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sabato 9 luglio 2011

EFFETTO ARENULA

Con un modesto sforzo di fantasia i giornali lo hanno chiamato "Effetto Mirabello", località della provincia di Ferrara divenuta celebre da quando Gianfranco Fini meno di un anno fa, consumato lo strappo con il Premier, diede l'avvio al cantiere che culminò nella fondazione di Fli. Ieri, sempre a Mirabello, il Ministro della Giustizia ma soprattutto il segretario politico (mah!) del PdL, Angelino Alfano, nella babele di proposte, parole al vento, bugie, veleni che attraversano il cdx ma soprattutto il suo (pardon di Berlusconi) partito, ha lanciato, ma il primo che pare non esserne molto convinto pare  proprio lui, le primarie del cdx, annunciando che la prossima settimana si dimetterà da Guardasigilli.
Bene: meno di 24 ore dopo si apprende che, tra gli altri, Andrea Ronchi e Adolfo Urso hanno lasciato Fli per approdare ad una non ancora chiara "costituente popolare per realizzare in Italia un soggetto politico che si ispiri ai valori e ai programmi del Ppe".
Sarà come dicono loro ma, a parte il fatto che si è perso il conto di quanti sono i partiti italiani che fanno riferimento al Ppe, a voler essere maligni, più che Effetto Mirabello sarebbe più corretto parlare di "Effetto Canossa" (che sempre in Emilia si trova) o meglio ancora "Effetto Arenula" (il ministero della Giustizia, a Roma, si trova in via Arenula).
Il fatto è che i due figlioli prodighi, exMsi, exAn, exPdL, da oggi anche exFli, all'epoca dello strappo di Fini erano autorevoli esponenti del governo e Fini li costrinse alle dimissioni sull'altare del nascente partito.
Oggi, ai due, nel frattempo infilzati come tordi dal perfido Bocchino nel Fli, non sembrerà vero potere immaginare di tornare a occupare le poltrone che lasciarono, magari dopo un altro rimpastino che si renderà necessario a seguito dell'addio al governo di Alfano.
Tanto vale, avranno pensato, tentare il rientro in maggioranza per puntellarla. Hai visto mai che la ricompensa potrebbe essere un reintegro nei ranghi di un governo che da oggi, ancorchè politicamente agonizzante, grazie a loro si rafforza ulteriormente sul piano numerico?
In fondo, recita l'adagio, "tentar non nuoce"
EP

mercoledì 23 febbraio 2011

LA SINISTRA ETA' DELL'ORO

Inizio da Fausto Bertinotti, che da tempo non percepivamo così attento ai destini della sinistra italiana. La sua convinzione nella necessità di un big bang, una deflagrazione come unica via per far nascere nuove idee e nuove coalizioni ci trova in parte concordi ed è la riprova che le alchimie antiberlusconiane tout court provocano più disastri che benefici.

