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mercoledì 28 settembre 2011

POLVERE DI STELLE


Ai tempi del PDS
 Massimo D'Alema, l'uomo per tutte le stagioni, colui che ha attraversato, da attore protagonista, la vicenda complicata e complessa della sinistra italiana, orientandone le scelte e determinandone le sconfitte, seguita ad avere un rapporto ambivalente con la cultura, la storia e l'appartenenza al campo socialista da cui più di una volta non ha mancato di marcare le differenze. Il profilo del personaggio è noto: egli ha sempre dato di sè l'immagine di un raffinato Talleyrand postmoderno, tanto abile nell'intrecciare relazioni, nell'accreditarsi come un fuoriclasse della politica (fama non del tutto usurpata), quanto incline a destrutturare, giovandosi delle medesime relazioni, in ragione un cinismo inarrivabile, tutto ciò che egli considera, dall'alto di una supponenza che ha pochi eguali, disutile ai suoi disegni e nocivo per il consolidamento di una leadership che vorrebbe non tramontasse mai. Non desta dunque grande stupore la sua recente liquidatoria affermazione, pronunciata con la abituale albagia, a proposito della socialdemocrazia, del suo impianto valoriale e delle organizzazioni internazionali che la rappresentano, nelle quali lui stesso ricopre ruoli apicali, che ha definito obsolete e storicamente superate . Il fatto è che l'ex pioniere comunista di Monteverde, l'ex segretario della Fgci, l'ex devoto discepolo di Berlinguer, dopo il 1989, il crollo del Muro e tutto ciò che ne è conseguito, ha sempre fatto fatica a definirsi socialista, in particolare in Italia, non riuscendo tuttavia a indicare, per sé e per il partito post comunista che ha forgiato, un approdo che non apparisse come una rimasticatura della celebre "terza via" berlingueriana, che, in Italia come in Europa, nessuno ha mai capito in che cosa consistesse, se non in un consolidato sodalizio con l'ala pauperista e movimentista di segmenti della sinistra democristiana, orfana di Aldo Moro e dichiaratamente ostile alla sinistra riformista.
Nei pessimi anni '90, il decennio nel quale è stato il principale protagonista sulla scena politica nazionale, ha comunque perseguito, non riuscendo a centrarlo, l'obiettivo di inglobare nel suo disegno egemonico i socialisti (la ben nota operazione Cosa 2). Anzi riuscì nella singolare impresa di ricevere bordate di fischi in ben 2 congressi dei socialisti italiani ai quali fu invitato, per il semplice fatto che, anche in quelle occasioni, si rivolse loro con malcelato disprezzo, ostentando una supposta superiorità culturale e politica, sedimentato lascito del feroce antisocialismo che ha sempre permeato il Pci di cui fu autorevole dirigente.
Oggi, abbastanza ammaccato da insinuazioni e attacchi che riguardano lui, certe sue presunte frequentazioni border-line, inevitabilmente logorato da trent'anni di proscenio, con poche prospettive all'interno un partito, il Pd, (nel quale milita senza troppa convinzione) privo com'è di un identità definita e definibile, modesto prodotto del miope provincialismo degli ex comunisti e democristiani, D'Alema cerca un rilancio politico e personale, rispolverando, sotto mentite spoglie, una terza via, quella davvero obsoleta e superata.
Può darsi che in Italia, ma solo in Italia, troverà qualche tradizionale supporter.
Non è una bella notizia..
EP





martedì 27 settembre 2011

OBSOLETO A CHI?

