Il consigliere comunale del Psi Claudio Della Ratta ha inviato al sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli a seguito delle dichiarazioni rese dal Presidente della Provincia di Bolzano-Sud Tirol Luis Durnwalder sul tema dell'150° dell'unità d'Italia:
Unire e non dividere, costruire e non distruggere, dai cartelli ai monumenti, passando per il festeggiamento dei 150 anni dell’unità d’Italia. Difficile nel nostro Comune che, seppur composto per i tre quarti da sudtirolesi di madrelingua italiana, deve convivere con un presidente della giunta provinciale il quale, nonostante l’assenza di acredine, dichiara apertamente di non sentirsi italiano, e che si esprime senza tenere conto di tutte le culture presenti, ma solo della propria e personale cultura tedesca (dal quale non ci sentiamo purtroppo in questo caso rappresentarti).
Ti chiedo, caro sindaco della città di Bolzano, viste le recenti esternazioni in argomento, se, come città capoluogo, intendiamo sopperire a tale manifesta mancanza o se preferiamo tenere un profilo basso per non urtare la sensibilità degli amici della SVP.
Comprendo che l'Alto Adige culturalmente è diverso dal resto d’Italia, ha una storia di lotte per l'indipendenza delle quali bisogna tener conto, ma ciò non toglie che la mancata rappresentatività della nostra Provincia ad una festa nazionale non trovi giustificazioni.
Sicuramente i tuoi concittadini si aspettano da te un gesto partecipativo significativo in tal senso. Un gesto importante che preveda la realizzazione di un programma di festeggiamenti per i 150 anni dell'unità d'Italia, specifico per la città di Bolzano, ovviamente “non in conflitto, ma in memoria”. L'unità d'Italia non è solo un anniversario da ricordare, ma è un valore da preservare per il futuro. Vogliamo vivere in una città che unisce e dobbiamo costruire una nuova coscienza comune per gli altoatesini, siano di madrelingua tedesca o italiana: partendo dai valori del Risorgimento ottocentesco ma declinandoli in un nuovo Risorgimento del terzo millennio.
CLAUDIO DELLA RATTA
Consigliere comunale Psi di Bolzano
mercoledì 9 febbraio 2011
UNIRE. NON DIVIDERE
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martedì 8 febbraio 2011
lunedì 7 febbraio 2011
FINALE DI PARTITA
"Se mi doveste fare una domanda e dirmi in quanti giorni Napoli potrà tornare al normale smaltimento dei rifiuti, io vi dico che in meno di due settimane si può fare".
Affermazione che Silvio Berlusconi pronunciò solennemente il 26 novembre 2010.
Sono trascorsi più di 2 mesi e Napoli, tutta Napoli, dopo una breve tregua, è nuovamente sommersa dall'immondizia.
Non vi sono più parole per commentare uno stato di cose intollerabile, che si trascina da anni senza che vi sia stata la capacità e la volontà di porvi fine.Il vero scandalo della nostra Italia, ben più grave del boccacesco Rubygate, è questo.
Lo scempio e l'umiliazione a cui sono sottoposti una città d'arte unica al mondo e i suoi cittadini che ormai paiono fatalisticamente in preda alla rassegnazione, costituiscono la triste metafora di un Paese che sembra vivere in un "cupio dissolvi", incline a sedimentare con una rapidità impressionante una situazione di una gravità assoluta le cui conseguenze saranno devastanti.
E' la tragedia di Napoli e della sua provincia il vero finale di partita dell'era berlusconiana: delle sua tante illusioni, delle altrettante menzogne e delle troppe promesse non mantenute.
EP
Affermazione che Silvio Berlusconi pronunciò solennemente il 26 novembre 2010.
Sono trascorsi più di 2 mesi e Napoli, tutta Napoli, dopo una breve tregua, è nuovamente sommersa dall'immondizia.
Non vi sono più parole per commentare uno stato di cose intollerabile, che si trascina da anni senza che vi sia stata la capacità e la volontà di porvi fine.Il vero scandalo della nostra Italia, ben più grave del boccacesco Rubygate, è questo.
