Chi ben comincia è a metà dell'opera.Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, nell' intervista al Messaggero di oggi
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=164SXF
indica con chiarezza i protagonisti, le linee guida e le scadenze che attendono la coalizione riformista di centro sinistra nelle prossime settimane e soprattutto disegna un definitivo profilo riformista, cosi come noi socialisti da tempo sollecitiamo, del nucleo da cui ci si muoverà per indirizzare la coalizione verso la definizione di un chiaro progetto di risanamento e ricostruzione dell'Italia.Si tratta ora di passare rapidamente dalle parole ai fatti, lavorando contemporaneamente per rendere partecipi di una road map politico-programmatica condivisa, altre formazioni di ispirazione liberaldemocratica e in particolare il partito di Pier Ferdinando Casini. Anche da questo punto di vista, il contributo politico e programmatico dei socialisti, che sarà definito nell' Assemblea congressuale di Fiuggi del prossimo dicembre sarà certamente un utile e importante tassello per il consolidamento del processo avviato.
RICCARDO NENCINI
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venerdì 28 ottobre 2011
martedì 11 ottobre 2011
UN BEL GUAIO
Walter Veltroni ha scelto il giorno ideale per riguadagnare il proscenio mediatico per rilanciare le sue vulcaniche trovate strategiche.Il giorno in cui la sua sodale francese Segolene Royal, duramente punita dall'elettorato socialista alle primarie, si scioglieva in un pianto dirotto di fonte all'occhio delle telecamere, probabilmente ancora incredula del suo risultato, il nostro, a Roma, alla riunione della sua "non-corrente" (vien da domandarsi se esiste un maldestro aspirante spin doctor che ha suggerito a Walter una simile, ennesima idiozia o se non sia più probabilmente farina del suo sacco), rilanciava la sua onirica visone della politica con le solite affermazioni già sentite a proposito di partito leggero, vocazione maggioritaria ecc, tutta roba utile a destabilizzare il Pd a far tirare il fiato al PdL, insomma a complicare la vita, già non facile, della coalizione di centrosinistra che di tutto avrebbe bisogno meno che di rilanci di questa natura. Una coalizione che, (finalmente qualcuno dovrebbe cominciare a dirlo, senza lasciare lo spartito a quella cima del pensiero occidentale che è Matteo Renzi, altro mirabile esempio di propalatore di fumosi proponimenti che è il primo a smentire con i fatti, visto che interpreta la carica di sindaco a guisa di piccolo despota), da anni è condizionata da personalità che, visti i risultati ottenuti, farebbero bene a coltivare unicamente i loro hobby o a scrivere libri di memorie.Walter Veltroni è il principale responsabile politico del disastro elettorale del centrosinistra nel 2008, poiché fu lui a provocare la crisi del governo Prodi che portò l'Italia alle elezioni anticipate, lui, postcomunista, che inventò il Pd, partito leggero, all'americana (una sua fissazione), a vocazione maggioritaria, lui che, ispirato da disordinate letture di apprendisti stregoni della sinistra alla Anthony Giddens, così come faceva in Francia Madame Royal, predicava una supposta terza via che superasse la socialdemocrazia, con il bel risultato che allora fu battuto, e che oggi il Pd, vero ircocervo della sinistra, appare un partito aidentitario, senza un vero collante politico e valoriale, tenuto insieme da un crogiuolo di personalismi, interessi e strategie antitetiche che, quotidianamente gli assestano colpi che, a lungo andare, potrebbero rivelarsi esiziali. In Francia "la gauche", la sinistra, è il Ps, partito nel quale convivono filoni di pensiero tra loro anche profondamente diversi ma fortemente ancorati ai valori del socialismo democratico. Al punto che la meteora Royal, che tentò maldestramente di accantonarli, come fece e insiste a fare Veltroni in Italia, in pochi anni è passata da candidata all'Eliseo (sconfitta), a candidata alla carica di segretario del Ps (sconfitta) per terminare la sua parabola con la devastante performance alle primarie di domenica scorsa. Il tutto nel volgere di soli quattro anni.
C'è da esserne certi: si è trattato del canto del cigno di Madame, che, verosimilmente, lascerà la ribalta della politica nazionale. Già, perché, nei paesi normali, le carriere politiche dei leader, o aspiranti tali, dopo le sconfitte, hanno termine.
In Italia non è così.
Veltroni,che è sulla breccia da almeno vent'anni, nonostante una serie impressionante di rovesci, continua imperterrito a riproporre se stesso e il suo debol pensiero e, purtroppo, in giro c'è ancora gente, nei media e nel suo partito, che seguita a dargli credito.
Un bel guaio per il campo della sinistra riformista.
EP
C'è da esserne certi: si è trattato del canto del cigno di Madame, che, verosimilmente, lascerà la ribalta della politica nazionale. Già, perché, nei paesi normali, le carriere politiche dei leader, o aspiranti tali, dopo le sconfitte, hanno termine.
In Italia non è così.
Veltroni,che è sulla breccia da almeno vent'anni, nonostante una serie impressionante di rovesci, continua imperterrito a riproporre se stesso e il suo debol pensiero e, purtroppo, in giro c'è ancora gente, nei media e nel suo partito, che seguita a dargli credito.
Un bel guaio per il campo della sinistra riformista.