Parlando ieri a un convegno organizzato dal Pd, Massimo D'Alema ha sostenuto che  "Una nuova stagione progressista non sara’ piu’ secondo i modelli classici della social democrazia e che l’Internazionale socialista riflette un mondo che non c’e’ piu perchè le grandi forze progressiste al governo non hanno matrice socialista”.
Da New York, dove si trova per un ciclo di conferenze e di incontri con la comunità italiana, il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini, risponde a D' Alema a stretto giro: "Le organizzazioni politiche alle quali aderiscono i partiti socialisti dell'Europa e del mondo non  sono  nè passate nè obsolete.In esse - afferma il leader socialista - trovano spazio e ragione d'essere i valori e il pensiero socialista libeale e riformista e restano il ceppo attorno a cui si possono costruire nuove esperienze di governo."
"Da sole non sono più sufficienti - commenta ancora Nencini - perché la società dell’800-900 ha subìto profonde trasformazioni, ma è la vena dalla quale partire per creare una classe politica ed una società adeguate ad affrontare questa crisi epocale."
"Peraltro- osserva Nencini- già negli anni novanta furono proprio i socialisti a proporre di cambiare  nome all'Internazionale socialista in  “Internazionale socialista e democratica”, per accogliere altri partiti che altrove non avrebbero trovato collocazione e ascolto".
Secondo Luca Cefisi, responsabile politiche europee del Psi: "I giudizi di Massimo D’Alema sul socialismo europeo in un momento in cui la sinistra europea è tutta alla ricerca di nuovevie, sono rispettabili e in parte sensati, per esempio quando osserva che il modello socialdemocratico del Ventesimo secolo, squisitamente nazionale, non regge alla prova della globalizzazione; però proprio per questo il Partito del Socialismo Europeo sta lavorando da anni ad una vera e propria europeizzazione dei programmi socialisti". Per Cefisi, che è anche membro italiano della presidenza del PSE (Partito del socialismo Europeo), "i valori del socialismo europeo non sono obsoleti, ma anzi ce n’è più bisogno che mai in quest'epoca di crisi del capitalismo finanziario, il problema è di trovare i programmi adeguati ai tempi, e anche i gruppi dirigenti: e qui bisogna dire francamente che il primo a doversi mettere in discussione è il gruppo dirigente del centrosinistra italiano di cui D’Alema è una delle massime espressioni, un gruppo dirigente che ha quasi sempre perso e che ad ogni sconfitta ha dichiarato la necessità di rifondare le identità politiche, cambiare nomi, cambiare tutto, tutto meno la cosa più ovvia, cambiare i dirigenti, per trovarne altri all’altezza dei valori e degliideali, che non devono essere cambiati ma interpretati adeguatamente”
Per Bobo Craxi, responsabile esteri del Psi: “Il vicepresidente dell’Internazionale socialista, Massimo D’Alema, propone un allargamento alle aree progressiste e democratiche europee e mondiali, un principio e un concetto giusto, peraltro sottolineato, a suo tempo, anche dai socialisti italiani, al fine di agevolare l’adesione di movimenti e Partiti che fuoriuscivano dall’esperienza comunista”.
“Quanto al superamento identitario del Partito socialista”, prosegue Craxi, “questo lo considero assai difficile: in Europa, per esempio, i democratici italiani sono un’eccezione, non la regola. Lavorare riqualificando un’azione riformista e progressista in Europa, per fronteggiare la crisi economica e costruire un’alternativa fondata sull’unione delle forze riformiste, laiche, democratiche e ambientaliste, è dunque il compito comune”, conclude, “di chi si ispira alla medesima famiglia del socialismo internazionale”.
Per Gerardo Labelalrte, della segreteria nazionale del Psi: "Che Massimo D'Alema parli di sciogliere una organizzazione, l'Internazionale Socialista, di cui è vicepresidente, in condizioni normali desterebbe stupore.
In realtà - osserva Labellarte - è solo l'aggiornamento della ricerca della cosiddetta "terza via" tra capitalismo e socialdemocrazia di antica belingueriana memoria.
Ricerca che viene condotta da anni nel nostro Paese con grande impegno ma senza alcun esito concreto.
Alle sue estemporanee affermazioni tra le quali spicca che "il socialismo europeo deve prendere atto che si è conclusa una storia" è sufficiente rispondere ricordandogli che i socialisti tedeschi, francesi, spagnoli e inglesi non prendono atto, bensì combattono e spesso vincono. Il PD invece prende atto - conclude Labellarte, e i risultati si vedono.
Roberto Biscardini, della segreteria nazionale del Psi, osserva che:"Può essere che per storia e per cultura non ci sia alcun legame tra Massimo D'Alema e il socialismo, ma non c'è bisogno di annunciare la fine del socialismo internazionale per offrire a Casini uno strapaesano terreno per una coalizione tra sinistra e centro.
Proprio nel momento in cui a livello internazionale - sottolinea l'esponente socialista - c'è una grande riscoperta del socialismo e della socialdemocrazia come gli unici modelli ancora credibili in grado di affrontare la crisi economica in un quadro di giustizia sociale, dalla parte del lavoro e dei lavoratori, D'Alema "sbarella".
Peraltro, l'alternativa a Berlusconi, per un'Italia normale - conclude Biscardini - non potrà che essere un programma di rinascita nazionale sostanzialmente socialdemocratico.

giovedì 15 settembre 2011

CESARE, MATTEO, PAOLO E LE TASSE

Caravaggio: La vocazione di San Matteo
Alcuni autorevoli compagni hanno espresso il loro dissenso in relazione alla prehomepage che compare nel sito istituzionale del Psi poichè l'immagine e i contenuti che appaiono, offenderebbero la sensibilità di quegli elettori socialisti che sono cattolici praticanti.

Premesso che la frase che compare è attribuita dal vangelo di Matteo (che prima di diventare discepolo ed evangelista faceva l'esattore fiscale) a Gesù Cristo e che San Paolo, nella lettera ai Romani sosteneva che per un cristiano è un dovere pagare i tributi allo stato,  appare evidente che la questione delle esenzioni fiscali concesse dall' Italia alla Città del Vaticano è di stringente attualità e finanche larghi settori della Chiesa italiana si stanno ponendo l'interrogativo se sia normale che, per attività che non hanno nulla a che vedere con il culto ma sono esattamente le medesime di quelle che svolgono normali operatori del commercio, sia concesso l'iniquo privilegio di non pagare le tasse nel momento in cui ai cittadini, in special modo a quelli appartenenti ai ceti più deboli, viene richiesto di compiere pesanti sacrifici.
Vale per il ceto politico che, quotidianamente, viene sollecitato a spogliarsi di privilegi, prebende e sinecure non più accettabili e dunque non si vede perchè non dovrebbe valere per chi, nascondendosi dietro improbabili sigle, grazie ad un Concordato che in alcune sue parti andrebbe aggiornato, svolge un'attività che consente di incassare denari (e molti) esentasse.
Tutto qui. Si tratta di adottare un criterio di equità e di giustizia.
La stessa che il Presidente della Cei Bagnasco ha recentemente più volte richiamato in prolusioni e interventi ex cathedra.
Infine, per quale ragione, qualcuno, socialista e cattolico, dovrebbe sentirsi offeso quando, solo ieri, il Parlamento ha votato un odg che va nella direzione auspicata, e non da oggi, dai socialisti in materia di esenzioni fiscali alla Chiesa Cattolica?
EP