Lo scempio e l'umiliazione a cui sono sottoposti una città d'arte unica al mondo e i suoi cittadini che ormai paiono fatalisticamente in preda alla rassegnazione, costituiscono la triste metafora di un Paese che sembra vivere in un "cupio dissolvi", incline a sedimentare con una rapidità impressionante una situazione di una gravità assoluta le cui conseguenze saranno devastanti.
E' la tragedia di Napoli e della sua provincia il vero finale di partita dell'era berlusconiana: delle sua tante illusioni, delle altrettante menzogne e delle troppe promesse non mantenute.
EP
domenica 6 febbraio 2011
DEJA VU
Se Mirko Bergamasco, tra i migliori giocatori di rugby al mondo, ieri, a pochi minuti dal termine della partita Italia Irlanda, fosse riuscito a centrare i pali, mettendo così in sicurezza l'esiguo vantaggio azzurro, forse i titoli dei tg e dei giornali di oggi sarebbero dedicati alla celebrazione di una vittoria storica nel mitico torneo delle Sei nazioni, in cui purtroppo l'Italrugby, ultima arrivata, seguita ad essere la Cenerentola. O forse sarebbero stati quantomeno derubricati, asciugandoli dalle troppe enfasi del giorno dopo, quelli dedicati l'adunata degli Indignati in s.p.e. del Palasharp di Milano con l'annessa passerella del meglio del culturame radical-chic meneghino e italiota, benedetta dall'editore di riferimento di molti tra costoro, presente nel catino urlante e circondato dall'adorante corte di alcuni tra i campioni della nuova stagione giustizialista sulla quale, con la consueta lucida analisi, ha scritto in questi giorni Ugo Intini. Si, perchè la questione è esattamente questa: sta andando in scena l'ennesima pantomima che disegna un Paese diviso tra supposti ipergarantisti da un lato e indignati giustizialisti in servizio permanente effettivo dall'altro, con la penosa ripetizione della recita di un canovaccio da avanspettacolo a cui questo Paese assiste attonito. Ovviamente, in codesto scenario, le voci che invitano alla ragionevolezza e ad un minimo di riflessione e sobrietà sono rese afone dagli schiamazzi scomposti di chi, da almeno un trentennio, si ostina a considerare il confronto politico come una sorta di ordalia mediatica.
Insomma, la pruderie giustizialista, somministrata da cerimonieri vecchi e nuovi, sembra rioccupare il centro della scena fornendo ad un Premier screditato e prossimo al capolinea, lievito per impastare a colpi di slogan tra l'ammicante e l'allarmato, l'argomento con il quale si è garantito la leadership quasi ventennale dell'Italia: la persecuzione mediatico giudiziaria nei suoi confronti.
Con il rischio concreto che riesca a scavallare anche l'ultimo ostacolo che, peraltro, è stato così bravo a costruirsi.
Sarebbe un déjà vu. Ma in giro c'è chi è ancora incapace (o, peggio, non vuole, poichè non gli conviene) di comprenderlo.Come gli ideatori e i protagonisti della kermesse milanese.
EP
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| Tifosi italiani di rugby ieri allo stadio Flaminio di Roma per Italia Irlanda |
Insomma, la pruderie giustizialista, somministrata da cerimonieri vecchi e nuovi, sembra rioccupare il centro della scena fornendo ad un Premier screditato e prossimo al capolinea, lievito per impastare a colpi di slogan tra l'ammicante e l'allarmato, l'argomento con il quale si è garantito la leadership quasi ventennale dell'Italia: la persecuzione mediatico giudiziaria nei suoi confronti.
Con il rischio concreto che riesca a scavallare anche l'ultimo ostacolo che, peraltro, è stato così bravo a costruirsi.
Sarebbe un déjà vu. Ma in giro c'è chi è ancora incapace (o, peggio, non vuole, poichè non gli conviene) di comprenderlo.Come gli ideatori e i protagonisti della kermesse milanese.
