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venerdì 23 dicembre 2011
LA VOLGARITA' AL POTERE
Ieri, mentre il Consiglio regionale della Toscana approvava la manovra finanziaria regionale presentata dall'assessore Riccardo Nencini che prevede la riduzione del 10% delle spese su burocrazia, costi della politica ed enti di secondo grado, il Consiglio regionale del Lazio approvava la manovra finanziaria regionale presentata dalla giunta Polverini che prevede che i settanta consiglieri in carica (71 con il presidente) e i 14 assessori esterni continuino a percepire un vitalizio di circa 3000 € al mese mentre la pensione d'oro sarà abolita solo dalla prossima legislatura, peraltro con una norma non retroattiva.
C'è pure una chicca aggiuntiva perchè tre consiglieri, due della lista Polverini e uno del Pdl, cessati dalla carica dopo tre mesi dall’inizio della legislatura perché in esubero rispetto ai 70 previsti dalla legge per il Lazio, percepiranno comunque il vitalizio.
I consiglieri e gli assessori regionale laziali percepiscono un'indennità mensile pari a 12.000 €; i loro colleghi della Toscana esattamente la metà.
Appare superfluo qualsiasi commento, salvo un sentito ringraziamento a Giovanni Floris per avere creato, a suon di ospitate nel suo laboratorio televisivo da Dottor Mabuse il personaggio Renata Polverini, una volgare Carneade che, eletta Presidente della Regione Lazio, sta offrendo (si fa per dire) il meglio di sè.
EP
martedì 20 dicembre 2011
sabato 26 novembre 2011
giovedì 24 novembre 2011
martedì 15 novembre 2011
lunedì 14 novembre 2011
domenica 13 novembre 2011
LA DICHIARAZIONE DI NENCINI AL TERMINE DEL COLLOQUIO AL QUIRINALE CON NAPOLITANO
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venerdì 28 ottobre 2011
CHI BEN COMINCIA....
Chi ben comincia è a metà dell'opera.Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, nell' intervista al Messaggero di oggi
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=164SXF
indica con chiarezza i protagonisti, le linee guida e le scadenze che attendono la coalizione riformista di centro sinistra nelle prossime settimane e soprattutto disegna un definitivo profilo riformista, cosi come noi socialisti da tempo sollecitiamo, del nucleo da cui ci si muoverà per indirizzare la coalizione verso la definizione di un chiaro progetto di risanamento e ricostruzione dell'Italia.Si tratta ora di passare rapidamente dalle parole ai fatti, lavorando contemporaneamente per rendere partecipi di una road map politico-programmatica condivisa, altre formazioni di ispirazione liberaldemocratica e in particolare il partito di Pier Ferdinando Casini. Anche da questo punto di vista, il contributo politico e programmatico dei socialisti, che sarà definito nell' Assemblea congressuale di Fiuggi del prossimo dicembre sarà certamente un utile e importante tassello per il consolidamento del processo avviato.
RICCARDO NENCINI
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=164SXF
indica con chiarezza i protagonisti, le linee guida e le scadenze che attendono la coalizione riformista di centro sinistra nelle prossime settimane e soprattutto disegna un definitivo profilo riformista, cosi come noi socialisti da tempo sollecitiamo, del nucleo da cui ci si muoverà per indirizzare la coalizione verso la definizione di un chiaro progetto di risanamento e ricostruzione dell'Italia.Si tratta ora di passare rapidamente dalle parole ai fatti, lavorando contemporaneamente per rendere partecipi di una road map politico-programmatica condivisa, altre formazioni di ispirazione liberaldemocratica e in particolare il partito di Pier Ferdinando Casini. Anche da questo punto di vista, il contributo politico e programmatico dei socialisti, che sarà definito nell' Assemblea congressuale di Fiuggi del prossimo dicembre sarà certamente un utile e importante tassello per il consolidamento del processo avviato.
RICCARDO NENCINI
martedì 11 ottobre 2011
BIG BANG
Auguro a Matteo Renzi ogni successo, ma lo slogan scelto per la Leopolda II non è affatto foriero di buoni auspici. Sotto questa insegna, esattamente la stessa – 'Big bang' – Michel Rocard, nel 1993, promise lo scioglimento del Partito Socialista francese e si autopromosse rifondatore della sinistra d'Oltralpe. Le cose sono andate del tutto diversamente.
Oggi i sondaggi considerano il candidato socialista alle Presidenziali francesi, probabilmente Francoise Hollande, vincente contro l'attuale Capo dello Stato.
Anche per la sinistra italiana, prima di avveniristici 'big bang', consiglierei rigore, lavoro di gomito e tre impegni da assumere di fronte ai cittadini: misure per il rilancio dell'economia (innanzitutto patrimoniale, tassazione delle rendite finanziarie, lotta all'evasione fiscale, denari nella ricerca, tutele per i precari), investimento nelle nuove idee (e nelle giovani generazioni), sobrietà nel governo della cosa pubblica.
