La stagione politica di Berlusconi è agli sgoccioli ma la fretta non deve essere cattiva consigliera nella scelta delle alleanze.Il Nuovo Ulivo, fondato sull'asse privilegiato tra Pd, Idv e SeL, ricalca un'esperienza che si è rivelata fallimentare proprio sul terreno programmatico e di governo. Proporre una leadership di questo genere rischia di condannarci all'autarchia politica, allontanando l'elettorato moderato e riformista senza lasciare spazio alla possibilità di un'alleanza con l'Udc.
La strada giusta insomma per un'altra stagione di governo del centrodestra.
RICCARDO NENCINI
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sabato 17 settembre 2011
RISCHIO AUTARCHIA
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martedì 19 luglio 2011
10 PROPOSTE
Riccardo Nencini ha inviato una lettera aperta ai segretari dei partiti di opposizione
“Il preoccupante perdurare della crisi economica che colpisce l'Italia e il varo della manovra licenziata dal Parlamento la scorsa settimana, esigono che i partiti dell'opposizione si assegnino il compito della direzione istituzionale del Paese affrontando insieme, rapidamente e senza differimenti negli anni futuri, l'annoso tema dei costi della politica, indicando unitariamente soluzioni eque, chiare e strutturali”. Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI, in una lettera aperta inviata ai segretari dei partiti all’opposizione in Parlamento, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Mario Staderini.
“Sottopongo alla vostra attenzione alcune misure che mi auguro possano trovare la vostra condivisione”- si legge nella nota di Nencini. “Conferimento dei rimborsi elettorali unicamente ai partiti, in regola con l'art. 49 della Costituzione, relativamente all'attuazione dei principi di democrazia interna; taglio delle indennità dei consiglieri regionali al livello più basso (come in Umbria e in Toscana); soppressione dei benefits non riconducibili alla mera attività istituzionale;
abbassamento delle indennità dei parlamentari mediante l'adeguamento alla media dei paesi europei; soppressione del Senato della Repubblica e costituzione del Senato delle Autonomie e delle Regioni con 100 componenti eletti e conseguente riduzione del numero dei Deputati; accorpamento dei comuni con meno di 3000 abitanti con l'attivazione delle unioni comunali e superamento delle Comunità Montane e delle Province con un disegno di riordino istituzionale del Paese; introduzione della norma che preveda l'elettorato attivo a 16 anni e quello passivo a 21; divieto dei doppi incarichi politico istituzionali; istituzione di norme di valutazione di merito e competenza per le nomine negli enti pubblici; adozione di leggi per rendere palesi le lobby e la loro attività”.
“E' necessario che queste proposte –prosegue Nencini - siano da voi recepite e fatte proprie dai gruppi dell'opposizione parlamentare e da tutti i gruppi nei consigli regionali”
“Desidero infine informarvi – si legge in conclusione nella lettera del Segretario - che domenica prossima, 24 luglio, in tutti i capoluoghi di regione, il Psi ha indetto una mobilitazione straordinaria per campagna di raccolta firme per le 4 petizioni popolari per cambiare l'Italia, una delle quali è legata al tema della trasparenza della politica”.
Il Testo integrale della lettera
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/LetteraCostiPolitica.pdf
La tabella allegata
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/tabellasinottica_emolumenti_2011.pdf
“Il preoccupante perdurare della crisi economica che colpisce l'Italia e il varo della manovra licenziata dal Parlamento la scorsa settimana, esigono che i partiti dell'opposizione si assegnino il compito della direzione istituzionale del Paese affrontando insieme, rapidamente e senza differimenti negli anni futuri, l'annoso tema dei costi della politica, indicando unitariamente soluzioni eque, chiare e strutturali”. Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI, in una lettera aperta inviata ai segretari dei partiti all’opposizione in Parlamento, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Mario Staderini.