EP
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sabato 5 febbraio 2011
IL GIUSTIZIALISMO CONTINUA A FAR PAURA
Non so se e per quanto tempo i sondaggi indicheranno che gli scandali non disgregano affatto la base elettorale del centro destra. Certo è che tra le molte (e credibili) spiegazioni del fenomeno, i commentatori ne hanno sottovalutate due. La prima è quasi ovvia. Moltissimi italiani non leggono i giornali e guardano distrattamente una televisione che certo non è interessata a dare spazio agli scandali. Quindi, semplicemente, sono per il momento poco informati. La seconda spiegazione, più duratura e più politicamente importante, è la repulsione verso il giustizialismo.
Senza approfondire il fatto che l’oggetto delle indagini è ben diverso, molti elettori vedono nell’azione della magistratura milanese il replay del 1992-94. Anche se, come diceva Lenin, quando la storia si ripete, la tragedia si trasforma in farsa. Come allora, vedono il protagonismo di una magistratura politicizzata (sempre la stessa e sempre con Di Pietro come paladino); assistono al circo “mediatico giudiziario” (il giornalista più visibile è ancora Santoro), all’uso “border line” con la legalità degli strumenti di indagine, a un enorme dispiegamento di mezzi finalizzato a raggiungere l’obbiettivo prefissato. Anche i vescovi se ne sono accorti. Lo avessero fatto nel 1993! Parlano adesso, ma tacevano quando la farsa di oggi era, appunto, tragedia e gli innocenti si suicidavano in carcere, dove venivano rinchiusi allo scopo di estorcere la confessione.
Nell’immaginario collettivo, c’è la percezione (che la destra lavora a rafforzare) di uno scontro esclusivamente a due, dove da una parte sta Berlusconi, dall’altra non un centro sinistra confuso, bensì la procura di Milano, che come nel 1992-93, assume il ruolo politico e mediatico di guida.
Tutto questo non piace a quegli elettori che per reazione a Mani Pulite già una volta hanno fatto vincere Berlusconi. Non piace ai molti che da una parte vedono un presidente del Consiglio screditato e penoso; dall’altra, una magistratura che fa loro non pena ma paura. E che per questo continuano a preferire Berlusconi come il male minore. L’handicap per il centro sinistra è aggravato dal fatto che i “neo giustizialisti”, mentre ritrovano nella Procura di Milano la loro guida, non cessano di offendere gli ex elettori socialisti e democristiani (in “non faciendo” e “in faciendo”): non recuperando la cultura socialista e democristiana in nome dell’inconcludente “nuovismo” del PD; riproponendo, come nella emblematica manifestazione di Lissone, gli insulti e le sceneggiate di vent’anni fa contro i leader simbolo, come Craxi, di questa cultura.
In tal modo, si assiste a una polarizzazione devastante, dove i due poli estremi si sostengono a vicenda. Da una parte, il fronte degli “impuniti” legittima, con la sua impermeabilità al senso del limite e del decoro, il fronte della procura di Milano. Dall’altra, questo fronte (più perché evoca il dipietrismo che per i comportamenti attuali) spaventa una parte degli elettori i quali vengono così spinti a difendere in pratica l’impunità stessa. Le posizioni intermedie sono sovrastate dallo schiamazzo assordante delle due fazioni in rissa, ma non per questo scompaiono. Anzi, silenziosamente aumentano i cittadini che le condividono, sino a poter diventare una maggioranza per il momento silenziosa, appunto, ma non per sempre:silenziosa soltanto sino a quando qualcuno non la guiderà e non le darà voce. Sempre di più,gli italiani, disgustati, non vogliono ascoltare le bocche spalancate nell’invettiva: né quelle dell’una, né quelle dell’altra fazione. Sempre di più hanno un sogno: veder sparire finalmente il giustizialismo e il populismo di destra (da vent’anni figli l’uno dell’altro), veder tornare la politica e i partiti di stile europeo al posto delle urla, della personalizzazione e dei demagoghi di stile sudamericano. Tra i leader politici, forse Casini è quello che più percepisce questo stato d’animo e si appresta a intercettarlo.
