Chi ha orecchie per intendere, intenda davvero il monito di Napolitano sul rispetto del tricolore che giunge in un momento particolarmente delicato per l’Unità d’Italia.
La Lega che ogni giorno si fa beffa dei simboli nazionali, oggi fa finta di non aver capito le parole del Capo dello Stato e solo qualche settimana fa abbiamo sentito la risposta sprezzante di alcuni governatori regionali alla richiesta di aiuto per la Campania sul tema della spazzatura. Un brutto clima perché il varo definitivo del federalismo, che potrebbe arrivare a breve dalle Camere, accentua e non riduce le tentazioni separatiste. Dagli esponenti della Lega ci si aspetterebbe meno ipocrisia condita di omaggi formali per il Quirinale, e più sostanza nei comportamenti concreti dei suoi esponenti di punta, dentro e fuori il governo. Non ci facciamo illusioni su Berlusconi, sotto ricatto di Bossi, ma siamo sicuri che nelle forze di opposizione non c’è spazio per accordi parlamentari sul federalismo che non abbiamo come cardine l’unità nazionale. Di certo i socialisti, da sempre sensibili ai temi del decentramento regionale, faranno di tutto per restare fedeli agli ideali ricordati oggi dal Capo dello Stato.
RICCARDO NENCINI
venerdì 7 gennaio 2011
LA LEGA NORD E NAPOLITANO
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giovedì 6 gennaio 2011
EMOZIONI

MAURO DEL BUE
mercoledì 5 gennaio 2011
LETTERA AL PRESIDENTE DELL'INTERNAZIONALE SOCIALISTA
![]() |
| GEORGE PAPANDREOU, presidente dell'Internazionale socialista |
Ti scrivo per sollecitare il tuo autorevole intervento sul caso di Cesare Battisti, condannato in Italia in tre gradi di giudizio quale responsabile di quattro omicidi - tre come concorrente nell'esecuzione, uno ideato ed eseguito da altri alla fine degli anni 70 - ricordati nel nostro Paese come "gli anni di piombo" nei quali la violenza delle bande terroristiche di cui Battisti era componente causò la morte di servitori dello stato e di cittadini inermi.
Battisti in questi anni si è sottratto, scegliendo la latitanza, alla giustizia italiana, millantando una inesistente persecuzione politica nei suoi confronti e giovandosi di coperture e solidarietà anche di personalità della cultura che perseverano in una difesa che appare agli occhi degli italiani del tutto ingiustificata e immotivata.
Alla scadenza del proprio mandato, l'ex presidente della Repubblica federativa del Brasile Inacio Lula Da Silva, motu proprio, in contraddizione con una sentenza emessa dalla Suprema Corte di quel paese che autorizzava l'estradizione in Italia del Battisti, l'ha negata, adducendo motivazioni irricevibili sul piano politico e sicuramente discutibili su quello giuridico.
I socialisti italiani considerano quest' atto inaccettabile e nella giornata di ieri hanno manifestato il proprio dissenso dinnanzi a tutte le sedi diplomatiche del Brasile in Italia.
Io stesso ho chiesto un incontro all'Ambasciatore brasiliano senza aver ottenuto sino ad oggi un benchè minimo cenno di risposta.
Il PT, partito di Lula e della neo presidente brasiliana Dilma Roussef, non fa parte dell' Internazionale Socialista tuttavia chiedo un tuo intervento presso il compagno Carlos Vieira da Cunha del PDT, vicepresidente dell'Internazionale socialista e autorevole membro del parlamento brasiliano, affinchè si faccia portavoce presso la presidente Rousseff del profondo disagio dei socialisti e della stragrande maggioranza degli italiani che si riconoscono nel fronte progressista di cui l'Internazionale socialista è la massima espressione mondiale, ma soprattutto della richiesta di una rapida revisione della decisione del suo predecessore al fine di rendere doverosa giustizia alle vittime di una violenza cieca e feroce di cui Cesare Battisti si rese responsabile e di cui deve espiare la pena comminatagli dall' autonoma Magistratura di una nazione amica e sovrana.
