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lunedì 14 novembre 2011
domenica 13 novembre 2011
LA DICHIARAZIONE DI NENCINI AL TERMINE DEL COLLOQUIO AL QUIRINALE CON NAPOLITANO
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venerdì 7 ottobre 2011
LA GELMINI E LA FIGLIA DELLA BALTI
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| Bianca Balti con la figlia |
Mentre scriviamo queste note a Roma e in altre città italiane, gli studenti stanno protestando contro un governo e contro un ministro che stanno scientificamente demolendo l'edificio dell'istruzione pubblica che, al contrario, dovrebbe essere in cima ai pensieri di chi governa un grande paese come l'Italia con lo sguardo rivolto al futuro e dunque collocando la scuola di stato, la sua crescita e ammodernamento, tra i punti qualificanti dell'agenda delle cose da fare subito.Non è stato e non sarà così e occorrerebbe che chi ancora spera che questo governo possa adottare anche una sola decisione per il bene dell'Italia, sarebbe opportuno che ne prendesse finalmente atto. Perché, a parte il Premier, ormai in preda ad un evidente delirio politico che tracima spesso in un delirio puro e semplice, come è pensabile che al vertice dell'istruzione pubblica, rimanga una personalità che in questi anni e in particolare in queste ultime settimane ha dato una clamorosa dimostrazione di ignavia, incompetenza e presunzione mediante un decisionismo dettato unicamente dalla palese volontà di devastare la già fragile impalcatura dell'istruzione statale?
Come è pensabile che una simile caricatura di ministro, al netto dei ricorrenti sfondoni in tema di conoscenza delle normative e di gestione di una struttura complessa come quella di viale Trastevere non avverta minimamente il bisogno di mettersi in discussione o, al minimo, di porre rimedio a una situazione scandalosa, adottando misure che in qualche modo arginino i disastri che ha combinato e che sono sotto gli occhi di tutti?
Nell'Italia che osserva con fin troppo rassegnato distacco l'autunno berlusconiano è purtroppo possibile: è possibile che (e questa è davvero l'ultima, più grave ancora della barzelletta vivente dei neutrini), ai quiz per il concorso a preside, siano stati somministrati ai candidati ben 1000 quiz sbagliati nella forma e nella sostanza.
Altrove un ministro, piaccia o no, responsabile politico di un simile errore, per forza o per amore avrebbe rassegnato le sue dimissioni. In Italia figuriamoci: se non se ne va un Premier che ha da tempo varcato la soglia dell' impresentabilità politica e personale perché mai dovrebbe andarsene un ministro dell'istruzione che parla di tunnel per neutrini e consente che un concorso per dirigenti scolastici venga gestito da incompetenti e ignoranti? Fortunatamente leggiamo che la figlia della Balti ha solo 3 anni.
Alla mamma e a noi resta almeno la speranza che quando la piccola sarà in età scolare ci saranno un altro premier e un altro ministro dell' Istruzione
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venerdì 5 agosto 2011
UNA CRISI SENZA PRECEDENTI, UN GOVERNO ANCORA ASSENTE
Si poteva fare di più per arginare la speculazione finanziaria contro l’Italia? Sì, si poteva e si doveva. Il presidente del consiglio, nel suo intervento alle Camere, ha mostrato un attendismo incomprensibile, come se non avesse strumenti più incisivi da utilizzare di quelli finora messi in campo. E non si può neppure dire che non manchino le proposte.
Ci sono quelle che hanno avanzato parti sociali, industriali e sindacati assieme. Ci sono quelle suggerite da autorevoli economisti, a cominciare dalla più semplice e immediata di un anticipo delle tappe della manovra economica spostandone il peso maggiore nei mesi a venire e non a dopo la scadenza naturale della legislatura. C’è anche la richiesta delle opposizioni, chiara e accorata, di discontinuità con la maggioranza attuale. E di crescita.
Serve solidità e serve una maggiore equità sociale, incardinata sul principio secondo il quale chi più possiede deve contribuire con maggiore responsabilità, evitando che la manovra sia un bagno di sangue per le fasce più deboli.
Due provvedimenti dovrebbero essere assunti subito: tassare le rendite finanziarie e introdurre una patrimoniale, 'idea ‘forte’ riemersa negli interventi dell’ex presidente del consiglio Giuliano Amato. Una strada indubbiamente difficile, ma che non può essere scartata a priori, anche se il solo parlarne ha già generato una ripresa delle esportazione clandestine di capitali verso paradisi fiscali e banche compiacenti.