domenica 24 luglio 2011

ANNI SPEZZATI

Da venerdì 22 luglio la Norvegia, nazione nella quale annualmente si assegna il Premio Nobel per la pace, patria di Henrik Ibsen uno dei padri della moderna drammaturgia caratterizzata da un forte  impegno sociale, ha cessato di rappresentare l'archetipo di nazione all'avanguardia nella convivenza civile. Da venerdì 22 luglio la terra dei fiordi è precipitata in un incubo biblico.
La strage degli innocenti dell'isola di Utoya (i ragazzi morti ad oggi sono 85 ma il bilancio tra dispersi e feriti in condizioni disperate è destinato a salire) ci consegna una nazione investita da un' onda di morte di dimensioni impressionanti per le modalità con cui si è palesata, per la feroce e disumana determinazione dell'attore principale, soprattutto perchè la tragedia ha aperto il vaso di Pandora della psueudocultura del razzismo e della xenofobia intollerante e criminale che alligna soprattutto nel nord Europa, in alcune tra le nazioni a più alto tasso di benessere economico e sociale, generando un mostro del quale la vecchia Europa sembra non accorgersi.
Sono emersi in tutta la loro grottesca pochezza il provincialismo la sconcertante inconsapevolezza che molti tra gli osservatori e politici nostrani hanno dimostrato nelle ore successive alla strage, improvvisando analisi del tutto sbagliate, fuorvianti e stravaganti. E' sufficiente scorrere una rassegna stampa nazionale di ieri per rendersi conto di quanto pochi siano coloro che hanno interpretato con consapevole lucidità i tragici fatti di Oslo. Ci voleva davvero poco per capire che Jihad islamica non c'entra un bel nulla e che la tragedia norvegese è domestica e ha avuto per protagonista un epigono, non è dato di capire quanto consapevole, di quel Vidkun Quisling, fervente nazista, che, nel 1942, rovesciando il legittimo governo socialdemocratico, favorì l'occupazione tedesca della Norvegia che divenne nei fatti la più ortodossa nazione scandinava al servizio di Adolf Hitler. L'attacco, di evidente stampo neonazista, preordinato e organizzato con scrupolo, è stato portato contro il Premier Jens Stoltenberg, leader socialista in possesso di un limpido profilo riformista e progressista e contro il suo partito, contro i ragazzi del movimento giovanile laburista che trascorrevano tra impegno e svago le loro vacanze nel Summer Camp.Stoltenberg ha ragione: i giovani socialisti norvegesi sono eroi, non fosse altro perchè le loro vite sono state spezzate mentre nutrivano la loro passione politica pacificamente e allegramente, a differenza dello sventurato Carlo Giuliani, il cui decennale della morte violenta a Genova è stato celebrato proprio ieri, che la sua passione la coltivava in ben altri modi e che, spiace sottolinearlo, oggi, di fronte al sacrificio dei giovani norvegesi, appare come un marziano.
Ieri, 23 luglio, droga e alcol hanno spezzato la giovane vita di Amy Winehouse, icona della musica pop, che i media già hanno collocato nel Pantheon degli artisti maledetti, da Janis Joplin a Kurt Cobain. Una morte annunciata e (forse) anche cercata. I ragazzi di Utoya non cercavano certo la morte: al contrario intepretavano attraverso l'impegno politico la gioia di vivere e la passione per i valori della libertà e della giustizia e i loro anni spezzati ci parlano di una tragedia che merita ben maggiore rispetto perchè le morti dei giovani, ingiuste per definizione, purtroppo non sono tutte uguali.
EP