Questa che sarebbe una vera rivoluzione riformista!
RICCARDO NENCINI
Oggi i sondaggi considerano il candidato socialista alle Presidenziali francesi, probabilmente Francoise Hollande, vincente contro l'attuale Capo dello Stato.
Anche per la sinistra italiana, prima di avveniristici 'big bang', consiglierei rigore, lavoro di gomito e tre impegni da assumere di fronte ai cittadini: misure per il rilancio dell'economia (innanzitutto patrimoniale, tassazione delle rendite finanziarie, lotta all'evasione fiscale, denari nella ricerca, tutele per i precari), investimento nelle nuove idee (e nelle giovani generazioni), sobrietà nel governo della cosa pubblica.
Questa che sarebbe una vera rivoluzione riformista!
RICCARDO NENCINI
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domenica 2 ottobre 2011
I CONTRIBUTI A L'AVANTI! (QUELLO TAROCCO DI LAVITOLA)
- LEGGI TUTTO
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martedì 27 settembre 2011
OBSOLETO A CHI?
Parlando ieri a un convegno organizzato dal Pd, Massimo D'Alema ha sostenuto
che "Una nuova stagione progressista non sara’ piu’ secondo i modelli classici
della social democrazia e che l’Internazionale socialista riflette un mondo che
non c’e’ piu perchè le grandi forze progressiste al governo non hanno matrice
socialista”.
Da New York, dove si trova per un ciclo di conferenze e di incontri con la comunità italiana, il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini, risponde a D' Alema a stretto giro: "Le organizzazioni politiche alle quali aderiscono i partiti socialisti dell'Europa e del mondo non sono nè passate nè obsolete.In esse - afferma il leader socialista - trovano spazio e ragione d'essere i valori e il pensiero socialista libeale e riformista e restano il ceppo attorno a cui si possono costruire nuove esperienze di governo."
"Da sole non sono più sufficienti - commenta ancora Nencini - perché la società dell’800-900 ha subìto profonde trasformazioni, ma è la vena dalla quale partire per creare una classe politica ed una società adeguate ad affrontare questa crisi epocale."
"Peraltro- osserva Nencini- già negli anni novanta furono proprio i socialisti a proporre di cambiare nome all'Internazionale socialista in “Internazionale socialista e democratica”, per accogliere altri partiti che altrove non avrebbero trovato collocazione e ascolto".
Secondo Luca Cefisi, responsabile politiche europee del Psi: "I giudizi di Massimo D’Alema sul socialismo europeo in un momento in cui la sinistra europea è tutta alla ricerca di nuovevie, sono rispettabili e in parte sensati, per esempio quando osserva che il modello socialdemocratico del Ventesimo secolo, squisitamente nazionale, non regge alla prova della globalizzazione; però proprio per questo il Partito del Socialismo Europeo sta lavorando da anni ad una vera e propria europeizzazione dei programmi socialisti". Per Cefisi, che è anche membro italiano della presidenza del PSE (Partito del socialismo Europeo), "i valori del socialismo europeo non sono obsoleti, ma anzi ce n’è più bisogno che mai in quest'epoca di crisi del capitalismo finanziario, il problema è di trovare i programmi adeguati ai tempi, e anche i gruppi dirigenti: e qui bisogna dire francamente che il primo a doversi mettere in discussione è il gruppo dirigente del centrosinistra italiano di cui D’Alema è una delle massime espressioni, un gruppo dirigente che ha quasi sempre perso e che ad ogni sconfitta ha dichiarato la necessità di rifondare le identità politiche, cambiare nomi, cambiare tutto, tutto meno la cosa più ovvia, cambiare i dirigenti, per trovarne altri all’altezza dei valori e degliideali, che non devono essere cambiati ma interpretati adeguatamente”
Per Bobo Craxi, responsabile esteri del Psi: “Il vicepresidente dell’Internazionale socialista, Massimo D’Alema, propone un allargamento alle aree progressiste e democratiche europee e mondiali, un principio e un concetto giusto, peraltro sottolineato, a suo tempo, anche dai socialisti italiani, al fine di agevolare l’adesione di movimenti e Partiti che fuoriuscivano dall’esperienza comunista”.
“Quanto al superamento identitario del Partito socialista”, prosegue Craxi, “questo lo considero assai difficile: in Europa, per esempio, i democratici italiani sono un’eccezione, non la regola. Lavorare riqualificando un’azione riformista e progressista in Europa, per fronteggiare la crisi economica e costruire un’alternativa fondata sull’unione delle forze riformiste, laiche, democratiche e ambientaliste, è dunque il compito comune”, conclude, “di chi si ispira alla medesima famiglia del socialismo internazionale”.
