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martedì 11 ottobre 2011

BIG BANG

Auguro a Matteo Renzi ogni successo, ma lo slogan scelto per la Leopolda II non è affatto foriero di buoni auspici. Sotto questa insegna, esattamente la stessa – 'Big bang' – Michel Rocard, nel 1993, promise lo scioglimento del Partito Socialista francese e si autopromosse rifondatore della sinistra d'Oltralpe. Le cose sono andate del tutto diversamente.
Oggi i sondaggi considerano il candidato socialista alle Presidenziali francesi, probabilmente Francoise Hollande, vincente contro l'attuale Capo dello Stato.
Anche per la sinistra italiana, prima di avveniristici 'big bang', consiglierei rigore, lavoro di gomito e tre impegni da assumere di fronte ai cittadini: misure per il rilancio dell'economia (innanzitutto patrimoniale, tassazione delle rendite finanziarie, lotta all'evasione fiscale, denari nella ricerca, tutele per i precari), investimento nelle nuove idee (e nelle giovani generazioni), sobrietà nel governo della cosa pubblica.
Questa che sarebbe una vera rivoluzione riformista!
RICCARDO NENCINI

mercoledì 15 giugno 2011

BRUNETTA

L’atteggiamento assunto da Brunetta è quello di un ministro precario in un governo precario, giunto ormai al suo capolinea.

Il comportamento di Brunetta è sprezzante e inaccettabile e non è altro che il ‘continuum’ della linea assunta dal governo di centrodestra, fatta di gravi offese alla parte onesta del Paese. “Il ministro dovrebbe chiedere scusa ai lavoratori precari, nei confronti dei quali il governo Berlusconi non è riuscito a garantire certezze e tutele, determinando una “precarizzazione” tale per cui i giovani non riescono ad essere artefici del proprio destino.
I socialisti da sempre sono impegnati a sostegno dei diritti del “terzo popolo” che è figlio della società della conoscenza e che si muove senza diritti nel mondo del lavoro, ha una professione precaria e quasi sempre un titolo di studio in tasca, non ha certezze, non ha sicurezza, non ha tutele, non ha voce nel sindacato.
Il terzo popolo, caro Brunetta, sono i nostri figli e sono passioni che se ne vanno.

RICCARDO NENCINI

martedì 31 maggio 2011

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

Cerco di ragionare individuando alcuni elementi a mio avviso inoppugnabili sui dati elettorali. Il primo è che si tratta di un voto con una sua forte valenza politica. Non la si riscontra solo nel risulatto di Milano e Napoli (dove va compiuta una più singolare valutazione), ma anche nell’andamento delle altre città, da Trieste a Novara, da Cagliari a Pavia. Quando c’è nei risultati elettorali un minimo comun denominatore vuol dire che c’è un elemento politico. E quell’elemento politico è l’insoddisfazione nei confronti del governo e in particolare del presidente del Consiglio, che tanto si è speso in questa campagna elettorale, probabilmente persuaso di portar una dote ai suoi candidati e non accorgendosi invece di portar loro un danno. Occorre, poi, anche prendere lucidamente atto che il malessere nei confronti del governo non è solo un dato italiano. Basti considerare come ha votato la Germania, ma anche, recentemente, come ha votato la Spagna, dove Zapatero col suo Psoe ha perso perfino la roccaforte storica di Barcellona, un pò come Milano per il Pdl. Ma siccome il presidente del Consiglio ha sempre affermato che l’Italia era diversa, e che il suo governo, contrariamente agli altri europei, aveva vinto sempre nelle elezioni amministrative e regionali durante la legislatura, allora il premier deve prendere atto che anche il suo governo è come gli altri e che anche in Italia si respira quel vento di insoddisfazione e di preoccupazione verso il futuro che si avverte altrove. Ma in Italia questo assume un effetto ancora più rilevante che negli altri paesi perchè in Italia vi è una sovraesposizione del leader molto più forte che non in altri paesi, dove vengono ancora votati i partiti. Credo che tutto questo non produrrà solo malessere nella maggioranza. Penso che all’interno del Pdl e anche nella Lega si leveranno forti segnali di cambiamento. Non so se questi segnali di insofferenza, che già si sono peraltro più volte manifestati, provocheranno anche un rinnovamento nella leadership del governo. Se questo dovesse avvenire la sinistra dovrebbe preoccuparsi non poco, perchè perderebbe Casini e Fini, che verrebbero coinvolti in un centrodestra senza Berlusconi. E’ più probabile che, come avviene sempre, quando il leader non riconosce i suoi errori (avvenne anche nel Psi con l’ultimo Craxi) la colpa venga fatta ricadere sui suoi, sul suo partito, sui suoi candidati, sui suoi ministri. E si accenda una dura polemica che potrebbe dar vita anche a sostanziali mutamenti negli assetti interni e di governo. La cosa semplice è che Berlusconi ha perso la sua spinta propulsiva, ammesso che mai l’abbia avuta. Certo l’ha persa nei confronti degli italiani. E questa è la vera notizia. La sinistra e il centro devono, però, non entusiasmarsi troppo. E dar vita a una proposta alternativa che oggi ancora non c’è. Vivere sugli allori può essere pericoloso. E, Giuliano Ferrara lo ha ricordato giustamente, per pensare che una fase si è chiusa davvero bisogna che ne sia pronta un’altra. Che ancora non c’è. A meno che non si voglia intendere che Pisapia e De Magistris rappresentino un nuovo progetto politico di carattere nazionale. Può anche darsi, ma i requisiti per vincere le elezioni politiche mi paiono altri. Attenzione, perchè se c’è sempre un De Magistris che impedisce all’alternativa di centrodestra di approfittare del disastro della sinistra a Napoli, ci può sempre essere un Tremonti che impedisce alla sinistra di approfittare del disastro del centrodestra a Roma. Gli italiani sono i primi a spostarsi da un polo all’altro senza alcuna reticenza. Come volevasi dimostrare.