In una minoranza consapevole e sofisticata, si affaccia infine ormai anche un’altra considerazione. Tale è il disastro provocato da quasi vent’anni di anti politica che, senza una adeguata preparazione, la scomparsa di Berlusconi rischia di aggravare, non di risolvere la crisi italiana. Lo spiegava una fonte non sospetta di Berlusconismo: Ilvio Diamanti su La Repubblica. A Nord,dilagherà la Lega. Il PD rischierà di trasformarsi, a mio parere, in una “Lega del centro”, guidata da amministratori (vedi Renzi) che ripetono in sostanza la retorica populista, anti politica e localista inventata in Padania. Il Sud (hic sunt leones) sarà terra di conquista per le bande clientelari. Non più frenate neppure da una sembianza di partiti organizzati, magari alimentate da una “retorica sudista” contrapposta a quella leghista.
Il centro sinistra ha flirtato con la Lega e con un “federalismo” di cui tutti si riempiono la bocca senza sapere in realtà quali effetti pratici possa avere. Se si continua così, il risultato finale è facilmente prevedibile. Più o meno lenta disgregazione dello Stato.”
Amministratori di condominio” e “amministratori termiti” a livello locale, che accompagneranno pochezza a presunzione, provincialismo a demagogia, potere illimitato a limitatezza di orizzonti, che moltiplicheranno il debito pubblico complessivo e aumenteranno le imposte o apertamente o surrettiziamente (gonfiando le tariffe dei servizi). Governi centrali senza più né i mezzi, né la “vision” per grandi progetti e investimenti infrastrutturali che arrestino il declino del Paese.
UGO INTINI
Senza approfondire il fatto che l’oggetto delle indagini è ben diverso, molti elettori vedono nell’azione della magistratura milanese il replay del 1992-94. Anche se, come diceva Lenin, quando la storia si ripete, la tragedia si trasforma in farsa. Come allora, vedono il protagonismo di una magistratura politicizzata (sempre la stessa e sempre con Di Pietro come paladino); assistono al circo “mediatico giudiziario” (il giornalista più visibile è ancora Santoro), all’uso “border line” con la legalità degli strumenti di indagine, a un enorme dispiegamento di mezzi finalizzato a raggiungere l’obbiettivo prefissato. Anche i vescovi se ne sono accorti. Lo avessero fatto nel 1993! Parlano adesso, ma tacevano quando la farsa di oggi era, appunto, tragedia e gli innocenti si suicidavano in carcere, dove venivano rinchiusi allo scopo di estorcere la confessione.
Nell’immaginario collettivo, c’è la percezione (che la destra lavora a rafforzare) di uno scontro esclusivamente a due, dove da una parte sta Berlusconi, dall’altra non un centro sinistra confuso, bensì la procura di Milano, che come nel 1992-93, assume il ruolo politico e mediatico di guida.
Tutto questo non piace a quegli elettori che per reazione a Mani Pulite già una volta hanno fatto vincere Berlusconi. Non piace ai molti che da una parte vedono un presidente del Consiglio screditato e penoso; dall’altra, una magistratura che fa loro non pena ma paura. E che per questo continuano a preferire Berlusconi come il male minore. L’handicap per il centro sinistra è aggravato dal fatto che i “neo giustizialisti”, mentre ritrovano nella Procura di Milano la loro guida, non cessano di offendere gli ex elettori socialisti e democristiani (in “non faciendo” e “in faciendo”): non recuperando la cultura socialista e democristiana in nome dell’inconcludente “nuovismo” del PD; riproponendo, come nella emblematica manifestazione di Lissone, gli insulti e le sceneggiate di vent’anni fa contro i leader simbolo, come Craxi, di questa cultura.
In tal modo, si assiste a una polarizzazione devastante, dove i due poli estremi si sostengono a vicenda. Da una parte, il fronte degli “impuniti” legittima, con la sua impermeabilità al senso del limite e del decoro, il fronte della procura di Milano. Dall’altra, questo fronte (più perché evoca il dipietrismo che per i comportamenti attuali) spaventa una parte degli elettori i quali vengono così spinti a difendere in pratica l’impunità stessa. Le posizioni intermedie sono sovrastate dallo schiamazzo assordante delle due fazioni in rissa, ma non per questo scompaiono. Anzi, silenziosamente aumentano i cittadini che le condividono, sino a poter diventare una maggioranza per il momento silenziosa, appunto, ma non per sempre:silenziosa soltanto sino a quando qualcuno non la guiderà e non le darà voce. Sempre di più,gli italiani, disgustati, non vogliono ascoltare le bocche spalancate nell’invettiva: né quelle dell’una, né quelle dell’altra fazione. Sempre di più hanno un sogno: veder sparire finalmente il giustizialismo e il populismo di destra (da vent’anni figli l’uno dell’altro), veder tornare la politica e i partiti di stile europeo al posto delle urla, della personalizzazione e dei demagoghi di stile sudamericano. Tra i leader politici, forse Casini è quello che più percepisce questo stato d’animo e si appresta a intercettarlo.