Ti ringrazio per quanto vorrai e potrai fare e ti invio fraterni saluti
Riccardo Nencini
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martedì 4 gennaio 2011
PER UNA GIUSTIZIA GIUSTA
Questa mattina a Firenze e analogamente a Milano, Bologna,Napoli e Bari noi socialisti siamo andati davanti alle sedi dei consolati brasiliani per protestare contro la decisione dell'ex presidente Lula di non concedere l'estradizione al terrorista Cesare Battisti.
Con me a Firenze c'era Mariella Magi Dionisi, vedova dell'agente Fausto Dionisi ucciso nel 1978 da un commando di Prima Linea e oggi presidente dell'Associazione Memoria per le vittime del terrorismo tra le forze dell'ordine e la magistratura.
La nostra è una protesta pacifica ma ferma, in nome della giustizia giusta e del rispetto e dell'onore delle vittime del terrorismo. Cesare Battisti non è un eroe perseguitato, ma un criminale che sotto lo scudo di un'ideologia ha ucciso e spezzato giovani vite, un uomo che ha commesso dei reati gravi in Italia e che in Italia deve scontare la pena. Abbiamo un'altra idea di eroi e di rifugiati politici: questi per noi sono Sakineh e Jafar Panahi, ma sono anche Fausto Dionisi e i tanti come lui che sono stati vittime di una stagione terroristica che in Italia ha lasciato molte ferite aperte. Vorremmo chiudere quella stagione ma episodi come questo di certo non aiutano.
RICCARDO NENCINI
Con me a Firenze c'era Mariella Magi Dionisi, vedova dell'agente Fausto Dionisi ucciso nel 1978 da un commando di Prima Linea e oggi presidente dell'Associazione Memoria per le vittime del terrorismo tra le forze dell'ordine e la magistratura.
La nostra è una protesta pacifica ma ferma, in nome della giustizia giusta e del rispetto e dell'onore delle vittime del terrorismo. Cesare Battisti non è un eroe perseguitato, ma un criminale che sotto lo scudo di un'ideologia ha ucciso e spezzato giovani vite, un uomo che ha commesso dei reati gravi in Italia e che in Italia deve scontare la pena. Abbiamo un'altra idea di eroi e di rifugiati politici: questi per noi sono Sakineh e Jafar Panahi, ma sono anche Fausto Dionisi e i tanti come lui che sono stati vittime di una stagione terroristica che in Italia ha lasciato molte ferite aperte. Vorremmo chiudere quella stagione ma episodi come questo di certo non aiutano.
RICCARDO NENCINI
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KING ARTHUR
Il prossimo 11 gennaio Arthur Scargill compirà 72 anni.
King Arthur, per chi non lo sapesse o non lo ricordasse fu, negli anni 80 il bellicoso leader del NUM il sindacato dei minatori inglesi, che si rese protagonista di un braccio di ferro con i vertici dell' ente minerario britannico, perdendolo rovinosamente a causa della sua ostinazione a rifiutare qualsiasi compromesso e regalando, a conti fatti, grazie anche al sostegno politico dell'allora sclerotico Labour party di Michael Foot, a Margaret Thatcher e ai conservatori anni di successi e popolarità.
Il binomio Scargill - Foot condannò la sinistra britannica ad un ventennio di sconfitte nella mutante società d'oltremanica, dalla quale si riprese soltanto con l'avvento di Tony Blair.
Scargill, non pago del disastro a cui condusse il NUM, oggi del tutto marginale nel mondo sindacale britannico, promosse una scissione del Labour contro Blair, fondando il Socialist Labour Party (SLP)che ebbe un tale successo che l'acronimo divenne sinonimo di Scargill' s Leaving Party, il partito di quelli che abbandonano Scargill.
Un disastro politico dal quale taluni suoi emuli della sinistra nostrana dovrebbero oggi trarre qualche insegnamento.
