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venerdì 14 ottobre 2011

C'E' UN GIUDICE A BRASILIA

Si chiama Helio Heringer, il Procuratore federale di Brasilia, che ha il merito di avere riaperto un caso che, grazie all'ignavia, la malafede e la ragion di stato, sembrava essere definitivamente chiuso.Cesare Battisti, il terrorista italiano pluricondannato all'ergastolo in Italia per i quattro efferati omicidi da lui commessi in gioventù, quando era militante dei Pac, grazie all'ordinanza di Heringer che ha invalidato il visto di soggiorno permanente in Brasile generosamente concessogli dopo la decisione assunta nell'ultimo giorno di mandato presidenziale da Lula di non estradarlo in Italia per scontare la sua pena (successivamente confermata dal Supremo tribunale dello stato sudamericano), non potrà più godersela come aveva iniziato a fare sulle spiagge dorate di Ipanema o Copacabana, rilasciando provocatorie e beffarde interviste ma, quantomeno, dovrà ricominciare a preoccuparsi, perché l'ordinanza prevede che venga espulso in Messico o in Francia, paesi nei quali aveva soggiornato e vissuto, godendo di protezioni e sostegno finanziario, fino a che fiutò il pericolo di essere estradato e fuggì in Brasile.Sicuramente la sentenza sarà impugnata dagli avvocati brasiliani di Battisti, lautamente finanziati dalla lobby gauchista francese guidata da Henry Bernard Levy e dalla scrittrice Fred Vargas, e il rischio è quello di andare alle calende greche, tuttavia la decisione del magistrato apre uno spiraglio di speranza per quanti, a cominciare dai parenti delle vittime, non chiedono vendetta ma soltanto giustizia. Già, perché il giudice Heringer, ha argomentato la sua decisione smontando clamorosamente la tesi secondo la quale Battisti sarebbe un perseguitato politico, sottolineando come egli debba scontare una pena per gravi reati comuni.Secondo Heringer infatti, la decisione di Lula di non estradare Battisti è politica e come tale va valutata ma non può mutare le caratteristiche dei reati per i quali il fuggiasco è stato condannato in Italia con sentenze passate in giudicato.In sostanza Battisti, in forza della iniqua decisione di Lula non è estradabile in Italia ma, secondo Heringer, non può rimanere il Brasile, paese dal quale deve essere espulso.
Battisti dunque, anche se ricorrerà contro l'ordinanza, torna ad indossare i panni che gli competono: quelli di un assassino in fuga e il,  fino ad oggi,  troppo ospitale Brasile comincia a non essere più un posto così sicuro.
C'è un giudice a Brasilia.
EP

giovedì 9 giugno 2011

OSPITE DEL BRASILE. COME I CRIMINALI NAZISTI.

L'idea che tra qualche ora il pluriomicida e pluricondannato Cesare Battisti ciondolerà libero, beffardo e felice tra Copacabana e Ipanema, indigna e sgomenta quanti speravano che il Supremo Tribunal Federal di Brasilia rendesse giustizia alle famiglie delle vittime di un brutale assassino e alla giurisdizione di una nazione democratica, sovrana e storicamente amica dello stato sudamericano, cancellando l'inaudito atto di arbitrio compiuto dall'ex presidente Lula.

Se si disattendono così clamorosamente i trattati, se gli standard giuridici sono questi, il Brasile sarà pure una forza emergente sul piano della crescita economica, ma è evidente che l'epilogo di questa vicenda lo rende del tutto identico alla nazione che negli anni 50 e 60 ospitava e proteggeva i criminali di guerra nazisti.
Il caso Battisti e la sua conclusione segnala la scarsa credibilità raggiunte in questi anni dal nostro Governo e dalla nostra diplomazia sullo scenario internazionale. Suppongo che se al posto di Battisti il protagonista della vicenda fosse stato un terrorista dell'Ira o della Raf, e se gli interlocutori del Brasile fossero stati Gran Bretagna o Germania, la conclusione sarebbe stata totalmente diversa da quella che l'Italia oggi deve subire.
Una ragione di più perchè Premier e governo tolgano rapidamente il disturbo.
RICCARDO NENCINI

martedì 22 marzo 2011

BHL

Bernard Henry Levy, fondatore
della scuola della nouvelle philosophie
Diciamo la verità: che tra i sostenitori, se non gli ispiratori in terra di Francia dell'operazione Odyssey dawn ci sia Bernard Henry Levy alias BHL, lo pseudofilosofo francese, stravagante sostenitore della non estradizione dell'assassino Cesare Battisti, che grazie alle indegne campagne promosse e sostenute da questo cattivo maestro e dai suoi supponenti amici della Rive-gauche, se ne sta tranquillo in Brasile al riparo dall' ergastolo che dovrebbe scontare per i suoi crimini in Italia, provoca non solo l'orticaria ma insinua più di un dubbio sulla buona fede dei francesi nella gestione dell'operazione e soprattutto sul loro fin troppo troppo sbandierato disinteresse

