Visualizzazione post con etichetta Onu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Onu. Mostra tutti i post

venerdì 3 giugno 2011

UN'ATROCE BEFFA

Dopo pochi mesi dalla fine del secondo conflitto mondiale, tra il novembre 1945 e l'ottobre 1946, in meno di un anno, si celebrò a Norimberga il primo processo di un Tribunale internazionale contro i crimini di guerra e contro l'umanità.

Alla sbarra finirono i maggiori esponenti (almeno quelli sopravvissuti) della Germania nazista, resisi complici e responsabili della guerra d'aggressione voluta da Hitler e soprattutto dello scientifico sterminio di milioni di esseri umani, tra ebrei, zingari, omossessuali e prigionieri di guerra.
Furono inflitte condanne durissime ed esemplari, nella prospettiva di scoraggiare il ripetersi di simili orrori.
Com' era inevitabile, sin da allora, si è aperto, ed è lontano dall'essere concluso, un grande dibattito tra uomini di legge, storici ed esponenti della politica sulla legittimità dell'istituzione di una giurisdizione internazionale, in quel caso da parte delle nazioni che vinsero il conflitto, per giudicare i capi di una nazione vinta.
Quello della legittimità del Tpi è l'argomento che gli avvocati degli aguzzini responsabili dei massacri della guerra nella ex Jugoslavia (e con loro gli esponenti dei partiti ultra nazionalisti in Croazia e Serbia), brandiscono ogni qual volta ha inizio un procedimento contro uno di questi galantuomini. E' successo con l'ex leader serbo Slobodan Milosevic, il genereale croato Ante Gotovina ed è l'argomento usato per Radovan Karadzic nel 2008 e oggi per Ratko Mladic catturato pochi giorni fa, neanche a dirlo a Belgrado, dove come l'altro aguzzino serbo-bosniaco ha goduto per anni, di complicità e protezioni.
Precisato che la cattura di questi due scellerati sarebbe potuta avvenire alla fine delle ostilità, se solo i serbi non avessero frapposto mille ostacoli, come a più riprese ha denunciato Carla Del Ponte, che i crimini da loro perpetrati furono denunciati e documentati in tempo reale con testimonianze e abbondante e agghiacciante materiale filmato, che tale cattura è stata verosimilmente dettata dalla necessità dell'attuale governo serbo di accelerare (come già avvenuto con i croati) l'accesso all'UE, viene da domandarsi se le vittime della macelleria bosniaca avranno mai giustizia, in considerazione del fatto che, grazie all'estenuante battaglia processuale condotta dai legali di Karadzic da tre anni a questa parte che sarà, come annunciato oggi, replicata da quelli di Mladic, il processo rischia di finire alle calende greche senza che venga pronunciata una sntenza di condanna poichè il tempo e i finanziamenti concessi dall'ONU al Tpi si stanno esaurendo.
Per i superstiti e i famigliari delle migliaia di vittime di Sarajevo, Srebrenica e i villaggi bosniaci che finirono nelle grinfie dei boia di Pale, si profila dunque un'atroce beffa.
EP



sabato 16 aprile 2011

INDECISI A TUTTO

La partecipazione a metà dell’Italia alla missione decisa dall’Onu e annunciata in consiglio dei ministri, non aiuta certo il nostro Paese a recuperare credibilità sul piano internazionale.
Il rifiuto di effettuare bombardamenti restando però tra i Paesi della Nato impegnati nelle azioni belliche, mantiene un largo margine di ambiguità. Siamo insomma ‘indecisi a tutto’ come diceva Ennio Flaiano e il né carne né pesce del governo Berlusconi, che mostra un riguardo per Gheddafi ma contemporaneamente riconosce i ribelli di Bengasi è la conferma plateale dell’assenza di una vera linea di politica estera così come, del resto, per tutte le grandi questioni interne.

RICCARDO NENCINI

venerdì 25 marzo 2011

E' RITORNATO L'ANCHISMO

Quanti luoghi comuni, quante contraddizioni e anche illogicità si sentono a commento dell’intervento armato, a difesa dei civili e degli insorti e su mandato dell’Onu, in Libia. Già ho trattato l’argomento del cosiddetto pacifismo di destra, tutto imperniato sui danni che all’Italia questo intervento potrebbe recare (i profughi, i clandestini, il prezzo del petrolio) e assolutamente insensibile rispetto al tema dei diritti del popolo libico, il primo dei quali è di non essere massacrato. E’ invece riemersa ancora la cosiddetta storia dell’anchismo. Insomma si dice, se è vero che Gheddafi è un tiranno se è vero che è in corso una repressione crudele, perchè allora non attacchiamo anche lo Yemen, e se si tratta di attaccare tute le dittature perchè non lo facciamo anche con l’Arabia Saudita, o addirittura, come qualcuno ha assurdamente asserito, anche la Cina? Tutto questo modo di ragionare serve, in sostanza, per giustificare il fatto che non si deve far nulla per nessuno. Siccome tutte le possibilità citate sono assolutamente impraticabili e in molti casi neppure giustificate (se mai si muovesse guerra in tutte queste direzioni gli stessi che oggi ci invitano provocatoriamente a farlo si opporrebbero ancora come maggiore forza), allora non si dovrebbe intervenire neppure in Libia. Bel modo di ragionare davvero. Ma anche in questo modo di ragionare c’è un sottointeso. E cioè: noi (l’Onu attraverso Francia, Stati Uniti e parzialmente l’Italia) interveniamo, in realtà, per interesse economico, per il petrolio e non per i diritti. Ecco allora perchè lo facciamo, solo in Libia e non altrove. Peccato che il petrolio ci sia anche altrove, dove non interveniamo, appunto lo Yemen e l’Arabia saudita. E peccato che in Egitto e in Tunisia, dove i quasi dittatori Ben Alì e Mubarak si sono comportati in modo diverso da Gheddafi, non siamo invece intervenuti perchè non ce n’era bisogno. L’accusa poi diventa anche contraddittoria. Perché nello stesso tempo in cui si accusa l’Occidente di attaccare Gheddafi per interesse, lo si accusa di averlo per troppo tempo difeso e vezzeggiato sempre per interesse. Due opposte annotazioni impossibili da stigmatizzare per il vecchio principio aristotelico della non contraddizione. Anche l’assurda contrapposizione tra difesa degli interessi e difesa dei valori è inconsistente. Anche il Piemonte fece l’unità d’Italia per interesse, ma l’unità fu in sé una buona cosa. Difendere i nostri interessi nazionali non è un reato, soprattutto se si sposa a buone cause civili. Mi pare che questo sia il caso. Adesso anche l’Italia deve fare autocritica, per la debolezza della propria posizione, per l’oscillazione dei propri comportamenti, per lo scarso peso che il governo ha esercitato nelle decisioni dell’Onu. Una volta il ministro degli esteri era Nenni, poi Moro, poi Andreotti, adesso c’è Frattini….


MAURO DEL BUE