EP
sabato 17 settembre 2011
RISCHIO AUTARCHIA
La stagione politica di Berlusconi è agli sgoccioli ma la fretta non deve essere cattiva consigliera nella scelta delle alleanze.Il Nuovo Ulivo, fondato sull'asse privilegiato tra Pd, Idv e SeL, ricalca un'esperienza che si è rivelata fallimentare proprio sul terreno programmatico e di governo. Proporre una leadership di questo genere rischia di condannarci all'autarchia politica, allontanando l'elettorato moderato e riformista senza lasciare spazio alla possibilità di un'alleanza con l'Udc.
La strada giusta insomma per un'altra stagione di governo del centrodestra.
RICCARDO NENCINI
La strada giusta insomma per un'altra stagione di governo del centrodestra.
RICCARDO NENCINI
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domenica 31 luglio 2011
PECCATORI
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| Rosy Bindi a una manifestazione del Popolo viola |
MAURO DEL BUE
martedì 19 luglio 2011
10 PROPOSTE
Riccardo Nencini ha inviato una lettera aperta ai segretari dei partiti di opposizione
“Il preoccupante perdurare della crisi economica che colpisce l'Italia e il varo della manovra licenziata dal Parlamento la scorsa settimana, esigono che i partiti dell'opposizione si assegnino il compito della direzione istituzionale del Paese affrontando insieme, rapidamente e senza differimenti negli anni futuri, l'annoso tema dei costi della politica, indicando unitariamente soluzioni eque, chiare e strutturali”. Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI, in una lettera aperta inviata ai segretari dei partiti all’opposizione in Parlamento, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Mario Staderini.
“Sottopongo alla vostra attenzione alcune misure che mi auguro possano trovare la vostra condivisione”- si legge nella nota di Nencini. “Conferimento dei rimborsi elettorali unicamente ai partiti, in regola con l'art. 49 della Costituzione, relativamente all'attuazione dei principi di democrazia interna; taglio delle indennità dei consiglieri regionali al livello più basso (come in Umbria e in Toscana); soppressione dei benefits non riconducibili alla mera attività istituzionale;
abbassamento delle indennità dei parlamentari mediante l'adeguamento alla media dei paesi europei; soppressione del Senato della Repubblica e costituzione del Senato delle Autonomie e delle Regioni con 100 componenti eletti e conseguente riduzione del numero dei Deputati; accorpamento dei comuni con meno di 3000 abitanti con l'attivazione delle unioni comunali e superamento delle Comunità Montane e delle Province con un disegno di riordino istituzionale del Paese; introduzione della norma che preveda l'elettorato attivo a 16 anni e quello passivo a 21; divieto dei doppi incarichi politico istituzionali; istituzione di norme di valutazione di merito e competenza per le nomine negli enti pubblici; adozione di leggi per rendere palesi le lobby e la loro attività”.
“E' necessario che queste proposte –prosegue Nencini - siano da voi recepite e fatte proprie dai gruppi dell'opposizione parlamentare e da tutti i gruppi nei consigli regionali”
“Desidero infine informarvi – si legge in conclusione nella lettera del Segretario - che domenica prossima, 24 luglio, in tutti i capoluoghi di regione, il Psi ha indetto una mobilitazione straordinaria per campagna di raccolta firme per le 4 petizioni popolari per cambiare l'Italia, una delle quali è legata al tema della trasparenza della politica”.
Il Testo integrale della lettera
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/LetteraCostiPolitica.pdf
La tabella allegata
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/tabellasinottica_emolumenti_2011.pdf
“Il preoccupante perdurare della crisi economica che colpisce l'Italia e il varo della manovra licenziata dal Parlamento la scorsa settimana, esigono che i partiti dell'opposizione si assegnino il compito della direzione istituzionale del Paese affrontando insieme, rapidamente e senza differimenti negli anni futuri, l'annoso tema dei costi della politica, indicando unitariamente soluzioni eque, chiare e strutturali”. Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI, in una lettera aperta inviata ai segretari dei partiti all’opposizione in Parlamento, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Mario Staderini.
“Sottopongo alla vostra attenzione alcune misure che mi auguro possano trovare la vostra condivisione”- si legge nella nota di Nencini. “Conferimento dei rimborsi elettorali unicamente ai partiti, in regola con l'art. 49 della Costituzione, relativamente all'attuazione dei principi di democrazia interna; taglio delle indennità dei consiglieri regionali al livello più basso (come in Umbria e in Toscana); soppressione dei benefits non riconducibili alla mera attività istituzionale;
abbassamento delle indennità dei parlamentari mediante l'adeguamento alla media dei paesi europei; soppressione del Senato della Repubblica e costituzione del Senato delle Autonomie e delle Regioni con 100 componenti eletti e conseguente riduzione del numero dei Deputati; accorpamento dei comuni con meno di 3000 abitanti con l'attivazione delle unioni comunali e superamento delle Comunità Montane e delle Province con un disegno di riordino istituzionale del Paese; introduzione della norma che preveda l'elettorato attivo a 16 anni e quello passivo a 21; divieto dei doppi incarichi politico istituzionali; istituzione di norme di valutazione di merito e competenza per le nomine negli enti pubblici; adozione di leggi per rendere palesi le lobby e la loro attività”.
“E' necessario che queste proposte –prosegue Nencini - siano da voi recepite e fatte proprie dai gruppi dell'opposizione parlamentare e da tutti i gruppi nei consigli regionali”
“Desidero infine informarvi – si legge in conclusione nella lettera del Segretario - che domenica prossima, 24 luglio, in tutti i capoluoghi di regione, il Psi ha indetto una mobilitazione straordinaria per campagna di raccolta firme per le 4 petizioni popolari per cambiare l'Italia, una delle quali è legata al tema della trasparenza della politica”.