Per Gerardo Labelalrte, della segreteria nazionale del Psi: "Che Massimo D'Alema parli di sciogliere una organizzazione, l'Internazionale Socialista, di cui è vicepresidente, in condizioni normali desterebbe stupore.
In realtà - osserva Labellarte - è solo l'aggiornamento della ricerca della cosiddetta "terza via" tra capitalismo e socialdemocrazia di antica belingueriana memoria.
Ricerca che viene condotta da anni nel nostro Paese con grande impegno ma senza alcun esito concreto.
Alle sue estemporanee affermazioni tra le quali spicca che "il socialismo europeo deve prendere atto che si è conclusa una storia" è sufficiente rispondere ricordandogli che i socialisti tedeschi, francesi, spagnoli e inglesi non prendono atto, bensì combattono e spesso vincono. Il PD invece prende atto - conclude Labellarte, e i risultati si vedono.
Roberto Biscardini, della segreteria nazionale del Psi, osserva che:"Può essere che per storia e per cultura non ci sia alcun legame tra Massimo D'Alema e il socialismo, ma non c'è bisogno di annunciare la fine del socialismo internazionale per offrire a Casini uno strapaesano terreno per una coalizione tra sinistra e centro.
Proprio nel momento in cui a livello internazionale - sottolinea l'esponente socialista - c'è una grande riscoperta del socialismo e della socialdemocrazia come gli unici modelli ancora credibili in grado di affrontare la crisi economica in un quadro di giustizia sociale, dalla parte del lavoro e dei lavoratori, D'Alema "sbarella".
Peraltro, l'alternativa a Berlusconi, per un'Italia normale - conclude Biscardini - non potrà che essere un programma di rinascita nazionale sostanzialmente socialdemocratico.
Da New York, dove si trova per un ciclo di conferenze e di incontri con la comunità italiana, il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini, risponde a D' Alema a stretto giro: "Le organizzazioni politiche alle quali aderiscono i partiti socialisti dell'Europa e del mondo non sono nè passate nè obsolete.In esse - afferma il leader socialista - trovano spazio e ragione d'essere i valori e il pensiero socialista libeale e riformista e restano il ceppo attorno a cui si possono costruire nuove esperienze di governo."
"Da sole non sono più sufficienti - commenta ancora Nencini - perché la società dell’800-900 ha subìto profonde trasformazioni, ma è la vena dalla quale partire per creare una classe politica ed una società adeguate ad affrontare questa crisi epocale."
"Peraltro- osserva Nencini- già negli anni novanta furono proprio i socialisti a proporre di cambiare nome all'Internazionale socialista in “Internazionale socialista e democratica”, per accogliere altri partiti che altrove non avrebbero trovato collocazione e ascolto".
Secondo Luca Cefisi, responsabile politiche europee del Psi: "I giudizi di Massimo D’Alema sul socialismo europeo in un momento in cui la sinistra europea è tutta alla ricerca di nuovevie, sono rispettabili e in parte sensati, per esempio quando osserva che il modello socialdemocratico del Ventesimo secolo, squisitamente nazionale, non regge alla prova della globalizzazione; però proprio per questo il Partito del Socialismo Europeo sta lavorando da anni ad una vera e propria europeizzazione dei programmi socialisti". Per Cefisi, che è anche membro italiano della presidenza del PSE (Partito del socialismo Europeo), "i valori del socialismo europeo non sono obsoleti, ma anzi ce n’è più bisogno che mai in quest'epoca di crisi del capitalismo finanziario, il problema è di trovare i programmi adeguati ai tempi, e anche i gruppi dirigenti: e qui bisogna dire francamente che il primo a doversi mettere in discussione è il gruppo dirigente del centrosinistra italiano di cui D’Alema è una delle massime espressioni, un gruppo dirigente che ha quasi sempre perso e che ad ogni sconfitta ha dichiarato la necessità di rifondare le identità politiche, cambiare nomi, cambiare tutto, tutto meno la cosa più ovvia, cambiare i dirigenti, per trovarne altri all’altezza dei valori e degliideali, che non devono essere cambiati ma interpretati adeguatamente”
Per Bobo Craxi, responsabile esteri del Psi: “Il vicepresidente dell’Internazionale socialista, Massimo D’Alema, propone un allargamento alle aree progressiste e democratiche europee e mondiali, un principio e un concetto giusto, peraltro sottolineato, a suo tempo, anche dai socialisti italiani, al fine di agevolare l’adesione di movimenti e Partiti che fuoriuscivano dall’esperienza comunista”.