L’Italia ha dimostrato in tanti frangenti della sua storia di saper essere unita e decisa nelle situazioni di vera emergenza nazionale e questa lo è. Questa può essere la carta decisiva per adottare provvedimenti tali da spezzare la spirale perversa del debito pubblico.
Nei giorni scorsi, così come ha fatto il leader spagnolo Zapatero, Berlusconi avrebbe potuto annunciare le sue dimissioni per portare il Paese alle elezioni anticipate e a un nuovo governo all’altezza della situazione. Oppure avrebbe potuto tentare un allargamento della sua maggioranza, ovviamente rendendo disponibile la poltrona di palazzo Chigi.
La prima strada avrebbe il pregio di portare alla nascita di un esecutivo su un programma calibrato sulla crisi economica in atto, ma ci esporrebbe anche ad un periodo di vuoto di potere.
La seconda avrebbe il pregio di dare subito la risposta che i mercati si attendono, ma avrebbe comunque come naturale orizzonte quello di un ritorno anticipato alle urne. Ed è forse oggi questa l’unica vera strada percorribile.
Certamente senza l’ingresso nel governo di forze politiche responsabili, capaci di un riformismo vero – e nell’opposizione ve ne sono – rischiamo una burrasca al giorno, ognuna potenzialmente in grado i affondarci.
Invece di discutere su un carnascialesco trasloco di ministeri al Nord o sull’ennesima legge che garantisce un solo italiano e la nega a tutti gli altri, come quella che allunga i processi fino a farli morire, dovremmo sederci attorno a un tavolo, affrontare i problemi reali e prendere le iniziative che servono.
Berlusconi invece, di nuovo, ha scelto di non scegliere, lasciando l'Italia nel guado. Con la piena in arrivo.
RICCARDO NENCINI
Ci sono quelle che hanno avanzato parti sociali, industriali e sindacati assieme. Ci sono quelle suggerite da autorevoli economisti, a cominciare dalla più semplice e immediata di un anticipo delle tappe della manovra economica spostandone il peso maggiore nei mesi a venire e non a dopo la scadenza naturale della legislatura. C’è anche la richiesta delle opposizioni, chiara e accorata, di discontinuità con la maggioranza attuale. E di crescita.
Serve solidità e serve una maggiore equità sociale, incardinata sul principio secondo il quale chi più possiede deve contribuire con maggiore responsabilità, evitando che la manovra sia un bagno di sangue per le fasce più deboli.
Due provvedimenti dovrebbero essere assunti subito: tassare le rendite finanziarie e introdurre una patrimoniale, 'idea ‘forte’ riemersa negli interventi dell’ex presidente del consiglio Giuliano Amato. Una strada indubbiamente difficile, ma che non può essere scartata a priori, anche se il solo parlarne ha già generato una ripresa delle esportazione clandestine di capitali verso paradisi fiscali e banche compiacenti.
L’Italia ha dimostrato in tanti frangenti della sua storia di saper essere unita e decisa nelle situazioni di vera emergenza nazionale e questa lo è. Questa può essere la carta decisiva per adottare provvedimenti tali da spezzare la spirale perversa del debito pubblico.
Nei giorni scorsi, così come ha fatto il leader spagnolo Zapatero, Berlusconi avrebbe potuto annunciare le sue dimissioni per portare il Paese alle elezioni anticipate e a un nuovo governo all’altezza della situazione. Oppure avrebbe potuto tentare un allargamento della sua maggioranza, ovviamente rendendo disponibile la poltrona di palazzo Chigi.
La prima strada avrebbe il pregio di portare alla nascita di un esecutivo su un programma calibrato sulla crisi economica in atto, ma ci esporrebbe anche ad un periodo di vuoto di potere.
La seconda avrebbe il pregio di dare subito la risposta che i mercati si attendono, ma avrebbe comunque come naturale orizzonte quello di un ritorno anticipato alle urne. Ed è forse oggi questa l’unica vera strada percorribile.
Certamente senza l’ingresso nel governo di forze politiche responsabili, capaci di un riformismo vero – e nell’opposizione ve ne sono – rischiamo una burrasca al giorno, ognuna potenzialmente in grado i affondarci.
Invece di discutere su un carnascialesco trasloco di ministeri al Nord o sull’ennesima legge che garantisce un solo italiano e la nega a tutti gli altri, come quella che allunga i processi fino a farli morire, dovremmo sederci attorno a un tavolo, affrontare i problemi reali e prendere le iniziative che servono.
Berlusconi invece, di nuovo, ha scelto di non scegliere, lasciando l'Italia nel guado. Con la piena in arrivo.
