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martedì 5 luglio 2011

I POVERI CRISTI

Gli aggiornamenti trimestrali delle bollette dell’energia elettrica e del gas, entrati in vigore dal 1° luglio, hanno evidenziato un rialzo dei costi rispettivamente del 1,9% e del 4,3%. Questo forte aumento è legato, per il gas all’incremento dei prezzi delle materie prime e per l’elettricità essenzialmente dalla dilatazione dell’incentivazione delle rinnovabili ( in particolare del fotovoltaico ) e assimilate . Sempre per tranquillizzare gli utenti finali, come al solito, si fa riferimento ad aumenti su base annua per le famiglie tipo di 8 euro su base annua per l’elettricità e di 44 per il gas. Ma i consumi medi presi in esame per questa tipologia di utente, sono così bassi, che riguardano solo pochi residenti, per lo più single e che rimangono poco a casa. Dall’inizio dell’anno a fine settembre 2011 gli incrementi percentuali ( sempre delle famiglie tipo ) delle bollette elettriche hanno raggiunto il 5,6% e quelle del gas il 7,5%. Quindi considerando una spesa media mensile reale, per la maggioranza delle famiglie italiane, l’incremento annuo ad oggi si aggira intorno ai 230 euro. Considerando anche le impennate dei prezzi dei beni energetici, l’inflazione a luglio ha raggiunto il 2,8%. A fronte di questo dato, il governo ha avuto la brillante idea di dimezzare l’adeguamento al costo della vita per il 2012 alle pensioni superiori ai 1400 euro mensili ed inferiori a 2300. In sintesi ti aumento le bollette, la benzina, i parcheggi, il pedaggio autostradale, e via di questo passo e non ti permetto nemmeno un parziale recupero. In definitiva a pagare sono sempre i poveri cristi. Ma quanto ancora potrà andare avanti questo andazzo?


GIOVANNI COLAIS

mercoledì 9 marzo 2011

BENZINA, OH CARA!

Nomisma energia ha recentemente calcolato, che in media un greggio di buon livello, tra costo industriale di estrazione, trasporto in raffineria e realizzazione dei diversi derivati, viene a costare circa 3 centesimi/litro. Quindi un prezzo, decisamente infinitesimale rispetto agli attuali 157 cent/l pagati dall’utente alla pompa di benzina. I fattori che determinano questa esplosione dei costi sono, con buona approssimazione, essenzialmente tre. Il primo riguarda la rendita pagata ai paesi produttori di petrolio, che trascina, in questi giorni, il costo da 3 a circa 55 cent/l. Il secondo è rappresentato dal margine lordo dell’industria petrolifera che pesa ulteriori 16 cent/l. L’ultima causa, la più consistente, interessa la tassazione ( Accise e Iva ) che incide per i restanti 86 cent/l. In un mondo normale, tutto ciò verrebbe considerato un autentico furto nei confronti dei consumatori. Se poi consideriamo, che nelle cosiddette accise figurano ancora i contributi relativi alla guerra in Abissinia del 1935, per finire con quelli del rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri 2004, si passa dalla tragedia alla farsa. Per concludere alcuni dati spicci. Ogni giorno in Italia si erogano circa 110 milioni di litri di benzina, per un ricavo, al prezzo medio di 1,5 euro/l, di circa 165 milioni di euro. Nell’anno quasi 60 miliardi di euro di ricavi, per un totale di tasse, pagate dai fruitori allo Stato, di poco inferiore ai 33 miliardi. Non c’è che dire, una ottima entrata, che per di più, cresce all’aumentare del costo della benzina.


GIOVANNI COLAIS