MAURO DEL BUE



giovedì 21 aprile 2011

IL PSI LANCIA LA CAMPAGNA ‘QUATTRO FIRME PER COMINCIARE A RIFARE L’ITALIA’

‘Quattro firme per cominciare rifare l’Italia (e mille tavoli per la raccolta delle firme)’ è il nome dell’iniziativa lanciata oggi a Roma dal PSI nel corso di una manifestazione davanti a Montecitorio, presenti il segretario, Riccardo Nencini con dirigenti e militanti del partito.
La campagna di raccolta firme punta alla modifica dell’attuale legge elettorale, a cambiare il finanziamento pubblico per rendere sobria e trasparente la politica, a istituire una tassa equa sulle transazioni finanziarie e a innovare la legislazione
sul lavoro per eliminare la precarietà e dare parità vera a uomini e donne.
Tavoli per la raccolta delle firme saranno presenti a partire dalla prossima settimana in tutte le principali città d’Italia.





sabato 9 aprile 2011

UN NUOVO STATUTO DEI LAVORI. SUBITO.

Quello dei giovani e del lavoro precario deve diventare il tema più importante da affrontare con grande urgenza, fantasia e flessibilità. Non possiamo fare la guerra alla globalizzazione, ma possiamo ridurre i danni che provoca l’insensata concorrenza sul costo del lavoro. La precarietà del lavoro non genera solo insicurezza e bassa crescita, ma apre una drammatica frattura sul futuro previdenziale delle giovani generazioni dagli esiti imprevedibili per la coesione sociale del Paese.

Occorre avviare una stagione di riforme e di nuovi diritti del lavoro.
Uno dei primi passi da compiere consiste nell'estendere l’assegno di disoccupazione a tutti i lavoratori precari che oggi sono tagliati fuori da ogni sistema di tutele e di garanzie.
La questione sociale del precariato può e deve essere affrontata e sanata non promettendo il posto fisso a tutti, ma riformando di sana pianta il sistema del welfare. Bisogna fare in modo che chi non ha lavoro o lo perde non resti senza reddito e soprattutto che sia messo in condizioni di trovare un altro impiego.
Per questo i socialisti presenteranno una proposta di modifica dell'attuale Statuto dei lavoratori perché occorre battere strade diverse da quelle tradizionali, rese marginali ed inefficaci dai mutamenti profondi della società italiana nella domanda, nell’offerta e nell’organizzazione del lavoro.
Il terzo popolo è figlio della società della conoscenza, il mondo nel quale viviamo da almeno un quindicennio.
Il terzo popolo si muove senza diritti nel mondo del lavoro, ha una professione precaria e quasi sempre un titolo di studio in tasca, non ha certezze, non ha sicurezza, non ha tutele, non ha voce nel sindacato.
Il terzo popolo sono i nostri figli e sono passioni che se ne vanno.
Perché in Italia non esistono né ammortizzatori sociali di base né valorizzazione del merito ed investimento su giovani talenti. Un disastro.
La sinistra riformista deve ricominciare da qui, ingaggiando una dura battaglia contro il governo e, se necessario, contro pezzi di sindacato e di certa sinistra che si alimentano di consuetudini, di luoghi comuni, di slogan spazzati via dal tempo e da questa generazione.
I socialisti sono impegnati a sostegno della flex-security, di un salario minimo collegato alla formazione professionale ed alle specializzazioni (indennità di cittadinanza), prevedendo una riforma del diritto del lavoro per estendere ai precari i diritti fondamentali: un nuovo Statuto dei Lavori. E' il minimo che si possa fare.
E’ la priorità. Il luogo dove si devono intersecare i valori della inclusione, della giustizia sociale, della dignità di vita.

RICCARDO NENCINI

mercoledì 6 aprile 2011

INTEGRALISMO E STUPIDITA'

Roberto de Mattei,
Vicepresidente del CNR
Roberto De Mattei con le sue farneticanti affermazioni dai microfoni di Radio Maria ha oltrepassato il già labile confine che separa il becero integralismo dalla stupidità.Infatti parlare di barbarie e deriva etica a proposito di pillola abortiva e testamento biologico e definire il reato di omofobia "una cosa campata in aria" significa ingaggiare una polemica odiosa e intollerabile.Sono personalmente disposto a presentare a De Mattei, docente in un ateneo fondato da un prete pedofilo, persone che hanno subìto discriminazioni e vessazioni perchè omosessuali. Temo tuttavia che sarebbe tempo sprecato.
Mi domando come sia possibile che qualcuno possa affidare i propri figli alle cure didattiche di Roberto De Mattei e anche come una simile personalità possa ancora ricoprire l'incarico di vicepresidente del CNR.
RICCARDO NENCINI

