Il ciclo berlusconiano è ormai finito e queste elezioni lo hanno dimostrato ampiamente.
Per questo nel centrosinistra occorre rimettere in campo il progetto riformista interrotto nel 2004 e fare "un predellino di sinistra".
Vadano come vadano i ballottaggi mi pare che il dato di Milano sia ormai strutturato.
Rimane in piedi una struttura bipolare che crea grosse difficoltà al Terzo polo.
La Lega è andata bene mentre è crollato il Pdl e un centrosinistra con una base riformista può essere uno sfidante competitivo alle prossime politiche.
Noi socialisti abbiamo cancellato l'onta del 2008, quando ottenemmo l'1%, mentre oggi abbiamo preso il 2-2,1% a livello nazionale.
Nel biennio 2004-05, il centrosinistra composto da Margherita, Socialisti, Radicali e Ds, vinse tutte le elezioni, sia quelle europee che le regionali.
Poi è nato il Pd lasciando fuori la componente socialista e laica.
Il Pd dovrebbe riprendere in mano la storia interrotta e far nascere un nuovo soggetto politico veramente riformista.
Non sono interessato a portare i socialisti nel Pd.
I soggetti della sinistra riformista oggi in campo dovrebbero invece sciogliersi e rifondarsi in un progetto comune da qui a un mese.
RICCARDO NENCINI
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martedì 17 maggio 2011
UN PREDELLINO DI SINISTRA
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martedì 1 febbraio 2011
LANCIAMO LA SFIDA ALLA LEGA
ANCHE UN crollo per movimentare l’assemblea dei socialisti del Nord. Riccardo Nencini , segretario nazionale del Psi, ha già metabolizzato l’accaduto ed è pronto per il discorso.
Nencini, paura per l’incidente?
«Non c’è stata paura. Abbiamo ricominciato subito dopo. Quando sono arrivati i vigili del fuoco abbiamo ripreso fuori dal teatro».
Il Nord unisce, la Padania divide. Una sfida alla Lega?
«Il Nord ha fatto l’Unità d’italia, con il Risorgimento, le guerre d’Indipendenza, la prima guerra mondiale. Senza il Nord non ci sarebbe stata l’Unità. Il messaggio che la Padania divide è un messaggio della Lega e del suo leader. La Padania è una finzione storica. È qualcosa che non è mai esistito».
E l’alternativa?
«Bisogna realizzare un federalismo diverso dall’attuale, quello a cui sta lavorando Calderoli, che si sostanzia con nuove tasse per i cittadini. Non va bene. Serve un federalismo che premi il buon governo locale. E quindi occorre che non si proceda con tagli lineari come ha fatto Tremonti per la manovra di maggio: tutti i Comuni, le Province, le Regioni, indipendentemente dai loro bilanci, subiscono gli stessi tagli. Questo non va bene».
Perché avete scelto Milano?
«Milano è la capitale finanziaria d’Italia, è una delle capitali politiche. Era anche la capitale morale. E ora non lo è più».
Perché?
«Non soltanto per le vicende di Arcore, ma anche perché dal 1993, c’è un’unica maggioranza a guidare la città e ha smarrito l’etica delle responsabilità. Era la missione di Milano essere un faro nel campo dell’economia e della cultura. Oggi la missione è caduta».
Per quali cause?
«Milano è stata per un secolo la capitale del riformismo. È venuto meno il socialismo meneghino e la città ne ha risentito».
Cosa significa essere socialisti al Nord, oggi?
«Interpretare la società che si alza la mattina, che lavora, che si sporca le mani in tanti tipi di lavoro e che ha anche un forte senso civico».
Come vede l’atteggiamento di Milano, della Lombardia nei confronti della memoria di Bettino Craxi?
«Ho visto cosa è successo a Lissone qualche giorno fa (la contestazione contro la dedica di una piazza al leader socialista - ndr). L’ho trovato un errore. Per una ragione soprattutto. Il riformismo in Italia è sempre stato molto solo. In Lombardia no. Quella del riformismo era una storia condivisa dalla pancia dei milanesi, dei lombardi. Ai fatti di Lissone non è seguita nessuna reazione. Come se sul buon governo dei sindaci socialisti a Milano, Tognoli in testa, fosse calata una cappa di piombo. Invece è un esempio da seguire per il governo dei municipi. Non è solo un pezzo di passato».
A Milano si parla da tempo di intitolare a Craxi una via, un giardino.
«O si fa o non si fa. Diceva Mendès France: “Governare è scegliere”. Si scelga».
(Intervista a Riccardo Nencini di Gabriele Moroni. Il Giorno del 31 gennaio 2011)
Nencini, paura per l’incidente?
«Non c’è stata paura. Abbiamo ricominciato subito dopo. Quando sono arrivati i vigili del fuoco abbiamo ripreso fuori dal teatro».
