La prolusione pronunciata da Sua Eminenza il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Cei è da ieri oggetto di analisi del testo, stravaganti adozioni di chiavi interpretative, improbabili approcci esegetici, interpretazioni disparate soprattutto da parte di quegli esponenti del mondo cattolico impegnati in politica nel centro destra, alcuni dei quali, in preda ad una evidente e comprensibile disperazione, hanno provato ad inventarsi logorroici bizantinismi ai quali peraltro non paiono credere neppure loro, alcuni smarrendo persino il senso della misura e talora del ridicolo.Così appaiono i desolati e imbarazzati interventi a commento di Maurizio Sacconi, l'ex socialista che ha adottato i panni e lo zelo di un San Paolo post moderno, del solito Bondi e di quel Maurizio Lupi, esponente di una porzione di mondo cattolico legata al carro del PdL per ragioni spesso tutt'altro che commendevoli. E', codesta una patetica esercitazione di stile poiché il lessico curiale utilizzato dal Presule, il non detto, la non menzione esplicita del destinatario, se da un lato sembrano stemperare il peso e la gravità delle invettive lanciate, dall'altro il senso delle stesse, il tono pacato ma risoluto adottato, inducono a ritenere che il depositario non possa essere altri che Silvio Berlusconi. Con un sapiente uso del lessico liturgico, diplomatico e vagamente inquisitorio, degni di un Roberto Bellarmino piuttosto che di un Federigo Borromeo, Sua Eminenza non ha certo scordato di sottolineare gli eccessi mediatici e forse anche giudiziari di queste settimane ma l' impianto dei suoi argomenti non lascia spazio a dubbi: il Presidente della CEI ha offerto a Berlusconi un sambenito virtuale. Il quale Cavaliere, descritto come sgomento e irato, ha messo in moto il solito Letta per cercare di porre rimedio ad una situazione che per lui ora è divenuta davvero insostenibile. Il “gentiluomo vaticano”, non è dato sapere con quanta convinzione, si impegnerà per ricucire il filo spezzato ma l'asprezza della condanna di Bagnasco ha come rimedio per il malridotto cavaliere unicamente l'espiazione dei peccati, da praticare lontano dagli incarichi pubblici.
In pochi giorni sono venuti a mancare al Premier gli architravi politici e morali su cui ha poggiato la sua quasi ventennale stagione politica i cui attori principali oggi, di fronte al precipitare dell'immagine pubblica e del contestuale e conseguenziale immobilismo politico, non solo puntano il dito verso il reprobo ma rivolgono altrove la loro attenzione.Che lo abbiano scaricato gli imprenditori, delusi dalla mancata attuazione di una rivoluzione liberale e liberista promessa a più riprese, ci può stare. Berlusconi con loro, in fondo, avrebbe potuto ritenere che esistessero dei margini di recupero, per quanto impervia si presentasse la strada.
Ma la pubblica censura di Santa Romana Chiesa, non certo frutto di sterile improvvisazione, ma concepita e lungamente maturata, come ha ricordato Bagnasco, dentro il perimetro della comunità ecclesiale, ha il suono della campana a morto per una stagione politica che da Oltre Tevere è considerata non solo finita ma da consegnare rapidamente alla storia, parlandone il meno possibile.
Poiché, per la gerarchia ecclesiastica, alle prese essa stessa con gravi problemi legati ai comportamenti di non pochi tra i suoi esponenti, è una delle pagine più imbarazzanti della quasi secolare ingerenza vaticana negli affari dell'Italia.
Tra le Mura Leonine si sta forse facendo strada l'ipotesi che sia meglio voltare rapidamente pagina.