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/06/news/de_mattei_impero_romano_omosessuali-14561724/?ref=HREC1-5

martedì 5 aprile 2011

NON INGOIATE IL ROSPO


il volantino distribuito oggi ai deputati da Nencini e dalla segreteria del Psi

il

martedì 22 marzo 2011

A SENSO UNICO

Una parte della sinistra italiana deve uscire dall’ambiguità e riconoscere che è il popolo libico che va aiutato, non il dittatore sanguinario che lo opprime.Il pacifismo a senso unico è un vecchio vizio difficile a guarire. Ieri marciavano finendo per sostenere il totalitarismo sovietico, cinese e cubano, poi quello di Milosevic e Saddam, e oggi rischiano di fare lo stesso per quello del Rais di Tripoli. Anche in Libia oggi come nella Spagna del ’36, c’è una democrazia nascente a cui i popoli amanti della libertà devono dare un’opportunità. Cosa avrebbero fatto Vendola, Ferrero e Diliberto nel ’36? Si sarebbero arruolati nelle brigate internazionali o avrebbero manifestato contro la guerra facendo l’occhiolino a Franco?

RICCARDO NENCINI

lunedì 21 febbraio 2011

LETTERA DI UN SOCIALISTA A NICHI VENDOLA

Cambiare la sinistra...caro Vendola, tu eri comunista, tu eri in Rifondazione comunista, tu eri in quella parte della sinistra di estrazione totalitaria, conservatrice, poco laica che ha impedito uno sviluppo con prospettive di governo,nel suo complesso alla sinistra italiana.

Tu provieni da quella scuola, spesso illiberale che ha difeso nel passato le invasioni di Ungheria e Cecoslovacchia.
Tu eri tra coloro i quali, durante le partite tra Italia e Urss si commuovevano si' ma ascoltando l'inno dell'Urss. Naturalmente è tutta acqua passata ma il nostro passato serve anche a definire chi siamo.
Con grande piacere noto il tuo avvicinarsi al socialismo ma allora, scusami, vale anche per te quello che ha scritto Di Lello a Bertinotti.
In questa marcia salutare di avvicinamento al socialismo non è che voi che (Bertinotti si' tu no) socialisti non siete mai stati potete scegliervi gli interlocutori oppure avere la scellerata arroganza, come hai tu, di porvi alla testa dei socialisti.
No caro mio, non funziona cosi'.
Il Partito socialista europeo,l'Internazionale socialista non sono entità astratte ma ben reali che, in Italia, hanno un referente ben preciso che si chiama Partito Socialista Italiano .
Superare le divisioni che lacerano la sinistra italiana, la scissione tra riformisti e massimalisti sarebbe veramente una bella cosa ma sono sbagliate le basi che tu poni.
Non puoi pretendere, dopo non averne azzeccata una storicamente, di porti come leader dei socialisti che forse, storicamente, politicamente di errori ne hanno fatti un po' meno, in ogni caso mai tali da richiedere, come nel vostro caso, la condanna della storia.
Sii un po' piu' umile e sarai il benvenuto e chissà, nelle dinamiche interne del Psi potresti pure trovare una posizione da leader (sinceramente non penso con il mio voto).
Vendola,ridimensionati un attimo: stai galleggiando su una nuvola che puo' dissolversi in un attimo.
Non pensare di essere il condottiero della nuova sinistra come la chiami tu perchè poi potresti avere un brutto risveglio.
GIOVANNIBATTISTA FERRARI

giovedì 17 febbraio 2011

NON MI INDIGNO

Mi preme specificare perché mentre ascolto e leggo e vedo il dibattito politico italiano, a differenza di molte persone in realtà non riesco ad indignarmi.