In una minoranza consapevole e sofisticata, si affaccia infine ormai anche un’altra considerazione. Tale è il disastro provocato da quasi vent’anni di anti politica che, senza una adeguata preparazione, la scomparsa di Berlusconi rischia di aggravare, non di risolvere la crisi italiana. Lo spiegava una fonte non sospetta di Berlusconismo: Ilvio Diamanti su La Repubblica. A Nord,dilagherà la Lega. Il PD rischierà di trasformarsi, a mio parere, in una “Lega del centro”, guidata da amministratori (vedi Renzi) che ripetono in sostanza la retorica populista, anti politica e localista inventata in Padania. Il Sud (hic sunt leones) sarà terra di conquista per le bande clientelari. Non più frenate neppure da una sembianza di partiti organizzati, magari alimentate da una “retorica sudista” contrapposta a quella leghista.
Il centro sinistra ha flirtato con la Lega e con un “federalismo” di cui tutti si riempiono la bocca senza sapere in realtà quali effetti pratici possa avere. Se si continua così, il risultato finale è facilmente prevedibile. Più o meno lenta disgregazione dello Stato.”
Amministratori di condominio” e “amministratori termiti” a livello locale, che accompagneranno pochezza a presunzione, provincialismo a demagogia, potere illimitato a limitatezza di orizzonti, che moltiplicheranno il debito pubblico complessivo e aumenteranno le imposte o apertamente o surrettiziamente (gonfiando le tariffe dei servizi). Governi centrali senza più né i mezzi, né la “vision” per grandi progetti e investimenti infrastrutturali che arrestino il declino del Paese.
UGO INTINI
giovedì 3 febbraio 2011
I LAVORI DELLA DIREZIONE DEL PSI.
UNA MODERNA AREA DI ISPIRAZIONE LAICA, DEMOCRATICA E SOCIALISTA
Riccardo Nencini aprendo questa mattina i lavori della direzione ha espresso la fraterna solidarietà del partito a Luca Cefisi che, a seguito della pubblicazione del libro “Bambini ladri”, è stato fatto oggetto da un sito web neonazista, già noto per episodi di intolleranza razzista, di gravi insulti e pesanti minacce.
Nel corso del dibattito apertosi dopo la relazione del segretario sono intervenuti i compagni Labellarte, Sollazzo,Clarizia, Craxi, Carugno, Del Bue, Benzoni, benaglia, Andreini, Bartolomei, Borgoglio, Biscardini, Di Gioia.
Al termine dei lavori la Direzione ha approvato a larghissima maggioranza (2 astenuti) il seguente documento politico:
La fase di grande difficoltà e la straordinaria debolezza dell'attuale maggioranza, confermata ulteriormente dal voto odierno della bicamerale sul federalismo, l' incertezza di prospettive nelle quali si dibatte la politica italiana richiede un grande sforzo unitario di presenza e di mobilitazione del Partito Socialista lungo le linee definite nell’assise congressuale di Perugia.
Si rende necessario in particolare intensificare l’azione mirante alla costruzione di un ampio schieramento riformatore che possa credibilmente candidarsi alla guida del Paese, per aprire una fase nuova e superare l’attuale centro destra.
Nella primavera prossima sono chiamate al voto importanti città e numerose province, una prova elettorale significativa sia per misurare l’opinione degli italiani su governo e opposizione, nel Paese e nelle singole realtà locali, che per costruire, partendo anche dai municipi e dalle province, progetti di alleanza riformista destinati in futuro a competere nella guida dell’Italia.