mercoledì 13 luglio 2011

UN RIPENSAMENTO MORALE

LETTERA APERTA AI SENATORI DELL'OPPOSIZIONE

La legge sul biotestamento approvata alla Camera è un desolante addio al diritto di scegliere. Ancora una volta la volontà del legislatore si sostituisce in maniera invadente a quella dell’individuo, al quale sarà negata anche la dignità di decidere su se stesso, sulla propria vita - che dovrebbe essere riconosciuta come “diritto inviolabile” - e soprattutto, sulla propria morte. Un essere umano, dietro il quale non c’è soltanto un corpo tormentato dall’accanimento delle cure sul suo corpo, ma c’è una personalità, un “volere”, un uomo o una donna che potrà soltanto indicare le terapie che desidera siano somministrate nel giorno in cui non sarà più in grado di comunicare con il medico, ma non potrà fare lo stesso per il rifiuto di trattamenti sanitari, come i macchinari per la respirazione, la nutrizione e l’idratazione artificiali. Solo in caso estremo, ovvero in fase terminale. E le Dat, con l’ultimo emendamento inserito di soppiatto dal Governo, saranno riconosciute soltanto in assenza di attività celebrale, come dire ad encefalogramma piatto, quando non ci sarà niente da fare. Un paziente che perde, quindi, il diritto all’”autodeterminazione”- difeso dalla Carta Costituzionale- oltre che il proprio senso di dignità. E proprio nel momento i cui il legislatore ha l’opportunità di stabilire di lasciare libera scelta al paziente che vive il momento più delicato di tutta la propria esistenza, si trasforma in Stato etico, che piuttosto, decide quello che è giusto o sbagliato per qualcuno che “non conosce”. Uno Stato completamente al di fuori ed estraneo alle dolorose logiche di chi vive una tale tragedia, quasi a volersi impuntare e aprire -per questioni prettamente “ideologiche” e di principio- continue polemiche e una scoraggiante stagione di conflitti. E questa legge contrasta anche con il codice deontologico del medico, che stabilisce che questo informi il paziente della situazione in cui versa, che acquisisca il suo consenso sulle cure alle quali sottoporsi e che solo dopo agisca somministrando o interrompendo un trattamento. Con il “via” della Camera sul biotestamento, le volontà del paziente, quindi, non sono vincolanti per il medico che lo prende in cura e che avrà totale autonomia di azione. Per questi motivi, mi rivolgo con questa lettera aperta ai presidenti dei gruppi di opposizione al Senato, nella speranza che quando il testo tornerà tra i banchi di Palazzo Madama, ci sia un profondo ripensamento. Quantomeno, un ripensamento morale.
RICCARDO NENCINI


martedì 5 luglio 2011

I POVERI CRISTI

Gli aggiornamenti trimestrali delle bollette dell’energia elettrica e del gas, entrati in vigore dal 1° luglio, hanno evidenziato un rialzo dei costi rispettivamente del 1,9% e del 4,3%. Questo forte aumento è legato, per il gas all’incremento dei prezzi delle materie prime e per l’elettricità essenzialmente dalla dilatazione dell’incentivazione delle rinnovabili ( in particolare del fotovoltaico ) e assimilate . Sempre per tranquillizzare gli utenti finali, come al solito, si fa riferimento ad aumenti su base annua per le famiglie tipo di 8 euro su base annua per l’elettricità e di 44 per il gas. Ma i consumi medi presi in esame per questa tipologia di utente, sono così bassi, che riguardano solo pochi residenti, per lo più single e che rimangono poco a casa. Dall’inizio dell’anno a fine settembre 2011 gli incrementi percentuali ( sempre delle famiglie tipo ) delle bollette elettriche hanno raggiunto il 5,6% e quelle del gas il 7,5%. Quindi considerando una spesa media mensile reale, per la maggioranza delle famiglie italiane, l’incremento annuo ad oggi si aggira intorno ai 230 euro. Considerando anche le impennate dei prezzi dei beni energetici, l’inflazione a luglio ha raggiunto il 2,8%. A fronte di questo dato, il governo ha avuto la brillante idea di dimezzare l’adeguamento al costo della vita per il 2012 alle pensioni superiori ai 1400 euro mensili ed inferiori a 2300. In sintesi ti aumento le bollette, la benzina, i parcheggi, il pedaggio autostradale, e via di questo passo e non ti permetto nemmeno un parziale recupero. In definitiva a pagare sono sempre i poveri cristi. Ma quanto ancora potrà andare avanti questo andazzo?