Primo: non mi indigno perché e non si dovrebbe parlare di un’indagine ed anche di un rinvio a giudizio come se si parlasse di una sentenza definitiva di condanna, perché questo è un principio democratico e non è barattabile a seconda di chi sia l’indagato o l’imputato.
Un dirigente politico che parla come se fosse il pubblico ministero rappresenta un’anomalia italiana come lo è il conflitto di interessi ed entrambi sono egualmente pericolosi per il corretto funzionamento delle regole, regole che sento spesso evocare.
Secondo: non mi indigno perché non mi è mai piaciuto il sistema anglosassone per cui vita privata “etica” rappresenta la premessa per poter avere incarichi di responsabilità e sinceramente non mi importa affatto di come chiunque passi le proprie nottate e su come e con chi decida di accoppiarsi.
L’ondata di sdegno, propria di catechesi degli anni ’50 non mi appartiene ed in realtà ne rimango sorpreso e meravigliato. Non esiste etica, per me, nella vita sessuale, nel senso che non ritengo possa esserci giudizio etico da parte di nessuno, a meno che questa non limiti la libertà di un altro soggetto.
Sullo sfruttamento dell’immagine femminile non credo che la deriva sia una colpa esclusiva del Presidente del Consiglio, mi ricordo le copertine di “Espresso” e “Panorama” negli anni ’80, ero adolescente e me le ricordo molto bene, con tette e culi esposti in bella evidenza, il problema semmai riguarderebbe il sistema di scelta della classe dirigente che mai come nella seconda repubblica avviene secondo metodi insopportabili di cooptazione, pratica che però non è di esclusiva della destra, ricordo infatti chi fosse la capolista del Partito Democratico nel Lazio alle ultime elezioni politiche e non rammento grandi meriti precedenti della On. Marianna Madia.
Terzo: non mi indigno perché in una Repubblica parlamentare le dimissioni si chiedono in Parlamento e generalmente attraverso una mozione di sfiducia, è cronaca che il Governo ha ottenuto la fiducia in Parlamento non meno di un paio di mesi fa.
Quarto: non mi indigno perché nessuno mette in discussione l’azione di Governo e le politiche sociali che attua e su questo porterò due esempi. Non ho sentito o ne ho sentiti pochi di dirigenti di centro sinistra obiettare qualcosa al manager dei nostri tempi, Sergio Marchionne, il quale attraverso veri e propri ricatti e vere e proprie prove di forza ha rimesso in discussione le relazioni industriali del nostro Paese, anzi, Piero Fassino, non appena indicato come candidato a sindaco di Torino, non ha perso tempo a cantarne le lodi ed ad affermare di come un operaio avrebbe dovuto, per il suo bene, seguire le indicazioni del vate. E’ poi cronaca di questi giorni la improvvisa riscoperta dell’anima proletaria e popolare della Lega Nord, che forse nessuno si è accorto essere il vero motore delle scellerate politiche del Governo Berlusconi.
Può nascere il sospetto che il problema sia solo chi “gestisce” e non come “gestisce”.
Quinto ed è il punto centrale: non mi indigno per le mancate dimissioni di Berlusconi perché nessuno di noi si indigna per le mancate dimissioni di tutto il gruppo dirigente di centro sinistra il quale perde dal 1994 quasi tutti gli appuntamenti elettorali.
Nelle democrazie normali, difatti, la prima cosa che accade è che chi perde va a casa, cosicché magari una futura richiesta di dimissioni del Premier, magari proposta da qualche 35enne risulti più credibile e più decente.
Tutta la situazione non mi indigna ma in realtà mi preoccupa, perché da mesi si parla di questo e non dell’Italia.
FERDINANDO PASTORE

martedì 15 febbraio 2011

BUONI CONSIGLI

In un Paese normale non saremmo mai arrivati a questo punto e non avremmo mai avuto un presidente del consiglio in carica nonostante il suo enorme conflitto di interessi, a cominciare da quello nel settore dell’informazione, che ne condiziona ogni atto.

In un Paese normale, come è accaduto nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti, semplici parlamentari, ministri e premier si dimettono per questioni infinitamente meno gravi di quelle che hanno coinvolto fino a oggi Berlusconi.
Ma noi non siamo più da un quindicennio un Paese normale e quindi non c’è da essere ottimisti. Possiamo solo sperare che almeno per una volta Berlusconi ascolti i buoni consigli delle persone più equilibrate, a cominciare da quelli del Capo dello Stato.
RICCARDO NENCINI

domenica 13 febbraio 2011

TRE GHINEE

“Se non ora, quando?” è il titolo della manifestazione che porterà oggi nelle piazze italiane migliaia di donne e uomini a difendere e promuovere l’immagine, il valore e la dignità delle donne in un Paese dove sempre più spesso la rappresentazione del mondo femminile è offensiva e lesiva del contributo che le donne hanno dato e continuano a dare alla crescita della società.

Anche solo parlando della storia d’Italia sono state davvero tante le donne che hanno attraversato la storia spesso in silenzio, che hanno affermato idee, conquistato diritti e combattuto pregiudizi per raggiungere quell’emancipazione politica, economica e giuridica che conosciamo. Lo hanno fatto con determinazione dentro i movimenti e i partiti portando avanti le migliori idee della tradizione laica e cattolica. L’hanno fatto in tante, con sacrificio e senso del dovere anche durante le due guerre del secolo scorso.
Oggi i passaggi di un’emancipazione conquistata con fatica, impegno e lavoro hanno portato tante a svolgere ruoli di rilievo nella società con competenza e professionalità, tantissime al lavoro dentro la famiglia o nelle imprese con la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare perché sempre più donne possano godere dei propri diritti.
Tutto ciò non può essere cancellato da modelli e comportamenti sempre più diffusi da giornali, tv, pubblicità e politica. La rappresentazione che si sta dando delle donne come puro oggetto di scambio sessuale non è quella vera, non quella che vogliamo trasmettere ai nostri giovani se pensiamo al futuro della nostra società con rispetto e come luogo in cui la coesione sociale, la coscienza civile e la crescita siano i principi fondanti.
Tanti anni fa, la scrittrice Virginia Woolf utilizzò la metafora delle tre ghinee per lamentare la povertà della condizione femminile ai suoi tempi, quando le donne non avevano nemmeno pochi spiccioli da spendere per autodeterminare la loro vita, nonostante la coscienza delle loro potenzialità. Quelle tre luccicanti ghinee dell’istruzione, dell’accesso alle professioni, della prevenzione delle guerre, nel nostro Paese come in tanti altri le abbiamo conquistate e da allora le donne sono cresciute, molte di noi hanno scelto di fare politica convinte che il modo migliore per vivere i sogni sia quello di provare a realizzarli, attraverso una politica etica perché pensata nell’interesse della collettività. Non permetteremo quella barbara semplificazione dell’immagine femminile che qualcuno sta tentando di radicare nella società italiana!
Per questo le donne e gli uomini socialisti saranno oggi nelle piazze italiane a difendere non solo la dignità delle donne, la loro storia, ma anche il futuro del Paese.