I Socialisti parteciperanno al turno elettorale amministrativo in coalizioni di centro sinistra di cui favoriranno la composizione riformista ed il legame con programmi innovativi per il governo di città e territori, sulla base degli orientamenti emersi nella recente Conferenza Programmatica tenutasi a Rimini. Per rendere più credibile questo percorso, vanno promosse intese locali anche con i partiti di centro.
Entro il mese di marzo, soprattutto nelle grandi città, organizzeremo “primarie delle idee” mentre continuiamo a ritenere le primarie per scegliere le candidature ai vertici delle amministrazioni utilizzabili solo dove vi sia certezza della coalizione e condivisione di un percorso politico-istituzionale.
Le “primarie” intese quali resa dei conti non possono avere diritto di cittadinanza. Anche le recenti esperienze, tra cui in particolare quella di Napoli, confermano che lo strumento così com’è si presta ad abusi di vario tipo, tra i quali è molto insidioso quello di dare alla coalizione avversaria la possibilità di scegliersi il competitore più gradito.
Il PSI si presenterà alle elezioni amministrative con il proprio simbolo e al contempo promuoverà la costituzione di alleanze laico-socialiste con radicali, ambientalisti, federalisti liberali, repubblicani e altri soggetti civici di centrosinistra, al fine di rendere più forte nel paese una moderna area di ispirazione laica, democratica e socialista.
A questo fine dovranno essere incoraggiate ed approfondite tutte le iniziative volte a rafforzare le intese centrali e locali con queste forze partendo dalla comune sensibilità sui temi della difesa della libertà di tutti, della laicità dello stato, della difesa delle istituzioni, della sobrietà e trasparenza dell’azione amministrativa, della battaglia per la legalità e per la tutela dell’ambiente.
La direzione nazionale approva la proposta della segreteria di impegnare dal prossimo mese il partito nella raccolta delle sottoscrizioni a sostegno della richiesta di regerendum abrogativo della legge elettorale 270/05, dando mandato alla segreteria di predisporre il quesito finalizzandolo, per quanto possibile, a un sistema proporzionale e tale da consentire con maggior forza ai cittadini di scegliere i propri parlamentari.
martedì 1 febbraio 2011
LANCIAMO LA SFIDA ALLA LEGA
ANCHE UN crollo per movimentare l’assemblea dei socialisti del Nord. Riccardo Nencini , segretario nazionale del Psi, ha già metabolizzato l’accaduto ed è pronto per il discorso.
Nencini, paura per l’incidente?
«Non c’è stata paura. Abbiamo ricominciato subito dopo. Quando sono arrivati i vigili del fuoco abbiamo ripreso fuori dal teatro».
Il Nord unisce, la Padania divide. Una sfida alla Lega?
«Il Nord ha fatto l’Unità d’italia, con il Risorgimento, le guerre d’Indipendenza, la prima guerra mondiale. Senza il Nord non ci sarebbe stata l’Unità. Il messaggio che la Padania divide è un messaggio della Lega e del suo leader. La Padania è una finzione storica. È qualcosa che non è mai esistito».
E l’alternativa?
«Bisogna realizzare un federalismo diverso dall’attuale, quello a cui sta lavorando Calderoli, che si sostanzia con nuove tasse per i cittadini. Non va bene. Serve un federalismo che premi il buon governo locale. E quindi occorre che non si proceda con tagli lineari come ha fatto Tremonti per la manovra di maggio: tutti i Comuni, le Province, le Regioni, indipendentemente dai loro bilanci, subiscono gli stessi tagli. Questo non va bene».
Perché avete scelto Milano?
«Milano è la capitale finanziaria d’Italia, è una delle capitali politiche. Era anche la capitale morale. E ora non lo è più».
Perché?
«Non soltanto per le vicende di Arcore, ma anche perché dal 1993, c’è un’unica maggioranza a guidare la città e ha smarrito l’etica delle responsabilità. Era la missione di Milano essere un faro nel campo dell’economia e della cultura. Oggi la missione è caduta».
Per quali cause?
«Milano è stata per un secolo la capitale del riformismo. È venuto meno il socialismo meneghino e la città ne ha risentito».
