lunedì 28 febbraio 2011

GIU' LE MANI DALLA SCUOLA PUBBLICA

2 commenti:

  1. Ripeto: quasta cartolina è fantastica.

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  2. GIU’ LE MANI DALLA SCUOLA.
    Giuseppe Luca


    “Crediamo concretamente – ha detto Silvio Berlusconi parlando al convegno “CRISTIANO RIFORMISTA” organizzato da alcune associazioni cattoliche - nell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto…di poter educare i figli liberamente e liberamente vuol dire di non essere costretti di mandarli a scuola, in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito delle loro famiglie”.
    Non vi è dubbio che qualche episodio negativo, riferito dai giornali, possa ridurre l’indice di affidabilità della scuola pubblica del nostro Paese.
    Non è certamente educativo, ad esempio, il comportamento della professoressa che fa scrivere “deficiente” a un alunno, né la storia del sapone in bocca a due studenti, né quella della dirigente scolastica con lo spray urticante.
    Premettiamo che, in linea di principio, nulla abbiamo contro la scuola paritaria, anzi, da queste colonne, più volte abbiamo affermato che noi siamo sempre in difesa della scuola, sia essa pubblica sia paritaria, così come sempre abbiamo stigmatizzato i comportamenti discutibili messi in atto da operatori scolastici statali o no.
    Non ci aspettavamo, però, che il nostro premier, per rivendicare il diritto di ogni famiglia ad avere per i propri figli, un’istruzione libera e paritaria, sferrasse un attacco, anche se indiretto, alla scuola di Stato, affermando, in definitiva, che la scuola pubblica non educa.
    Pensavamo veramente che, considerato l’alone negativo sull’esemplarità del suo comportamento, (anche se, ancora, abbondantemente mediatico e, tutto da dimostrare nelle sedi opportune) avrebbe taciuto sulla scuola o avrebbe solamente sfiorato l’argomento, invece, ne ha parlato senza badare che, nella sua qualità di Capo del Governo, le sue affermazioni sarebbero state oggetto di interpretazione e di personalizzazione ,di cattivo esempio anche per gli studenti e che avrebbero avuto una ricaduta negativa sull’immagine delle istituzioni e su tutto il personale scolastico.
    La scuola pubblica appartiene allo Stato e il Presidente del Consiglio non può individuare lo Stato come un nemico.
    Nella “ Letterina” abbiamo più volte evidenziato la nostra preoccupazione costatando come spesso non s’interviene nei confronti degli studenti che attaccano i loro professori o che occupano arbitrariamente le aule interrompendo un pubblico servizio o dei docenti che deliberano, in sede collegiale, cioè in sede tecnica, contro le leggi dello Stato e dei dirigenti che avallano tali comportamenti.
    Le parole del Premier, lo diciamo con sconforto, renderanno questo lavoro ancora più difficile perché ognuno si potrebbe sentire autorizzato a rifiutare qualunque disposizione dello Stato - nemico.
    Le parole del Premier, ancora, offendono i numerosi operatori scolastici che ogni giorno, lavorando in condizioni spesso difficilissime per i continui tagli alle risorse umane, economiche e strutturali, contribuiscono a elevare l’immagine dell’Italia a volte offuscata da discutibili comportamenti di chi governa.
    La scuola pubblica é la spina dorsale del nostro sistema educativo, rappresenta un valore irrinunciabile che, perciò, deve essere salvaguardato da tutti e specialmente da chi governa.
    Il Presidente del Consiglio, perciò, non può e non deve scagliarsi contro un pilastro del suo Paese, quello pedagogico, che, per quanto in un momento difficile, non merita certamente una così sprezzante valutazione.
    Se la “pallottola” parte e ferisce il cuore, poco conforta la chiarificazione che il Presidente stesso ha sentito di fare senza, però, abbandonare la sua vena polemicaNe prendiamo atto ma vogliamo dire al Presidente che la nostra riflessione sul suo discorso pronunziato durante il Congresso “Cristiano-Riformista”, non è scaturito certamente da una ricerca di polemiche infondate, strumentali e pretestuose ma solamente dal pensiero che, spesso, la parola ferisce più della spada.

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