RITA CINTI LUCIANI



domenica 6 febbraio 2011

DEJA VU


Tifosi italiani di rugby
 ieri allo stadio Flaminio di Roma
per Italia Irlanda
Se Mirko Bergamasco, tra i migliori giocatori di rugby al mondo, ieri, a pochi minuti dal termine della partita Italia Irlanda, fosse riuscito a centrare i pali, mettendo così in sicurezza l'esiguo vantaggio azzurro, forse i titoli dei tg e dei giornali di oggi sarebbero dedicati alla celebrazione di una vittoria storica nel mitico torneo delle Sei nazioni, in cui purtroppo l'Italrugby, ultima arrivata, seguita ad essere la Cenerentola. O forse sarebbero stati quantomeno derubricati, asciugandoli dalle troppe enfasi del giorno dopo, quelli dedicati l'adunata degli Indignati in s.p.e. del Palasharp di Milano con l'annessa passerella del meglio del culturame radical-chic meneghino e italiota, benedetta dall'editore di riferimento di molti tra costoro, presente nel catino urlante e circondato dall'adorante corte di alcuni tra i campioni della nuova stagione giustizialista sulla quale, con la consueta lucida analisi, ha scritto in questi giorni Ugo Intini. Si, perchè la questione è esattamente questa: sta andando in scena l'ennesima pantomima che disegna un Paese diviso tra supposti ipergarantisti da un lato e indignati giustizialisti in servizio permanente effettivo dall'altro, con la penosa ripetizione della recita di un canovaccio da avanspettacolo a cui questo Paese assiste attonito. Ovviamente, in codesto scenario, le voci che invitano alla ragionevolezza e ad un minimo di riflessione e sobrietà sono rese afone dagli schiamazzi scomposti di chi, da almeno un trentennio, si ostina a considerare il confronto politico come una sorta di ordalia mediatica.
Insomma, la pruderie giustizialista, somministrata da cerimonieri vecchi e nuovi, sembra rioccupare il centro della scena fornendo ad un Premier screditato e prossimo al capolinea, lievito per impastare a colpi di slogan tra l'ammicante e l'allarmato, l'argomento con il quale si è garantito la leadership quasi ventennale dell'Italia: la persecuzione mediatico giudiziaria nei suoi confronti.
Con il rischio concreto che riesca a scavallare anche l'ultimo ostacolo che, peraltro, è stato così bravo a costruirsi.
Sarebbe un déjà vu.  Ma in giro c'è chi è ancora incapace (o, peggio, non vuole, poichè non gli conviene) di comprenderlo.Come gli ideatori e i protagonisti della kermesse milanese.
EP

sabato 5 febbraio 2011

IL GIUSTIZIALISMO CONTINUA A FAR PAURA

Non so se e per quanto tempo i sondaggi indicheranno che gli scandali non disgregano affatto la base elettorale del centro destra. Certo è che tra le molte (e credibili) spiegazioni del fenomeno, i commentatori ne hanno sottovalutate due. La prima è quasi ovvia. Moltissimi italiani non leggono i giornali e guardano distrattamente una televisione che certo non è interessata a dare spazio agli scandali. Quindi, semplicemente, sono per il momento poco informati. La seconda spiegazione, più duratura e più politicamente importante, è la repulsione verso il giustizialismo.