“Quanto al superamento identitario del Partito socialista”, prosegue Craxi, “questo lo considero assai difficile: in Europa, per esempio, i democratici italiani sono un’eccezione, non la regola. Lavorare riqualificando un’azione riformista e progressista in Europa, per fronteggiare la crisi economica e costruire un’alternativa fondata sull’unione delle forze riformiste, laiche, democratiche e ambientaliste, è dunque il compito comune”, conclude, “di chi si ispira alla medesima famiglia del socialismo internazionale”.
Per Gerardo Labelalrte, della segreteria nazionale del Psi: "Che Massimo D'Alema parli di sciogliere una organizzazione, l'Internazionale Socialista, di cui è vicepresidente, in condizioni normali desterebbe stupore.
In realtà - osserva Labellarte - è solo l'aggiornamento della ricerca della cosiddetta "terza via" tra capitalismo e socialdemocrazia di antica belingueriana memoria.
Ricerca che viene condotta da anni nel nostro Paese con grande impegno ma senza alcun esito concreto.
Alle sue estemporanee affermazioni tra le quali spicca che "il socialismo europeo deve prendere atto che si è conclusa una storia" è sufficiente rispondere ricordandogli che i socialisti tedeschi, francesi, spagnoli e inglesi non prendono atto, bensì combattono e spesso vincono. Il PD invece prende atto - conclude Labellarte, e i risultati si vedono.
Roberto Biscardini, della segreteria nazionale del Psi, osserva che:"Può essere che per storia e per cultura non ci sia alcun legame tra Massimo D'Alema e il socialismo, ma non c'è bisogno di annunciare la fine del socialismo internazionale per offrire a Casini uno strapaesano terreno per una coalizione tra sinistra e centro.
Proprio nel momento in cui a livello internazionale - sottolinea l'esponente socialista - c'è una grande riscoperta del socialismo e della socialdemocrazia come gli unici modelli ancora credibili in grado di affrontare la crisi economica in un quadro di giustizia sociale, dalla parte del lavoro e dei lavoratori, D'Alema "sbarella".
Peraltro, l'alternativa a Berlusconi, per un'Italia normale - conclude Biscardini - non potrà che essere un programma di rinascita nazionale sostanzialmente socialdemocratico.
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mercoledì 21 settembre 2011
CODA DI PAGLIA
Hanno la coda di paglia e il fatto che per tornare in edicola siano stati costretti oltre che a nominare un nuovo direttore anche a ripristinare la testata con cui avevano registrato il giornale nel 1996, quella con la L apostrofata davanti, dimostra la giustezza, non solo politica, ma anche giuridica, della nostra reazione contro il furto di memoria operato da “L’Avanti!” di Lavitola.
Abbiamo registrato anche che sotto la testata di Lavitola non c’è più scritto “quotidiano socialista dal 1896”, ma più semplicemente “quotidiano socialista”, l’ennesima operazione di maquillage grafico che non può però cancellare il danno arrecato all’immagine e alla storia del riformismo italiano e del Partito socialista italiano.
Per ridare l’onore a l’Avanti! continueremo a percorrere tutte le strade, nessuna esclusa, mentre resta il desiderio e la speranza che questa testata che tanto ha significato nella storia del Paese, possa tornare quanto prima ad essere la bandiera e il punto di incontro del socialismo riformista, palestra di idee e strumento di proposte e progetti per un’Italia più giusta e più sana.
RICCARDO NENCINI
http://www.partitosocialista.it/site/partecipa_avanti/472/avanti.aspx
Abbiamo registrato anche che sotto la testata di Lavitola non c’è più scritto “quotidiano socialista dal 1896”, ma più semplicemente “quotidiano socialista”, l’ennesima operazione di maquillage grafico che non può però cancellare il danno arrecato all’immagine e alla storia del riformismo italiano e del Partito socialista italiano.
Per ridare l’onore a l’Avanti! continueremo a percorrere tutte le strade, nessuna esclusa, mentre resta il desiderio e la speranza che questa testata che tanto ha significato nella storia del Paese, possa tornare quanto prima ad essere la bandiera e il punto di incontro del socialismo riformista, palestra di idee e strumento di proposte e progetti per un’Italia più giusta e più sana.
RICCARDO NENCINI
http://www.partitosocialista.it/site/partecipa_avanti/472/avanti.aspx
sabato 17 settembre 2011
RISCHIO AUTARCHIA
La stagione politica di Berlusconi è agli sgoccioli ma la fretta non deve essere cattiva consigliera nella scelta delle alleanze.Il Nuovo Ulivo, fondato sull'asse privilegiato tra Pd, Idv e SeL, ricalca un'esperienza che si è rivelata fallimentare proprio sul terreno programmatico e di governo. Proporre una leadership di questo genere rischia di condannarci all'autarchia politica, allontanando l'elettorato moderato e riformista senza lasciare spazio alla possibilità di un'alleanza con l'Udc.
