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mercoledì 14 dicembre 2011

LA SIGNORA IN GIALLO...ROSSO E NERO

Come quella dei polizieschi televisivi, la signora in giallo, che parlano di Jessica Flachter, la signora in giallo-rosso-nero è arcigna e un pò invecchiata. Forse anche un pò più arrogante e sicura di sè. Ma Jessica almeno ci prende sempre. Non ne sbaglia una. La signora in giallo-rosso-nero è invece sempre bisognosa di aiuto. E vicino a sè porta sempre un paggio francese più giovanile e charmant, accoppiato con un’italiana, da sempre vittima dello strappo d’identità. Dipendiamo da lei. Che sostiene che dobbiamo fare i compiti a casa. Come uno scolaretto delle scuole medie. Su dettato suo, naturalmente. E nessuno che dica bao. Immagino Craxi in queste condizioni. Lui che sfidò Reagan a Sigonella. Perchè il problema non è il debito pubblico (il deficit francese è assai più alto e la situazione d’Oltralpe risulta anche più preoccupante). Il problema è la debolezza politica dell’Italia di oggi. Tanto debole la nostra classe politica che è stata costretta a fare un passo indietro col suo stesso consenso. Non si era mai verificato prima. La signora in giallo almeno alla fine scopre il colpevole dopo un lavoro di indagini e di intuito. Quella in giallo-rosso e nero invece non ha fatto per niente fatica. Il colpevole si era già accusato da solo. MAURO DEL BUE

martedì 27 settembre 2011

OBSOLETO A CHI?

Parlando ieri a un convegno organizzato dal Pd, Massimo D'Alema ha sostenuto che  "Una nuova stagione progressista non sara’ piu’ secondo i modelli classici della social democrazia e che l’Internazionale socialista riflette un mondo che non c’e’ piu perchè le grandi forze progressiste al governo non hanno matrice socialista”.
Da New York, dove si trova per un ciclo di conferenze e di incontri con la comunità italiana, il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini, risponde a D' Alema a stretto giro: "Le organizzazioni politiche alle quali aderiscono i partiti socialisti dell'Europa e del mondo non  sono  nè passate nè obsolete.In esse - afferma il leader socialista - trovano spazio e ragione d'essere i valori e il pensiero socialista libeale e riformista e restano il ceppo attorno a cui si possono costruire nuove esperienze di governo."
"Da sole non sono più sufficienti - commenta ancora Nencini - perché la società dell’800-900 ha subìto profonde trasformazioni, ma è la vena dalla quale partire per creare una classe politica ed una società adeguate ad affrontare questa crisi epocale."
"Peraltro- osserva Nencini- già negli anni novanta furono proprio i socialisti a proporre di cambiare  nome all'Internazionale socialista in  “Internazionale socialista e democratica”, per accogliere altri partiti che altrove non avrebbero trovato collocazione e ascolto".
Secondo Luca Cefisi, responsabile politiche europee del Psi: "I giudizi di Massimo D’Alema sul socialismo europeo in un momento in cui la sinistra europea è tutta alla ricerca di nuovevie, sono rispettabili e in parte sensati, per esempio quando osserva che il modello socialdemocratico del Ventesimo secolo, squisitamente nazionale, non regge alla prova della globalizzazione; però proprio per questo il Partito del Socialismo Europeo sta lavorando da anni ad una vera e propria europeizzazione dei programmi socialisti". Per Cefisi, che è anche membro italiano della presidenza del PSE (Partito del socialismo Europeo), "i valori del socialismo europeo non sono obsoleti, ma anzi ce n’è più bisogno che mai in quest'epoca di crisi del capitalismo finanziario, il problema è di trovare i programmi adeguati ai tempi, e anche i gruppi dirigenti: e qui bisogna dire francamente che il primo a doversi mettere in discussione è il gruppo dirigente del centrosinistra italiano di cui D’Alema è una delle massime espressioni, un gruppo dirigente che ha quasi sempre perso e che ad ogni sconfitta ha dichiarato la necessità di rifondare le identità politiche, cambiare nomi, cambiare tutto, tutto meno la cosa più ovvia, cambiare i dirigenti, per trovarne altri all’altezza dei valori e degliideali, che non devono essere cambiati ma interpretati adeguatamente”
Per Bobo Craxi, responsabile esteri del Psi: “Il vicepresidente dell’Internazionale socialista, Massimo D’Alema, propone un allargamento alle aree progressiste e democratiche europee e mondiali, un principio e un concetto giusto, peraltro sottolineato, a suo tempo, anche dai socialisti italiani, al fine di agevolare l’adesione di movimenti e Partiti che fuoriuscivano dall’esperienza comunista”.
“Quanto al superamento identitario del Partito socialista”, prosegue Craxi, “questo lo considero assai difficile: in Europa, per esempio, i democratici italiani sono un’eccezione, non la regola. Lavorare riqualificando un’azione riformista e progressista in Europa, per fronteggiare la crisi economica e costruire un’alternativa fondata sull’unione delle forze riformiste, laiche, democratiche e ambientaliste, è dunque il compito comune”, conclude, “di chi si ispira alla medesima famiglia del socialismo internazionale”.
Per Gerardo Labelalrte, della segreteria nazionale del Psi: "Che Massimo D'Alema parli di sciogliere una organizzazione, l'Internazionale Socialista, di cui è vicepresidente, in condizioni normali desterebbe stupore.
In realtà - osserva Labellarte - è solo l'aggiornamento della ricerca della cosiddetta "terza via" tra capitalismo e socialdemocrazia di antica belingueriana memoria.
Ricerca che viene condotta da anni nel nostro Paese con grande impegno ma senza alcun esito concreto.
Alle sue estemporanee affermazioni tra le quali spicca che "il socialismo europeo deve prendere atto che si è conclusa una storia" è sufficiente rispondere ricordandogli che i socialisti tedeschi, francesi, spagnoli e inglesi non prendono atto, bensì combattono e spesso vincono. Il PD invece prende atto - conclude Labellarte, e i risultati si vedono.
Roberto Biscardini, della segreteria nazionale del Psi, osserva che:"Può essere che per storia e per cultura non ci sia alcun legame tra Massimo D'Alema e il socialismo, ma non c'è bisogno di annunciare la fine del socialismo internazionale per offrire a Casini uno strapaesano terreno per una coalizione tra sinistra e centro.
Proprio nel momento in cui a livello internazionale - sottolinea l'esponente socialista - c'è una grande riscoperta del socialismo e della socialdemocrazia come gli unici modelli ancora credibili in grado di affrontare la crisi economica in un quadro di giustizia sociale, dalla parte del lavoro e dei lavoratori, D'Alema "sbarella".
Peraltro, l'alternativa a Berlusconi, per un'Italia normale - conclude Biscardini - non potrà che essere un programma di rinascita nazionale sostanzialmente socialdemocratico.