Senza approfondire il fatto che l’oggetto delle indagini è ben diverso, molti elettori vedono nell’azione della magistratura milanese il replay del 1992-94. Anche se, come diceva Lenin, quando la storia si ripete, la tragedia si trasforma in farsa. Come allora, vedono il protagonismo di una magistratura politicizzata (sempre la stessa e sempre con Di Pietro come paladino); assistono al circo “mediatico giudiziario” (il giornalista più visibile è ancora Santoro), all’uso “border line” con la legalità degli strumenti di indagine, a un enorme dispiegamento di mezzi finalizzato a raggiungere l’obbiettivo prefissato. Anche i vescovi se ne sono accorti. Lo avessero fatto nel 1993! Parlano adesso, ma tacevano quando la farsa di oggi era, appunto, tragedia e gli innocenti si suicidavano in carcere, dove venivano rinchiusi allo scopo di estorcere la confessione.
Nell’immaginario collettivo, c’è la percezione (che la destra lavora a rafforzare) di uno scontro esclusivamente a due, dove da una parte sta Berlusconi, dall’altra non un centro sinistra confuso, bensì la procura di Milano, che come nel 1992-93, assume il ruolo politico e mediatico di guida.
Tutto questo non piace a quegli elettori che per reazione a Mani Pulite già una volta hanno fatto vincere Berlusconi. Non piace ai molti che da una parte vedono un presidente del Consiglio screditato e penoso; dall’altra, una magistratura che fa loro non pena ma paura. E che per questo continuano a preferire Berlusconi come il male minore. L’handicap per il centro sinistra è aggravato dal fatto che i “neo giustizialisti”, mentre ritrovano nella Procura di Milano la loro guida, non cessano di offendere gli ex elettori socialisti e democristiani (in “non faciendo” e “in faciendo”): non recuperando la cultura socialista e democristiana in nome dell’inconcludente “nuovismo” del PD; riproponendo, come nella emblematica manifestazione di Lissone, gli insulti e le sceneggiate di vent’anni fa contro i leader simbolo, come Craxi, di questa cultura.
In tal modo, si assiste a una polarizzazione devastante, dove i due poli estremi si sostengono a vicenda. Da una parte, il fronte degli “impuniti” legittima, con la sua impermeabilità al senso del limite e del decoro, il fronte della procura di Milano. Dall’altra, questo fronte (più perché evoca il dipietrismo che per i comportamenti attuali) spaventa una parte degli elettori i quali vengono così spinti a difendere in pratica l’impunità stessa. Le posizioni intermedie sono sovrastate dallo schiamazzo assordante delle due fazioni in rissa, ma non per questo scompaiono. Anzi, silenziosamente aumentano i cittadini che le condividono, sino a poter diventare una maggioranza per il momento silenziosa, appunto, ma non per sempre:silenziosa soltanto sino a quando qualcuno non la guiderà e non le darà voce. Sempre di più,gli italiani, disgustati, non vogliono ascoltare le bocche spalancate nell’invettiva: né quelle dell’una, né quelle dell’altra fazione. Sempre di più hanno un sogno: veder sparire finalmente il giustizialismo e il populismo di destra (da vent’anni figli l’uno dell’altro), veder tornare la politica e i partiti di stile europeo al posto delle urla, della personalizzazione e dei demagoghi di stile sudamericano. Tra i leader politici, forse Casini è quello che più percepisce questo stato d’animo e si appresta a intercettarlo.
In una minoranza consapevole e sofisticata, si affaccia infine ormai anche un’altra considerazione. Tale è il disastro provocato da quasi vent’anni di anti politica che, senza una adeguata preparazione, la scomparsa di Berlusconi rischia di aggravare, non di risolvere la crisi italiana. Lo spiegava una fonte non sospetta di Berlusconismo: Ilvio Diamanti su La Repubblica. A Nord,dilagherà la Lega. Il PD rischierà di trasformarsi, a mio parere, in una “Lega del centro”, guidata da amministratori (vedi Renzi) che ripetono in sostanza la retorica populista, anti politica e localista inventata in Padania. Il Sud (hic sunt leones) sarà terra di conquista per le bande clientelari. Non più frenate neppure da una sembianza di partiti organizzati, magari alimentate da una “retorica sudista” contrapposta a quella leghista.
Il centro sinistra ha flirtato con la Lega e con un “federalismo” di cui tutti si riempiono la bocca senza sapere in realtà quali effetti pratici possa avere. Se si continua così, il risultato finale è facilmente prevedibile. Più o meno lenta disgregazione dello Stato.”
Amministratori di condominio” e “amministratori termiti” a livello locale, che accompagneranno pochezza a presunzione, provincialismo a demagogia, potere illimitato a limitatezza di orizzonti, che moltiplicheranno il debito pubblico complessivo e aumenteranno le imposte o apertamente o surrettiziamente (gonfiando le tariffe dei servizi). Governi centrali senza più né i mezzi, né la “vision” per grandi progetti e investimenti infrastrutturali che arrestino il declino del Paese.
UGO INTINI

giovedì 3 febbraio 2011

I LAVORI DELLA DIREZIONE DEL PSI.


UNA MODERNA AREA DI ISPIRAZIONE LAICA, DEMOCRATICA E SOCIALISTA


Riccardo Nencini aprendo questa mattina i lavori della direzione ha espresso la fraterna solidarietà del partito a Luca Cefisi che, a seguito della pubblicazione del libro “Bambini ladri”, è stato fatto oggetto da un sito web neonazista, già noto per episodi di intolleranza razzista, di gravi insulti e pesanti minacce.
Nel corso del dibattito apertosi dopo la relazione del segretario sono intervenuti i compagni Labellarte, Sollazzo,Clarizia, Craxi, Carugno, Del Bue, Benzoni, benaglia, Andreini, Bartolomei, Borgoglio, Biscardini, Di Gioia.
Al termine dei lavori la Direzione ha approvato a larghissima maggioranza (2 astenuti) il seguente documento politico:





La fase di grande difficoltà e la straordinaria debolezza dell'attuale maggioranza, confermata ulteriormente dal voto odierno della bicamerale sul federalismo, l' incertezza di prospettive nelle quali si dibatte la politica italiana richiede un grande sforzo unitario di presenza e di mobilitazione del Partito Socialista lungo le linee definite nell’assise congressuale di Perugia.



Si rende necessario in particolare intensificare l’azione mirante alla costruzione di un ampio schieramento riformatore che possa credibilmente candidarsi alla guida del Paese, per aprire una fase nuova e superare l’attuale centro destra.


Nella primavera prossima sono chiamate al voto importanti città e numerose province, una prova elettorale significativa sia per misurare l’opinione degli italiani su governo e opposizione, nel Paese e nelle singole realtà locali, che per costruire, partendo anche dai municipi e dalle province, progetti di alleanza riformista destinati in futuro a competere nella guida dell’Italia.


