Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post

martedì 11 gennaio 2011

A CALCI IN C....

Disoccupazione giovanile al 28,9%. Un giovane su tre non ha lavoro. In un qualunque Paese civilizzato questo dato verrebbe visto in maniera bipartisan come un dato allarmante e pericoloso. In Italia no. Subito dopo l’epifania vengono resi noti i valori ISTAT riguardanti la disoccupazione giovanile in Italia. Le reazioni ed i toni con cui si affronta questo tema sono piuttosto variegate. Salta immediatamente all’occhio la dichiarazione del Ministro del Welfare Sacconi, che da bravo ex socialista rinnega completamente le sue origini ed afferma che i giovani devono imparare ad accettare qualunque tipo di lavoro gli venga proposto, indipendentemente dal titolo di studio e dalle esperienze svolte. Ancor più pesante è la proposta avanzata da Mario Giordano in un articolo pubblicato oggi da “Il Giornale”: “iniziamo a prendere i giovani a calci in culo, è l’unico modo per dare una scrollata ad una generazione di smidollati”. In primo luogo mi complimento con Giordano il quale in poche righe è riuscito a riassumere una quantità di offese gratuite verso i giovani difficile da dimenticare. Ora la questione è questa: posto che molti giovani effettivamente finchè non si trovano a sbattere la testa contro il mondo del lavoro non si rendono conto effettivamente di quanto sia difficile la vita, mi chiedo con quale coraggio ci siano persone che ancora si permettano di fingere che la situazione occupazionale dei giovani italiani sia solo da imputare ad una svogliatezza nel cercare lavoro e ad una incapacità di accontentarsi delle possibilità (poche per la verità) che vengono proposte. Questi uomini così autorevoli, che si sentono autorizzati a parlare di alibi dei giovani anziché di reale deficit occupazionale, lo fanno forse perché consapevoli che la generazione che ci ha preceduto è per la maggior parte causa primaria di tale sconfitta del sistema? Di chi è la responsabilità se la maggior parte dei ragazzi ritiene che per trovare lavoro sia più incisiva la conoscenza personale piuttosto che il curriculum? Chi ha portato l’Italia ad essere il Paese in cui è meglio non andare in pensione perché molto più conveniente dal punto di vista economico? Chi ha applicato la Legge Biagi solo in parte, evitando di incentivare la flessibilità eliminando la precarietà? Chi ha permesso a moltissime aziende di assumere personale a partita iva, impiegandolo poi come un vero e proprio dipendente, evitando così di assumersi oneri supplementari come i versamenti previdenziali, la sicurezza del lavoratore stesso e, in caso di donne, la maternità? Chi può permettersi di dire ad un giovane e alla sua famiglia che dopo tanti sacrifici non deve avere almeno l’aspirazione di occuparsi nel settore per cui ha studiato? C’è bisogno di ricordare a questi signori che sono stati loro gli autori di un sistema previdenziale che ha permesso a più generazioni di avere pensioni ricche ed in giovani età, mentre io ed i miei coetanei se saremo fortunati potremo aspirare al massimo ad un 45-50% dell’ultima retribuzione? E’ vero i nostri genitori hanno fatto molto per costruire l’Italia del G8, ma dopo averla costruita per il loro benessere non hanno pensato a lasciarcela in maniera dignitosa. Finchè ci saranno i genitori va bene, ma poi come si reggerà l’economia se un giovane disoccupato o precario non può prendere finanziamenti o mutui per comprare un’auto, una casa, costruirsi una famiglia? Forse a tutto ciò i vari Sacconi o Giordano non hanno pensato. Come tutte le cose bisogna viverle sulla propria pelle per comprenderle appieno. Solo una considerazione: con tutto il rispetto ma tra la mia e la vostra davvero mi chiedo quale sia la generazione di fenomeni.

CLAUDIA BASTIANELLI

sabato 18 dicembre 2010

BRIVIDI

Intendiamoci: le ragioni per un vasto movimento giovanile in Italia ci sono tutte. Le nuove generazioni lottano contro un futuro che è loro avverso. La spesa del welfare italiana è la più squilibrata dell’Europa, a vantaggio degli occupati e degli anziani e a tutto svantaggio dei giovani. Le Università sono fucine di disoccupati o di precari. L’indebitamento dell’Italia e la mancanza di sviluppo degli ultimi diciotto anni hanno causato uno squilibrio davvero inaccettabile. Se fossi un dirigente di questo nuovo movimento direi: che una riforma dell’Università è cosa diversa da quei provvedimenti disarticolati della Gelmini che però non producono certamente un peggioramento della situazione esistente, che i tagli orizzontali di Tremonti sono la rinuncia alla scelta e la rinuncia alla scelta la fa un ragioniere, non un uomo politico, che il governo Prodi ha commesso un grave errore quando ha speso 10 miliardi di euro per abolire lo scalone pensionistico istituendo i tre scalini, perchè semmai quei 10 miliardi dovevano essere utilizzati per gli ammortizzatori sociali per i giovani precari e per l’Università e la ricerca, che i partiti, anche quelli di sinistra e i sindacati tutti hanno solo difeso i loro iscritti non i disoccupati e i sottocupati. Direi questo e altro ancora e organizzerei manifestazioni di protesta e chiederei di essere ascoltato da chi governa il Paese. Ma metterei al bando ogni violenza, che finisce oltretutto per offuscare le giuste rivendicazioni di una fetta d’Italia che è tuttora troppo marginale. E denuncerei chi commette reati, si maschera dietro un passamontagna come ai tempi delle P38 e aggredisce i poliziotti, incendia le macchine e le camionette della polizia, spacca i vetri delle vetrine dei negozi. Lo feci anche nel sussultuoso sessantotto quando mi permisi di lanciare un SOS violenza. Perchè vedevo che nel movimento studentesco emergevano teorie che poi divennero pratiche settarie e insurrezionalistiche. Avevo diciassette anni. Adesso ne ho quasi sessanta. Posso non avere cambiato idea, dopo tutto quel che abbiamo vissuto? E ascoltare da Santoro quei ragazzi che non esprimono una sola parola di condanna per quelle azioni criminali mi fa tornare alla mente i tempi in cui si proclamava che non era illegitimo l’uso della violenza per cambiare la società. Ho avvertito brividi di freddo.


MAURO DEL BUE

mercoledì 24 novembre 2010

PRECARIO DAY

Anche la Fgs sarà in piazza con la CGIL il 27 novembre

Ma staremo insieme al popolo dei precari.
Perchè li dobbiamo stare: con le ragazze e i ragazzi del terzo popolo.
Contestualmente alla manifestazione della Cgil di sabato infatti abbiamo indetto insieme a molte associazioni il " Precario Day " grazie anche all'aiuto della rete e di Facebook (http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=154660071241580 ) dove è nato un gruppo spontaneo, costituito proprio dal mondo del precariato, che non sièsente tutelato dall'attuale mercato del lavoro. Il fine del "Precario Day" all'interno della mobilitazione della CGIL, è coinvolgere il sindacato che troppo spesso dimentica il terzo popolo: migliaia di lavoratori giovani,sfruttati quotidianamente e composto da  precari, stagisti e sottopagati figli della pseudo-legge 30 che non offre loro nè garanzie nè ammortizzatori sociali.
LUIGI IORIO