EP
King Arthur, per chi non lo sapesse o non lo ricordasse fu, negli anni 80 il bellicoso leader del NUM il sindacato dei minatori inglesi, che si rese protagonista di un braccio di ferro con i vertici dell' ente minerario britannico, perdendolo rovinosamente a causa della sua ostinazione a rifiutare qualsiasi compromesso e regalando, a conti fatti, grazie anche al sostegno politico dell'allora sclerotico Labour party di Michael Foot, a Margaret Thatcher e ai conservatori anni di successi e popolarità.
Il binomio Scargill - Foot condannò la sinistra britannica ad un ventennio di sconfitte nella mutante società d'oltremanica, dalla quale si riprese soltanto con l'avvento di Tony Blair.
Scargill, non pago del disastro a cui condusse il NUM, oggi del tutto marginale nel mondo sindacale britannico, promosse una scissione del Labour contro Blair, fondando il Socialist Labour Party (SLP)che ebbe un tale successo che l'acronimo divenne sinonimo di Scargill' s Leaving Party, il partito di quelli che abbandonano Scargill.
Un disastro politico dal quale taluni suoi emuli della sinistra nostrana dovrebbero oggi trarre qualche insegnamento.
EP
lunedì 3 gennaio 2011
AD IMPOSSIBILIA NEMO TENETUR
Le primarie sono un mito, per citare Arturo Parisi o non piuttosto un mantra che nasconde il vuoto pneumatico politico che accompagna il centrosinistra da almeno tre lustri?
Dopo averle esaltate come una sorta di ricetta catartica e salvifica, indispensabile a spazzar via le storture della partitocrazia per esaltare le virtù della cosiddetta "società civile", dopo avere crocifissi in immagine, alla stregua di eretici, i socialisti che, da soli, hanno non da oggi messo in guardia sull'uso improrio di uno strumento su cui gli stessi analisti americani nutrono più di un dubbio, accade che una parte importante dello schieramento e con essa autorevoli esponenti dell'intellighentia nostrana prendono atto che le primarie altro non solo che un mantra che se continua ad essere agitato rischia di procurare danni duraturi.
Non solo Giovanni Sartori che, in verità, sin da quando si cominciò a parlarne manifestò espliciti dubbi sulla loro applicabilità in un sistema come il nostro o Ilvo Diamanti al quale è toccato spiegare la freddezza dei 2/3 degli iscritti al Pd ma anche storici teorici e supporters di questa e altre nefandezze (come la dottrina della vocazione maggioritaria del PD), cominciano, sia pure con improbabili equilibrismi in stretto politichese (vero sen. Ceccanti?) a mutare opinione. Era ora.
Di Parisi, almeno sino ad oggi, si sono perse le tracce ma c'è da credere che rilancerà. Avrà sicuro compagno di cordata Nichi Vendola che si cimenterà in qualche affabulazione, in cui è secondo a nessuno, per tentare di spiegare la bontà del mito.
Tuttavia "ad impossibilia nemo tenetur"
EP
Dopo averle esaltate come una sorta di ricetta catartica e salvifica, indispensabile a spazzar via le storture della partitocrazia per esaltare le virtù della cosiddetta "società civile", dopo avere crocifissi in immagine, alla stregua di eretici, i socialisti che, da soli, hanno non da oggi messo in guardia sull'uso improrio di uno strumento su cui gli stessi analisti americani nutrono più di un dubbio, accade che una parte importante dello schieramento e con essa autorevoli esponenti dell'intellighentia nostrana prendono atto che le primarie altro non solo che un mantra che se continua ad essere agitato rischia di procurare danni duraturi.
Non solo Giovanni Sartori che, in verità, sin da quando si cominciò a parlarne manifestò espliciti dubbi sulla loro applicabilità in un sistema come il nostro o Ilvo Diamanti al quale è toccato spiegare la freddezza dei 2/3 degli iscritti al Pd ma anche storici teorici e supporters di questa e altre nefandezze (come la dottrina della vocazione maggioritaria del PD), cominciano, sia pure con improbabili equilibrismi in stretto politichese (vero sen. Ceccanti?) a mutare opinione. Era ora.