Cosa significa essere socialisti al Nord, oggi?
«Interpretare la società che si alza la mattina, che lavora, che si sporca le mani in tanti tipi di lavoro e che ha anche un forte senso civico».
Come vede l’atteggiamento di Milano, della Lombardia nei confronti della memoria di Bettino Craxi?
«Ho visto cosa è successo a Lissone qualche giorno fa (la contestazione contro la dedica di una piazza al leader socialista - ndr). L’ho trovato un errore. Per una ragione soprattutto. Il riformismo in Italia è sempre stato molto solo. In Lombardia no. Quella del riformismo era una storia condivisa dalla pancia dei milanesi, dei lombardi. Ai fatti di Lissone non è seguita nessuna reazione. Come se sul buon governo dei sindaci socialisti a Milano, Tognoli in testa, fosse calata una cappa di piombo. Invece è un esempio da seguire per il governo dei municipi. Non è solo un pezzo di passato».
A Milano si parla da tempo di intitolare a Craxi una via, un giardino.
«O si fa o non si fa. Diceva Mendès France: “Governare è scegliere”. Si scelga».
(Intervista a Riccardo Nencini di Gabriele Moroni. Il Giorno del 31 gennaio 2011)
Nencini, paura per l’incidente?
«Non c’è stata paura. Abbiamo ricominciato subito dopo. Quando sono arrivati i vigili del fuoco abbiamo ripreso fuori dal teatro».
Il Nord unisce, la Padania divide. Una sfida alla Lega?
«Il Nord ha fatto l’Unità d’italia, con il Risorgimento, le guerre d’Indipendenza, la prima guerra mondiale. Senza il Nord non ci sarebbe stata l’Unità. Il messaggio che la Padania divide è un messaggio della Lega e del suo leader. La Padania è una finzione storica. È qualcosa che non è mai esistito».
E l’alternativa?
«Bisogna realizzare un federalismo diverso dall’attuale, quello a cui sta lavorando Calderoli, che si sostanzia con nuove tasse per i cittadini. Non va bene. Serve un federalismo che premi il buon governo locale. E quindi occorre che non si proceda con tagli lineari come ha fatto Tremonti per la manovra di maggio: tutti i Comuni, le Province, le Regioni, indipendentemente dai loro bilanci, subiscono gli stessi tagli. Questo non va bene».
Perché avete scelto Milano?
«Milano è la capitale finanziaria d’Italia, è una delle capitali politiche. Era anche la capitale morale. E ora non lo è più».
Perché?
«Non soltanto per le vicende di Arcore, ma anche perché dal 1993, c’è un’unica maggioranza a guidare la città e ha smarrito l’etica delle responsabilità. Era la missione di Milano essere un faro nel campo dell’economia e della cultura. Oggi la missione è caduta».
Per quali cause?
«Milano è stata per un secolo la capitale del riformismo. È venuto meno il socialismo meneghino e la città ne ha risentito».
Cosa significa essere socialisti al Nord, oggi?
«Interpretare la società che si alza la mattina, che lavora, che si sporca le mani in tanti tipi di lavoro e che ha anche un forte senso civico».
Come vede l’atteggiamento di Milano, della Lombardia nei confronti della memoria di Bettino Craxi?
«Ho visto cosa è successo a Lissone qualche giorno fa (la contestazione contro la dedica di una piazza al leader socialista - ndr). L’ho trovato un errore. Per una ragione soprattutto. Il riformismo in Italia è sempre stato molto solo. In Lombardia no. Quella del riformismo era una storia condivisa dalla pancia dei milanesi, dei lombardi. Ai fatti di Lissone non è seguita nessuna reazione. Come se sul buon governo dei sindaci socialisti a Milano, Tognoli in testa, fosse calata una cappa di piombo. Invece è un esempio da seguire per il governo dei municipi. Non è solo un pezzo di passato».
A Milano si parla da tempo di intitolare a Craxi una via, un giardino.
«O si fa o non si fa. Diceva Mendès France: “Governare è scegliere”. Si scelga».
(Intervista a Riccardo Nencini di Gabriele Moroni. Il Giorno del 31 gennaio 2011)
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