GIOVANNI COLAIS

sabato 2 luglio 2011

IS: NO AL NUCLEARE E AI POTERI FINANZIARI INCONTROLLABILI

Atene. Seconda giornata dei lavori del Consiglio dell' Internazionale socialista che termineranno questa sera con una sessione dedicata al nucleare con l'annunciata approvazione di una risoluzione sostegno dei socialisti giapponesi che chiedono di terminare con il nucleare nel Paese del Sol Levante entro il 2020. Lo stesso documento invita l'Europa a terminare l'esperienza del nucleare nel medio periodo.Nel suo applaudito intervento Luca Cefisi, della presidenza del Pse, che con la Presidente dell'IS donne Pia Locatelli e il responsabile esteri Bobo Craxi ha partecipato ai lavori in rappresentanza del Psi, unico partito italiano membro dell'IS, ha ricordato come "nelle scorse settimane il 95% degli italiani con il referendum si è espressa per l'abolizione del nucleare". Cefisi ha inoltre auspicato che Austria ed Italia estendano l'area 'nuclear free' in Europa".
All'appello dell'esponente del Psi si sono uniti i socialisti austriaci che hanno preannunciato la volonta' del cancelliere Werner Faymann di proporre alla Ue di abolire l'energia nucleare in tutto il continente
Il consiglio dell'IS si è occupato anche della crisi finanziaria.
"Ci sono poteri finanziari che sono incontrollabili da parte dei cittadini e degli Stati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono completamente scavalcati" ha affermato Poul Nyrup Rasmussen, Presidente del Pse, che ha suonato la carica dei socialisti contro il potere delle agenzie di rating che decidono le sorti dei Governi.I delegati hanno calorisamente applaudito l'intervento del premier greco e presidente dell'IS, Georges Papandreou, sotto pressione nel suo Paese per i drastici tagli a cui e' costretto dalla Ue e dai mercati finanziari.
Papandreou non ha citato espressamente Merkel, Sarkozy e Cameron, ma ha affermato che "La maggioranza conservatrice sta creando in Europa una politica della paura e non una politica della solidarieta'.
L'Europa conservatrice non realizza la forza che il continente nel suo insieme potrebbe avere. Dobbiamo umanizzare l'economia globale. L'Europa ha una moneta comune - ha concluso il leader dell'IS ma non abbiamo in comune un forte Governo dell'economia".
Bobo Craxi, responsabile esteri del Psi, nel corso del suo intervento, molto apprezzato dai delegati giunti nella capitale greca per l'assise socialista, ha affermato che: “le tre priorità dei socialisti per padroneggiare le nuove sfide aperte con le rivoluzioni arabe sono: 1) una ‘governance’ delle transizioni democratiche, con un impegno europeo più efficace e assertivo; 2) spingere per una soluzione pacifica e negoziata dei conflitti regionali aperti in Libia, un’efficace azione di persuasione per evitare la guerra civile in Siria e una soluzione definitiva e convincente della questione palestinese; 3) un’efficace azione di cooperazione internazionale per ridurre il fenomeno dell’immigrazione e per alleviare le sofferenze dei milioni di profughi presenti in Nord Africa, in fuga da guerre e miserie. L’Internazionale - ha aggiunto Craxi - è stata colta di sorpresa dalle novità della rivoluzione, ma può e deve costituire un punto di riferimento essenziale per le aree deboli del continente africano, operando per un futuro di pace e prosperità. Solo la sinistra e solo i socialisti”, ha concluso il responsabile della politica estera del Psi, “sono in condizione di farlo”.




martedì 28 giugno 2011

ZAVORRE

A una sinistra che aspira a governare l'Italia non sono consentiti, su questioni che sono dirimenti rispetto all'avvenire del nostro Paese, nè tentennamenti, nè maldestre stizzatine d'occhio a chi non perde occasione per sollevare proteste tanto demagiogiche quanto velleitarie.

I lavori per la tratta dell'Alta velocità in Valle di Susa devono iniziare subito, perchè non possiamo perdere un'opportunità unica e irripetibile per rimanere ancorati alle dinamiche economiche e commerciali dell'Europa del futuro ed è semplicemente suicida mettere a repentaglio un finanziamento di questa entità per assecondare quanti continuano a coltivare il mito del "buon selvaggio" fornendo alibi e sponde a soggetti "border line" sempre e comunque protestatari se non dichiaratamente eversivi.
Il centrosinistra, per essere avvertito dall'elettorato come una forza che ispira i propri programmi ad un riformismo moderno e privo di zavorre postideologiche, deve assolutamente separare il proprio cammino da chi seguita a giustificare, con sterili bizantinismi lessicali, episodi e comportamenti del tutto inaccettabili.
RICCARDO NENCINI

venerdì 6 maggio 2011

UN'EPINAY ITALIANA

Come si fa – prendendo in prestito le parole di Antonio Giolitti - a costruire in Italia una sinistra “credibile, affidabile e praticabile”?

Io aggiungerei: a chi dar retta, a Veltroni o a Napolitano?
Il primo ripropone dopo il test elettorale di Milano e Napoli la riapertura del confronto interno al Pd, ovvero la messa in discussione del segretario attuale, per ripercorrere la strada fallimentare dell’autosufficienza del Pd, negando l’alleanza elettorale con i riformisti, ma accettando il cappio estremista di Di Pietro.
Il Presidente della Repubblica suggerisce invece un’analisi impietosa degli ultimi quindici anni, che non si limiti al solo Pd, ma a tutti i partiti dell’opposizione che si richiamano alla sinistra.
Inneggiare però all’intervento di Napolitano senza mettere mano a ‘questa’ sinistra sarebbe un comportamento da sciocchi.
La risposta la devono dare per primi i partiti della sinistra riformista, Pd e socialisti, con la mossa del cavallo, da fare subito dopo queste amministrative.
Evitiamo di ricadere nelle polemiche autoreferenziali e passiamo direttamente a dare vita ad un movimento nuovo di zecca che si richiami al socialismo liberale; un “partito per l’Italia” legato al Pse e che si batta per allargare l’Internazionale socialista all’area democratica, dialogando con Obama, ma anche con i leader laici che possono emergere dalla stagione di rivolgimenti che sta interessando alcuni Paesi africani.
Noi siamo pronti a una costituente che riprenda la strada interrotta nel 2005, quella della coalizione riformista, a partire da Pd e socialisti.
Quella coalizione segnò una duplice vittoria, nelle europee del 2004 e nelle regionali del 2005 vinse perché era “credibile, affidabile e praticabile”; e furono le ultime vittorie.
Ci serve un’Epinay italiana.