RICCARDO NENCINI
giovedì 28 luglio 2011
MINISTRO O MAGGIORDOMO?
Sarà istruttivo conoscere la reazione del neo ministro della giustizia alla richiesta del Governo di mettere la fiducia sul cosiddetto ‘processo lungo’.Il ministro dovrà anche spiegarcii motivi di una simile ingiustificata accelerazione della tempistica del provvedimento.
L’on. Nitto Palma che è stato magistrato non può ignorare gli effetti dirompenti di questa norma, potenzialmente capace di negare giustizia a decine di miglia di vittime di reati piccoli e grandi. Dalla sua reazione si capirà se è stato nominato un nuovo ministro o l’ennesimo maggiordomo a servizio del monarca.
RICCARDO NENCINI
L’on. Nitto Palma che è stato magistrato non può ignorare gli effetti dirompenti di questa norma, potenzialmente capace di negare giustizia a decine di miglia di vittime di reati piccoli e grandi. Dalla sua reazione si capirà se è stato nominato un nuovo ministro o l’ennesimo maggiordomo a servizio del monarca.
RICCARDO NENCINI
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sabato 9 luglio 2011
EFFETTO ARENULA
Con un modesto sforzo di fantasia i giornali lo hanno chiamato "Effetto Mirabello", località della provincia di Ferrara divenuta celebre da quando Gianfranco Fini meno di un anno fa, consumato lo strappo con il Premier, diede l'avvio al cantiere che culminò nella fondazione di Fli. Ieri, sempre a Mirabello, il Ministro della Giustizia ma soprattutto il segretario politico (mah!) del PdL, Angelino Alfano, nella babele di proposte, parole al vento, bugie, veleni che attraversano il cdx ma soprattutto il suo (pardon di Berlusconi) partito, ha lanciato, ma il primo che pare non esserne molto convinto pare proprio lui, le primarie del cdx, annunciando che la prossima settimana si dimetterà da Guardasigilli.
Bene: meno di 24 ore dopo si apprende che, tra gli altri, Andrea Ronchi e Adolfo Urso hanno lasciato Fli per approdare ad una non ancora chiara "costituente popolare per realizzare in Italia un soggetto politico che si ispiri ai valori e ai programmi del Ppe".
Sarà come dicono loro ma, a parte il fatto che si è perso il conto di quanti sono i partiti italiani che fanno riferimento al Ppe, a voler essere maligni, più che Effetto Mirabello sarebbe più corretto parlare di "Effetto Canossa" (che sempre in Emilia si trova) o meglio ancora "Effetto Arenula" (il ministero della Giustizia, a Roma, si trova in via Arenula).
Il fatto è che i due figlioli prodighi, exMsi, exAn, exPdL, da oggi anche exFli, all'epoca dello strappo di Fini erano autorevoli esponenti del governo e Fini li costrinse alle dimissioni sull'altare del nascente partito.
Oggi, ai due, nel frattempo infilzati come tordi dal perfido Bocchino nel Fli, non sembrerà vero potere immaginare di tornare a occupare le poltrone che lasciarono, magari dopo un altro rimpastino che si renderà necessario a seguito dell'addio al governo di Alfano.
Tanto vale, avranno pensato, tentare il rientro in maggioranza per puntellarla. Hai visto mai che la ricompensa potrebbe essere un reintegro nei ranghi di un governo che da oggi, ancorchè politicamente agonizzante, grazie a loro si rafforza ulteriormente sul piano numerico?
In fondo, recita l'adagio, "tentar non nuoce"
EP
Bene: meno di 24 ore dopo si apprende che, tra gli altri, Andrea Ronchi e Adolfo Urso hanno lasciato Fli per approdare ad una non ancora chiara "costituente popolare per realizzare in Italia un soggetto politico che si ispiri ai valori e ai programmi del Ppe".
Sarà come dicono loro ma, a parte il fatto che si è perso il conto di quanti sono i partiti italiani che fanno riferimento al Ppe, a voler essere maligni, più che Effetto Mirabello sarebbe più corretto parlare di "Effetto Canossa" (che sempre in Emilia si trova) o meglio ancora "Effetto Arenula" (il ministero della Giustizia, a Roma, si trova in via Arenula).
Il fatto è che i due figlioli prodighi, exMsi, exAn, exPdL, da oggi anche exFli, all'epoca dello strappo di Fini erano autorevoli esponenti del governo e Fini li costrinse alle dimissioni sull'altare del nascente partito.
Oggi, ai due, nel frattempo infilzati come tordi dal perfido Bocchino nel Fli, non sembrerà vero potere immaginare di tornare a occupare le poltrone che lasciarono, magari dopo un altro rimpastino che si renderà necessario a seguito dell'addio al governo di Alfano.