“Sottopongo alla vostra attenzione alcune misure che mi auguro possano trovare la vostra condivisione”- si legge nella nota di Nencini. “Conferimento dei rimborsi elettorali unicamente ai partiti, in regola con l'art. 49 della Costituzione, relativamente all'attuazione dei principi di democrazia interna; taglio delle indennità dei consiglieri regionali al livello più basso (come in Umbria e in Toscana); soppressione dei benefits non riconducibili alla mera attività istituzionale;
abbassamento delle indennità dei parlamentari mediante l'adeguamento alla media dei paesi europei; soppressione del Senato della Repubblica e costituzione del Senato delle Autonomie e delle Regioni con 100 componenti eletti e conseguente riduzione del numero dei Deputati; accorpamento dei comuni con meno di 3000 abitanti con l'attivazione delle unioni comunali e superamento delle Comunità Montane e delle Province con un disegno di riordino istituzionale del Paese; introduzione della norma che preveda l'elettorato attivo a 16 anni e quello passivo a 21; divieto dei doppi incarichi politico istituzionali; istituzione di norme di valutazione di merito e competenza per le nomine negli enti pubblici; adozione di leggi per rendere palesi le lobby e la loro attività”.
“E' necessario che queste proposte –prosegue Nencini - siano da voi recepite e fatte proprie dai gruppi dell'opposizione parlamentare e da tutti i gruppi nei consigli regionali”
“Desidero infine informarvi – si legge in conclusione nella lettera del Segretario - che domenica prossima, 24 luglio, in tutti i capoluoghi di regione, il Psi ha indetto una mobilitazione straordinaria per campagna di raccolta firme per le 4 petizioni popolari per cambiare l'Italia, una delle quali è legata al tema della trasparenza della politica”.
Il Testo integrale della lettera
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/LetteraCostiPolitica.pdf
La tabella allegata
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/tabellasinottica_emolumenti_2011.pdf
giovedì 23 giugno 2011
IL TAVOLO DELLE OPPOSIZIONI
Tra una riedizione dell’Unione e ‘ognuno per sé’, c’è una bella differenza e Di Pietro non ha torto quando solleva il problema.
E' da vedere se il leader dell’IdV ha davvero rinunciato all’ossessione antiberlusconiana e smesso i panni del giustizialista oppure è solo alla ricerca di un po’ di visibilità nella gara con Vendola, ma intanto pensiamo anche a organizzarci per non farci prendere di sorpresa da un possibile collasso improvviso di questa maggioranza.
Il segretario del maggior partito dell’opposizione potrebbe convocare un tavolo di confronto delle opposizioni, come chiediamo da tempo, e cominciare a verificare la possibilità di dare vita a un’alleanza dei riformisti alternativa a questo governo.
RICCARDO NENCINI
E' da vedere se il leader dell’IdV ha davvero rinunciato all’ossessione antiberlusconiana e smesso i panni del giustizialista oppure è solo alla ricerca di un po’ di visibilità nella gara con Vendola, ma intanto pensiamo anche a organizzarci per non farci prendere di sorpresa da un possibile collasso improvviso di questa maggioranza.
Il segretario del maggior partito dell’opposizione potrebbe convocare un tavolo di confronto delle opposizioni, come chiediamo da tempo, e cominciare a verificare la possibilità di dare vita a un’alleanza dei riformisti alternativa a questo governo.
RICCARDO NENCINI
giovedì 21 aprile 2011
ERRORI COLPEVOLI
Si continua a sostenere, in ultimo in una intervista di oggi a "La Repubblica" che Pd, SeL e IdV abbiano nei sondaggi la maggioranza su PdL e Lega Nord.
Sbagliato. E temo che si tratti di un errore colpevole, poiché il centro sinistra che nei sondaggi prevale sul centrodestra comprende anche Psi,Verdi e Radicali.
Senza questi ultimi Berlusconi è primo, naturalmente nei sondaggi.
Ha ragione Veltroni dunque a parlare di Centro sinistra ('il centrosinistra prevale di mezzo punto') e non di tre sole forze politiche di quest'area.
D'altra parte, e soprattutto nell'Italia centro-meridionale, liste e candidature socialiste saranno determinanti nella conquista di comuni e province.
Succederà in Campania, in Molise, ed in Abruzzo, in Puglia ed in Basilicata, in Calabria, nelle Marche, in Umbria, in Toscana, in diverse aree del Veneto e della Liguria e nelle città chiave di questa campagna elettorale.