RICCARDO NENCINI

sabato 16 aprile 2011

INDECISI A TUTTO

La partecipazione a metà dell’Italia alla missione decisa dall’Onu e annunciata in consiglio dei ministri, non aiuta certo il nostro Paese a recuperare credibilità sul piano internazionale.
Il rifiuto di effettuare bombardamenti restando però tra i Paesi della Nato impegnati nelle azioni belliche, mantiene un largo margine di ambiguità. Siamo insomma ‘indecisi a tutto’ come diceva Ennio Flaiano e il né carne né pesce del governo Berlusconi, che mostra un riguardo per Gheddafi ma contemporaneamente riconosce i ribelli di Bengasi è la conferma plateale dell’assenza di una vera linea di politica estera così come, del resto, per tutte le grandi questioni interne.

RICCARDO NENCINI

domenica 6 marzo 2011

LA (SOLITA) DOPPIEZZA

Non è per la solita tigna che ci accompagna ma è inevitabile osservare come nell' importante riunione dei leaders del Pse di Atene nella quale si è discusso di strategie per uscire dalla crisi si è nuovamente registrata l'imbarazzante e surreale situazione in cui a rappresentare l'Italia vi fossero, oltre al segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini e il tesoriere Oreste Pastorelli, in rappresentanza dell'unico partito italiano che aderisce al Pse e all'Internazionale socialista, anche il leader del Pd Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema, quest'ultimo probabilmente nella veste di presidente della Feps.

Vedere il leader del Pd e con lui l'ex "lider Maximo" dei Ds, entrambi con all'occhiello della giacca ben visibile il simbolo del Pse, posare per la tradizionale foto di famiglia, a noi socialisti fa piacere e speriamo sinceramente che possa essere il primo passo nella direzione di consentire al Pd di uscire dall'equivoco della propria collocazione europea, con il quale convive sin dalla sua nascita.
Certo, una rondine non fa primavera: mentre si svolgeva nella capitale greca un evento di assoluto interesse per la sinistra riformista europea (che si chiama solamente "socialista"), il sistema mediatico nostrano, lo ignorava del tutto, verosimilmente per evitare imbarazzi a Bersani e D'Alema o meglio, per dirla con Claudio Cerasa del Foglio, per evitare la probabile "grande indignazione dei cattolici del Pd".
Inoltre il sito web del Pd ha fatto il resto, confezionando, all' uopo, una notiziuola che è un piccolo capolavoro che ricorda la solita e ben nota "doppiezza" e che, se non fosse una cosa terribilmente seria, oggi farebbe solo sorridere.
Leggete un pò.....
http://beta.partitodemocratico.it/doc/204229/pier-luigi-bersani-ad-atene-per-riunione-progressisti-europei.htm

EP

lunedì 21 febbraio 2011

LETTERA DI UN SOCIALISTA A NICHI VENDOLA

Cambiare la sinistra...caro Vendola, tu eri comunista, tu eri in Rifondazione comunista, tu eri in quella parte della sinistra di estrazione totalitaria, conservatrice, poco laica che ha impedito uno sviluppo con prospettive di governo,nel suo complesso alla sinistra italiana.

Tu provieni da quella scuola, spesso illiberale che ha difeso nel passato le invasioni di Ungheria e Cecoslovacchia.
Tu eri tra coloro i quali, durante le partite tra Italia e Urss si commuovevano si' ma ascoltando l'inno dell'Urss. Naturalmente è tutta acqua passata ma il nostro passato serve anche a definire chi siamo.
Con grande piacere noto il tuo avvicinarsi al socialismo ma allora, scusami, vale anche per te quello che ha scritto Di Lello a Bertinotti.
In questa marcia salutare di avvicinamento al socialismo non è che voi che (Bertinotti si' tu no) socialisti non siete mai stati potete scegliervi gli interlocutori oppure avere la scellerata arroganza, come hai tu, di porvi alla testa dei socialisti.
No caro mio, non funziona cosi'.
Il Partito socialista europeo,l'Internazionale socialista non sono entità astratte ma ben reali che, in Italia, hanno un referente ben preciso che si chiama Partito Socialista Italiano .
Superare le divisioni che lacerano la sinistra italiana, la scissione tra riformisti e massimalisti sarebbe veramente una bella cosa ma sono sbagliate le basi che tu poni.
Non puoi pretendere, dopo non averne azzeccata una storicamente, di porti come leader dei socialisti che forse, storicamente, politicamente di errori ne hanno fatti un po' meno, in ogni caso mai tali da richiedere, come nel vostro caso, la condanna della storia.
Sii un po' piu' umile e sarai il benvenuto e chissà, nelle dinamiche interne del Psi potresti pure trovare una posizione da leader (sinceramente non penso con il mio voto).
Vendola,ridimensionati un attimo: stai galleggiando su una nuvola che puo' dissolversi in un attimo.
Non pensare di essere il condottiero della nuova sinistra come la chiami tu perchè poi potresti avere un brutto risveglio.
GIOVANNIBATTISTA FERRARI

sabato 19 febbraio 2011

BAMBINI LADRI

Luca Cefisi, autore per Newton Compton del testo "Bambini ladri, tutta la verità sui piccoli Rom tra degrado e indifferenza", è intervenuto in studio questa mattina al programma di Radiouno "Pagine in frequenza".