La strada giusta insomma per un'altra stagione di governo del centrodestra.
RICCARDO NENCINI
La strada giusta insomma per un'altra stagione di governo del centrodestra.
RICCARDO NENCINI
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venerdì 16 settembre 2011
sabato 27 agosto 2011
FILODIRETTO CON RICCARDO NENCINI
Il filo diretto di Riccardo Nencini su Radio Radicale dello scorso 24 agosto: tra i temi affrontati, la crisi economica, la manovra del Governo per il pareggio di bilancio e la questione delle agevolazioni fiscali per gli enti ecclesiastici.
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venerdì 26 agosto 2011
UN PANTHEON SOLO COMUNISTA NON STA IN PIEDI
Pubblichiamo il testo della lettera che il
segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini, ha inviato oggi al direttore di
Repubblica in risposta alla lettera di Walter Veltroni apparsa oggi sul medesimo
quotidiano
Caro Direttore,
non dubito che il richiamo alla necessità di praticare il riformismo evocata da Walter Veltroni, con tutto il coraggio necessario, nella sua lettera su Repubblica di oggi, sia la strada che la sinistra italiana debba percorrere.Tuttavia, occorre ricordare a Veltroni che chi, nella seconda metà del secolo scorso, si iscriveva al Pci lo faceva perché era o si sentiva comunista, pur con tutti i distinguo del caso.Chi, essendo di sinistra, comunista non era o non si sentiva, si iscriveva e militava nel Psi, almeno a partire dalla pubblicazione del rapporto Krusciov al XX congresso del Pcus e dalla rivoluzione ungherese del 1956.
Veltroni, ricordando il coraggio di Di Vittorio - costretto in quell'occasione a un'umiliante autocritica da Togliatti che del Pci era il leader- omette di ricordare che Giolitti, Ghirelli e tanti altri dirigenti e militanti si dimisero o furono cacciati dal Pci per iscriversi al Psi che da molti anni aveva scelto di stare dalla parte giusta.Inoltre Veltroni evita di ricordare che negli anni successivi Giorgio Napolitano -e con lui i “miglioristi”- rimasero nel Pci sparuta minoranza, vessati e criticati e dalla maggioranza del partito.
Non del tutto appagato, allo scopo di rilanciare e magari rinverdire le oblique anomalie politiche di Enrico Berlinguer e Achille Occhetto, egli si avventura in un excursus storico totalmente arbitrario, omettendo di citare e riconoscere il grande ruolo che svolsero i riformisti cattolici e laici -e in particolare i socialisti- nella modernizzazione della nostra Italia. Basti pensare alla legge sullo Statuto dei lavoratori voluta dal ministro socialista Giacomo Brodolini, che oggi costituisce la base da cui muovere per un profondo ripensamento delle norme che regolano il mondo del lavoro, e le riforme volute e promosse dal Psi nei successivi anni 70 e 80.
Quando parliamo di riformismo, un Pantheon solo comunista non sta in piedi.
Caro Direttore, questa potrebbe apparire come una polemica legata ad un tempo passato.
Cosi' non è: se alla base della discussione su come costruire il riformismo del futuro mancano la chiarezza e la corretta lettura dei processi che nel bene come nel male appartengono alla storia della nostra Italia, si rischia sin dall'inizio di smarrire il senso di una missione di cui si avverte l'assoluta necessità.
Siccome nemmeno oggi la sinistra riformista è rappresentata da un solo partito, quanti si ispirano a questo metodo per governare il futuro dell'Italia si diano appuntamento, il prossimo autunno, negli “Stati generali del riformismo italiano”.
Prima che sia troppo tardi.
Prima che la CGIL si faccia catturare dalla FIOM.
Prima che la sinistra non socialista né legata al Pd si faccia travolgere da forme di neomassimalismo.
Riccardo Nencini
Segretario Nazionale Psi
Caro Direttore,
non dubito che il richiamo alla necessità di praticare il riformismo evocata da Walter Veltroni, con tutto il coraggio necessario, nella sua lettera su Repubblica di oggi, sia la strada che la sinistra italiana debba percorrere.Tuttavia, occorre ricordare a Veltroni che chi, nella seconda metà del secolo scorso, si iscriveva al Pci lo faceva perché era o si sentiva comunista, pur con tutti i distinguo del caso.Chi, essendo di sinistra, comunista non era o non si sentiva, si iscriveva e militava nel Psi, almeno a partire dalla pubblicazione del rapporto Krusciov al XX congresso del Pcus e dalla rivoluzione ungherese del 1956.