Si accettano scommesse.
Si converrà che si tratta di una situazione insolita. Il Psi è corteggiatissimo nelle elezioni locali, tra i partiti 'piccoli' è quello che ha avuto il maggior numero di eletti alle regionali scorse, eppure lo si dimentica con una disinvoltura che solleva un qualche sospetto.
RICCARDO NENCINI
Sbagliato. E temo che si tratti di un errore colpevole, poiché il centro sinistra che nei sondaggi prevale sul centrodestra comprende anche Psi,Verdi e Radicali.
Senza questi ultimi Berlusconi è primo, naturalmente nei sondaggi.
Ha ragione Veltroni dunque a parlare di Centro sinistra ('il centrosinistra prevale di mezzo punto') e non di tre sole forze politiche di quest'area.
D'altra parte, e soprattutto nell'Italia centro-meridionale, liste e candidature socialiste saranno determinanti nella conquista di comuni e province.
Succederà in Campania, in Molise, ed in Abruzzo, in Puglia ed in Basilicata, in Calabria, nelle Marche, in Umbria, in Toscana, in diverse aree del Veneto e della Liguria e nelle città chiave di questa campagna elettorale.
Si accettano scommesse.
Si converrà che si tratta di una situazione insolita. Il Psi è corteggiatissimo nelle elezioni locali, tra i partiti 'piccoli' è quello che ha avuto il maggior numero di eletti alle regionali scorse, eppure lo si dimentica con una disinvoltura che solleva un qualche sospetto.
RICCARDO NENCINI
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venerdì 8 aprile 2011
DUE FACCE
Scrive oggi sul suo blog il deputato Pierfelice Zazzera dell'Idv :"Ovviamente è chiaro che non c’era nessuna volontà di accusare personalmente Maroni di responsabilità che peraltro non ha, ma è stata la reazione a quanto sta accadendo in queste ore ai migranti, cittadini stranieri che fuggono alla povertà e alla guerra"(!!!).Questo signore (Zazzera), per chi ancora non lo sapesse, ieri ha inalberato nell'emiciclo della Camera un cartello con la scritta "Maroni assassino". Il giorno prima l'ormai mitico deputato Domenico Scilipoti è stato colto con le mani nella marmellata per l'evidente "copia-incolla" del manifesto fascista del 1925 che è divenuto l'incipit del manifesto dei "Responsabili" (pensa te!).
Questi due personaggi hanno in comune, la scarsa conoscenza della lingua italiana, della storia, dell'educazione civica, delle regole parlamentari e soprattutto il fatto di essere entrambi prodotti del vivaio dell'Idv di Antonio Di Pietro che, com'è noto, in quanto a traballante cultura, sintassi approssimativa e poco rispetto delle istituzioni non è che scherzi.
Entrambi infatti nel 2008 furono nominati deputati dell'Idv dal vulcanico ex PM che, mentre si accordava con Veltroni per apparentarsi con il Pd mediante un patto leonino che escludesse soprattutto i socialisti, reclutò per il suo partito in franchising personaggi che stanno alla politica come i cavoli a merenda.
Il medesimo meccanismo usato (con criteri diversi, certo) da Berlusconi e dallo stesso Veltroni (remember Calearo?) per comporre i rispettivi gruppi parlamentari.
Sappiamo com'è finita.
All'indomani dell'annunciata sconfitta elettorale del centrosinistra veltroniano, l'ineffabile Di Pietro stracciò il patto leonino (patto cretino, visto da un'altra prospettiva), e formò il suo gruppo parlamentare dal quale sono emersi in tutto il loro squallore i seguaci che si scelse.
Alcuni, come Scilipoti, al momento giusto si sono collocati nella palude dei Responsabili, altri come Zazzera (per non scordarsi di Francesco Barbato, il teorico di "con me la piazza nel palazzo") nell'intento di superare Tonino nelle frequenti e sgrammaticate intemperanze verbali all'interno dell'Aula, altro non sanno fare che trasformare Montecitorio in uno sguaiato serraglio con comportamenti che fanno rabbrividire.