http://www.radio.rai.it/podcast/A0092337.mp3

PER ASCOLTARE L'MP3 OCCORRE INSTALLARE (GRATUITAMENTE) IL  PROGRAMMA QUICK TIME PLAYER


martedì 15 febbraio 2011

BUONI CONSIGLI

In un Paese normale non saremmo mai arrivati a questo punto e non avremmo mai avuto un presidente del consiglio in carica nonostante il suo enorme conflitto di interessi, a cominciare da quello nel settore dell’informazione, che ne condiziona ogni atto.

In un Paese normale, come è accaduto nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti, semplici parlamentari, ministri e premier si dimettono per questioni infinitamente meno gravi di quelle che hanno coinvolto fino a oggi Berlusconi.
Ma noi non siamo più da un quindicennio un Paese normale e quindi non c’è da essere ottimisti. Possiamo solo sperare che almeno per una volta Berlusconi ascolti i buoni consigli delle persone più equilibrate, a cominciare da quelli del Capo dello Stato.
RICCARDO NENCINI

martedì 25 gennaio 2011

DA OLTRETEVERE NIENTE DI NUOVO

Noi socialisti riteniamo da sempre che il compito di rinnovare profondamente il paese e le sue istituzioni (e non solo quello di rovesciare Berlusconi) spetti ai cittadini elettori e alle forze politiche che li rappresentano e non certo alla Magistratura. Tantomeno possiamo pensare che tale compito possa competere alle gerarchie ecclesiastiche che, lungi dal poter aiutare nella soluzione, costituiscono esse stesse, in qualche misura, una parte del problema. Convinti di questo assunto, non siamo delusi dalle prese di posizione del Cardinal Bagnasco, che qualcuno, non a torto, ha definito “cerchiobottiste”, qualcun altro “eccessivamente diplomatiche”. Infatti non ci eravamo mai illusi. Non sappiamo se il Cardinale, quando parla di un “evidente disagio morale che si genera nella collettività quando guarda sgomenta gli attori della scena pubblica” includa tra tali attori lo IOR, protagonista di scandali ininterrotti da più di un ventennio, o altre organizzazioni di mercanti che operano all’interno o nelle immediate vicinanze del tempio. Constatiamo che si usa grande delicatezza nell’ approccio alla vita privata di personalità pubbliche che ostentano atti incompatibili con la funzione che svolgono e agli esatti antipodi delle regole che pretendono di imporre ai comuni cittadini. Saremmo disposti anche ad apprezzare tale discrezione, se analogo equilibrio e delicatezza venissero riservate alla vita privata di ciascuno di noi. Ma qui il Cardinale è molto meno felpato e per nulla cerchiobottista. In altro passo della sua prolusione afferma che “le risultanze della Conferenza nazionale sulla famiglia meritano la pronta considerazione delle forze politiche, l’auspicata urgente riforma del fisco dispone di un elemento centrale di grande convergenza: tutto ciò che si fa per sostenere il matrimonio e la famiglia accresce la grandezza dell’uomo.” Qui nessun chiaroscuro, nessuna diplomazia, Qui è in gioco la grandezza dell’uomo. E le centinaia e centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini che costituiscono famiglie di fatto non sono meritevoli di alcuna tutela fiscale. Niente di nuovo sotto il sole d'Oltretevere.


