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lunedì 28 febbraio 2011

IDEALI E OPPORTUNITA'

Diciamo la verità, e lo dico io che non sono mai stato un antiberlusconiano preconcetto. Il nostro premier si è un pò bevuto il cervello. Prima attacca la scuola pubblica, cioè la scuola dello Stato italiano del quale lui è il principale esponente, poi smentisce, ma la smentita della smentita arriva puntuale e registrata. Infine rilancia il tema del “relativismo etico, caro alla sinistra”, e afferma che mai e poi mai vi saranno unioni gay legalizzate e conseguenti affidamenti, e soprattutto ribadisce la sua concezione della “sacralità della vita” a proposito del testamento biologico e del caso Englaro. Sacralità della vita che (ma sappiamo che Berlusconi non ha studiato nè teologia nè filosofia) è tipica di uno Stato etico che impone per legge una concezione della vita sulle altre. Io, ad esempio, non credo affato alla sacralità della vita che ritengo appartenga solo a me e sia stata generata solo dai mei genitori e della cui proprietà essi si sono poi liberati affidandola al diretto interessato che solo la può gestire. Lasciamo perdere ogni considerazione tra il relativismo etico della sua vita privata e l’assolutismo etico che il premier vorrebbe imporre con la legge, ma mi chiedo: com’è possibile che ex socialisti ed ex liberali possano accettare questa visione del mondo? Psi, Psdi, Pri e Pli, cioè i quattro partiti laici che pur collaboravano, anche se a volte non nello stesso tempo, con la Dc negli anni della cosiddetta prima Repubblica, manifestarono sempre la volontà di distinguere l’accordo sulle cose dall’accordo sui principi. E vennero le leggi sul divorzio, sull’aborto, e due conseguenti battaglie referendarie, che trovarono laici e integralisti su fronti opposti. E Psi, Psi Pri e Pli si mostrarono spesso assai più fermi nel difendere i principi di quanto non fosse lo stesso Pci, che del resto già si era caratterizzato per il voto favorevole all’articolo 7 della Costituzione. Adesso invece i laici del Pdl stanno zitti perchè hanno anche contratto un accordo sui principi col partito e col suo leader, svendendo solennemente i loro. E addirittura il nostro buon Sacconi, probabilmente anche in buona fede, si è convertito alle teorie più oscurantiste e anti-illuministe. Mi pare che, in fondo, questo sia l’aspetto più sconcertante della fase che stiamo vivendo. Per paura di perdere, la cosiddetta seconda Repubblica, impone il silenzio e la svendita dei valori di fondo di ciascuno o addirittura la conversione ad altri valori, in nome della solidarietà politica al partito e al leader. Cosa sconosciuta nella vituperata prima Repubblica, dove il comun denominatore era la tradizione ideale e non l’opportunità politica. E dove dovevano emergere le singole identità, non le collocazioni e le coalizioni. L’assolutismo etico del Pdl è davvero sconcertante

MAURO DEL BUE

martedì 11 gennaio 2011

A CALCI IN C....

Disoccupazione giovanile al 28,9%. Un giovane su tre non ha lavoro. In un qualunque Paese civilizzato questo dato verrebbe visto in maniera bipartisan come un dato allarmante e pericoloso. In Italia no. Subito dopo l’epifania vengono resi noti i valori ISTAT riguardanti la disoccupazione giovanile in Italia. Le reazioni ed i toni con cui si affronta questo tema sono piuttosto variegate. Salta immediatamente all’occhio la dichiarazione del Ministro del Welfare Sacconi, che da bravo ex socialista rinnega completamente le sue origini ed afferma che i giovani devono imparare ad accettare qualunque tipo di lavoro gli venga proposto, indipendentemente dal titolo di studio e dalle esperienze svolte. Ancor più pesante è la proposta avanzata da Mario Giordano in un articolo pubblicato oggi da “Il Giornale”: “iniziamo a prendere i giovani a calci in culo, è l’unico modo per dare una scrollata ad una generazione di smidollati”. In primo luogo mi complimento con Giordano il quale in poche righe è riuscito a riassumere una quantità di offese gratuite verso i giovani difficile da dimenticare. Ora la questione è questa: posto che molti giovani effettivamente finchè non si trovano a sbattere la testa contro il mondo del lavoro non si rendono conto effettivamente di quanto sia difficile la vita, mi chiedo con quale coraggio ci siano persone che ancora si permettano di fingere che la situazione occupazionale dei giovani italiani sia solo da imputare ad una svogliatezza nel cercare lavoro e ad una incapacità di accontentarsi delle possibilità (poche per la verità) che vengono proposte. Questi uomini così autorevoli, che si sentono autorizzati a parlare di alibi dei giovani anziché di reale deficit occupazionale, lo fanno forse perché consapevoli che la generazione che ci ha preceduto è per la maggior parte causa primaria di tale sconfitta del sistema? Di chi è la responsabilità se la maggior parte dei ragazzi ritiene che per trovare lavoro sia più incisiva la conoscenza personale piuttosto che il curriculum? Chi ha portato l’Italia ad essere il Paese in cui è meglio non andare in pensione perché molto più conveniente dal punto di vista economico? Chi ha applicato la Legge Biagi solo in parte, evitando di incentivare la flessibilità eliminando la precarietà? Chi ha permesso a moltissime aziende di assumere personale a partita iva, impiegandolo poi come un vero e proprio dipendente, evitando così di assumersi oneri supplementari come i versamenti previdenziali, la sicurezza del lavoratore stesso e, in caso di donne, la maternità? Chi può permettersi di dire ad un giovane e alla sua famiglia che dopo tanti sacrifici non deve avere almeno l’aspirazione di occuparsi nel settore per cui ha studiato? C’è bisogno di ricordare a questi signori che sono stati loro gli autori di un sistema previdenziale che ha permesso a più generazioni di avere pensioni ricche ed in giovani età, mentre io ed i miei coetanei se saremo fortunati potremo aspirare al massimo ad un 45-50% dell’ultima retribuzione? E’ vero i nostri genitori hanno fatto molto per costruire l’Italia del G8, ma dopo averla costruita per il loro benessere non hanno pensato a lasciarcela in maniera dignitosa. Finchè ci saranno i genitori va bene, ma poi come si reggerà l’economia se un giovane disoccupato o precario non può prendere finanziamenti o mutui per comprare un’auto, una casa, costruirsi una famiglia? Forse a tutto ciò i vari Sacconi o Giordano non hanno pensato. Come tutte le cose bisogna viverle sulla propria pelle per comprenderle appieno. Solo una considerazione: con tutto il rispetto ma tra la mia e la vostra davvero mi chiedo quale sia la generazione di fenomeni.

CLAUDIA BASTIANELLI

lunedì 8 novembre 2010

SACCONI: DA LAICO SOCIALISTA A GUARDIA PAPALINA

Maurizio Sacconi già vede la fine del governo Berlusconi e si prepara un futuro da ministro dello Stato vaticano. Con le sue dichiarazioni sugli aiuti economici da dare solo alle famiglie sposate che procreano conferma che la sua carriera politica da laico socialista a guardia papalina, già evidente col caso Englaro, ormai è completata. RICCARDO NENCINI