I Socialisti parteciperanno al turno elettorale amministrativo in coalizioni di centro sinistra di cui favoriranno la composizione riformista ed il legame con programmi innovativi per il governo di città e territori, sulla base degli orientamenti emersi nella recente Conferenza Programmatica tenutasi a Rimini. Per rendere più credibile questo percorso, vanno promosse intese locali anche con i partiti di centro.


Entro il mese di marzo, soprattutto nelle grandi città, organizzeremo “primarie delle idee” mentre continuiamo a ritenere le primarie per scegliere le candidature ai vertici delle amministrazioni utilizzabili solo dove vi sia certezza della coalizione e condivisione di un percorso politico-istituzionale.


Le “primarie” intese quali resa dei conti non possono avere diritto di cittadinanza. Anche le recenti esperienze, tra cui in particolare quella di Napoli, confermano che lo strumento così com’è si presta ad abusi di vario tipo, tra i quali è molto insidioso quello di dare alla coalizione avversaria la possibilità di scegliersi il competitore più gradito.


Il PSI si presenterà alle elezioni amministrative con il proprio simbolo e al contempo promuoverà la costituzione di alleanze laico-socialiste con radicali, ambientalisti, federalisti liberali, repubblicani e altri soggetti civici di centrosinistra, al fine di rendere più forte nel paese una moderna area di ispirazione laica, democratica e socialista.


A questo fine dovranno essere incoraggiate ed approfondite tutte le iniziative volte a rafforzare le intese centrali e locali con queste forze partendo dalla comune sensibilità sui temi della difesa della libertà di tutti, della laicità dello stato, della difesa delle istituzioni, della sobrietà e trasparenza dell’azione amministrativa, della battaglia per la legalità e per la tutela dell’ambiente.


La direzione nazionale approva la proposta della segreteria di impegnare dal prossimo mese il partito nella raccolta delle sottoscrizioni a sostegno della richiesta di regerendum abrogativo della legge elettorale 270/05, dando mandato alla segreteria di predisporre il quesito finalizzandolo, per quanto possibile, a un sistema proporzionale e tale da consentire con maggior forza ai cittadini di scegliere i propri parlamentari.

martedì 1 febbraio 2011

LANCIAMO LA SFIDA ALLA LEGA

ANCHE UN crollo per movimentare l’assemblea dei socialisti del Nord. Riccardo Nencini , segretario nazionale del Psi, ha già metabolizzato l’accaduto ed è pronto per il discorso.

Nencini, paura per l’incidente?
«Non c’è stata paura. Abbiamo ricominciato subito dopo. Quando sono arrivati i vigili del fuoco abbiamo ripreso fuori dal teatro».
Il Nord unisce, la Padania divide. Una sfida alla Lega?
«Il Nord ha fatto l’Unità d’italia, con il Risorgimento, le guerre d’Indipendenza, la prima guerra mondiale. Senza il Nord non ci sarebbe stata l’Unità. Il messaggio che la Padania divide è un messaggio della Lega e del suo leader. La Padania è una finzione storica. È qualcosa che non è mai esistito».
E l’alternativa?
«Bisogna realizzare un federalismo diverso dall’attuale, quello a cui sta lavorando Calderoli, che si sostanzia con nuove tasse per i cittadini. Non va bene. Serve un federalismo che premi il buon governo locale. E quindi occorre che non si proceda con tagli lineari come ha fatto Tremonti per la manovra di maggio: tutti i Comuni, le Province, le Regioni, indipendentemente dai loro bilanci, subiscono gli stessi tagli. Questo non va bene».
Perché avete scelto Milano?
«Milano è la capitale finanziaria d’Italia, è una delle capitali politiche. Era anche la capitale morale. E ora non lo è più».
Perché?
«Non soltanto per le vicende di Arcore, ma anche perché dal 1993, c’è un’unica maggioranza a guidare la città e ha smarrito l’etica delle responsabilità. Era la missione di Milano essere un faro nel campo dell’economia e della cultura. Oggi la missione è caduta».
Per quali cause?
«Milano è stata per un secolo la capitale del riformismo. È venuto meno il socialismo meneghino e la città ne ha risentito».
Cosa significa essere socialisti al Nord, oggi?
«Interpretare la società che si alza la mattina, che lavora, che si sporca le mani in tanti tipi di lavoro e che ha anche un forte senso civico».
Come vede l’atteggiamento di Milano, della Lombardia nei confronti della memoria di Bettino Craxi?
«Ho visto cosa è successo a Lissone qualche giorno fa (la contestazione contro la dedica di una piazza al leader socialista - ndr). L’ho trovato un errore. Per una ragione soprattutto. Il riformismo in Italia è sempre stato molto solo. In Lombardia no. Quella del riformismo era una storia condivisa dalla pancia dei milanesi, dei lombardi. Ai fatti di Lissone non è seguita nessuna reazione. Come se sul buon governo dei sindaci socialisti a Milano, Tognoli in testa, fosse calata una cappa di piombo. Invece è un esempio da seguire per il governo dei municipi. Non è solo un pezzo di passato».
A Milano si parla da tempo di intitolare a Craxi una via, un giardino.
«O si fa o non si fa. Diceva Mendès France: “Governare è scegliere”. Si scelga».