Non possiamo dire che Silvio Berlusconi si sia rafforzato negli ultimi mesi (scende in Italia, sale nel mercato parlamentare), anzi ha dimostrato ampiamente di avere esaurito l’energia che lo ha reso protagonista (quasi) assoluto dell’ultimo quindicennio di storia italiana; ma, paradossalmente, nel momento di maggiore difficoltà emerge con altrettanta chiarezza che un’alternativa oggi, se c’è, è molto debole. Sto parlando di un’alternativa credibile e vincente, di un progetto per il futuro in cui gli italiani possano riconoscersi.
Dunque non è cosa fuori dal mondo che solo uno scossone, un terremoto che scomponga e ricomponga il quadro dell’attuale opposizione possa dare nuovo slancio a una coalizione che cerca un centro di gravità permanente.
I punti di contatto con Bertinotti, però, finiscono qui, perché l’ex leader comunista continua nell’errore che, dal ‘94 ad oggi, ha impedito al centrosinistra di accreditarsi davanti agli elettori come una credibile forza di governo. La malattia della sinistra è l’‘oltrismo’, il voler andare oltre senza mai fare i conti con la propria identità e la propria storia. Ciò ha impedito che si verificasse qualcosa di analogo a una Epinay, ovvero un momento di ricomposizione sotto un unico tetto dei riformisti.
Bertinotti, e tanti con lui, non parla mai di socialismo italiano; va oltre; parla confusamente e indistintamente di socialismo europeo, ma sposta la frontiera in una terra di nessuno. Lo schema di un partito di ispirazione social-liberale alleato con il cattolicesimo democratico è il nucleo di un progetto riformista di governo che i socialisti italiani già intravidero negli anni ‘80. Da lì in poi, con Tangentopoli e la fine del PSI, è iniziata una traversata nel deserto infinita, l’albero di Bertoldo.
Dobbiamo partire da un’idea di centrosinistra in grado di cambiare l’Italia e da valori che possano scaldare i cuori della gente, non da un’irritante guerra per la leadership di una nave senza timone e senza rotta. Il rischio, sempre più evidente, è che lo strumento delle primarie diventi un cappio al collo che pian piano si stringe.
Con l’unica eccezione degli Stati Uniti d’America, nelle grandi democrazie il leader che aspira al governo è colui che guida il partito più grande. Così è per un semplice assioma: sono i partiti a selezionare la classe dirigente, a formarla e a scegliere i migliori per la leadership. L’anomalia italiana si rinnova e ritarda il processo di modernizzazione di una sinistra che si domanda se deve allearsi con l’ex missino Gianfranco Fini o con il giacobino Antonio Di Pietro. Domande che farebbero rabbrividire qualsiasi progressista francese, inglese o tedesco da noi diventano temi in cima all’agenda.
Le domande a cui dobbiamo rispondere, invece, sono quelle dei precari senza possibilità di pianificare la propria vita oltre l’arco temporale di un anno, dei lavoratori costretti a misurarsi con più doveri e meno diritti, degli studenti che scendono in piazza con il pretesto di una riforma sbagliata, ma soprattutto contro partiti e istituzioni incapaci di ascoltare le loro ragioni.
In attesa dell’età dell’oro, c’è il rischio di perdere la fiducia dell’Italia migliore

RICCARDO NENCINI
(Editoriale sull' Avanti! della domenica n.7 del 27 febbraio 2011)

lunedì 20 dicembre 2010

VENDOLA

Non ci vuole la zingara per pronosticare che Vendola non sarà mai in grado di strappare un solo voto non solo al centrodestra, ma anche al nascente terzo polo di Casini, Fini e Rutelli.

La pretesa dunque di imporsi con le primarie come possibile candidato dell’opposizione e per di più prima ancora di aver sottoscritto un programma e aver valutato la possibilità di un’alleanza con l’annunciato Polo della nazione, significa solo alimentare la confusione e concorrere attivamente a una riedizione dello schianto elettorale del 1994, quello della ‘gioiosa macchina da guerra’. Ogni partito può legittimamente decidere di usare le primarie al suo interno, ma non può certo imporle agli altri e tantomeno a un’intera coalizione.

RICCARDO NENCINI

lunedì 8 novembre 2010

FINI SIA CONSEGUENTE E TOLGA IL SOSTEGNO AL GOVERNO

Altro che terza repubblica, nemmeno nella prima si sono mai visti ministri di un governo in carica consegnare il loro mandato a un segretario di partito che è anche presidente della Camera Fini fa del rispetto delle istituzioni uno dei cardini del suo partito; non lo baratti con le proprie ambizioni personali e dia conseguenza, l'unica conseguenza possibile, al discorso fatto ieri a Perugia: la certezza del tramonto del governo Berlusconi, togliendogli definitivamente il suo sostegno. RICCARDO NENCINI

sabato 6 novembre 2010

Il SIMBOLO DEL PSI NEL SITO DI FLI

Sul sito di Futuro e Libertà, tra i simboli amici, fino alle ore 18 circa, risultava esserci quello del Partito socialista italiano. Lo leggo come un auspicio. Lavorerò perchè Fini entri nell'Internazionale Socialista Se Fini non intende aderire all'Internazionale, mi aspetto le sue scuse. In ogni caso ho già interpellato i legali del partito affinchè esaminino l'eventualità di intraprendere azioni a tutela del Psi. RICCARDO NENCINI