L'impressione, al contrario, è che stia riemergendo, sotto le mentite spoglie di un innaturale mix di grandeur post gollista e reducismo post esistenzialista dei nouveau philòsophes di cui Sarkò e BHL sono gli aedi, la mai sopita attitudine dei cugini transalpini di sentirsi la forza egemone del Mediterraneo, attitudine che risale ai tempi di Napoleone e delle sue poco commendevoli imprese in terra d'Africa, prodromiche al colonialismo francese (uno dei peggiori) in vaste aree dell'area.
Certo, gli interessi oggi sono diversi, ma il cattivo pensiero che dietro la dottrina dell'intervento a sostegno degli insorti oppressi dal beduino della Sirte, ci sia da parte franco-inglese ben altro, a fronte delle intemerate di BHL, ha più di un fondamento.
EP

giovedì 6 gennaio 2011

EMOZIONI

Cesare Battisti, che nome abusato. Un martire socialista dell’indipendenza nazionale si chiama come un terrorista degli anni di piombo. Credo che la sinistra non debba lasciare alla destra e a Di Pietro l’indignazione per il mancato espatrio decretato dal governo brasiliano. Giusto dunque che il nostro Psi con Riccardo Nencini in testa abbia manifestato di fronte all’ambasciata brasiliana. E’ vero che ormai non c’è più un terrorista in carcere, che in tanti godono di libere uscite, che si tratta di un periodo morto e sepolto. Ma non penso sia giusto, appunto per questo, che altri abbiano pagato nelle prigioni italiane anni di condanne, e questo signore sia stato sempre all’estero, pur essendo stato condannato per quattro omicidi a diversi ergastoli. La sinistra sia sì sempre garantista (ma lo deve essere sempre anche se Battisti fosse un fascista dichiarato e credo che lo sarebbe assai di meno), ma anche giusta e riconoscente verso le vitime del terrorismo e le loro famiglie. E se fosse possibile dirlo con un altro e ben più degno Battisti si “emozioni” di fronte a un uomo in sedie a rotelle che ha perso il padre, vittima di un agguato.
MAURO DEL BUE

mercoledì 5 gennaio 2011

LETTERA AL PRESIDENTE DELL'INTERNAZIONALE SOCIALISTA

GEORGE PAPANDREOU,
presidente dell'Internazionale socialista
Caro Presidente,

Ti scrivo per sollecitare il tuo autorevole intervento sul caso di Cesare Battisti, condannato in Italia in tre gradi di giudizio quale responsabile di quattro omicidi - tre come concorrente nell'esecuzione, uno ideato ed eseguito da altri alla fine degli anni 70 - ricordati nel nostro Paese come "gli anni di piombo" nei quali la violenza delle bande terroristiche di cui Battisti era componente causò la morte di servitori dello stato e di cittadini inermi.
Battisti in questi anni si è sottratto, scegliendo la latitanza, alla giustizia italiana, millantando una inesistente persecuzione politica nei suoi confronti e giovandosi di coperture e solidarietà anche di personalità della cultura che perseverano in una difesa che appare agli occhi degli italiani del tutto ingiustificata e immotivata.
Alla scadenza del proprio mandato, l'ex presidente della Repubblica federativa del Brasile Inacio Lula Da Silva, motu proprio, in contraddizione con una sentenza emessa dalla Suprema Corte di quel paese che autorizzava l'estradizione in Italia del Battisti, l'ha negata, adducendo motivazioni irricevibili sul piano politico e sicuramente discutibili su quello giuridico.
I socialisti italiani considerano quest' atto inaccettabile e nella giornata di ieri hanno manifestato il proprio dissenso dinnanzi a tutte le sedi diplomatiche del Brasile in Italia.
Io stesso ho chiesto un incontro all'Ambasciatore brasiliano senza aver ottenuto sino ad oggi un benchè minimo cenno di risposta.
Il PT, partito di Lula e della neo presidente brasiliana Dilma Roussef, non fa parte dell' Internazionale Socialista tuttavia chiedo un tuo intervento presso il compagno Carlos Vieira da Cunha del PDT, vicepresidente dell'Internazionale socialista e autorevole membro del parlamento brasiliano, affinchè si faccia portavoce presso la presidente Rousseff del profondo disagio dei socialisti e della stragrande maggioranza degli italiani che si riconoscono nel fronte progressista di cui l'Internazionale socialista è la massima espressione mondiale, ma soprattutto della richiesta di una rapida revisione della decisione del suo predecessore al fine di rendere doverosa giustizia alle vittime di una violenza cieca e feroce di cui Cesare Battisti si rese responsabile e di cui deve espiare la pena comminatagli dall' autonoma Magistratura di una nazione amica e sovrana.
Ti ringrazio per quanto vorrai e potrai fare e ti invio fraterni saluti

Riccardo Nencini

martedì 4 gennaio 2011

PER UNA GIUSTIZIA GIUSTA

Questa mattina a Firenze e analogamente a Milano, Bologna,Napoli e Bari noi socialisti siamo andati davanti alle sedi dei consolati brasiliani per protestare contro la decisione dell'ex presidente Lula di non concedere l'estradizione al terrorista Cesare Battisti.

Con me a Firenze c'era Mariella Magi Dionisi, vedova dell'agente Fausto Dionisi ucciso nel 1978 da un commando di Prima Linea e oggi presidente dell'Associazione Memoria per le vittime del terrorismo tra le forze dell'ordine e la magistratura.
La nostra è una protesta pacifica ma ferma, in nome della giustizia giusta e del rispetto e dell'onore delle vittime del terrorismo. Cesare Battisti non è un eroe perseguitato, ma un criminale che sotto lo scudo di un'ideologia ha ucciso e spezzato giovani vite, un uomo che ha commesso dei reati gravi in Italia e che in Italia deve scontare la pena. Abbiamo un'altra idea di eroi e di rifugiati politici: questi per noi sono Sakineh e Jafar Panahi, ma sono anche Fausto Dionisi e i tanti come lui che sono stati vittime di una stagione terroristica che in Italia ha lasciato molte ferite aperte. Vorremmo chiudere quella stagione ma episodi come questo di certo non aiutano.
RICCARDO NENCINI