Veltroni, ricordando il coraggio di Di Vittorio - costretto in quell'occasione a un'umiliante autocritica da Togliatti che del Pci era il leader- omette di ricordare che Giolitti, Ghirelli e tanti altri dirigenti e militanti si dimisero o furono cacciati dal Pci per iscriversi al Psi che da molti anni aveva scelto di stare dalla parte giusta.Inoltre Veltroni evita di ricordare che negli anni successivi Giorgio Napolitano -e con lui i “miglioristi”- rimasero nel Pci sparuta minoranza, vessati e criticati e dalla maggioranza del partito.
Non del tutto appagato, allo scopo di rilanciare e magari rinverdire le oblique anomalie politiche di Enrico Berlinguer e Achille Occhetto, egli si avventura in un excursus storico totalmente arbitrario, omettendo di citare e riconoscere il grande ruolo che svolsero i riformisti cattolici e laici -e in particolare i socialisti- nella modernizzazione della nostra Italia. Basti pensare alla legge sullo Statuto dei lavoratori voluta dal ministro socialista Giacomo Brodolini, che oggi costituisce la base da cui muovere per un profondo ripensamento delle norme che regolano il mondo del lavoro, e le riforme volute e promosse dal Psi nei successivi anni 70 e 80.
Quando parliamo di riformismo, un Pantheon solo comunista non sta in piedi.
Caro Direttore, questa potrebbe apparire come una polemica legata ad un tempo passato.
Cosi' non è: se alla base della discussione su come costruire il riformismo del futuro mancano la chiarezza e la corretta lettura dei processi che nel bene come nel male appartengono alla storia della nostra Italia, si rischia sin dall'inizio di smarrire il senso di una missione di cui si avverte l'assoluta necessità.
Siccome nemmeno oggi la sinistra riformista è rappresentata da un solo partito, quanti si ispirano a questo metodo per governare il futuro dell'Italia si diano appuntamento, il prossimo autunno, negli “Stati generali del riformismo italiano”.
Prima che sia troppo tardi.
Prima che la CGIL si faccia catturare dalla FIOM.
Prima che la sinistra non socialista né legata al Pd si faccia travolgere da forme di neomassimalismo.
Riccardo Nencini
Segretario Nazionale Psi
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lunedì 22 agosto 2011
I CRISTIANI PAGANO LA CHIESA NO.
La Festa nazionale socialista di domenica 4 settembre verrà dedicata dal PSI a spiegare ai cittadini quali e quanti siano i privilegi e le agevolazioni fiscali di cui gode la Chiesa italiana e come nessuno di questi sia stato messo in discussione in una fase così delicata. Inizieremo in quella sede una raccolta di firme su una
proposta di legge di iniziativa popolare affinché la Chiesa italiana faccia la sua parte in un momento in cui tutti sono chiamati a fare sacrifici. Ricordo che l’insieme dei benefici (esenzione dal pagamento dell’Ici, pagamento degli insegnanti di religione da parte dello Stato e 8 per mille) valgono tra gli 8 e i 10 miliardi
di euro. Questa campagna, iniziata un mese fa, si rivolge a tutti i cittadini italiani nel nome della equità
e della giustizia. Niente di anticlericale ma semplicemente l’appello ad una responsabilità condivisa.
I cristiani pagano, la Chiesa no.
RICCARDO NENCINI
proposta di legge di iniziativa popolare affinché la Chiesa italiana faccia la sua parte in un momento in cui tutti sono chiamati a fare sacrifici. Ricordo che l’insieme dei benefici (esenzione dal pagamento dell’Ici, pagamento degli insegnanti di religione da parte dello Stato e 8 per mille) valgono tra gli 8 e i 10 miliardi
di euro. Questa campagna, iniziata un mese fa, si rivolge a tutti i cittadini italiani nel nome della equità
e della giustizia. Niente di anticlericale ma semplicemente l’appello ad una responsabilità condivisa.
I cristiani pagano, la Chiesa no.
RICCARDO NENCINI
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venerdì 5 agosto 2011
UNA CRISI SENZA PRECEDENTI, UN GOVERNO ANCORA ASSENTE
Si poteva fare di più per arginare la speculazione finanziaria contro l’Italia? Sì, si poteva e si doveva. Il presidente del consiglio, nel suo intervento alle Camere, ha mostrato un attendismo incomprensibile, come se non avesse strumenti più incisivi da utilizzare di quelli finora messi in campo. E non si può neppure dire che non manchino le proposte.
Ci sono quelle che hanno avanzato parti sociali, industriali e sindacati assieme. Ci sono quelle suggerite da autorevoli economisti, a cominciare dalla più semplice e immediata di un anticipo delle tappe della manovra economica spostandone il peso maggiore nei mesi a venire e non a dopo la scadenza naturale della legislatura. C’è anche la richiesta delle opposizioni, chiara e accorata, di discontinuità con la maggioranza attuale. E di crescita.