Il Testo integrale della lettera
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/LetteraCostiPolitica.pdf
La tabella allegata
http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/tabellasinottica_emolumenti_2011.pdf
giovedì 23 giugno 2011
IL TAVOLO DELLE OPPOSIZIONI
Tra una riedizione dell’Unione e ‘ognuno per sé’, c’è una bella differenza e Di Pietro non ha torto quando solleva il problema.
E' da vedere se il leader dell’IdV ha davvero rinunciato all’ossessione antiberlusconiana e smesso i panni del giustizialista oppure è solo alla ricerca di un po’ di visibilità nella gara con Vendola, ma intanto pensiamo anche a organizzarci per non farci prendere di sorpresa da un possibile collasso improvviso di questa maggioranza.
Il segretario del maggior partito dell’opposizione potrebbe convocare un tavolo di confronto delle opposizioni, come chiediamo da tempo, e cominciare a verificare la possibilità di dare vita a un’alleanza dei riformisti alternativa a questo governo.
RICCARDO NENCINI
E' da vedere se il leader dell’IdV ha davvero rinunciato all’ossessione antiberlusconiana e smesso i panni del giustizialista oppure è solo alla ricerca di un po’ di visibilità nella gara con Vendola, ma intanto pensiamo anche a organizzarci per non farci prendere di sorpresa da un possibile collasso improvviso di questa maggioranza.
Il segretario del maggior partito dell’opposizione potrebbe convocare un tavolo di confronto delle opposizioni, come chiediamo da tempo, e cominciare a verificare la possibilità di dare vita a un’alleanza dei riformisti alternativa a questo governo.
RICCARDO NENCINI
martedì 17 maggio 2011
UN PREDELLINO DI SINISTRA
Il ciclo berlusconiano è ormai finito e queste elezioni lo hanno dimostrato ampiamente.
Per questo nel centrosinistra occorre rimettere in campo il progetto riformista interrotto nel 2004 e fare "un predellino di sinistra".
Vadano come vadano i ballottaggi mi pare che il dato di Milano sia ormai strutturato.
Rimane in piedi una struttura bipolare che crea grosse difficoltà al Terzo polo.
La Lega è andata bene mentre è crollato il Pdl e un centrosinistra con una base riformista può essere uno sfidante competitivo alle prossime politiche.
Noi socialisti abbiamo cancellato l'onta del 2008, quando ottenemmo l'1%, mentre oggi abbiamo preso il 2-2,1% a livello nazionale.
Nel biennio 2004-05, il centrosinistra composto da Margherita, Socialisti, Radicali e Ds, vinse tutte le elezioni, sia quelle europee che le regionali.
Poi è nato il Pd lasciando fuori la componente socialista e laica.
Il Pd dovrebbe riprendere in mano la storia interrotta e far nascere un nuovo soggetto politico veramente riformista.
Non sono interessato a portare i socialisti nel Pd.
I soggetti della sinistra riformista oggi in campo dovrebbero invece sciogliersi e rifondarsi in un progetto comune da qui a un mese.
RICCARDO NENCINI
Per questo nel centrosinistra occorre rimettere in campo il progetto riformista interrotto nel 2004 e fare "un predellino di sinistra".
Vadano come vadano i ballottaggi mi pare che il dato di Milano sia ormai strutturato.
Rimane in piedi una struttura bipolare che crea grosse difficoltà al Terzo polo.
La Lega è andata bene mentre è crollato il Pdl e un centrosinistra con una base riformista può essere uno sfidante competitivo alle prossime politiche.
Noi socialisti abbiamo cancellato l'onta del 2008, quando ottenemmo l'1%, mentre oggi abbiamo preso il 2-2,1% a livello nazionale.
Nel biennio 2004-05, il centrosinistra composto da Margherita, Socialisti, Radicali e Ds, vinse tutte le elezioni, sia quelle europee che le regionali.
Poi è nato il Pd lasciando fuori la componente socialista e laica.
Il Pd dovrebbe riprendere in mano la storia interrotta e far nascere un nuovo soggetto politico veramente riformista.
Non sono interessato a portare i socialisti nel Pd.
I soggetti della sinistra riformista oggi in campo dovrebbero invece sciogliersi e rifondarsi in un progetto comune da qui a un mese.
RICCARDO NENCINI
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venerdì 6 maggio 2011
UN'EPINAY ITALIANA
Come si fa – prendendo in prestito le parole di Antonio Giolitti - a costruire in Italia una sinistra “credibile, affidabile e praticabile”?
Io aggiungerei: a chi dar retta, a Veltroni o a Napolitano?
Il primo ripropone dopo il test elettorale di Milano e Napoli la riapertura del confronto interno al Pd, ovvero la messa in discussione del segretario attuale, per ripercorrere la strada fallimentare dell’autosufficienza del Pd, negando l’alleanza elettorale con i riformisti, ma accettando il cappio estremista di Di Pietro.
Il Presidente della Repubblica suggerisce invece un’analisi impietosa degli ultimi quindici anni, che non si limiti al solo Pd, ma a tutti i partiti dell’opposizione che si richiamano alla sinistra.
