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martedì 5 aprile 2011
HANNO INGOIATO IL ROSPO E PURE IL FANGO
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giovedì 3 marzo 2011
TASSE SU TASSE
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| Giovanni Colais |
giovedì 17 febbraio 2011
NON MI INDIGNO
Mi preme specificare perché mentre ascolto e leggo e vedo il dibattito politico italiano, a differenza di molte persone in realtà non riesco ad indignarmi.
Primo: non mi indigno perché e non si dovrebbe parlare di un’indagine ed anche di un rinvio a giudizio come se si parlasse di una sentenza definitiva di condanna, perché questo è un principio democratico e non è barattabile a seconda di chi sia l’indagato o l’imputato.
Un dirigente politico che parla come se fosse il pubblico ministero rappresenta un’anomalia italiana come lo è il conflitto di interessi ed entrambi sono egualmente pericolosi per il corretto funzionamento delle regole, regole che sento spesso evocare.
Secondo: non mi indigno perché non mi è mai piaciuto il sistema anglosassone per cui vita privata “etica” rappresenta la premessa per poter avere incarichi di responsabilità e sinceramente non mi importa affatto di come chiunque passi le proprie nottate e su come e con chi decida di accoppiarsi.
L’ondata di sdegno, propria di catechesi degli anni ’50 non mi appartiene ed in realtà ne rimango sorpreso e meravigliato. Non esiste etica, per me, nella vita sessuale, nel senso che non ritengo possa esserci giudizio etico da parte di nessuno, a meno che questa non limiti la libertà di un altro soggetto.
Sullo sfruttamento dell’immagine femminile non credo che la deriva sia una colpa esclusiva del Presidente del Consiglio, mi ricordo le copertine di “Espresso” e “Panorama” negli anni ’80, ero adolescente e me le ricordo molto bene, con tette e culi esposti in bella evidenza, il problema semmai riguarderebbe il sistema di scelta della classe dirigente che mai come nella seconda repubblica avviene secondo metodi insopportabili di cooptazione, pratica che però non è di esclusiva della destra, ricordo infatti chi fosse la capolista del Partito Democratico nel Lazio alle ultime elezioni politiche e non rammento grandi meriti precedenti della On. Marianna Madia.
Terzo: non mi indigno perché in una Repubblica parlamentare le dimissioni si chiedono in Parlamento e generalmente attraverso una mozione di sfiducia, è cronaca che il Governo ha ottenuto la fiducia in Parlamento non meno di un paio di mesi fa.
Quarto: non mi indigno perché nessuno mette in discussione l’azione di Governo e le politiche sociali che attua e su questo porterò due esempi. Non ho sentito o ne ho sentiti pochi di dirigenti di centro sinistra obiettare qualcosa al manager dei nostri tempi, Sergio Marchionne, il quale attraverso veri e propri ricatti e vere e proprie prove di forza ha rimesso in discussione le relazioni industriali del nostro Paese, anzi, Piero Fassino, non appena indicato come candidato a sindaco di Torino, non ha perso tempo a cantarne le lodi ed ad affermare di come un operaio avrebbe dovuto, per il suo bene, seguire le indicazioni del vate. E’ poi cronaca di questi giorni la improvvisa riscoperta dell’anima proletaria e popolare della Lega Nord, che forse nessuno si è accorto essere il vero motore delle scellerate politiche del Governo Berlusconi.
Può nascere il sospetto che il problema sia solo chi “gestisce” e non come “gestisce”.
Quinto ed è il punto centrale: non mi indigno per le mancate dimissioni di Berlusconi perché nessuno di noi si indigna per le mancate dimissioni di tutto il gruppo dirigente di centro sinistra il quale perde dal 1994 quasi tutti gli appuntamenti elettorali.
Nelle democrazie normali, difatti, la prima cosa che accade è che chi perde va a casa, cosicché magari una futura richiesta di dimissioni del Premier, magari proposta da qualche 35enne risulti più credibile e più decente.
Tutta la situazione non mi indigna ma in realtà mi preoccupa, perché da mesi si parla di questo e non dell’Italia.
FERDINANDO PASTORE
Primo: non mi indigno perché e non si dovrebbe parlare di un’indagine ed anche di un rinvio a giudizio come se si parlasse di una sentenza definitiva di condanna, perché questo è un principio democratico e non è barattabile a seconda di chi sia l’indagato o l’imputato.
