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venerdì 7 ottobre 2011

LA GELMINI E LA FIGLIA DELLA BALTI

Bianca Balti con la figlia
Bianca Balti, la super modella contesa dalle le più celebri griffes dell'haute couture, tra i personaggi più celebri dello star system internazionale che, insieme ad altre personalità, costituisce un'eccellenza italiana, in un' intervista ad un settimanale femminile ha raccontato, oltre al disagio di dover rappresentare nel mondo un Paese il cui gradimento ha raggiunto uno dei livelli più bassi mai riscontrati, grazie alle prodezze di un Premier che non conosce né vergogna, né senso del ridicolo, la sua fierezza di appartenere ad una comunità nazionale (leggasi amor di Patria) e soprattutto il desiderio di utilizzare le strutture pubbliche per sé e in futuro, la scuola, per la figlia. Non è la prima volta che la giovane modella si esprime a chiare lettere su temi che, verosimilmente, negli ambienti che pratica in ragione del suo lavoro, non riscuotono grande attenzione. La Balti è lombarda, nata e cresciuta a Lodi, come la bresciana Maria Stella Gelmini, fedelissima di Berlusconi e probabilmente prossima cofondatrice del Partito della gnocca, che si è segnalata in questi anni di governo come il peggior ministro dell'istruzione della nostra repubblica, il che la dice lunga su come la nostra scuola è ridotta.
Mentre scriviamo queste note a Roma e in altre città italiane, gli studenti stanno protestando contro un governo e contro un ministro che stanno scientificamente demolendo l'edificio dell'istruzione pubblica che, al contrario, dovrebbe essere in cima ai pensieri di chi governa un grande paese come l'Italia con lo sguardo rivolto al futuro e dunque collocando la scuola di stato, la sua crescita e ammodernamento, tra i punti qualificanti dell'agenda delle cose da fare subito.Non è stato e non sarà così e occorrerebbe che chi ancora spera che questo governo possa adottare anche una sola decisione per il bene dell'Italia, sarebbe opportuno che ne prendesse finalmente atto. Perché, a parte il Premier, ormai in preda ad un evidente delirio politico che tracima spesso in un delirio puro e semplice, come è pensabile che al vertice dell'istruzione pubblica, rimanga una personalità che in questi anni e in particolare in queste ultime settimane ha dato una clamorosa dimostrazione di ignavia, incompetenza e presunzione mediante un decisionismo dettato unicamente dalla palese volontà di devastare la già fragile impalcatura dell'istruzione statale?
Come è pensabile che una simile caricatura di ministro, al netto dei ricorrenti sfondoni in tema di conoscenza delle normative e di gestione di una struttura complessa come quella di viale Trastevere non avverta minimamente il bisogno di mettersi in discussione o, al minimo, di porre rimedio a una situazione scandalosa, adottando misure che in qualche modo arginino i disastri che ha combinato e che sono sotto gli occhi di tutti?
Nell'Italia che osserva con fin troppo rassegnato distacco l'autunno berlusconiano è purtroppo possibile: è possibile che (e questa è davvero l'ultima, più grave ancora della barzelletta vivente dei neutrini), ai quiz per il concorso a preside, siano stati somministrati ai candidati ben 1000 quiz sbagliati nella forma e nella sostanza.
Altrove un ministro, piaccia o no, responsabile politico di un simile errore, per forza o per amore avrebbe rassegnato le sue dimissioni. In Italia figuriamoci: se non se ne va un Premier che ha da tempo varcato la soglia dell' impresentabilità politica e personale perché mai dovrebbe andarsene un ministro dell'istruzione che parla di tunnel per neutrini e consente che un concorso per dirigenti scolastici venga gestito da incompetenti e ignoranti? Fortunatamente leggiamo che la figlia della Balti ha solo 3 anni.
Alla mamma e a noi resta almeno la speranza che quando la piccola sarà in età scolare ci saranno un altro premier e un altro ministro dell' Istruzione

sabato 18 dicembre 2010

BRIVIDI

Intendiamoci: le ragioni per un vasto movimento giovanile in Italia ci sono tutte. Le nuove generazioni lottano contro un futuro che è loro avverso. La spesa del welfare italiana è la più squilibrata dell’Europa, a vantaggio degli occupati e degli anziani e a tutto svantaggio dei giovani. Le Università sono fucine di disoccupati o di precari. L’indebitamento dell’Italia e la mancanza di sviluppo degli ultimi diciotto anni hanno causato uno squilibrio davvero inaccettabile. Se fossi un dirigente di questo nuovo movimento direi: che una riforma dell’Università è cosa diversa da quei provvedimenti disarticolati della Gelmini che però non producono certamente un peggioramento della situazione esistente, che i tagli orizzontali di Tremonti sono la rinuncia alla scelta e la rinuncia alla scelta la fa un ragioniere, non un uomo politico, che il governo Prodi ha commesso un grave errore quando ha speso 10 miliardi di euro per abolire lo scalone pensionistico istituendo i tre scalini, perchè semmai quei 10 miliardi dovevano essere utilizzati per gli ammortizzatori sociali per i giovani precari e per l’Università e la ricerca, che i partiti, anche quelli di sinistra e i sindacati tutti hanno solo difeso i loro iscritti non i disoccupati e i sottocupati. Direi questo e altro ancora e organizzerei manifestazioni di protesta e chiederei di essere ascoltato da chi governa il Paese. Ma metterei al bando ogni violenza, che finisce oltretutto per offuscare le giuste rivendicazioni di una fetta d’Italia che è tuttora troppo marginale. E denuncerei chi commette reati, si maschera dietro un passamontagna come ai tempi delle P38 e aggredisce i poliziotti, incendia le macchine e le camionette della polizia, spacca i vetri delle vetrine dei negozi. Lo feci anche nel sussultuoso sessantotto quando mi permisi di lanciare un SOS violenza. Perchè vedevo che nel movimento studentesco emergevano teorie che poi divennero pratiche settarie e insurrezionalistiche. Avevo diciassette anni. Adesso ne ho quasi sessanta. Posso non avere cambiato idea, dopo tutto quel che abbiamo vissuto? E ascoltare da Santoro quei ragazzi che non esprimono una sola parola di condanna per quelle azioni criminali mi fa tornare alla mente i tempi in cui si proclamava che non era illegitimo l’uso della violenza per cambiare la società. Ho avvertito brividi di freddo.


MAURO DEL BUE