Il Nord unisce, la Padania divide. Una sfida alla Lega?
«Il Nord ha fatto l’Unità d’italia, con il Risorgimento, le guerre d’Indipendenza, la prima guerra mondiale. Senza il Nord non ci sarebbe stata l’Unità. Il messaggio che la Padania divide è un messaggio della Lega e del suo leader. La Padania è una finzione storica. È qualcosa che non è mai esistito».
E l’alternativa?
«Bisogna realizzare un federalismo diverso dall’attuale, quello a cui sta lavorando Calderoli, che si sostanzia con nuove tasse per i cittadini. Non va bene. Serve un federalismo che premi il buon governo locale. E quindi occorre che non si proceda con tagli lineari come ha fatto Tremonti per la manovra di maggio: tutti i Comuni, le Province, le Regioni, indipendentemente dai loro bilanci, subiscono gli stessi tagli. Questo non va bene».
Perché avete scelto Milano?
«Milano è la capitale finanziaria d’Italia, è una delle capitali politiche. Era anche la capitale morale. E ora non lo è più».
Perché?
«Non soltanto per le vicende di Arcore, ma anche perché dal 1993, c’è un’unica maggioranza a guidare la città e ha smarrito l’etica delle responsabilità. Era la missione di Milano essere un faro nel campo dell’economia e della cultura. Oggi la missione è caduta».
Per quali cause?
«Milano è stata per un secolo la capitale del riformismo. È venuto meno il socialismo meneghino e la città ne ha risentito».
Cosa significa essere socialisti al Nord, oggi?
«Interpretare la società che si alza la mattina, che lavora, che si sporca le mani in tanti tipi di lavoro e che ha anche un forte senso civico».
Come vede l’atteggiamento di Milano, della Lombardia nei confronti della memoria di Bettino Craxi?
«Ho visto cosa è successo a Lissone qualche giorno fa (la contestazione contro la dedica di una piazza al leader socialista - ndr). L’ho trovato un errore. Per una ragione soprattutto. Il riformismo in Italia è sempre stato molto solo. In Lombardia no. Quella del riformismo era una storia condivisa dalla pancia dei milanesi, dei lombardi. Ai fatti di Lissone non è seguita nessuna reazione. Come se sul buon governo dei sindaci socialisti a Milano, Tognoli in testa, fosse calata una cappa di piombo. Invece è un esempio da seguire per il governo dei municipi. Non è solo un pezzo di passato».
A Milano si parla da tempo di intitolare a Craxi una via, un giardino.
«O si fa o non si fa. Diceva Mendès France: “Governare è scegliere”. Si scelga».
(Intervista a Riccardo Nencini di Gabriele Moroni. Il Giorno del 31 gennaio 2011)
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sabato 15 gennaio 2011
FIAT. UN VOTO PIU’ CHE GIUSTO
Un voto più che giusto. Vincono i lavoratori della Fiat, vince la democrazia, vince una posizione riformista nel sindacato e in fabbrica. Vincono i Sì ma non vince Marchionne, che con la Fiom e con la Cgil dovrà fare i conti.
Come spesso accade, quando lo scontro si fa duro, sono gli elettori che sanno mettere le cose in equilibrio.
ROBERTO BISCARDINI
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ROBERTO BISCARDINI
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sabato 8 gennaio 2011
OSTALGIA
![]() |
| Palmiro Togliatti, segretario generale del PCI dal 1927 al 1964 |
21 gennaio 1921: Livorno, scissione nel Psi al congresso di Livorno e nascita del Partito comunista d'Italia, poi divenuto Pci.
11 gennaio 1947: Palazzo Barberini a Roma, nascita del Psli, poi divenuto Psdi.
12 gennaio 1964: scissione nel Psi e nascita del Psiup.
19 gennaio 2000: scomparsa ad Hammamet di Bettino Craxi.
La sinistra italiana, in particolare quella riformista, porta ancora visibili i segni delle lesioni inferte e auto inferte lungo quasi ottant'anni che certo i maldestri tentativi di mettere sotto il tappeto la storia o edulcorarla con letture celebrative, di parte o forzosamente revisionistiche non aiutano a sanare.
Non aiuterà, c'è da supporlo, ad esempio, la mostra, promossa dai DS(!!!), che sarà inaugurata nei prossimi giorni, sui settant'anni di storia del Pci, non fosse altro perchè, verosimilmente, riproporrà in chiave apologetica una lunga vicenda che a posteriori appare ricca di molte ombre e di poche luci.
Insomma, mutatis mutandi e fatte le dovute proporzioni, questa operazione ha il sapore dell'ostalgia che, a differenza dell'algido vintage, è un sentimento ancora molto diffuso nella sinistra postcomunista italiana.
EP
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