Un dirigente politico che parla come se fosse il pubblico ministero rappresenta un’anomalia italiana come lo è il conflitto di interessi ed entrambi sono egualmente pericolosi per il corretto funzionamento delle regole, regole che sento spesso evocare.
Secondo: non mi indigno perché non mi è mai piaciuto il sistema anglosassone per cui vita privata “etica” rappresenta la premessa per poter avere incarichi di responsabilità e sinceramente non mi importa affatto di come chiunque passi le proprie nottate e su come e con chi decida di accoppiarsi.
L’ondata di sdegno, propria di catechesi degli anni ’50 non mi appartiene ed in realtà ne rimango sorpreso e meravigliato. Non esiste etica, per me, nella vita sessuale, nel senso che non ritengo possa esserci giudizio etico da parte di nessuno, a meno che questa non limiti la libertà di un altro soggetto.
Sullo sfruttamento dell’immagine femminile non credo che la deriva sia una colpa esclusiva del Presidente del Consiglio, mi ricordo le copertine di “Espresso” e “Panorama” negli anni ’80, ero adolescente e me le ricordo molto bene, con tette e culi esposti in bella evidenza, il problema semmai riguarderebbe il sistema di scelta della classe dirigente che mai come nella seconda repubblica avviene secondo metodi insopportabili di cooptazione, pratica che però non è di esclusiva della destra, ricordo infatti chi fosse la capolista del Partito Democratico nel Lazio alle ultime elezioni politiche e non rammento grandi meriti precedenti della On. Marianna Madia.
Terzo: non mi indigno perché in una Repubblica parlamentare le dimissioni si chiedono in Parlamento e generalmente attraverso una mozione di sfiducia, è cronaca che il Governo ha ottenuto la fiducia in Parlamento non meno di un paio di mesi fa.
Quarto: non mi indigno perché nessuno mette in discussione l’azione di Governo e le politiche sociali che attua e su questo porterò due esempi. Non ho sentito o ne ho sentiti pochi di dirigenti di centro sinistra obiettare qualcosa al manager dei nostri tempi, Sergio Marchionne, il quale attraverso veri e propri ricatti e vere e proprie prove di forza ha rimesso in discussione le relazioni industriali del nostro Paese, anzi, Piero Fassino, non appena indicato come candidato a sindaco di Torino, non ha perso tempo a cantarne le lodi ed ad affermare di come un operaio avrebbe dovuto, per il suo bene, seguire le indicazioni del vate. E’ poi cronaca di questi giorni la improvvisa riscoperta dell’anima proletaria e popolare della Lega Nord, che forse nessuno si è accorto essere il vero motore delle scellerate politiche del Governo Berlusconi.
Può nascere il sospetto che il problema sia solo chi “gestisce” e non come “gestisce”.
Quinto ed è il punto centrale: non mi indigno per le mancate dimissioni di Berlusconi perché nessuno di noi si indigna per le mancate dimissioni di tutto il gruppo dirigente di centro sinistra il quale perde dal 1994 quasi tutti gli appuntamenti elettorali.
Nelle democrazie normali, difatti, la prima cosa che accade è che chi perde va a casa, cosicché magari una futura richiesta di dimissioni del Premier, magari proposta da qualche 35enne risulti più credibile e più decente.
Tutta la situazione non mi indigna ma in realtà mi preoccupa, perché da mesi si parla di questo e non dell’Italia.
FERDINANDO PASTORE
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martedì 15 febbraio 2011
BAMBINI
La Corte di Cassazione non è di certo una pericolosa avanguardia laicista. E non ha detto nulla di rivoluzionario quando ha affermato, quarantaquattro anni dopo la Convenzione di Strasburgo sull’adozione dei minori, che parla esplicitamente anche “di un solo adottante”, che sarebbe il caso che il Parlamento Italiano legiferasse in materia. Tra l’altro, così facendo, il nostro Legislatore seguirebbe il percorso già tracciato da quelli inglese, francese e spagnolo, senza che ciò abbia provocato alcuno sconvolgimento in quei paesi ma casomai qualche migliaio di genitori e di bambini felici in più. Ma da noi tutto questo non è stato e non sarà possibile. Qui da noi le frontiere di queste materie sono saldamente presidiate dalle autorità vaticane che hanno infatti prontamente sentenziato che “ogni bambino ha diritto a un padre e a una madre”. Così sia, con buona pace delle migliaia di bambini che, non avendone nessuno, si accontenterebbero del doppio amore di un genitore solo e dei tanti aspiranti genitori single. E del nostro Legislatore che sarà autorizzato, per i prossimi quarantaquattro anni, a far finta che la questione non esista.