Inneggiare però all’intervento di Napolitano senza mettere mano a ‘questa’ sinistra sarebbe un comportamento da sciocchi.
La risposta la devono dare per primi i partiti della sinistra riformista, Pd e socialisti, con la mossa del cavallo, da fare subito dopo queste amministrative.
Evitiamo di ricadere nelle polemiche autoreferenziali e passiamo direttamente a dare vita ad un movimento nuovo di zecca che si richiami al socialismo liberale; un “partito per l’Italia” legato al Pse e che si batta per allargare l’Internazionale socialista all’area democratica, dialogando con Obama, ma anche con i leader laici che possono emergere dalla stagione di rivolgimenti che sta interessando alcuni Paesi africani.
Noi siamo pronti a una costituente che riprenda la strada interrotta nel 2005, quella della coalizione riformista, a partire da Pd e socialisti.
Quella coalizione segnò una duplice vittoria, nelle europee del 2004 e nelle regionali del 2005 vinse perché era “credibile, affidabile e praticabile”; e furono le ultime vittorie.
Ci serve un’Epinay italiana.
RICCARDO NENCINI
Io aggiungerei: a chi dar retta, a Veltroni o a Napolitano?
Il primo ripropone dopo il test elettorale di Milano e Napoli la riapertura del confronto interno al Pd, ovvero la messa in discussione del segretario attuale, per ripercorrere la strada fallimentare dell’autosufficienza del Pd, negando l’alleanza elettorale con i riformisti, ma accettando il cappio estremista di Di Pietro.
Il Presidente della Repubblica suggerisce invece un’analisi impietosa degli ultimi quindici anni, che non si limiti al solo Pd, ma a tutti i partiti dell’opposizione che si richiamano alla sinistra.
Inneggiare però all’intervento di Napolitano senza mettere mano a ‘questa’ sinistra sarebbe un comportamento da sciocchi.
La risposta la devono dare per primi i partiti della sinistra riformista, Pd e socialisti, con la mossa del cavallo, da fare subito dopo queste amministrative.
Evitiamo di ricadere nelle polemiche autoreferenziali e passiamo direttamente a dare vita ad un movimento nuovo di zecca che si richiami al socialismo liberale; un “partito per l’Italia” legato al Pse e che si batta per allargare l’Internazionale socialista all’area democratica, dialogando con Obama, ma anche con i leader laici che possono emergere dalla stagione di rivolgimenti che sta interessando alcuni Paesi africani.
Noi siamo pronti a una costituente che riprenda la strada interrotta nel 2005, quella della coalizione riformista, a partire da Pd e socialisti.
Quella coalizione segnò una duplice vittoria, nelle europee del 2004 e nelle regionali del 2005 vinse perché era “credibile, affidabile e praticabile”; e furono le ultime vittorie.
Ci serve un’Epinay italiana.
RICCARDO NENCINI
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venerdì 22 aprile 2011
UNA STORIA ESEMPLARE
Riceviamo e pubblichiamo
Per anni si è schierato in difesa degli oppressi e della legalità, contro Cosa nostra, in difesa dei disoccupati e dei precari, contro il Governo di Silvio Berlusconi. Adesso, il senatore del Pd Giuseppe Lumia dovrà limitarsi a difendere se stesso, davanti al Tribunale del lavoro di Palermo, dall’accusa di avere calpestato lui per primo quei sacrosanti valori. A portarlo davanti al giudice è il suo storico addetto stampa, Davide Romano, giornalista e scrittore molto noto a Palermo – e non solo – che per circa 8 anni ne ha curato i rapporti con gli organi di informazione e la segreteria politica. Da un ricorso presentato da Romano emergerebbe che, nel periodo in cui ha lavorato per Lumia, sarebbe stato pagato perennemente in nero, senza ferie, senza contributi, con uno stipendio da fame e la costante minaccia di essere mandato a casa se avesse insistito nel chiedere di essere messo in regola.
Accuse pesanti per chi solo lo scorso 9 aprile, tramite l’agenzia Ansa, imputava al Governo di ignorare le istanze dei lavoratori, auspicando l’apertura di una nuova stagione politica, mirata all’investimento “di risorse per garantire più opportunità ai giovani” e all’abolizione del “precariato per assicurare loro prospettive di lavoro e di vita più stabili”. E se, come denuncia Romano, per 8 anni, dal dicembre 2001 al luglio 2009, il senatore lo avesse fatto lavorare per 8, 12, 14 ore giornaliere, senza ferie né permessi, per appena 800mila lire prima e 800 euro mensili dopo, la delusione sarebbe cocente. Tanto più che Lumia, oggi inquilino di palazzo Madama e ospite fisso a Montecitorio dal 1994 al 2008, ha rivestito dal 2000 al 2001 anche la carica di presidente della commissione parlamentare Antimafia.
Il dossier presentato da Romano è accurato e pieno di prove, anche testimoniali. Del resto, tutti gli operatori dei media – dai giornali alle agenzie, passando per le emittenti radio e televisive – lo hanno conosciuto in quegli anni come responsabile unico dell’ufficio stampa e della segreteria dell’esponente palermitano del Pd al quale, per riparare alle differenze retributive, alla mancata corresponsione dell’indennità di mancato preavviso, del trattamento di fine rapporto e di ogni altro emolumento negati in passato, viene richiesta, nel ricorso redatto dall’avvocato Sonia Spallitta, la modica somma di 367.868 euro e 59 centesimi.