Tanto vale, avranno pensato, tentare il rientro in maggioranza per puntellarla. Hai visto mai che la ricompensa potrebbe essere un reintegro nei ranghi di un governo che da oggi, ancorchè politicamente agonizzante, grazie a loro si rafforza ulteriormente sul piano numerico?
In fondo, recita l'adagio, "tentar non nuoce"
EP
venerdì 8 luglio 2011
NESSUN DOPO BERLUSCONI
Berlusconi non lascerà nessun Alfano, per il semplice fatto che Premier non è più, se mai lo fosse stato, nella condizione di determinare il futuro dell'Italia. Dunque non ci sarà nessun dopo Berlusconi.Il Governo non c’è più, la maggioranza è sempre più instabile e la manovra di Tremonti ha definitivamente spento ogni possibilità di crescita economica del Paese. Farebbe bene Berlusconi a fare un passo indietro già da adesso, senza aspettare il 2013.
RICCARDO NENCINI
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venerdì 1 luglio 2011
PACCO BOMBA
Un pacco-bomba pronto a scoppiare nelle mani di chi guiderà l'Italia nei prossimi anni.
Non trovo altri modi per descrivere la manovra di un Governo che, mentre l'Europa e i mercati ci chiedono misure urgenti per non fare la fine della Grecia, appare sempre più debole e sempre più ostaggio della Lega, compie un atto di estrema irresponsabilità e rovescia tutto il peso della manovra sui suoi successori.
Un provvedimento politicamente irresponsabile che sarà durissimo soprattutto per gli enti locali, chiamati ad ulteriori e insostenibili sacrifici dopo i tagli sconsiderati dell'ultimo anno.
RICCARDO NENCINI
Non trovo altri modi per descrivere la manovra di un Governo che, mentre l'Europa e i mercati ci chiedono misure urgenti per non fare la fine della Grecia, appare sempre più debole e sempre più ostaggio della Lega, compie un atto di estrema irresponsabilità e rovescia tutto il peso della manovra sui suoi successori.
Un provvedimento politicamente irresponsabile che sarà durissimo soprattutto per gli enti locali, chiamati ad ulteriori e insostenibili sacrifici dopo i tagli sconsiderati dell'ultimo anno.
RICCARDO NENCINI
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SENZA PUDORE
L’unico provvedimento possibile che il governo poteva prendere per la situazione dei rifiuti a Napoli, era quello di dare poteri speciali ai sindaci e invece ha partorito un inutile pastrocchio.
Il CdM ha fatto finta di decidere qualcosa con un decreto già bocciato addirittura prima di essere firmato, anche se solo per puro spirito di fazione, dalla Lega. Il fatto è che questa maggioranza non ha più nemmeno il pudore di nascondere le profonde divergenze al suo interno perché, proprio come dimostra l’atteggiamento della Lega, tutti ritengono ormai inevitabile la fine anticipata della legislatura e dunque ognuno pensa solo per sé. A questo punto le istituzioni napoletane e campane se ne facciano una ragione e provino a fare squadra per trovare una soluzione insieme senza aspettarsi più un aiuto da Roma.
MARCO DI LELLO
Il CdM ha fatto finta di decidere qualcosa con un decreto già bocciato addirittura prima di essere firmato, anche se solo per puro spirito di fazione, dalla Lega. Il fatto è che questa maggioranza non ha più nemmeno il pudore di nascondere le profonde divergenze al suo interno perché, proprio come dimostra l’atteggiamento della Lega, tutti ritengono ormai inevitabile la fine anticipata della legislatura e dunque ognuno pensa solo per sé. A questo punto le istituzioni napoletane e campane se ne facciano una ragione e provino a fare squadra per trovare una soluzione insieme senza aspettarsi più un aiuto da Roma.
MARCO DI LELLO
giovedì 30 giugno 2011
ROBIN HOOD ALLA ROVESCIA
Tremonti è un vero Robin Hood alla rovescia, che promette la Tobin Tax per colpire la speculazione finanziaria, ma intanto ha già aumentato le tasse sulla benzina. Nella bozza della finanziaria c’è sicuramente del buono in tema di perequazione sociale dei sacrifici per rimettere in ordine i conti dello Stato come nel caso della tassa sulle operazioni di Borsa che si accompagna ad analoghe iniziative europee nel solco della Tobin Tax così come è giusta la proposta di far crescere la tassazione sulle rendite finanziarie.