Serve solidità e serve una maggiore equità sociale, incardinata sul principio secondo il quale chi più possiede deve contribuire con maggiore responsabilità, evitando che la manovra sia un bagno di sangue per le fasce più deboli.
Due provvedimenti dovrebbero essere assunti subito: tassare le rendite finanziarie e introdurre una patrimoniale, 'idea ‘forte’ riemersa negli interventi dell’ex presidente del consiglio Giuliano Amato. Una strada indubbiamente difficile, ma che non può essere scartata a priori, anche se il solo parlarne ha già generato una ripresa delle esportazione clandestine di capitali verso paradisi fiscali e banche compiacenti.
L’Italia ha dimostrato in tanti frangenti della sua storia di saper essere unita e decisa nelle situazioni di vera emergenza nazionale e questa lo è. Questa può essere la carta decisiva per adottare provvedimenti tali da spezzare la spirale perversa del debito pubblico.
Nei giorni scorsi, così come ha fatto il leader spagnolo Zapatero, Berlusconi avrebbe potuto annunciare le sue dimissioni per portare il Paese alle elezioni anticipate e a un nuovo governo all’altezza della situazione. Oppure avrebbe potuto tentare un allargamento della sua maggioranza, ovviamente rendendo disponibile la poltrona di palazzo Chigi.
La prima strada avrebbe il pregio di portare alla nascita di un esecutivo su un programma calibrato sulla crisi economica in atto, ma ci esporrebbe anche ad un periodo di vuoto di potere.
La seconda avrebbe il pregio di dare subito la risposta che i mercati si attendono, ma avrebbe comunque come naturale orizzonte quello di un ritorno anticipato alle urne. Ed è forse oggi questa l’unica vera strada percorribile.
Certamente senza l’ingresso nel governo di forze politiche responsabili, capaci di un riformismo vero – e nell’opposizione ve ne sono – rischiamo una burrasca al giorno, ognuna potenzialmente in grado i affondarci.
Invece di discutere su un carnascialesco trasloco di ministeri al Nord o sull’ennesima legge che garantisce un solo italiano e la nega a tutti gli altri, come quella che allunga i processi fino a farli morire, dovremmo sederci attorno a un tavolo, affrontare i problemi reali e prendere le iniziative che servono.
Berlusconi invece, di nuovo, ha scelto di non scegliere, lasciando l'Italia nel guado. Con la piena in arrivo.
RICCARDO NENCINI
Ci sono quelle che hanno avanzato parti sociali, industriali e sindacati assieme. Ci sono quelle suggerite da autorevoli economisti, a cominciare dalla più semplice e immediata di un anticipo delle tappe della manovra economica spostandone il peso maggiore nei mesi a venire e non a dopo la scadenza naturale della legislatura. C’è anche la richiesta delle opposizioni, chiara e accorata, di discontinuità con la maggioranza attuale. E di crescita.
Serve solidità e serve una maggiore equità sociale, incardinata sul principio secondo il quale chi più possiede deve contribuire con maggiore responsabilità, evitando che la manovra sia un bagno di sangue per le fasce più deboli.
Due provvedimenti dovrebbero essere assunti subito: tassare le rendite finanziarie e introdurre una patrimoniale, 'idea ‘forte’ riemersa negli interventi dell’ex presidente del consiglio Giuliano Amato. Una strada indubbiamente difficile, ma che non può essere scartata a priori, anche se il solo parlarne ha già generato una ripresa delle esportazione clandestine di capitali verso paradisi fiscali e banche compiacenti.
L’Italia ha dimostrato in tanti frangenti della sua storia di saper essere unita e decisa nelle situazioni di vera emergenza nazionale e questa lo è. Questa può essere la carta decisiva per adottare provvedimenti tali da spezzare la spirale perversa del debito pubblico.
Nei giorni scorsi, così come ha fatto il leader spagnolo Zapatero, Berlusconi avrebbe potuto annunciare le sue dimissioni per portare il Paese alle elezioni anticipate e a un nuovo governo all’altezza della situazione. Oppure avrebbe potuto tentare un allargamento della sua maggioranza, ovviamente rendendo disponibile la poltrona di palazzo Chigi.
La prima strada avrebbe il pregio di portare alla nascita di un esecutivo su un programma calibrato sulla crisi economica in atto, ma ci esporrebbe anche ad un periodo di vuoto di potere.
La seconda avrebbe il pregio di dare subito la risposta che i mercati si attendono, ma avrebbe comunque come naturale orizzonte quello di un ritorno anticipato alle urne. Ed è forse oggi questa l’unica vera strada percorribile.
Certamente senza l’ingresso nel governo di forze politiche responsabili, capaci di un riformismo vero – e nell’opposizione ve ne sono – rischiamo una burrasca al giorno, ognuna potenzialmente in grado i affondarci.