Insomma, sono tempi duri per Lumia che, da tempo, è oggetto degli improperi degli ex alleati del centrosinistra per avere appoggiato fino ad ora l’alleanza del Pd siciliano con Raffaele Lombardo e che nel 2008 ha rischiato di essere messo da parte dal suo stesso partito, arrivando a strappare una candidatura al Senato solo in extremis. E Ora? Cosa Succederà? Difficile dirlo. Casi eclatanti di parlamentari condannati per aver sfruttato il lavoro in nero dei propri portaborse ce ne sono già tanti. Ci sono anche documenti ufficiali che attestano che quella di non rispettare le regole sia prassi diffusa presso il 60% circa dei parlamentari stessi, nonostante deputati e senatori dispongano rispettivamente di circa 4.100 e 4.600 euro mensili per il proprio staff. A questo punto, a Lumia non resta che riordinare le idee ed elaborare risposte convincenti per spiegare l’intenso traffico telefonico avuto con Romano tra il 2001 e il 2009, per motivare il mancato versamento dei contributi previdenziali o del Tfr a chi per anni è stato il suo assoluto alter ego. L’unica certezza è che un piccolo favore, dalla magistratura, il parlamentare del Pd lo ha già ottenuto: la prima udienza, infatti, è stata fissata per il 29 marzo 2012. Praticamente tra un anno.
E se i tempi della giustizia sono questi, il senatore Lumia può tirare un po’ il fiato e confidare nella scarsa memoria popolare per rigettarsi nella mischia in difesa dei lavoratori precari e della legalità.
DAVIDE ROMANO
http://www.98cento.it/cronaca/12447-dallantimafia-al-tribunale-del-lavoro-il-senatore-lumia-accusato-di-avere-pagato-in-nero-per-ben-8-anni-il-proprio-addetto-stampa.html
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| Il giornalista Davide Romano |
Per anni si è schierato in difesa degli oppressi e della legalità, contro Cosa nostra, in difesa dei disoccupati e dei precari, contro il Governo di Silvio Berlusconi. Adesso, il senatore del Pd Giuseppe Lumia dovrà limitarsi a difendere se stesso, davanti al Tribunale del lavoro di Palermo, dall’accusa di avere calpestato lui per primo quei sacrosanti valori. A portarlo davanti al giudice è il suo storico addetto stampa, Davide Romano, giornalista e scrittore molto noto a Palermo – e non solo – che per circa 8 anni ne ha curato i rapporti con gli organi di informazione e la segreteria politica. Da un ricorso presentato da Romano emergerebbe che, nel periodo in cui ha lavorato per Lumia, sarebbe stato pagato perennemente in nero, senza ferie, senza contributi, con uno stipendio da fame e la costante minaccia di essere mandato a casa se avesse insistito nel chiedere di essere messo in regola.
Accuse pesanti per chi solo lo scorso 9 aprile, tramite l’agenzia Ansa, imputava al Governo di ignorare le istanze dei lavoratori, auspicando l’apertura di una nuova stagione politica, mirata all’investimento “di risorse per garantire più opportunità ai giovani” e all’abolizione del “precariato per assicurare loro prospettive di lavoro e di vita più stabili”. E se, come denuncia Romano, per 8 anni, dal dicembre 2001 al luglio 2009, il senatore lo avesse fatto lavorare per 8, 12, 14 ore giornaliere, senza ferie né permessi, per appena 800mila lire prima e 800 euro mensili dopo, la delusione sarebbe cocente. Tanto più che Lumia, oggi inquilino di palazzo Madama e ospite fisso a Montecitorio dal 1994 al 2008, ha rivestito dal 2000 al 2001 anche la carica di presidente della commissione parlamentare Antimafia.
Il dossier presentato da Romano è accurato e pieno di prove, anche testimoniali. Del resto, tutti gli operatori dei media – dai giornali alle agenzie, passando per le emittenti radio e televisive – lo hanno conosciuto in quegli anni come responsabile unico dell’ufficio stampa e della segreteria dell’esponente palermitano del Pd al quale, per riparare alle differenze retributive, alla mancata corresponsione dell’indennità di mancato preavviso, del trattamento di fine rapporto e di ogni altro emolumento negati in passato, viene richiesta, nel ricorso redatto dall’avvocato Sonia Spallitta, la modica somma di 367.868 euro e 59 centesimi.
Insomma, sono tempi duri per Lumia che, da tempo, è oggetto degli improperi degli ex alleati del centrosinistra per avere appoggiato fino ad ora l’alleanza del Pd siciliano con Raffaele Lombardo e che nel 2008 ha rischiato di essere messo da parte dal suo stesso partito, arrivando a strappare una candidatura al Senato solo in extremis. E Ora? Cosa Succederà? Difficile dirlo. Casi eclatanti di parlamentari condannati per aver sfruttato il lavoro in nero dei propri portaborse ce ne sono già tanti. Ci sono anche documenti ufficiali che attestano che quella di non rispettare le regole sia prassi diffusa presso il 60% circa dei parlamentari stessi, nonostante deputati e senatori dispongano rispettivamente di circa 4.100 e 4.600 euro mensili per il proprio staff. A questo punto, a Lumia non resta che riordinare le idee ed elaborare risposte convincenti per spiegare l’intenso traffico telefonico avuto con Romano tra il 2001 e il 2009, per motivare il mancato versamento dei contributi previdenziali o del Tfr a chi per anni è stato il suo assoluto alter ego. L’unica certezza è che un piccolo favore, dalla magistratura, il parlamentare del Pd lo ha già ottenuto: la prima udienza, infatti, è stata fissata per il 29 marzo 2012. Praticamente tra un anno.
