mercoledì 5 ottobre 2011

IL RITORNO DEL SUBCOMANDANTE


Sembrava che il subcomandante Fausto Bertinotti si fosse rassegnato alla pensione.
Dopo la scoppola subita da Sinistra Arcobaleno nelle elezioni del 2008, la conseguente liquefazione di Rifonda dopo il congresso demenziale che ne seguì (ben 5 mozioni!), la (ir)resistibile ascesa del suo pupillo, il narratore Nichi Vendola, da lui stesso officiato alla successione nella leadership di ciò che restava della bastonata sinistra antagonista, il vecchio Fausto sembrava essersi rassegnato ad una dignitosa uscita di scena.
Un giornale per pochi intimi (Alternative per il socialismo), la presidenza della Fondazione della Camera, qualche intervento a convegni ignorati dai media, qualche rara intervista nella quale sembrava avere ripiegato la bandiera dell'antagonismo rivoluzionario arrivando persino a sostenere la necessità di aderire al socialismo europeo.
Non è così. Il vecchio leone massimalista, deve averci pensato sopra, realizzando che il discepolo prediletto ha in mente unicamente la propria autopromozione, e dunque ha reindossato il cachemire ed è tornato a suonare la carica, mollando Nichi e occupando nuovamente la scena, con proposizioni perfettamente in linea con il profilo politico interpretato mirabilmente negli anni in cui era corteggiato da un centrosinistra bisognoso del suo consenso e dei suoi voti che lui tenne costantemente sulla corda al punto di logorarlo e portarlo dritto alla sconfitta.
Val la pena riportare frammenti dell'incipit dell'ultimo editoriale che Bertinotti scritto per il suo periodico:" La fase sembra caratterizzata da due movimenti radicali, che vanno però in direzioni opposte: da un lato, il processo politico istituzionale che accompagna acriticamente la grande ristrutturazione capitalistica; dall’altra, i movimenti di lotta e di mobilitazione che, esclusi da questa costruzione neoautoritaria, la contestano e la rifiutano. A separare i due movimenti c’è la costruzione di un recinto che riduce la politica ad attività servile. La crisi diventa un’occasione e la rivolta un’opportunità" (sic).
Altro che comizi d'amore, narrazioni affabulanti, farcite di complesse costruzioni politico-lessicali, tanto care al suo diseredato erede, ansioso, grazie al tutt'altro che disinteressato supporto di settori importanti del sistema mediatico capitalistico, di costruirsi una credibilità riformista!
Il subcomandante Fausto ha rimesso basco ed eskimo, rilanciando le parole d'ordine che sono musica per le orecchie di chi, dentro Sel, nel composito arcipelago della contestazione anticapitalistica di matrice terzinternazionalista e nei movimenti di lotta e di contestazione permanente, non si poteva rassegnare al progressivo anche se confuso e stiracchiato percorso verso una scelta riformista che il governatore della Puglia sembra volere indicare ai suoi devoti.
Il rinnovato protagonismo del vecchio leone, anche se forse un po' spelacchiato ma con un carisma pressoché intatto e che ancora fa breccia in ampi settori di quel mondo, nell'immediato e nel futuro prossimo potrebbe costituire per l'aspirante profeta del nuovo pensiero debole postcomunista molto di più che un fastidio passeggero.

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