Invece di discutere su un carnascialesco trasloco di ministeri al Nord o sull’ennesima legge che garantisce un solo italiano e la nega a tutti gli altri, come quella che allunga i processi fino a farli morire, dovremmo sederci attorno a un tavolo, affrontare i problemi reali e prendere le iniziative che servono.
Berlusconi invece, di nuovo, ha scelto di non scegliere, lasciando l'Italia nel guado. Con la piena in arrivo.
RICCARDO NENCINI
venerdì 29 luglio 2011
LETTERA AI DIRETTORI
Ai direttori di Repubblica, Corriere della Sera, Sole 24Ore, La Stampa, Il Messaggero e Quotidiano Nazionale
Caro direttore,
una seconda (nuova?) tangentopoli sta spazzando l'Italia. Colpisce soprattutto i partiti più rappresentativi e pezzi dell'alta burocrazia statale a dimostrazione che i nodi mai sciolti negli anni '90 si sono ripresentati con immutata forza, che la politica ha rinunciato alla sua funzione di strumento regolatore e braccio responsabile nel governo di una nazione, che nella penisola non vi sono decisive differenze tra le parti in gioco quando si tratta di 'questione morale'. Con un paio di sottolineature. La prima. Senza volersi infilare il saio del Savonarola, radicali e socialisti, in questo decennio, sono rimasti lontani dal fuoco. Non ricordo un amministratore socialista condannato per aver approfittato della pubblica amministrazione. Eppure sono diverse centinaia gli amministratori iscritti al PSI nei comuni, nelle province e nelle regioni italiane. E non si tratta nemmeno di fortuna. Il passato, per noi, è stato maestro di vita, abbiamo cambiato i nostri rappresentanti locali, aperto a esperienze più giovani e cancellato le correnti quando non vi erano posizioni politiche antagonistiche. Il potere gestito è decisamente minore ma il cambiamento c'è stato comunque.
La seconda. Leggo, anche di recente, di partiti che adottano codici di comportamento per moralizzare la loro vita interna. Bene. Il mio PSI – con inizio nell'estate 2008 – pose due questioni alle forze presenti in parlamento. Ridurre al medesimo livello le indennità, oggi ingiustamente diversificate, di Consiglieri e Assessori Regionali (quota Umbria-Toscana, la più bassa: risparmio di 110/120 milioni di euro). Conferire il finanziamento pubblico solo ai partiti in regola con l'art. 49 della nostra Costituzione. Un sacco di applausi poi un catacombale silenzio sugli atti che si dovevano assumere.
Noi, che lanciammo quelle proposte, ci siamo affidati alle campagne pubbliche per sostenerle. Da soli. Non sarà questa, direttore, una evoluzione della diversità della sinistra?
RICCARDO NENCINI
Caro direttore,
una seconda (nuova?) tangentopoli sta spazzando l'Italia. Colpisce soprattutto i partiti più rappresentativi e pezzi dell'alta burocrazia statale a dimostrazione che i nodi mai sciolti negli anni '90 si sono ripresentati con immutata forza, che la politica ha rinunciato alla sua funzione di strumento regolatore e braccio responsabile nel governo di una nazione, che nella penisola non vi sono decisive differenze tra le parti in gioco quando si tratta di 'questione morale'. Con un paio di sottolineature. La prima. Senza volersi infilare il saio del Savonarola, radicali e socialisti, in questo decennio, sono rimasti lontani dal fuoco. Non ricordo un amministratore socialista condannato per aver approfittato della pubblica amministrazione. Eppure sono diverse centinaia gli amministratori iscritti al PSI nei comuni, nelle province e nelle regioni italiane. E non si tratta nemmeno di fortuna. Il passato, per noi, è stato maestro di vita, abbiamo cambiato i nostri rappresentanti locali, aperto a esperienze più giovani e cancellato le correnti quando non vi erano posizioni politiche antagonistiche. Il potere gestito è decisamente minore ma il cambiamento c'è stato comunque.
La seconda. Leggo, anche di recente, di partiti che adottano codici di comportamento per moralizzare la loro vita interna. Bene. Il mio PSI – con inizio nell'estate 2008 – pose due questioni alle forze presenti in parlamento. Ridurre al medesimo livello le indennità, oggi ingiustamente diversificate, di Consiglieri e Assessori Regionali (quota Umbria-Toscana, la più bassa: risparmio di 110/120 milioni di euro). Conferire il finanziamento pubblico solo ai partiti in regola con l'art. 49 della nostra Costituzione. Un sacco di applausi poi un catacombale silenzio sugli atti che si dovevano assumere.
Noi, che lanciammo quelle proposte, ci siamo affidati alle campagne pubbliche per sostenerle. Da soli. Non sarà questa, direttore, una evoluzione della diversità della sinistra?
RICCARDO NENCINI
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