(Intervista a Riccardo Nencini di Gabriele Moroni. Il Giorno del 31 gennaio 2011)

sabato 29 gennaio 2011

IDENTICO CLIMA

Una considerazione sullo stato delle cose e una sulla possibile conseguenza. La magistratura ha nelle mani il presidente del Consiglio, il quale si difende con un attacco senza precedenti alle toghe rosse in diretta televisiva. Un noto giornalista televisivo, intelligente, ma schierato politicamente, annuncia di scendere in piazza con un altro famoso predicatore per inneggiare alla procura di Milano, mentre il presidente della Camera è oggetto di un’offensiva politica sulla vendita di una casa a Montecarlo alla quale si prestano il ministro degli Esteri e il presidente del Senato. Dal canto loro il Csm e l’Anm gridano alla violazione della Costituzione. Siamo di fronte alla più grave crisi istituzionale e di poteri della storia repubblicana, solo paragonabile a quella del cosiddetto biennio giudiziario del 1992-94. E ci sono anche gli stessi protagonisti di allora, le stesse accuse, gli stessi slogan, le stesse chiamate in piazza, lo stesso identico clima. Con una sola non marginale differenza. E cioè che mentre i partiti di allora erano ormai alla frutta, Berlusconi e la sua coalizione tengono ancora e pare riescano a convincere, ancora, la parte prevalente degli italiani. La possibile conseguenza della fine del berlusconismo (se ci sarà, ma prima o poi ci sarà) la vedo chiara. Non ci sarà un’alternativa politica di sistema al berlusconismo. Ci sarà il crollo di un sistema. Come avenne allora, a seguito del crollo del muro di Berlino e della fine, in Italia, del Pci. Questo sistema è nato in quelle circostanze e fu accellerato dell’indagine di Mani pulite. Come il vecchio sistema politico, che era fondato sull’alternativa tra comunismo e anticomunismo, si sgretolò dopo la fine del comunismo, questo sistema, che è fondato sul contrasto tra berlusconismo e antiberlusconismo, si sfalderà con la fine del berlusconismo. E forse, solo allora, si capirà tutto il tempo perduto. E si comprenderà che le identità politiche italiane ed europee non erano da affossare, ma solo da rinnovare. Che l’Italia è un paese europeo e non americano o africano. Che c’è bisogno di soggetti democratici che rappresentino delle storie. E che l’eterna anomalia italiana, prima costituita dalla mancanza di un’alternativa democratica per la presenza del più forte partito comunista d’Europa in Italia, e poi da soggetti politici inesistenti altrove e dal doppio conflitto d’interessi di Berlusconi e della magistratura, dovrà lasciare il posto, finalmente, alla politica.


MAURO DEL BUE









ANCORA LUI (2)

Gary Hart, coinvolto negli anni 80
in uno scandalo sessuale negli USA 
Come se qualcuno ne avvertisse ancora la necessità, l'ineffabile Veltroni ha dato oggi l'ennesimo sfoggio, con un' accorata lettera a Repubblica, delle sue indubbie e inegugliate qualità di affabulatore buonista, riciclando l'armamentario lessicale che da oltre due lustri propina ai suoi sempre più disincantati e scettici supporters.

La lettera sembra redatta da un osservatore che, nello scorrere di questi anni, pare aver guardato le vicende italiana trovandosi un altro continente, magari nella sua amata (a chiacchiere) Africa, non da chi  invece è stato, con i compagni di scuola dell'ex Pci, uno tra gli attori protagonisti della scena politica italiana degli ultimi vent'anni, uno che ha agito con tanta superficiale leggerezza fino al punto, da un lato di essere tra i maggiori responsabili della esponenziale crescita elettorale di Berlusconi (è utile a tal proposito, rileggersi quanto sosteneva, e ancora sostiene, favoleggiando di un Italia bipolare), favorendo e anzi implementando le gravi lesioni al principio della rappresentanza democratica, dall'altro provocando l'annichilimento delle voci non ortodosse alla sua onirica e supponente rappresentazione del sistema politico (come la "vocazione maggioritaria del Pd", l'ircocervo da lui creato), fornendo contemporaneamente sostegno, dignità culturale e solidarietà, come ha dimostrato la vicenda elettorale del 2008, a quelle forze e a quei personaggi campioni dell'antipolitica che sono nate e seguitano a nutrirsi al desco del più becero, ottuso e nocivo giustizialismo moralista.
Un simile attore, in un paese normale, da tempo sarebbe stato fatto uscire dalla comune, con la raccomandazione dei suoi stessi amici di non tornare sul palcoscenico a far danni.
Tocca in sorte, al contrario, continuare a leggere le sue edificanti quanto confuse analisi e pure vederlo e sentirlo pontificare, come ha fatto al Lingotto, sui temi della moralità e della sobrietà, avendo come ospite d'onore l'ex Sen. Gary Hart, esponente democrats degli USA, coinvolto negli anni 80, da candidato alla Casa Bianca, in uno scandalo sessuale, che ne causò la fine politica.
Avrebbe detto il grande Totò: ma ci faccia il piacere!
EP