E se i tempi della giustizia sono questi, il senatore Lumia può tirare un po’ il fiato e confidare nella scarsa memoria popolare per rigettarsi nella mischia in difesa dei lavoratori precari e della legalità.
DAVIDE ROMANO
http://www.98cento.it/cronaca/12447-dallantimafia-al-tribunale-del-lavoro-il-senatore-lumia-accusato-di-avere-pagato-in-nero-per-ben-8-anni-il-proprio-addetto-stampa.html
sabato 29 gennaio 2011
ANCORA LUI (2)
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| Gary Hart, coinvolto negli anni 80 in uno scandalo sessuale negli USA |
La lettera sembra redatta da un osservatore che, nello scorrere di questi anni, pare aver guardato le vicende italiana trovandosi un altro continente, magari nella sua amata (a chiacchiere) Africa, non da chi invece è stato, con i compagni di scuola dell'ex Pci, uno tra gli attori protagonisti della scena politica italiana degli ultimi vent'anni, uno che ha agito con tanta superficiale leggerezza fino al punto, da un lato di essere tra i maggiori responsabili della esponenziale crescita elettorale di Berlusconi (è utile a tal proposito, rileggersi quanto sosteneva, e ancora sostiene, favoleggiando di un Italia bipolare), favorendo e anzi implementando le gravi lesioni al principio della rappresentanza democratica, dall'altro provocando l'annichilimento delle voci non ortodosse alla sua onirica e supponente rappresentazione del sistema politico (come la "vocazione maggioritaria del Pd", l'ircocervo da lui creato), fornendo contemporaneamente sostegno, dignità culturale e solidarietà, come ha dimostrato la vicenda elettorale del 2008, a quelle forze e a quei personaggi campioni dell'antipolitica che sono nate e seguitano a nutrirsi al desco del più becero, ottuso e nocivo giustizialismo moralista.
Un simile attore, in un paese normale, da tempo sarebbe stato fatto uscire dalla comune, con la raccomandazione dei suoi stessi amici di non tornare sul palcoscenico a far danni.
Tocca in sorte, al contrario, continuare a leggere le sue edificanti quanto confuse analisi e pure vederlo e sentirlo pontificare, come ha fatto al Lingotto, sui temi della moralità e della sobrietà, avendo come ospite d'onore l'ex Sen. Gary Hart, esponente democrats degli USA, coinvolto negli anni 80, da candidato alla Casa Bianca, in uno scandalo sessuale, che ne causò la fine politica.
Avrebbe detto il grande Totò: ma ci faccia il piacere!
EP
mercoledì 26 gennaio 2011
RANIERI SINDACO!
W le primarie, o no? Forse…
Dopo il risultato della Madonnina, lo scorso novembre, le primarie, tanto amate dall’Africano Mancato, erano state messe in discussione dal Leader Maximo, salvo riesumarle dopo i responsi delle Due Torri e del Vesuvio.
Ma Napoli è Napoli ed ecco che dopo qualche ora emerge che tra i 44mila votanti alle primarie partenopee sono registrati galoppini del centrodestra, evidentemente all’oscuro che trattavasi di elezioni del centrosinistra, masse di cinesi democratici, folle di centristi folgorati e soprattutto stuoli di capifamiglia, che, in perfetto latino, trattandosi di primarie, spiegavano: “primum vivere”, per poi aggiungere in napoletano prosaico “amm a campà”.
Ed ecco allora ricorsi, accuse di brogli, veleni di varia natura a sporcare quella che pure i democratici partenopei, con straordinaria intempestività, avevano salutato come una bellissima giornata di democrazia: eppur non bisognava essere grandi politologi per capire che se nel momento di minor consenso del centrosinistra partenopeo si registra il record assoluto di affluenza qualche problema forse c’è stato.
E cosi’ si scopre che nei seggi di Miano e Scampia inquilini ed abusivi delle case popolari hanno battuto ogni record, votando ininterrottamente ogni 31 secondi, con una capacità da far impallidire anche gli americani per compiacere Michèl, lo Chirac del rione Amicizia, capopopolo democristiano da più generazioni dal nome francese ma napoletanissimo da cima a piedi, e Tommi Tommi, già comunista pregiudicato (avrà avuto la sfiga di beccare l’unico giudice di destra del Paese), oggi dipendente di una società mista regionale che, per puro caso, era nella responsabilità politica dell’ex assessore oggi (presunto) vincitore.
Vabbè, ma perché i voti di Miano e Scampia non dovrebbero valere? La sinistra non si sempre battuta per il suffragio popolare? E’ la democrazia bellezza… Ed allora sia il condominio di Miano a decidere il candidato sindaco di Napoli! O no?
No, dicono i partiti che pure queste primarie avevano indette: ma se si voleva imporre il proprio candidato allora perché scomodare la gente co ste consultazioni?
La domenica a Napoli è sacra, c’è il ragù a tavola, Cavani e Lavezzi su Sky, volendo la Messa la mattina, la pennica pomeridiana: tutto sto fastidio per niente?