martedì 1 febbraio 2011

LANCIAMO LA SFIDA ALLA LEGA

ANCHE UN crollo per movimentare l’assemblea dei socialisti del Nord. Riccardo Nencini , segretario nazionale del Psi, ha già metabolizzato l’accaduto ed è pronto per il discorso.

Nencini, paura per l’incidente?
«Non c’è stata paura. Abbiamo ricominciato subito dopo. Quando sono arrivati i vigili del fuoco abbiamo ripreso fuori dal teatro».
Il Nord unisce, la Padania divide. Una sfida alla Lega?
«Il Nord ha fatto l’Unità d’italia, con il Risorgimento, le guerre d’Indipendenza, la prima guerra mondiale. Senza il Nord non ci sarebbe stata l’Unità. Il messaggio che la Padania divide è un messaggio della Lega e del suo leader. La Padania è una finzione storica. È qualcosa che non è mai esistito».
E l’alternativa?
«Bisogna realizzare un federalismo diverso dall’attuale, quello a cui sta lavorando Calderoli, che si sostanzia con nuove tasse per i cittadini. Non va bene. Serve un federalismo che premi il buon governo locale. E quindi occorre che non si proceda con tagli lineari come ha fatto Tremonti per la manovra di maggio: tutti i Comuni, le Province, le Regioni, indipendentemente dai loro bilanci, subiscono gli stessi tagli. Questo non va bene».
Perché avete scelto Milano?
«Milano è la capitale finanziaria d’Italia, è una delle capitali politiche. Era anche la capitale morale. E ora non lo è più».
Perché?
«Non soltanto per le vicende di Arcore, ma anche perché dal 1993, c’è un’unica maggioranza a guidare la città e ha smarrito l’etica delle responsabilità. Era la missione di Milano essere un faro nel campo dell’economia e della cultura. Oggi la missione è caduta».
Per quali cause?
«Milano è stata per un secolo la capitale del riformismo. È venuto meno il socialismo meneghino e la città ne ha risentito».
Cosa significa essere socialisti al Nord, oggi?
«Interpretare la società che si alza la mattina, che lavora, che si sporca le mani in tanti tipi di lavoro e che ha anche un forte senso civico».
Come vede l’atteggiamento di Milano, della Lombardia nei confronti della memoria di Bettino Craxi?
«Ho visto cosa è successo a Lissone qualche giorno fa (la contestazione contro la dedica di una piazza al leader socialista - ndr). L’ho trovato un errore. Per una ragione soprattutto. Il riformismo in Italia è sempre stato molto solo. In Lombardia no. Quella del riformismo era una storia condivisa dalla pancia dei milanesi, dei lombardi. Ai fatti di Lissone non è seguita nessuna reazione. Come se sul buon governo dei sindaci socialisti a Milano, Tognoli in testa, fosse calata una cappa di piombo. Invece è un esempio da seguire per il governo dei municipi. Non è solo un pezzo di passato».
A Milano si parla da tempo di intitolare a Craxi una via, un giardino.
«O si fa o non si fa. Diceva Mendès France: “Governare è scegliere”. Si scelga».



(Intervista a Riccardo Nencini di Gabriele Moroni. Il Giorno del 31 gennaio 2011)

martedì 2 novembre 2010

CRAXI: IL PREMIER E' ORMAI GIUNTO AL CAPOLINEA

Con quest’ennesima caduta di stile, il premier conferma di esser giunto al capolinea: soltanto lui sembra non accorgersene. Umanamente sono dispiaciuto ma la politica e il Paese non possono sopportare oltre questo declino. Agli ex socialisti, ex amici e parenti dico di togliere il sostegno a questo Governo. Diversamente finiranno schiacciati dalle sue macerie e colpevolizzati per le sue miserie. Bobo Craxi

sabato 30 ottobre 2010

BERLUSCONI. CRAXI: UN UOMO DI STATO SI DIMETTEREBBE

BERLUSCONI. CRAXI: UN UOMO DI STATO SI DIMETTEREBBE
Un uomo di Stato, in una situazione come questa, sicuramente sarebbe per lo meno sfiorato dal dubbio delle dimissioni, i componenti del suo Partito dall’idea di chiedergliele, gli alleati in parlamento dall’obbligo di domandarle.
Se questo non avviene e non avverrà, è perché oggi non ci sono più uomini e Partiti. E, quel che più preoccupa, non c’è più senso dello Stato.
Veramente per molto, ma molto meno, la prima Repubblica è finita a gambe all’aria.
Bobo Craxi