GERARDO LABELLARTE
GERARDO LABELLARTE
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sabato 20 novembre 2010
I TRASFORMISTI 2
20 novembre 2010
Esilarante dialogo tra Antonello Caporale e Giampiero Catone (ex PDL oggi Fli, domani non si sa) su Repubblica. Da leggere per farsi un'idea dei valori che determinano le scelte di alcuni parlamentari.
Come Francesco Pionati, già telegiornalistarai avellinese di scuola demitiana, ex Udc ora Adc (cos'è?) che, poichè aspira a una potrona governativa tra quelle disponibili dopo le tante defezioni, è tra i protagonisti più attivi del mercato pro premier.
Che vede protagonisti, tra i tanti carneade, Daniela Melchiorre, già ben nota nell'ambiente per l'insopprimibile tendenza alle contorsioni e, tra i suoi sodali, Maurizio Grassano, eletto nella Lega nord poi passato ai Libdem, oggi tornato all'ovile del PDL e Italo Tanoni (ex Rinnovamento Italiano, poi Udc, poi Pdl). Il profilo politico di quest'ultimo, recordman dell' assenteismo in aula (74,01%, complimenti!) è desumibile in un dialogo-intervista risalente allo scorso settembre con il solito Caporale (http://www.repubblica.it/politica/2010/09/22/news/tanoni_addio_dini_e_udc_ora_passo_con_il_premier-7301267/)
Fli, grazie anche alle titubanze di Fini, è sotto assedio. C'è chi scommette sulla scarsa tenuta dei signori Consolo, Polidori, Paglia, Moffa, Menia, quest'ultimo appena dimessosi da sottosegretario.
I "bene informati" dicono che tra costoro almeno due sarebbero già pronti a fare retromarcia, tornando con il cappello (o il portafoglio) in mano alla corte del sovrano.
Peraltro si segnalano mal di pancia non ancora riassorbiti anche nel PDL. Caso Carfagna a parte, che avrebbe giurato, nel corso di una drammatica telefonata (ma al telefono si possono anche incrociare le dita) al suo méntore: "mai con Fini e i finiani" ,anche Dore Misuraca e Maurizio Scelli sono in attesa di segnali rassicuranti e tangibili da parte di Berlusconi.
Se no....
Alla prossima (probabilmente domani).
THECHAMALEON
Esilarante dialogo tra Antonello Caporale e Giampiero Catone (ex PDL oggi Fli, domani non si sa) su Repubblica. Da leggere per farsi un'idea dei valori che determinano le scelte di alcuni parlamentari.
Come Francesco Pionati, già telegiornalistarai avellinese di scuola demitiana, ex Udc ora Adc (cos'è?) che, poichè aspira a una potrona governativa tra quelle disponibili dopo le tante defezioni, è tra i protagonisti più attivi del mercato pro premier.
Che vede protagonisti, tra i tanti carneade, Daniela Melchiorre, già ben nota nell'ambiente per l'insopprimibile tendenza alle contorsioni e, tra i suoi sodali, Maurizio Grassano, eletto nella Lega nord poi passato ai Libdem, oggi tornato all'ovile del PDL e Italo Tanoni (ex Rinnovamento Italiano, poi Udc, poi Pdl). Il profilo politico di quest'ultimo, recordman dell' assenteismo in aula (74,01%, complimenti!) è desumibile in un dialogo-intervista risalente allo scorso settembre con il solito Caporale (http://www.repubblica.it/politica/2010/09/22/news/tanoni_addio_dini_e_udc_ora_passo_con_il_premier-7301267/)
Fli, grazie anche alle titubanze di Fini, è sotto assedio. C'è chi scommette sulla scarsa tenuta dei signori Consolo, Polidori, Paglia, Moffa, Menia, quest'ultimo appena dimessosi da sottosegretario.
I "bene informati" dicono che tra costoro almeno due sarebbero già pronti a fare retromarcia, tornando con il cappello (o il portafoglio) in mano alla corte del sovrano.
Peraltro si segnalano mal di pancia non ancora riassorbiti anche nel PDL. Caso Carfagna a parte, che avrebbe giurato, nel corso di una drammatica telefonata (ma al telefono si possono anche incrociare le dita) al suo méntore: "mai con Fini e i finiani" ,anche Dore Misuraca e Maurizio Scelli sono in attesa di segnali rassicuranti e tangibili da parte di Berlusconi.
Se no....
Alla prossima (probabilmente domani).
THECHAMALEON
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