Di Parisi, almeno sino ad oggi, si sono perse le tracce ma c'è da credere che rilancerà. Avrà sicuro compagno di cordata Nichi Vendola che si cimenterà in qualche affabulazione, in cui è secondo a nessuno, per tentare di spiegare la bontà del mito.
Tuttavia "ad impossibilia nemo tenetur"
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domenica 2 gennaio 2011
LA REGLE DU JEU
Bernard Henry Levy è il capofila dei cosidetti "Nouveau Philosophes" e negli anni si è segnalato per clamorosi sfondoni e per l'abitudine a sparale davvero grosse. Due anni fa arrivò persino a sostenere che Immanuel Kant fu un filosofo da quattro soldi.
"La regle du jeu" (la regola del gioco) è il suo sito web dove in home page da due giorni altro non si fa che esaltare la decisione di Lula di non estradare in Italia il pluricondannato Cesare Battisti.
La pulzella, paladina della campagna a sostegno del Battisti è una tal Fred Vargas, scrittice di romanzi noir, genere letterario con cui il nostro ergastolano in fuga "si è rifatto una vita" nei lunghi anni di latitanza parigina, reinventandosi scrittore.
Sul sito si legge che Battisti è stato condannto in Italia "per fatti di terrorismo" dei quali si è sempre dichiarato innocente e Bernard Levy e la signora Vargas sostengono che egli è "oggetto di una persecuzione".
Vedere l'immagine del pluriomicida Cesare Battisti vicino a quella di Sakineh e Jafar Panahi infasidisce.
Infastidisce soprattutto che la sorte di costui sia associata a quella di Panahi, lui si, vittima di una giustizia infame e liberticida.
Che i nostri cugini d'oltralpe, talvolta pure avendo qualche argomento, ci guardino con sufficienza è cosa nota. E' altrettanto noto che i giudizi che i francesi, soprattutto se espressi dalla casta degli intellettuali della "rive gauche" gonfi di uno smisurato superiority complex, riservano a "les italiennes", quasi sempre sono condizionati da tale difetto, unito al loro innato sciovinismo narcisistico.
Raramente però sono ricorsi alle menzogne per sostenere le loro tesi.
Esattamente ciò che stanno facendo da tempo monsieur Levy, madame Vargas e coloro che in Francia e altrove sono solidali con un assassino. Alla faccia delle regole del gioco.
EP
"La regle du jeu" (la regola del gioco) è il suo sito web dove in home page da due giorni altro non si fa che esaltare la decisione di Lula di non estradare in Italia il pluricondannato Cesare Battisti.
La pulzella, paladina della campagna a sostegno del Battisti è una tal Fred Vargas, scrittice di romanzi noir, genere letterario con cui il nostro ergastolano in fuga "si è rifatto una vita" nei lunghi anni di latitanza parigina, reinventandosi scrittore.
Sul sito si legge che Battisti è stato condannto in Italia "per fatti di terrorismo" dei quali si è sempre dichiarato innocente e Bernard Levy e la signora Vargas sostengono che egli è "oggetto di una persecuzione".
Vedere l'immagine del pluriomicida Cesare Battisti vicino a quella di Sakineh e Jafar Panahi infasidisce.
Infastidisce soprattutto che la sorte di costui sia associata a quella di Panahi, lui si, vittima di una giustizia infame e liberticida.
Che i nostri cugini d'oltralpe, talvolta pure avendo qualche argomento, ci guardino con sufficienza è cosa nota. E' altrettanto noto che i giudizi che i francesi, soprattutto se espressi dalla casta degli intellettuali della "rive gauche" gonfi di uno smisurato superiority complex, riservano a "les italiennes", quasi sempre sono condizionati da tale difetto, unito al loro innato sciovinismo narcisistico.
Raramente però sono ricorsi alle menzogne per sostenere le loro tesi.
Esattamente ciò che stanno facendo da tempo monsieur Levy, madame Vargas e coloro che in Francia e altrove sono solidali con un assassino. Alla faccia delle regole del gioco.
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