Queste sono scelte che vanno nella direzione giusta, quella che noi socialisti sosteniamo attivamente da anni in Italia e, col Pse, in Europa. Peccato però che mentre il ministro Tremonti con un mano prometta un riequilibrio del prelievo fiscale con l’altra abbia già messo pesantemente le mani nelle tasche degli italiani facendo crescere l’accisa sulla benzina di 4 centesimi al litro che diventano 4,8 con l’Iva.
RICCARDO NENCINI
Queste sono scelte che vanno nella direzione giusta, quella che noi socialisti sosteniamo attivamente da anni in Italia e, col Pse, in Europa. Peccato però che mentre il ministro Tremonti con un mano prometta un riequilibrio del prelievo fiscale con l’altra abbia già messo pesantemente le mani nelle tasche degli italiani facendo crescere l’accisa sulla benzina di 4 centesimi al litro che diventano 4,8 con l’Iva.
RICCARDO NENCINI
martedì 21 giugno 2011
SOLO UN POLVERONE
Tutto resterà com’è: i ministeri a Roma e la Lega al governo.
Se gli esponenti ministeriali della Lega credessero davvero in quello che dicono davanti alle telecamere avrebbero dovuto per lo meno annunciare l’abbandono delle tante poltrone che occupano.
Siamo di fronte invece all’ennesimo polverone, alzato nel carnevale di Pontida con la complicità di Berlusconi, per nascondere l’estrema debolezza di un’alleanza politica che ha esaurito da tempo ogni risorsa e non è in grado di rispondere a nessuna delle reali necessità del Paese.
RICCARDO NENCINI
Se gli esponenti ministeriali della Lega credessero davvero in quello che dicono davanti alle telecamere avrebbero dovuto per lo meno annunciare l’abbandono delle tante poltrone che occupano.
Siamo di fronte invece all’ennesimo polverone, alzato nel carnevale di Pontida con la complicità di Berlusconi, per nascondere l’estrema debolezza di un’alleanza politica che ha esaurito da tempo ogni risorsa e non è in grado di rispondere a nessuna delle reali necessità del Paese.
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mercoledì 15 giugno 2011
BRUNETTA
L’atteggiamento assunto da Brunetta è quello di un ministro precario in un governo precario, giunto ormai al suo capolinea.
Il comportamento di Brunetta è sprezzante e inaccettabile e non è altro che il ‘continuum’ della linea assunta dal governo di centrodestra, fatta di gravi offese alla parte onesta del Paese. “Il ministro dovrebbe chiedere scusa ai lavoratori precari, nei confronti dei quali il governo Berlusconi non è riuscito a garantire certezze e tutele, determinando una “precarizzazione” tale per cui i giovani non riescono ad essere artefici del proprio destino.
I socialisti da sempre sono impegnati a sostegno dei diritti del “terzo popolo” che è figlio della società della conoscenza e che si muove senza diritti nel mondo del lavoro, ha una professione precaria e quasi sempre un titolo di studio in tasca, non ha certezze, non ha sicurezza, non ha tutele, non ha voce nel sindacato.
Il terzo popolo, caro Brunetta, sono i nostri figli e sono passioni che se ne vanno.
RICCARDO NENCINI
Il comportamento di Brunetta è sprezzante e inaccettabile e non è altro che il ‘continuum’ della linea assunta dal governo di centrodestra, fatta di gravi offese alla parte onesta del Paese. “Il ministro dovrebbe chiedere scusa ai lavoratori precari, nei confronti dei quali il governo Berlusconi non è riuscito a garantire certezze e tutele, determinando una “precarizzazione” tale per cui i giovani non riescono ad essere artefici del proprio destino.
I socialisti da sempre sono impegnati a sostegno dei diritti del “terzo popolo” che è figlio della società della conoscenza e che si muove senza diritti nel mondo del lavoro, ha una professione precaria e quasi sempre un titolo di studio in tasca, non ha certezze, non ha sicurezza, non ha tutele, non ha voce nel sindacato.
Il terzo popolo, caro Brunetta, sono i nostri figli e sono passioni che se ne vanno.