GERARDO LABELLARTE


lunedì 24 gennaio 2011

LO STATO DELLE COSE

Il portale Thefrontpage oggi ha pubblicato un appello, "Cari compagni, per il nostro bene, fermatevi", nel quale, nella sostanza, gli illustri firmatari si rivolgono al popolo della sinistra affinchè cessi di praticare la professionedell'antiberlusconismo giustizialista.
L'appello che peraltro, come dire, appare un pò tardivo e pure peloso perchè la sveglia arriva quando c'è di mezzo Berlusconi, sarebbe da sottoscrivere specialmente laddove si legge "oggi la sinistra rischia una involuzione autoritaria, rischia di abituarsi a pratiche liberticide".
Giusto. Il problema sta nel fatto che non è che si rischia: la sinistra ancora molto postcomunista e poco riformista (per favore Sansonetti, Rondolino e Velardi, chiamiamo le cose con il loro nome) ha già in larga parte un siffatto profilo.
Noi non ci siamo dimenticati degli abusi inauditi e dei danni arrecati per via mediatica e giudiziaria, nel biennio 1992-94, alla sinistra riformista e garantista, che, tanto per ricordarlo ai primi firmatari dell'appello (soprattutto a Del Turco che di quella comunità ha fatto parte), in Italia come in Europa si chiama socialista, sostantivo che nel vostro appello, inspiegabilmente vi guardate bene di utilizzare.
Noi non ci siamo dimenticati che poco meno di tre anni fa l'allora segretario del Pd Veltroni, preferì collegarsi con l'Idv, il partito dei giustizialisti per definizione, siglando un accordo che prevedeva persino gruppi parlamentari unici, trattando i socialisti come i parenti poveri, escludendoli dalla coalizione e privandoli della possibilità di entrare in parlamento.
Noi non ci siamo dimenticati che pochi mesi dopo strinse, senza che ve ne fosse la necessità, un patto con Berlusconi per cambiare la legge elettorale alle europee, introducendo lo sbarramento al 4% e impedendo ai garantisti della sinistra (socialisti e radicali ad esempio) di concorrere ad eleggere ma anzi consentendo all'Idv, che peraltro, a babbo morto, aveva stracciato il patto cretino dei gruppi unici, (in altre parole facendosi i suoi, alla Camera e al Senato) di eleggere a Bruxelles fior di giustizialisti come De Magistris e Alfano.
Avendo buona memoria e un briciolo di capacità di analisi possiamo sostenere a buon diritto che sono queste le cause della deriva giustizialista e forcaiola che oggi è divenuta ormai prassi sedimentata e praticata a tutti i livelli.
Sabato scorso, a Lissone-Brianza, appassionatamente insieme, militanti del Pd e dell'Idv, hanno riesumato i riti che venivano praticati a Roma davanti all'Hotel Raphael e alla sede del Psi, inalberando cartelli offensivi e lanciando monetine.
Purtroppo questo è ancora lo stato delle cose e ci si aspetterebbe che da questi fatti, più che dalle vicende di un Premier dicusso e screditato, muovessero le riflessioni dei firmatari dell'appello.
EP

giovedì 20 gennaio 2011

AMMUINA

La nascita del nuovo gruppo dei responsabili è nient’altro che l’applicazione dell’editto borbonico che imponeva ai marinai di fare ‘ammuina’ .

Con questa tecnica Berlusconi può dare vita ad altri 15 gruppi, ma sono sempre gli stessi e non è così che la sua maggioranza sembrerà meno inconcludente e inefficace di quello che realmente ha dimostrato di essere fino a oggi. Comunque, considerata la moltiplicazione dei partiti e dei gruppi che abbiamo avuto in due anni, siamo di fronte all’ennesima conferma che questa legge elettorale che doveva garantire governabilità e coesione, ha fallito, come Berlusconi, su tutta la linea.
MARCO DI LELLO

mercoledì 5 gennaio 2011

LETTERA AL PRESIDENTE DELL'INTERNAZIONALE SOCIALISTA

GEORGE PAPANDREOU,
presidente dell'Internazionale socialista
Caro Presidente,

Ti scrivo per sollecitare il tuo autorevole intervento sul caso di Cesare Battisti, condannato in Italia in tre gradi di giudizio quale responsabile di quattro omicidi - tre come concorrente nell'esecuzione, uno ideato ed eseguito da altri alla fine degli anni 70 - ricordati nel nostro Paese come "gli anni di piombo" nei quali la violenza delle bande terroristiche di cui Battisti era componente causò la morte di servitori dello stato e di cittadini inermi.
Battisti in questi anni si è sottratto, scegliendo la latitanza, alla giustizia italiana, millantando una inesistente persecuzione politica nei suoi confronti e giovandosi di coperture e solidarietà anche di personalità della cultura che perseverano in una difesa che appare agli occhi degli italiani del tutto ingiustificata e immotivata.
Alla scadenza del proprio mandato, l'ex presidente della Repubblica federativa del Brasile Inacio Lula Da Silva, motu proprio, in contraddizione con una sentenza emessa dalla Suprema Corte di quel paese che autorizzava l'estradizione in Italia del Battisti, l'ha negata, adducendo motivazioni irricevibili sul piano politico e sicuramente discutibili su quello giuridico.
I socialisti italiani considerano quest' atto inaccettabile e nella giornata di ieri hanno manifestato il proprio dissenso dinnanzi a tutte le sedi diplomatiche del Brasile in Italia.
Io stesso ho chiesto un incontro all'Ambasciatore brasiliano senza aver ottenuto sino ad oggi un benchè minimo cenno di risposta.
Il PT, partito di Lula e della neo presidente brasiliana Dilma Roussef, non fa parte dell' Internazionale Socialista tuttavia chiedo un tuo intervento presso il compagno Carlos Vieira da Cunha del PDT, vicepresidente dell'Internazionale socialista e autorevole membro del parlamento brasiliano, affinchè si faccia portavoce presso la presidente Rousseff del profondo disagio dei socialisti e della stragrande maggioranza degli italiani che si riconoscono nel fronte progressista di cui l'Internazionale socialista è la massima espressione mondiale, ma soprattutto della richiesta di una rapida revisione della decisione del suo predecessore al fine di rendere doverosa giustizia alle vittime di una violenza cieca e feroce di cui Cesare Battisti si rese responsabile e di cui deve espiare la pena comminatagli dall' autonoma Magistratura di una nazione amica e sovrana.
Ti ringrazio per quanto vorrai e potrai fare e ti invio fraterni saluti

Riccardo Nencini