lunedì 13 giugno 2011

BERLUSCONI KO

E’ l’unico dato certo. L’immagine del presidente del Consiglio, unita alle gravi deficienze del suo governo, sono alla base del risultato referendario, che viene dopo la doppia batosta di Milano e di Napoli. Si può ritenere che il disastro di Fukushima (con tanto di appelli di uomini di cultura e di spettacolo, qualcuno anche davvero fuori luogo e fuori tono) abbia influito alla partecipazione e cosi i due referendum sull’acqua pubblica, senza aggravi sulle tariffe. Vedremo dopo questi ultimi due referendum quali saranno le conseguenze pratiche. Mentre per il nucleare è evidente che l’Italia ha scelto di farne a meno, così come per i legittimi impedimenti e tutte le leggi “ad personam” che Berlusconi ci ha propinato in questi anni, senza mai fare una vera riforma della giustizia. Ma a me pare evidente il carattere eminentemente politico di questi referendum, così come quello delle elezioni di Milano e Napoli. C’è ormai nel paese una maggioraza di persone che è stanca di Berlusconi, delle sue continue esibizioni da uomo ricco mentre il paese è in ginocchio, delle sue crociate contro le televisioni da uomo proprietario di televisioni, delle sue promesse da marinaio sui principali problemi del paese. Ciò è chiaro e non è neanche tanto originale. In tutta Europa i governi sono in crisi e le opposizioni vincono. L’Italia berlusconiana faceva eccezione e adesso non la fa più. Ma qui, oltre alla mancata fiducia nel governo è molto più forte che altrove, adesso, la stanchezza e la delusione per i comportamenti del leader del governo, per la sua persona. E’ vero, gli italiani sono abituati a dare la maggioranza alle opposizioni dal 1994 ad oggi. E’ sempre avvenuto che i governi perdano le elezioni politiche successive. Così a me pare che il problema per la coalizione di centro-sinistra (e uso volutametne questo termine) non dovrebbe oggi solo essere quello di vincere le elezioni, cosa a mio avviso ormai abbastanza scontata (le può perdere solo con una serie di autogol a getto continuo), ma è quello di assicurare un governo che duri e che governi, che affronti i grandi problemi italiani: quello della crescita che non c’è, delle giovani generazioni senza lavoro, di un fisco ingiusto molto pagato dai meno e troppo evaso dai più, dello Stato che non funziona e rispetto alla riforma del quale ogni manifestazione di federalismo che aumenti le spese e le tasse non risolve, ma aggrava, il problema. E altro ancora. Per fare tuto questo non basta a mio avviso un coalizione capace di vincere mettendo insieme più o meno tutti gli antiberlusconiani e ancor meno la sola sinistra cosiddetta radicale con quella riformista. E’ troppo caldo ancora il fallimento del governo Prodi. Il centro-sinistra festeggi perchè ne ha diritto, ma rifletta sulla politica e sui nuovi compiti che l’attendono.
MAURO DEL BUE


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