RICCARDO NENCINI
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lunedì 13 giugno 2011
BERLUSCONI KO
E’ l’unico dato certo. L’immagine del presidente del Consiglio, unita alle gravi deficienze del suo governo, sono alla base del risultato referendario, che viene dopo la doppia batosta di Milano e di Napoli. Si può ritenere che il disastro di Fukushima (con tanto di appelli di uomini di cultura e di spettacolo, qualcuno anche davvero fuori luogo e fuori tono) abbia influito alla partecipazione e cosi i due referendum sull’acqua pubblica, senza aggravi sulle tariffe. Vedremo dopo questi ultimi due referendum quali saranno le conseguenze pratiche. Mentre per il nucleare è evidente che l’Italia ha scelto di farne a meno, così come per i legittimi impedimenti e tutte le leggi “ad personam” che Berlusconi ci ha propinato in questi anni, senza mai fare una vera riforma della giustizia. Ma a me pare evidente il carattere eminentemente politico di questi referendum, così come quello delle elezioni di Milano e Napoli. C’è ormai nel paese una maggioraza di persone che è stanca di Berlusconi, delle sue continue esibizioni da uomo ricco mentre il paese è in ginocchio, delle sue crociate contro le televisioni da uomo proprietario di televisioni, delle sue promesse da marinaio sui principali problemi del paese. Ciò è chiaro e non è neanche tanto originale. In tutta Europa i governi sono in crisi e le opposizioni vincono. L’Italia berlusconiana faceva eccezione e adesso non la fa più. Ma qui, oltre alla mancata fiducia nel governo è molto più forte che altrove, adesso, la stanchezza e la delusione per i comportamenti del leader del governo, per la sua persona. E’ vero, gli italiani sono abituati a dare la maggioranza alle opposizioni dal 1994 ad oggi. E’ sempre avvenuto che i governi perdano le elezioni politiche successive. Così a me pare che il problema per la coalizione di centro-sinistra (e uso volutametne questo termine) non dovrebbe oggi solo essere quello di vincere le elezioni, cosa a mio avviso ormai abbastanza scontata (le può perdere solo con una serie di autogol a getto continuo), ma è quello di assicurare un governo che duri e che governi, che affronti i grandi problemi italiani: quello della crescita che non c’è, delle giovani generazioni senza lavoro, di un fisco ingiusto molto pagato dai meno e troppo evaso dai più, dello Stato che non funziona e rispetto alla riforma del quale ogni manifestazione di federalismo che aumenti le spese e le tasse non risolve, ma aggrava, il problema. E altro ancora. Per fare tuto questo non basta a mio avviso un coalizione capace di vincere mettendo insieme più o meno tutti gli antiberlusconiani e ancor meno la sola sinistra cosiddetta radicale con quella riformista. E’ troppo caldo ancora il fallimento del governo Prodi. Il centro-sinistra festeggi perchè ne ha diritto, ma rifletta sulla politica e sui nuovi compiti che l’attendono.
MAURO DEL BUE
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SECONDO AVVISO DI SFRATTO
Il risultato numerico alla luce delle precedenti consultazioni, tutte fallite, e per i ripetuti e fallosi tentativi del Governo di affossare i quesiti, è straordinario, ma quello politico è eclatante e rafforza la mezza rivoluzione iniziata con il voto amministrativo di neppure un mese fa.
E' il secondo avviso di sfratto per Berlusconi ma ciò non significa affatto che il governo, come ci piacerebbe, stia per cadere da un minuto all’altro. Sicuramente ci saranno scosse di assestamento e prevedibili colpi di coda. I prossimi mesi saranno decisivi per delineare i valori in campo alle prossime elezioni politiche ed il centrosinistra dovrà sfruttarli bene. È ancora troppo marcato il deficit di riformismo e, se resta così, il futuro potrebbe essere meno propizio di questo presente amministrativo-referendario.
RICCARDO NENCINI
E' il secondo avviso di sfratto per Berlusconi ma ciò non significa affatto che il governo, come ci piacerebbe, stia per cadere da un minuto all’altro. Sicuramente ci saranno scosse di assestamento e prevedibili colpi di coda. I prossimi mesi saranno decisivi per delineare i valori in campo alle prossime elezioni politiche ed il centrosinistra dovrà sfruttarli bene. È ancora troppo marcato il deficit di riformismo e, se resta così, il futuro potrebbe essere meno propizio di questo presente amministrativo-referendario.
RICCARDO NENCINI
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sabato 16 aprile 2011
INDECISI A TUTTO
La partecipazione a metà dell’Italia alla missione decisa dall’Onu e annunciata in consiglio dei ministri, non aiuta certo il nostro Paese a recuperare credibilità sul piano internazionale.
Il rifiuto di effettuare bombardamenti restando però tra i Paesi della Nato impegnati nelle azioni belliche, mantiene un largo margine di ambiguità. Siamo insomma ‘indecisi a tutto’ come diceva Ennio Flaiano e il né carne né pesce del governo Berlusconi, che mostra un riguardo per Gheddafi ma contemporaneamente riconosce i ribelli di Bengasi è la conferma plateale dell’assenza di una vera linea di politica estera così come, del resto, per tutte le grandi questioni interne.
