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sabato 2 luglio 2011

IS: NO AL NUCLEARE E AI POTERI FINANZIARI INCONTROLLABILI

Atene. Seconda giornata dei lavori del Consiglio dell' Internazionale socialista che termineranno questa sera con una sessione dedicata al nucleare con l'annunciata approvazione di una risoluzione sostegno dei socialisti giapponesi che chiedono di terminare con il nucleare nel Paese del Sol Levante entro il 2020. Lo stesso documento invita l'Europa a terminare l'esperienza del nucleare nel medio periodo.Nel suo applaudito intervento Luca Cefisi, della presidenza del Pse, che con la Presidente dell'IS donne Pia Locatelli e il responsabile esteri Bobo Craxi ha partecipato ai lavori in rappresentanza del Psi, unico partito italiano membro dell'IS, ha ricordato come "nelle scorse settimane il 95% degli italiani con il referendum si è espressa per l'abolizione del nucleare". Cefisi ha inoltre auspicato che Austria ed Italia estendano l'area 'nuclear free' in Europa".
All'appello dell'esponente del Psi si sono uniti i socialisti austriaci che hanno preannunciato la volonta' del cancelliere Werner Faymann di proporre alla Ue di abolire l'energia nucleare in tutto il continente
Il consiglio dell'IS si è occupato anche della crisi finanziaria.
"Ci sono poteri finanziari che sono incontrollabili da parte dei cittadini e degli Stati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono completamente scavalcati" ha affermato Poul Nyrup Rasmussen, Presidente del Pse, che ha suonato la carica dei socialisti contro il potere delle agenzie di rating che decidono le sorti dei Governi.I delegati hanno calorisamente applaudito l'intervento del premier greco e presidente dell'IS, Georges Papandreou, sotto pressione nel suo Paese per i drastici tagli a cui e' costretto dalla Ue e dai mercati finanziari.
Papandreou non ha citato espressamente Merkel, Sarkozy e Cameron, ma ha affermato che "La maggioranza conservatrice sta creando in Europa una politica della paura e non una politica della solidarieta'.
L'Europa conservatrice non realizza la forza che il continente nel suo insieme potrebbe avere. Dobbiamo umanizzare l'economia globale. L'Europa ha una moneta comune - ha concluso il leader dell'IS ma non abbiamo in comune un forte Governo dell'economia".
Bobo Craxi, responsabile esteri del Psi, nel corso del suo intervento, molto apprezzato dai delegati giunti nella capitale greca per l'assise socialista, ha affermato che: “le tre priorità dei socialisti per padroneggiare le nuove sfide aperte con le rivoluzioni arabe sono: 1) una ‘governance’ delle transizioni democratiche, con un impegno europeo più efficace e assertivo; 2) spingere per una soluzione pacifica e negoziata dei conflitti regionali aperti in Libia, un’efficace azione di persuasione per evitare la guerra civile in Siria e una soluzione definitiva e convincente della questione palestinese; 3) un’efficace azione di cooperazione internazionale per ridurre il fenomeno dell’immigrazione e per alleviare le sofferenze dei milioni di profughi presenti in Nord Africa, in fuga da guerre e miserie. L’Internazionale - ha aggiunto Craxi - è stata colta di sorpresa dalle novità della rivoluzione, ma può e deve costituire un punto di riferimento essenziale per le aree deboli del continente africano, operando per un futuro di pace e prosperità. Solo la sinistra e solo i socialisti”, ha concluso il responsabile della politica estera del Psi, “sono in condizione di farlo”.




lunedì 7 marzo 2011

UN OTTO MARZO SPECIALE

Clara Zetkin
L'otto marzo di quest'anno è speciale perché ricorre il centesimo anniversario della prima giornata internazionale delle donne. Nel 1910, 58 delegate che provenivano soprattutto da Austria, Svizzera, Germania e Danimarca si riunirono a Copenaghen nel secondo Congresso dell'Internazionale Socialiste Donne e, su iniziativa della tedesca Clara Zetkin, lanciarono la proposta di indicare una giornata di marzo durante la quale ogni anno tutte contemporaneamente le donne dei diversi Paesi rivendicassero i loro diritti e manifestassero solidarietà internazionale. La proposta non solo venne immediatamente approvata, ma altrettanto convintamente messa in pratica: il 19 marzo dell'anno successivo un milione di donne scese nelle strade a manifestare per chiedere diritti politici e diritto al lavoro.

Spesso si fa coincidere l'otto marzo con l'incendio di una fabbrica di camicie di New York in cui morirono 146 persone, soprattutto giovani donne immigrate dall'Italia e dagli shtetl dell'Europa orientale. In realtà l'incendio avvenne il 25 marzo, pochi giorni dopo la prima manifestazione internazionale delle donne, e i due fatti rimasero così collegati fra loro che li si associa entrambi all'otto marzo.
E' giusto mantenere il legame fra i due eventi perché l'uno e l'altro diedero avvio alla legislazione sul lavoro: il primo con un'azione di richiesta e protesta esplicita, il secondo a causa dello scandalo che la tragedia suscitò. Una tragedia che più propriamente si sarebbe dovuta definire massacro, perché causata dall'assenza di minime misure di sicurezza che una fabbrica, situata ai piani alti di un palazzo, doveva prevedere.
Washington Place, a New York, è la piazza dove ancora si trova l'edificio della tragedia, e ci vado ogni anno in una sorta di pellegrinaggio tra fine febbraio e i primi di marzo, in occasione della sessione della Commissione sulla Condizione delle Donne delle Nazioni Unite, a cui partecipo da sedici sessioni consecutive, come presidente dell'Internazionale Socialista Donne.
Quest'anno il mio “pellegrinaggio” ha avuto una meta diversa, il cimitero di Evergreen, al confine tra Brooklyn e i Queens, dove i Newyorkesi hanno eretto un monumento di pietra, un bassorilievo raffigurante una donna inginocchiata, dedicato alle ultime sei vittime dell'incendio, mai identificate e sepolte in una bara comune a causa dello strazio dei corpi causato dalle fiamme.
Dopo cento anni, grazie alla dedizione di un ricercatore, Michael Hirsch, le vittime sono state identificate e così, in occasione del centenario, il nome di ciascuna di esse sarà letto nella cerimonia di commemorazione.
In seguito a questa identificazione, forse i e le Newyorkesi, sempre efficienti, cambieranno il monumento o anche solo la dedica. Il ricordo però delle origini delle lotte per i diritti al lavoro e i diritti politici delle donne e dei sacrifici che hanno consentito alle generazioni successive di aver una qualità di vita migliore non vanno dimenticati. Anche a questo serve l'otto marzo.

PIA LOCATELLI
Presidente dell' Internazionale Socialista Donne

mercoledì 1 dicembre 2010

CONSIGLIO DEL PSE A VARSAVIA

Inizia domani a Varsavia Consiglio del Pse nel quale prenderà l'avvio un ampio dibattito sul futuro della società progressista.

Il dibattito si articolerà sulla discussione dei seguenti documenti:
Una risoluzione generale su "Costruire l'Europa per la gente"
Un documento programmatico sul tema "Un' Europa per l'occupazione per il progresso sociale e per la crescita equa"
Un documento programmatico sul tema "Crescita Fare Verde diventare una realtà"
La delegazione del Psi è composta da Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del partito, Luca Cefisi dell'ufficio di presidenza del PSE , Pia Locatelli presidente dell'IS donne e Carmine Iuliano rappresentante di Pes@ctivists.
Per partecipare al forum on line:
http://www.pes.org/en/renew/council-2010