo, chi siamo, dove andiamo), causa (non l'unica, certo) del grave ritardo culturale che segna le sorti del riformismo italiano, la notizia che dava conto delle affermazioni del logorroico Vendola, che, da quando occupa il proscenio mediatico dev'essersi convinto di avere acquisito titoli e competenze per porsi alla testa del campo progressista fino al punto di sparale grosse, nella vana speranza che le sue radici e la sua cultura terzinternazionalista, possano essere messe sotto il tappeto e/o rimosse.In casa Sel e sul web è scoppiato il finimondo e in soccorso del leader è corso il solito, fedelissimo Luca Telese, altro bell'esemplare di ex post, che gli ha offerto l'ennesima ospitata (si è perso il conto di quante volte Vendola è già stato attore protagonista della trasmissione) nel suo programma "In Onda" su La7, affinchè Nichi tentasse di rendere digeribile alla sua adorante ma smarrita tribù il concetto che, tuttavia, alla fine è rimasto contorto e banale, supportato da un fastidioso corredo a base di ipocrite omissioni non foss'altro perchè qualcuno in quella sede avrebbe almeno dovuto spiegare che il termine "compagno" appartiene alla cultura e al lessico socialista, in Italia e nel mondo e che soprattutto la storia della sinistra italiana non iniziò nè nel 1917 nè, meno che mai, nel 1921 con la nascita del Pci.L'unico che ci ha provato è stato il columnist del Corsera Pigi Battista, ospite in studio ma il suo argomento è stato rapidamente fatto cadere.
Da poche ore è on line sul sito del Psi (con annesso evento su Facebook) un sondaggio che domanda come la pensino sul tema non solo i socialisti. Manterremo il sondaggio aperto fino alla vigilia dell'inizio della festa socialista di Bologna nella quale forniremo il dato definitivo, senza ovviamente avere la pretesa di affermarne alcuna scientificità. Tuttavia, scorrendo i primi commenti sulla pagina FB suscita qualche interesse l'affiorare qua e la dell'antico vizio-esercizio del "benaltrismo" a cui alcuni fanno ricorso, o per abitudine consolidata o per tentare, svicolando, di coprire il sole con una rete da pesca, sostenendo la tesi che " i problemi sono ben altri".
Certo, nessuno lo nega: se il vocabolo "compagno/a" mantenga intero il suo valore è questione non certo dirimente ma siccome, ciclicamente, qualche ex post la pone quasi fosse propedeutica al superamento delle ideologie e delle prassi del 900, da un lato non dovrebbe suscitare ironie o censure, dall' altro segnala ancora, l'imbarazzo dei pasdaran di uno che poco meno di tre anni fa concorse (perdendo) alla carica di segretario del Partito della rifondazione comunista e che oggi pretende, a suon di "coup de theatre" mediatici, di essere il campione della "nuova politica".
EP

PS. Per chi non avesse votato e intende farlo, ecco il link del sondaggio
http://www.partitosocialista.it/site/partecipa_sonda​ggio/432/sondaggio.aspx

giovedì 16 dicembre 2010

ZUCKERBERG

Federico Rampini nel suo blog su Repubblica.it riferisce che la scelta di Time magazine di indicare il padre di Facebook, il ventiseienne Mark Zuckerberg, uomo dell'anno, sarebbe sgradita a molti americani, soprattutto giovani, che avrebbero preferito che la rivista indicasse Julian Assange, il padre di Wikileaks, motivando tale preferenza soprattutto con il fatto che il giovane Mark e il suo social network sarebbero troppo funzionali ll'establishment a stelle e strisce e comunque la bocciatura del re degli hacker australiano sarebbe il portato della caccia all'uomo di cui è vittima dopo la messa in rete dei links riservati della diplomazia.

Occorre considerare che a Zuckerberg, si sia o meno supporter di Facebook, va riconosciuto di avere realmente cambiato, in pochi anni, vita e abitudini di milioni di persone in tutto il mondo. Assange, almeno per il momento, non pare essere neppure paragonabile al geniale giovanotto di Palo Alto, nonostante Wikileaks rappresenti un formidabile fattore di evoluzione dell'informazione globale, la cui utilità è tuttavia ancora da verificare.
Che il primo sia negli States una star osannata e celebrata, più di Bill Gates e Steve Jobs mentre il secondo sia divenuto per gli sceriffi di Pentagono e Cia una sorta di Dillinger telematico a cui mettere, in qualunque modo, il bavaglio non c'è dubbio e per questa ragione è meritevole di solidarietà.
Ma, come è sempre accaduto, a pensarci bene, al netto della obiettiva, abnorme e un pò ridicola furia persecutoria americana, la redazione di Time, ha visto giusto.
Tra i due non poteva esserci partita.
EP