Visualizzazione post con etichetta bagnasco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bagnasco. Mostra tutti i post
martedì 27 settembre 2011
giovedì 15 settembre 2011
CESARE, MATTEO, PAOLO E LE TASSE
![]() |
| Caravaggio: La vocazione di San Matteo |
Premesso che la frase che compare è attribuita dal vangelo di Matteo (che prima di diventare discepolo ed evangelista faceva l'esattore fiscale) a Gesù Cristo e che San Paolo, nella lettera ai Romani sosteneva che per un cristiano è un dovere pagare i tributi allo stato, appare evidente che la questione delle esenzioni fiscali concesse dall' Italia alla Città del Vaticano è di stringente attualità e finanche larghi settori della Chiesa italiana si stanno ponendo l'interrogativo se sia normale che, per attività che non hanno nulla a che vedere con il culto ma sono esattamente le medesime di quelle che svolgono normali operatori del commercio, sia concesso l'iniquo privilegio di non pagare le tasse nel momento in cui ai cittadini, in special modo a quelli appartenenti ai ceti più deboli, viene richiesto di compiere pesanti sacrifici.
Vale per il ceto politico che, quotidianamente, viene sollecitato a spogliarsi di privilegi, prebende e sinecure non più accettabili e dunque non si vede perchè non dovrebbe valere per chi, nascondendosi dietro improbabili sigle, grazie ad un Concordato che in alcune sue parti andrebbe aggiornato, svolge un'attività che consente di incassare denari (e molti) esentasse.
Tutto qui. Si tratta di adottare un criterio di equità e di giustizia.
La stessa che il Presidente della Cei Bagnasco ha recentemente più volte richiamato in prolusioni e interventi ex cathedra.
Infine, per quale ragione, qualcuno, socialista e cattolico, dovrebbe sentirsi offeso quando, solo ieri, il Parlamento ha votato un odg che va nella direzione auspicata, e non da oggi, dai socialisti in materia di esenzioni fiscali alla Chiesa Cattolica?
EP
Etichette:
bagnasco,
cei,
concordato,
internazionale socialista,
tasse,
vaticano
martedì 25 gennaio 2011
DA OLTRETEVERE NIENTE DI NUOVO
Noi socialisti riteniamo da sempre che il compito di rinnovare profondamente il paese e le sue istituzioni (e non solo quello di rovesciare Berlusconi) spetti ai cittadini elettori e alle forze politiche che li rappresentano e non certo alla Magistratura. Tantomeno possiamo pensare che tale compito possa competere alle gerarchie ecclesiastiche che, lungi dal poter aiutare nella soluzione, costituiscono esse stesse, in qualche misura, una parte del problema. Convinti di questo assunto, non siamo delusi dalle prese di posizione del Cardinal Bagnasco, che qualcuno, non a torto, ha definito “cerchiobottiste”, qualcun altro “eccessivamente diplomatiche”. Infatti non ci eravamo mai illusi. Non sappiamo se il Cardinale, quando parla di un “evidente disagio morale che si genera nella collettività quando guarda sgomenta gli attori della scena pubblica” includa tra tali attori lo IOR, protagonista di scandali ininterrotti da più di un ventennio, o altre organizzazioni di mercanti che operano all’interno o nelle immediate vicinanze del tempio. Constatiamo che si usa grande delicatezza nell’ approccio alla vita privata di personalità pubbliche che ostentano atti incompatibili con la funzione che svolgono e agli esatti antipodi delle regole che pretendono di imporre ai comuni cittadini. Saremmo disposti anche ad apprezzare tale discrezione, se analogo equilibrio e delicatezza venissero riservate alla vita privata di ciascuno di noi. Ma qui il Cardinale è molto meno felpato e per nulla cerchiobottista. In altro passo della sua prolusione afferma che “le risultanze della Conferenza nazionale sulla famiglia meritano la pronta considerazione delle forze politiche, l’auspicata urgente riforma del fisco dispone di un elemento centrale di grande convergenza: tutto ciò che si fa per sostenere il matrimonio e la famiglia accresce la grandezza dell’uomo.” Qui nessun chiaroscuro, nessuna diplomazia, Qui è in gioco la grandezza dell’uomo. E le centinaia e centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini che costituiscono famiglie di fatto non sono meritevoli di alcuna tutela fiscale. Niente di nuovo sotto il sole d'Oltretevere.
GERARDO LABELLARTE
GERARDO LABELLARTE
Iscriviti a:
Post (Atom)