Occorre cambiare le regole, si dice ora: sono d’accordo, scriviamo così: se piace alle segreterie dei Partiti il risultato vale, sennò no! Sarebbe un buon compromesso per mettere d’accordo L’Africano Mancato ed il Leader Maximo, no?
Ci teniamo le primarie ma senza intossicarci.
Ma a Napoli ora che si fa? Si candida il leader di Michèl e Tommi Tommi o si azzera tutti? Senza Madonnina, che si fa, ci affidiamo a san Gennaro?
Potremmo fare così, candidiamo Ranieri, ma non Umberto, bensì Massimo, quello che canta da quarant’anni perché non sa nuotare ma che nel guazzabuglio napoletano, ne siamo certi, le primarie le avrebbe vinte e volendo vincerebbe pure le Elezioni: così salviamo le primarie e accontentiiamo i Partiti…
Siamo a Napoli, funiculì funiculà!
GENNARO SERRA DI CASSANO
Dopo il risultato della Madonnina, lo scorso novembre, le primarie, tanto amate dall’Africano Mancato, erano state messe in discussione dal Leader Maximo, salvo riesumarle dopo i responsi delle Due Torri e del Vesuvio.
Ma Napoli è Napoli ed ecco che dopo qualche ora emerge che tra i 44mila votanti alle primarie partenopee sono registrati galoppini del centrodestra, evidentemente all’oscuro che trattavasi di elezioni del centrosinistra, masse di cinesi democratici, folle di centristi folgorati e soprattutto stuoli di capifamiglia, che, in perfetto latino, trattandosi di primarie, spiegavano: “primum vivere”, per poi aggiungere in napoletano prosaico “amm a campà”.
Ed ecco allora ricorsi, accuse di brogli, veleni di varia natura a sporcare quella che pure i democratici partenopei, con straordinaria intempestività, avevano salutato come una bellissima giornata di democrazia: eppur non bisognava essere grandi politologi per capire che se nel momento di minor consenso del centrosinistra partenopeo si registra il record assoluto di affluenza qualche problema forse c’è stato.
E cosi’ si scopre che nei seggi di Miano e Scampia inquilini ed abusivi delle case popolari hanno battuto ogni record, votando ininterrottamente ogni 31 secondi, con una capacità da far impallidire anche gli americani per compiacere Michèl, lo Chirac del rione Amicizia, capopopolo democristiano da più generazioni dal nome francese ma napoletanissimo da cima a piedi, e Tommi Tommi, già comunista pregiudicato (avrà avuto la sfiga di beccare l’unico giudice di destra del Paese), oggi dipendente di una società mista regionale che, per puro caso, era nella responsabilità politica dell’ex assessore oggi (presunto) vincitore.
Vabbè, ma perché i voti di Miano e Scampia non dovrebbero valere? La sinistra non si sempre battuta per il suffragio popolare? E’ la democrazia bellezza… Ed allora sia il condominio di Miano a decidere il candidato sindaco di Napoli! O no?
No, dicono i partiti che pure queste primarie avevano indette: ma se si voleva imporre il proprio candidato allora perché scomodare la gente co ste consultazioni?
La domenica a Napoli è sacra, c’è il ragù a tavola, Cavani e Lavezzi su Sky, volendo la Messa la mattina, la pennica pomeridiana: tutto sto fastidio per niente?
Occorre cambiare le regole, si dice ora: sono d’accordo, scriviamo così: se piace alle segreterie dei Partiti il risultato vale, sennò no! Sarebbe un buon compromesso per mettere d’accordo L’Africano Mancato ed il Leader Maximo, no?
Ci teniamo le primarie ma senza intossicarci.
Ma a Napoli ora che si fa? Si candida il leader di Michèl e Tommi Tommi o si azzera tutti? Senza Madonnina, che si fa, ci affidiamo a san Gennaro?
Potremmo fare così, candidiamo Ranieri, ma non Umberto, bensì Massimo, quello che canta da quarant’anni perché non sa nuotare ma che nel guazzabuglio napoletano, ne siamo certi, le primarie le avrebbe vinte e volendo vincerebbe pure le Elezioni: così salviamo le primarie e accontentiiamo i Partiti…
Siamo a Napoli, funiculì funiculà!
GENNARO SERRA DI CASSANO
giovedì 20 gennaio 2011
NENCINI E BERSANI: BERLUSCONI SI DIMETTA
Il Segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini ha incontrato questa mattina il leader del Pd Pier Luigi Bersani.
Nel corso del cordiale colloquio si è registrata un' ampia identità di vedute circa la valutazione dello stato dell'economia del Paese drammaticamente in stallo, con le preoccupanti conseguenze relative alla crescita della disoccupazione, in particolare giovanile, e con la inevitabile crescita esponenziale di un diffuso disagio sociale.
Appaiono evidenti le responsabilità del governo Berlusconi che si è dimostrato e si dimostra incapace di affrontare le emergenze nazionali anche a causa dei ripetuti episodi che hanno come protagonista il Presidente del Consiglio che inoltre pongono l'Italia in un'imbarazzante condizione nell'ambito della comunità internazionale.
Nencini e Bersani hanno concordato sulla necessità delle immediate dimissioni del presidente Silvio Berlusconi che con i suoi comportamenti privati e pubblici costituisce un fattore costante di destabilizzazione e di ripetuti conflitti istituzionali che il Paese, stante la gravità della situazione, non può sopportare ulteriormente.