E' da oltre tre lustri che tra cappi, vaffa, mortadelle e altro nelle aule di Camera e Senato continuano a emergere fulgide figure di parlamentari per nulla consapevoli del proprio ruolo, semianalfabeti, desiderosi soltanto di ritagliarsi un quarto d'ora di celebrità televisiva da conquistare a qualunque costo e con modalità, al minimo, discutibili.
Questi, peraltro, sono solo alcuni dei tanti frutti amari prodotti dalla cosiddetta Seconda Repubblica di cui Di Pietro e Berlusconi e le loro sgangherate corti rappresentano le due facce della stessa medaglia.
EP
Questi due personaggi hanno in comune, la scarsa conoscenza della lingua italiana, della storia, dell'educazione civica, delle regole parlamentari e soprattutto il fatto di essere entrambi prodotti del vivaio dell'Idv di Antonio Di Pietro che, com'è noto, in quanto a traballante cultura, sintassi approssimativa e poco rispetto delle istituzioni non è che scherzi.
Entrambi infatti nel 2008 furono nominati deputati dell'Idv dal vulcanico ex PM che, mentre si accordava con Veltroni per apparentarsi con il Pd mediante un patto leonino che escludesse soprattutto i socialisti, reclutò per il suo partito in franchising personaggi che stanno alla politica come i cavoli a merenda.
Il medesimo meccanismo usato (con criteri diversi, certo) da Berlusconi e dallo stesso Veltroni (remember Calearo?) per comporre i rispettivi gruppi parlamentari.
Sappiamo com'è finita.
All'indomani dell'annunciata sconfitta elettorale del centrosinistra veltroniano, l'ineffabile Di Pietro stracciò il patto leonino (patto cretino, visto da un'altra prospettiva), e formò il suo gruppo parlamentare dal quale sono emersi in tutto il loro squallore i seguaci che si scelse.
Alcuni, come Scilipoti, al momento giusto si sono collocati nella palude dei Responsabili, altri come Zazzera (per non scordarsi di Francesco Barbato, il teorico di "con me la piazza nel palazzo") nell'intento di superare Tonino nelle frequenti e sgrammaticate intemperanze verbali all'interno dell'Aula, altro non sanno fare che trasformare Montecitorio in uno sguaiato serraglio con comportamenti che fanno rabbrividire.
E' da oltre tre lustri che tra cappi, vaffa, mortadelle e altro nelle aule di Camera e Senato continuano a emergere fulgide figure di parlamentari per nulla consapevoli del proprio ruolo, semianalfabeti, desiderosi soltanto di ritagliarsi un quarto d'ora di celebrità televisiva da conquistare a qualunque costo e con modalità, al minimo, discutibili.
Questi, peraltro, sono solo alcuni dei tanti frutti amari prodotti dalla cosiddetta Seconda Repubblica di cui Di Pietro e Berlusconi e le loro sgangherate corti rappresentano le due facce della stessa medaglia.
EP
sabato 11 dicembre 2010
I TRASFORMISTI 9
Non poteva che finire così.
Con un esposto di Antonio Di Pietro alla Magistratura.
E' l'unica corda che l'exmagistrato ruspante ha ampiamente dimostrato di essere in grado di suonare.
Mica si preoccupa di chiedere scusa a quegli italiani boccaloni che hanno votato il suo partito franchising, composto in gran parte da mezze tacche, personaggi che ha raccattatto in questi anni sui territori con il metodo della pesca a strascico.
Persino il sinistro De Magistris, suo epigono e sodale, quello che si inventò l'inchiesta Why Not, rivelatasi poi una bufala clamorosa, che causò la fine del governo Prodi e la gogna mediatica per decine di persone, ha scoperto che l'Idv così non può andare avanti.
Diciamola tutta: il guano in cui sono immerse le istituzioni è il risultato di anni nei quali i protagonisti della politica hanno avuto le facce di Berlusconi e Di Pietro, con le relative corti (che osano chiamare partiti, ma per favore!), che sono i primi (anche se non gli unici) responsabili dell'indecente e progressivo scadimento della politica nazionale dinanzi a cui sono posti gli attoniti cittadini.