RICCARDO NENCINI
Il rifiuto di effettuare bombardamenti restando però tra i Paesi della Nato impegnati nelle azioni belliche, mantiene un largo margine di ambiguità. Siamo insomma ‘indecisi a tutto’ come diceva Ennio Flaiano e il né carne né pesce del governo Berlusconi, che mostra un riguardo per Gheddafi ma contemporaneamente riconosce i ribelli di Bengasi è la conferma plateale dell’assenza di una vera linea di politica estera così come, del resto, per tutte le grandi questioni interne.
RICCARDO NENCINI
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giovedì 24 marzo 2011
MENO MALE CHE NAPOLITANO C'E'
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| Giorgio Stracquadanio, il deputato pasdaran del PDL |
Oggi il deputato Giorgio Stacquadanio ha titolato il suo editoriale su Il Predellino, quotidiano online del Pdl, ''L'inopportuna nota del Quirinale''.
Chiamare a fare il ministro l’onorevole Romano, senza attendere che la giustizia avesse terminato il suo corso significa innescare una mina vagante per lo stesso governo, anche se Stracquadanio non se ne accorge. Di certo non si può pretendere dal Quirinale un silenzio complice sui comportamenti di una compagine politica che in poche settimane ha votato, senza ridere, la barzelletta di Ruby nipote di Mubarak, usato il modello ‘Aggiungi un posto a tavola’ per puntellare il governo e financo i consigli comunali di Roma e Milano e aggiunto a una giusta riforma della giustizia, l’ennesima legge ad personam sulla prescrizione breve. A Stracquadanio, e a chi per lui gli italiani rispondono: meno male che Napolitano c’è.
RICCARDO NENCINI
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mercoledì 23 marzo 2011
LATTUGHE E MINISTRI
In Sicilia, si usa dire che in alcuni comuni si "chiantanu lattuche e cresciunu brianti" (si piantano lattughe e crescono briganti).Tra i comuni che, a torto o a ragione, meritano questo poco piacevole detto popolare (che è sempre preceduto dal canonico "minchia!") c'è Belmonte Mezzagno, poco più di 10.000 abitanti alle porte di Palermo, noto anche per il bellissimo panorama sul capoluogo e il suo golfo che si può ammirare dalla sommità di una delle sue contrade.Da oggi Belmonte sarà anche noto per aver dato i natali all'On. Avv. Saverio Romano che, dai e dai, è riuscito a diventare Ministro delle politiche agricole in ragione dei meriti acquisiti nella raccolta dei deputati trasformisti, pardon "responsabili", di cui è stato, insieme ai mitici Scilipoti e Razzi, uno dei più attivi protagonisti, diventandone persino il leader (!!).
Di per sè basterebbe questa sottolineatura per descriverne il non proprio esemplare profilo politico.
C'è solo da osservare come il Capo dello stato non abbia nascosto il suo malumore e la sua preoccupazione affidandole a una nota nella quale si augura come il neoministro possa al più presto chiarire la sua posizione rispetto, si legge, "allo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni".
In tempi neppure troppo lontani per il solo fatto di essere indagati i ministri si dimettevano.
Da oggi un'iscrizione sul registro degli indagati può essere tranquillamente aggiunta al curriculum vitae di un aspirante ministro (o sottosegretario, obviously) della Repubblica Italiana.
EP
Di per sè basterebbe questa sottolineatura per descriverne il non proprio esemplare profilo politico.
C'è solo da osservare come il Capo dello stato non abbia nascosto il suo malumore e la sua preoccupazione affidandole a una nota nella quale si augura come il neoministro possa al più presto chiarire la sua posizione rispetto, si legge, "allo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni".
In tempi neppure troppo lontani per il solo fatto di essere indagati i ministri si dimettevano.
Da oggi un'iscrizione sul registro degli indagati può essere tranquillamente aggiunta al curriculum vitae di un aspirante ministro (o sottosegretario, obviously) della Repubblica Italiana.