Nencini ha infine comunicato a Bersani, che è in stato di significativo avanzamento la costruzione, nell'ambito del centrosinistra, di un' area laica e riformista a cui il Psi sta lavorando con altre forze politiche e per la quale il segretario del Pd ha riaffermato il proprio accordo e sostegno.
Nel corso del cordiale colloquio si è registrata un' ampia identità di vedute circa la valutazione dello stato dell'economia del Paese drammaticamente in stallo, con le preoccupanti conseguenze relative alla crescita della disoccupazione, in particolare giovanile, e con la inevitabile crescita esponenziale di un diffuso disagio sociale.
Appaiono evidenti le responsabilità del governo Berlusconi che si è dimostrato e si dimostra incapace di affrontare le emergenze nazionali anche a causa dei ripetuti episodi che hanno come protagonista il Presidente del Consiglio che inoltre pongono l'Italia in un'imbarazzante condizione nell'ambito della comunità internazionale.
Nencini e Bersani hanno concordato sulla necessità delle immediate dimissioni del presidente Silvio Berlusconi che con i suoi comportamenti privati e pubblici costituisce un fattore costante di destabilizzazione e di ripetuti conflitti istituzionali che il Paese, stante la gravità della situazione, non può sopportare ulteriormente.
Nencini ha infine comunicato a Bersani, che è in stato di significativo avanzamento la costruzione, nell'ambito del centrosinistra, di un' area laica e riformista a cui il Psi sta lavorando con altre forze politiche e per la quale il segretario del Pd ha riaffermato il proprio accordo e sostegno.
giovedì 28 ottobre 2010
PRIMARIE DELLE IDEE. NON DEI NOMI
di Riccardo Nencini (da Il Riformista del 28 ottobre 2010)
Il buongoverno inizia dai Comuni: lo abbiamo ripetuto come un mantra nel nostro ultimo congresso di Perugia, continuiamo a farlo oggi con maggiore convinzione.
L'appuntamento delle elezioni amministrative di primavera deve essere il primo vero banco di prova per una coalizione riformista formata dal Nuovo Ulivo e aperta al Centro di Casini. Passare dalla teoria alla pratica, dalle formule ai fatti e declinare l'idea di un'alternativa al centrodestra in un progetto vincente. Se vogliamo vincere, occorre scegliere. Una scelta netta: tra il centro liberaldemocratico, e il magma giustizialista e populista di Di Pietro, Grillo ed i vari radicalismi imbevuti di teorie millenariste. Con i primi si può vincere, con i secondi si continua a perdere. Serve coraggio per fare scelte che in parte della sinistra, probabilmente, non verranno comprese e accettate.
Al congresso di Sel, a Firenze, siamo stati fischiati assieme alle delegazioni di Cisl e Uil. La 'nuova' sinistra che esalta l'ideale di bellezza e vuol ripartire dai cortei della Fiom resta impigliata nelle sue contraddizioni e fischia chi, in politica e nel sindacato, mantiene ferma la barra di una visione riformista. Ma tra l'essere condannati a una perenne opposizione e riprendersi il governo di città come Milano e poi dell’Italia noi scegliamo questa seconda strada. Meglio essere fischiati che perdere, non solo le elezioni ma il contatto con una parte del Paese che pretende nuove idee e un nuovo modo di portarle avanti. Le amministrative dovranno essere la chiave di volta per la riscossa del centrosinistra.
A metà degli anni '90 il parvenu della politica Silvio Berlusconi iniziò proprio da Milano a consolidare il proprio consenso. Dalle grandi città partì allora l'unico vero cambiamento della cosiddetta Seconda Repubblica, con i sindaci che si conquistarono – anche in virtù della nuova legge – un'attenzione e una visibilità pari se non superiore a quella dei leader nazionali dei partiti.
Dobbiamo puntare tutto sulle amministrative, conquistare le grandi città chiamate al voto per governarle e governarle bene. Recuperando, attraverso il buongoverno, il terreno perduto in questi anni. Per farlo non si può pensare di imbarcare chiunque e di fare i patti anche col diavolo, perché il diavolo prima o poi presenta il conto.
Presentiamo programmi che non siano libri dei sogni ma che contengano un'idea vincente per le città: sviluppo sostenibile, mobilità, ambiente, degrado urbano, sicurezza, nuovi fermenti culturali. Chi vive nei grandi centri urbani vuole risposte su questi temi, non su quanti posti spetteranno a questo o quel partito. E soprattutto non vuol vedere i partiti che si dilaniano per scegliere un candidato sindaco. La partita la dobbiamo giocare sui programmi e su una coalizione che li condivida, con partiti che risultino affidabili e non espressione di antipolitica o di mero antiberlusconismo. E qui veniamo alle primarie.
In un sistema politico 'normale' dovrebbero essere i partiti il luogo naturale di selezione del personale politico, a tutti i livelli. Le primarie interne ai partiti esistono in alcune democrazie regolate dalla legge (p.e. in Usa e in Israele) e funzionano. In Italia sono state spacciate per cura di ogni male e ora rischiano di diventare la malattia. Se sono vere, come quelle che ha fatto il Pd per scegliere Bersani, vanno bene; se diventano un reality continuo in cui si pavoneggia chi è più bravo ad andare in tv meglio lasciar perdere.
Le primarie piuttosto facciamole sulle idee, partendo dalla riconquista delle grandi città chiamate al voto. Con un minimo comun denominatore: un riformismo moderno e immune da ogni estremismo.
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