Uno perchè ha una concezione autoritaria e aziendale delle istituzioni e considera il parlamento un luogo dove collocare yes men e bad girls che devono solo garantire la presenza fisica nelle aule parlamentari e premere bottoni per consentirgli di farsi gli affari suoi, l'altro perchè specularmente ha creato un mostro similpartito in cui collocare cacicchi ex-post, un pò di amici e magistrati sputtanati (come De Magistris, spedito a Bruxelles a far danni), che gli consentono di spargere, berciando con sintassi approssimativa nei salotti televisivi dei genuflessi anchormen, il seme del giustizialismo autoritario.
I risultati di questo impasto mefitico sono i De Gregorio e i Razzi e tutti gli iscritti, vecchi e nuovi, alla palude trasformista, gente che ha in testa il pensiero unico del galleggiamento e della transumanza al solo scopo di non perdere benefici e sinecure derivanti dallo status di parlamentare.
Tutti si domandano ansiosamente come finirà martedi'.
Finirà male in ogni caso. Perchè dovremo tenerci non solo una pletora di gente priva di un minimo di senso delle istituzioni e della decenza ma soprattutto perchè l'agenda della politica (se di politica è giusto parlare, cosa di cui dubito) continuerà ad essere dettata dai Berlusconi e dai Di Pietro.
Con una conseguenza, peraltro non nuova: l'ennesima abdicazione della politica a favore del potere giudiziario, improriamente e nuovamente chiamato ad assolvere un ruolo di supplenza che non gli compete.
THE CHAMALEON
Con un esposto di Antonio Di Pietro alla Magistratura.
E' l'unica corda che l'exmagistrato ruspante ha ampiamente dimostrato di essere in grado di suonare.
Mica si preoccupa di chiedere scusa a quegli italiani boccaloni che hanno votato il suo partito franchising, composto in gran parte da mezze tacche, personaggi che ha raccattatto in questi anni sui territori con il metodo della pesca a strascico.
Persino il sinistro De Magistris, suo epigono e sodale, quello che si inventò l'inchiesta Why Not, rivelatasi poi una bufala clamorosa, che causò la fine del governo Prodi e la gogna mediatica per decine di persone, ha scoperto che l'Idv così non può andare avanti.
Diciamola tutta: il guano in cui sono immerse le istituzioni è il risultato di anni nei quali i protagonisti della politica hanno avuto le facce di Berlusconi e Di Pietro, con le relative corti (che osano chiamare partiti, ma per favore!), che sono i primi (anche se non gli unici) responsabili dell'indecente e progressivo scadimento della politica nazionale dinanzi a cui sono posti gli attoniti cittadini.
Uno perchè ha una concezione autoritaria e aziendale delle istituzioni e considera il parlamento un luogo dove collocare yes men e bad girls che devono solo garantire la presenza fisica nelle aule parlamentari e premere bottoni per consentirgli di farsi gli affari suoi, l'altro perchè specularmente ha creato un mostro similpartito in cui collocare cacicchi ex-post, un pò di amici e magistrati sputtanati (come De Magistris, spedito a Bruxelles a far danni), che gli consentono di spargere, berciando con sintassi approssimativa nei salotti televisivi dei genuflessi anchormen, il seme del giustizialismo autoritario.
I risultati di questo impasto mefitico sono i De Gregorio e i Razzi e tutti gli iscritti, vecchi e nuovi, alla palude trasformista, gente che ha in testa il pensiero unico del galleggiamento e della transumanza al solo scopo di non perdere benefici e sinecure derivanti dallo status di parlamentare.
Tutti si domandano ansiosamente come finirà martedi'.
Finirà male in ogni caso. Perchè dovremo tenerci non solo una pletora di gente priva di un minimo di senso delle istituzioni e della decenza ma soprattutto perchè l'agenda della politica (se di politica è giusto parlare, cosa di cui dubito) continuerà ad essere dettata dai Berlusconi e dai Di Pietro.
Con una conseguenza, peraltro non nuova: l'ennesima abdicazione della politica a favore del potere giudiziario, improriamente e nuovamente chiamato ad assolvere un ruolo di supplenza che non gli compete.
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venerdì 10 dicembre 2010
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| Cesare Lombroso |
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