EP
mercoledì 16 marzo 2011
UN PAESE A COLORI
Gli sbarchi a Lampedusa continuano numerosi ormai da giorni. I centri di accoglienza, ridotti al limite delle capacità numeriche, non sono più in grado di offrire ospitalità ai tanti che arrivano in Italia sui c.d. barconi della speranza. Questi mezzi fatiscenti sono anche protagonisti di incidenti in mare le cui vittime sono appunto immigrati ricchi di sola speranza. In questo quadro pieno di immagini drammatiche, ci sono persone che arrivano a Lampedusa con la certezza di essere persone migliori degli immigrati, dichiarando la loro completa avversione verso l’arrivo di quei disperati, portatori malati di un’ideologia riferibile al secolo passato e non più accettabile da alcun uomo capace di intendere. I vari Borghezio o Marine Le Pen dimostrano non solo profonda irresponsabilità nell’atteggiamento che stanno assumendo verso questa vicenda, ma anche una profonda ignoranza riguardo alla storia dell’Italia, al nostro passato, ai nostri emigranti. Se da un lato è vero che Lampedusa è al limite del collasso, che l’Italia da sola non può ricevere tutti gli extra comunitari che stanno arrivando, che l’Europa se ne sta elegantemente lavando le mani, dall’altro non si può chiudere la porta e fingere che quanto sta accadendo non ci riguardi. L’ambiguità con cui il nostro Governo sta affrontando il “caso Libia”, mette l’Italia in una posizione di fragilità verso le altre potenze europee, ma questo aspetto viene occultato da atteggiamenti razzisti e non propositivi alla risoluzione del problema. Nella settimana dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia vorrei fare un parallelo tra gli attuali disperati che arrivano in Italia in cerca di democrazia, diritti e libertà, ed i nostri emigranti che sono partiti per andare a cercare carbone in Belgio, in Francia, democrazia negli Stati Uniti, lavoro in Sud America, come uomini soli, poveri ed ignoranti, proprio come i disperati di Lampedusa. In tutto ciò c’è solo una differenza: gli italiani avevano ad aspettarli la Statua della Libertà, il Cristo che sovrasta Rio, i villaggi delle centrali a carbone; i clandestini di oggi solo un centro di accoglienza oltre i limiti del sovraffollamento, politici irrazionali che li odiano e come unica prospettiva una vita da clandestini nell’Italia dai mille colori.
CLAUDIA BASTIANELLI
CLAUDIA BASTIANELLI
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lunedì 28 febbraio 2011
B&B
Berlusconi, quello che l’altro giorno voleva fare causa allo Stato, ha dimenticato di essere da quasi un ventennio, anche se per fortuna non ininterrottamente, presidente del consiglio”.
L’iniziativa lanciata stamattina col ministro Brambilla, dei ‘punti al servizio degli italiani’ - a proposito se ce lo chiedeva lo associavamo ai nostri tanti ‘Sos diritti’ già operanti in tutta Italia – è una conferma dell’inefficienza del governo. Immaginiamo anche lo slogan: quello che non fa il governo, lo fa Berlusconi! Ma se lui è in gara contro se stesso, anche la Brambilla non scherza. Visto che nessuno si accorge di quello che fa per promuovere il turismo, l’ex esordiente star di Mediaset si deve essere convinta che è più utile occuparsi della campagna elettorale del suo impresario.
MARCO DI LELLO
L’iniziativa lanciata stamattina col ministro Brambilla, dei ‘punti al servizio degli italiani’ - a proposito se ce lo chiedeva lo associavamo ai nostri tanti ‘Sos diritti’ già operanti in tutta Italia – è una conferma dell’inefficienza del governo. Immaginiamo anche lo slogan: quello che non fa il governo, lo fa Berlusconi! Ma se lui è in gara contro se stesso, anche la Brambilla non scherza. Visto che nessuno si accorge di quello che fa per promuovere il turismo, l’ex esordiente star di Mediaset si deve essere convinta che è più utile occuparsi della campagna elettorale del suo impresario.
MARCO DI LELLO
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venerdì 18 febbraio 2011
CONFLITTO D'INTERESSI
La festa nazionale per il 150.mo dell’Unità boicottata in CDM da tre ministri leghisti, compreso quello degli interni, non è un incidente trascurabile e in un Paese normale sarebbe bastato per aprire una crisi”.
Se il ministro Calderoli vota contro e il leader della Lega Bossi e il ministro degli interni Maroni, escono per non votare, è perché inevitabilmente viene a galla l’insanabile conflitto di interessi tra il loro progetto secessionista per la cosiddetta Padania e il governo del Paese, qualunque sia la maggioranza politica che lo sostiene.
RICCARDO NENCINI
Se il ministro Calderoli vota contro e il leader della Lega Bossi e il ministro degli interni Maroni, escono per non votare, è perché inevitabilmente viene a galla l’insanabile conflitto di interessi tra il loro progetto secessionista per la cosiddetta Padania e il governo del Paese, qualunque sia la maggioranza politica che lo sostiene.
RICCARDO NENCINI
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